Monday, April 11, 2011

traffico

ho letto che a roma l'11 maggio ci sarà un forte terremoto. speriamo che la scossa rimanga anche lei imbottigliata sul GRA!

Friday, April 08, 2011

propositi

l'unica rivoluzione possibile è quella che l'individuo opera su sé stesso (Panagulis)

Saturday, March 19, 2011

nudità d'italia

c'era un documentario l'altra sera su una channel di una tivvù locale. parlava dell'italia, della guerra, dei monumenti, degli stilisti, del cibo, del cinema e di tutte le bellezze che han trasformato questa terra in uno stivale di gran lusso di quelli che li vedi in passerella a pitti immagine.
quando stai lontano da casa per tanto tempo, la tua terra ti sembra pure più bella e senti che questa ferita aperta dove ci passa sopra l'alito della nostalgia fa ancora più male; e allora ti metti a ripercorrere con la testa un viaggio attraverso ricordi e immagini e canzoni e opere d'arte e senza fermarti cominci a disegnarti in testa il film della tua patria, con gli spezzoni che vuoi tu, i più belli, i più autentici o i più sentiti.
ti viene in mente la ciociara, quella vera, quella dei racconti di vincenza scappata piccoletta da cassino, la vecchia roma degli anni cinquanta, audrey hepburn e gregory peck sulla vespa, la bocca della verità e il tempio di ercole, il giardino degli aranci all'aventino, il buco nel portone che ti fa vedere san pietro da vicino, anna magnani che corre disperata in roma città aperta, l'urlo di tardelli ai mondiali dell'82, via cavour in festa con i gelati tricolore fragola limone e pistacchio, la sfilza di pietre bianche in mezzo al verde dei cimiteri sulla nettunense, i tramonti di sperlonga quando vedi il sole pefettamente inquadrato nella volta di un ponte, la sora lella al maurizio costanzo show, i bagni degli autogrill dopo roncobilanccio più puliti di casa mia, venditti che canta roma capoccia, le bombe calde del maritozzaro, la pizza napoletana sotto castel dell'ovo, storaro nei film di bertolucci, armani e valentino regine della moda, i faraglioni di capri che non ti spieghi da dove siano sbucati, il profumo di bergamotto che tuo fratello ti riporta dalla calabria, le fregature prese a porta portese, il duomo di milano che esci da una stradina e ti trovi questo spettacolo inaspettato, corso buenos aires anni e anni dopo, la torre di pisa che non sai per quale mistero sia lì storta senza cadere, pasolini dentro mamma roma, i viaggi in 127 verso il glossglockner, venezia coi piccioni e i vetri sui balconi, la spettacolare arte dell'arrangio tipicamente italiana, il fascino di marcello mastroianni, i soliti ignoti e dante cruciani, la mozzarella di bufala campana, i sassi di matera che nessuno ha mai visto ma che dicon siano belli, la giornata particolare di ettore scola, caravaggio e i sali e scendi dei colori, la cappella sistina in cui nessun romano è mai entrato causa code chilometriche, le fonti del clitunno, gli arrosticini abruzzesi, il campanilismo, enzo tortora, non ci resta che piangere, reginella e monastero santa chiara, le lacrime di sofia loren in matrimonio all'italiana, le cascate delle marmore, i gianduiotti piemontesi, eduardo applaudito pure a mosca, la punta della puglia dove due mari s'incontrano e si scontrano, il teatro a picco sul mare a taormina, la pietà di michelangelo, il sentiero rilke, il castello di duino, varese e arese che se corri troppo sbagli l'uscita, la lamborghini della polizia, mussolini nella parole del popolo, patrese e alboreto, la voce di nando martellini e i suoi campioni del mondo, la carezza ai bambini nelle parole del papa, il panorama di roma di notte vista dai castelli romani, il mare dall'alto del gran sasso, il balcone di romeo e giulietta, l'arena di verona, i mosaici a ravenna, la torta al testo umbra, la pizza al formaggio di camogli, gli odori di mirto della sardegna, le navi di civitavecchia, genova e il suo acquario, fellini e la sua cinecittà, l'uomo vetruviano di leonardo, e quanto c'è ancora da scrivere dell'italia che non basta una vita e neanche due.
poi però apri i giornali, leggi quattro notiziucole qui e là e come il più bravo dei registi urli a gran voce il tuo "stop" sussurrando tra te e te stesso, in fondo qualche altro tempo lontano da casa non fa male alla salute, anzi.

Thursday, March 10, 2011

La danza della realtà di Alejandro Jodorowsky

"Davanti a me si aprivano soltanto due alternative: o diventavo un assassino di sogni come gli altri, oppure mi rinchiudevo nella mia mente trasformandola in una fortezza. Optai per la seconda scelta".

skin care

puoi farti tutte le cerette che vuoi, ma quel pelo sul stomaco resiste a tutto.

Tuesday, March 08, 2011

santana, indoor stadium 7 marzo

vedere un cinese che balla musica latina è come

schumacher su una ritmo 75
un sub al mare coi braccioli
carla fracci che balla l'hip hop
un tenore di grido che intona "la pecora nel bosco, bum"
il quadro della gioconda esposto ai bagni pubblici della stazione
aldo busi che gioca in serie A
un gieffino che parla dell'analitica trascendentale di kant
saviano che scrive un libro su belen e corona
valentino rossi che corre coi sacchi
robert de niro che recita con la bellucci

oddio, ma la fantasia può diventare realtà?

Friday, March 04, 2011

scrittori veri

scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli. emilio salgari

Thursday, February 24, 2011

singapore #8

qui la termoregolazione corporea non sta scritta neanche sul vocabolario cinese. ti sparano 'ste arie condizionate da far impallidire i pinguini e rabbrividire gli orsi che se ne stanno al caldo dello zoo ben contenti di non dover andare in metropolitana.
esci di casa e già nell'ascensore ti becchi le placche; dall'ascensore passi alla metro e il minimo che puoi prenderti è la bronchite. dalla metro passi ai centri commerciali e così dalla bronchite passi al rigor mortis.
sai quelle belle sudate di roma che entri nella macchina bollente e butti giù quei sette otto etti d'acqua?
bè, è impossibile farle. io non sudo dal 31 dicembre o giù di lì. e così pur odiando la palestra, mi constringo a ore e ore di tapis roulant: ma il risultato è nullo visto che anche in palestra l'aria condizionata è tarata sui meno non so quanti gradi.
ormai trattengo così tanta acqua che potrei abbeverare mezza africa. l'altra metà non so.

Saturday, February 19, 2011

le città invisibili

se ti dico che la citta’ cui tende il mio viaggio e’ discontinua nello spazio e nel tempo, ora piu’ rada ora piu’ densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. italo calvino

Friday, February 11, 2011

singapore #7

la metro di singapore è un posto da passarci la vita, se non fosse che l'aria condizionata è perennemente sul meno non so quanti gradi e in alaska nei periodi rigidi fa più caldo. in ogni caso nei lunghi o brevi tragitti che accompagnano le mie giornate, qualche volta (sempre) dò una sbirciatina qua e là tanto per mantenere vivo lo sguardo miope e esercitare i neuroni in qualche volo pindarico a paracadute aperto.
la prima cosa che balza agli occhi è che questa città non ha una propria indentità e te ne accorgi proprio quando sei in metro con le persone più disparate per contorno e tu che, se chiudi gli occhi, potresti sentirti in america o in una qualche cittadina sperduta dell'india o in una metropoli giapponese o cinese ma che ne so. intorno a te un miscuglio di razze come quando regali i fiori a qualcuno e dal fioraio assortisci alla bell'e meglio qualche gerbera colorata, un po' di margherite che fanno sempre la loro porca figura, qualche rosa sempre in numero dispari, una manciata di fiori di campo che hanno quel non so che di radical chic e un po' di quei micro fiorellini bianchi per adornare il tuo bel bouquet di persone strampalate.
ci sono però delle cose che un po' accomunano tutti: i ragazzi per esempio hanno tutti mani femminili con unghie curatissime e lunghe senza pellicine stracciate come le mie, ma come fossero appena usciti dall'estetista; le loro mani sono magre, morbide, con dita affusolate su cui troneggiano questa unghie da pubblicità. le donne indiane col sari portano tutte molto oro; qui l'oro ha un colore diverso dal nostro: è molto più giallo che sembra quasi finto. e luminoso. dicono abbia qualche carato in più, mi pare d'aver capito in un dialogo fatto di gesti tra il mio inglese povero e il loro inglese scrauso. gli uomini indiani invece vestono in maniera occidentale, pur portando sempre il pallino rosso sul sesto chakra. e allora vedi queste coppie buffissime con lei antica e lui moderno e non sai chi dei due sia fuori vignetta.
tutti hanno l'iphone. e quando dico tutti, non esagero. l'ho comprato usato pure io che lo desideravo da quando steve jobs doveva ancora pensare l'idea.
qui ci ascoltano la musica, ma i più ci giocano; le ragazze invece ci vedono delle soap opera che beautiful al confronto è un film di truffaut.
da italiana, che insomma almeno alla bellezza noi italiani siamo abituati anzi quasi assuefatti, posso dire che vestono tutti molto male; i gusti delle scarpe poi sono orribili: sembra che dal cielo si sia riversata una pioggia di scarpe tra le più assurde, robe che noi indossavamo mille anni fa o non abbiamo mai portato: mocassini a punta larga, stretta, quadrata, allungata, le ballerine più astruse che se le vede carla fracci, espadrillas colorate, a pois senza zebra, a righe come la juve, scarpe da ginnastica vetuste, col tacco, da calcetto, coi lacci, senza lacci ma con le fibie, le crocs in ogni salsa, le infradito con ogni stile e geometria.
e come ciliegina sulla torta: la borsa gucci, vera o no, a testimoniare che anche in oriente si ha gusto.
ma il massimo comun denominatore o minimo comune multiplo che non ho mai capito la differenza, è che sui mezzi pubblici (metro, autobus, boat per andare nelle isolette qui intorno) tutti quelli seduti dormono. a qualsiasi ora del giorno, la gente seduta dorme, ronfa, russa, s'appisola, insomma si fa una pennichella.
ho ripensato a roma, alla metro A o B e alla possibilità di addormentarsi in metro e risvegliarsi senza più stanchezza ma anche senza più portafogli, se ti va bene.

Thursday, February 10, 2011

peccato per favino, un grande attore

m'è capitato di vedere "baciami ancora" di muccino. ho sentito la terribile mancanza degli stacchi pubblicitari.

Monday, February 07, 2011

42

cercando di ricucire, ago e filo, i buchi neri dell'universo dentro.

Wednesday, February 02, 2011

da "Un indovino mi disse" di tiziano terzani

"I primi singaporiani che vidi dal treno erano come quelli di una volta: ciabatte di plastica, calzoncini neri e maglietta bianca, esattamente come il protagonista di una delle prime storie che sentii quando ci venni a vivere nel 1971. Un medico aveva, fra i suoi pazienti, un vecchio cosi', semplice e dimesso, che gli si sedeva nella sala d'aspetto con i piedi sulla poltrona e la maglietta arrotolata sulla pancia. Il medico, pensando che fosse un poveraccio, lo faceva pagare meno degli altri e a volte gli risparmiava addirittura il conto, finche' un giorno l'infermiera, guardando giu' dalla finestra, non vide quel vecchio salire su una Mercedes con autista che lo aspettava. Era l'uomo che controllava il commercio del riso in tutta la citta'.

Per me quel vecchio rimane l'epitome del cinese della diaspora: sicuro di se' ma poco appariscente, potente ma ritirato e modesto per tema di ingelosire gli dei o i governanti. A quel modo ne sono rimasti pochissimi. I cinesi delle nuove generazioni hanno solo paura di non essere presi per ricchi e si mettono addosso tutto quello che da' loro sicurezza e - credono - rispettabilita'..."

riconoscere la vita in ogni respiro..