Wednesday, December 31, 2003

E Rossella O’Hara disse: “Domani è un altro giorno”. Ma pure un altro anno!
I bilanci di fine anno? li lascio fare al governo
gli auguri di buona fine e buon principio? a chi spera che domani sia migliore
i botti di capodanno? ai futuri monchi e storpi
lo champagne? ai francesi scostanti
il cotechino? alle future divette
le lenticchie? a chi è anemico o fa la raccolta differenziata del ferro
la tombola? ai napoletani e a san gennaro
le cene festose? ai benpensanti che tutto sanno
I grandi concerti? ai demagoghi
le trasmissioni in tivvù? alle persone sòle
il dieci, nove, otto…tre, due, uno? agli orologiai che tic e tac
i pensieri buoni? a quelli che non ci sono più
i pensieri cattivi? a quelli che purtroppo ancora ci sono
i baci con lo schiocco? agli anonimi dei bigliettini dei baci perugina
l'”aria” allegra e con brio? alle opere di rossini
l’amicizia? a pietro e alle sue terre
la travolgente travolgitura? a mariemarion che m’ha generato
la compassione? a mio padre che tutto sa ma tutto tace
la verve? a giulio e alla sua carica in sette note
la politica e tutti i suoi punti a capo? a Emanuela che ride si sapis
l’incostanza costante? a monica e alla sua impazienza paziente
la vera pazzia chiamata acquario? a mau, fratello friulano
il primato di mamma dell’anno? a ornella, la mia sorella di milano

A me che rimane? un grazie.



And now, the end is near,
And so I face the final curtain.
My friends, I'll say it clear;
I'll state my case of which I'm certain.

I've lived a life that's full -
I've traveled each and every highway.
And more, much more than this,
I did it my way.

Regrets? I've had a few,
But then again, too few to mention.
I did what I had to do
And saw it through without exemption.

I planned each charted course -
Each careful step along the byway,
And more, much more than this,
I did it my way.

Yes, there were times, I'm sure you knew,
When I bit off more than I could chew,
But through it all, when there was doubt,
I ate it up and spit it out.
I faced it all and I stood tall
And did it my way.

I've loved, I've laughed and cried,
I've had my fill - my share of losing.
But now, as tears subside,
I find it all so amusing.

To think I did all that,
And may I say, not in a shy way -
Oh no. Oh no, not me.
I did it my way.

For what is a man? What has he got?
If not himself - Then he has naught.
To say the things he truly feels
And not the words of one who kneels.
Let the record show I took the blows
And did it my way.
Yes, it was my way.

Tuesday, December 30, 2003

Quando il tavolo traballa un po’, sotto sotto non c’è Impulse.
Io e i manuali non ci hanno mai presentati. come io e i libri di scuola. il bello è che parto con tutte le migliori intenzioni. cerco il manuale che mi servirà comprandolo o fotocopiandolo. quando lavoravo al macintosh, ho fotocopiato due manualoni da chili di pagine che spiegavano la vita e le opere di Illustrator, X-press e Photoshop. la mattina che ancora non lavoravo, mentre mamma dormiva, io mi mettevo lì in camera mia e aprivo i manuali. i buoni propositi c’erano tutti. cominciavo magari sottolineando una frase o due con l’evidenziatore giallo, così tanto per darmi un tono. sai certi gesti ti fanno quasi pensare che ciò che fai è una cosa seria. rileggevo poi quelle frasi sottolineate. ma era inutile. il mio cervello era completamente assente. ho fatto i più bei sogni leggendo quei manuali: ho sognato di guidare la Fiat, di sposare alberto di monaco, di ritrovare il casale per papà, di volare con il concord, di essere la padrona della McCaan con l'art director che mi faceva lo schiavetto, di conoscere ayrton senna, di vedere mia madre orgogliosa o perlomeno felice o perlomeno contenta o pelomeno…punto. un periodo avevo comprato il manuale della guida sicura. lo davano in regalo con quattroruote. risultato: mai guidato sicura. anzi, ho sempre fatto peggio. dalla lettura non riuscivo a capire neanche dove fossero le quattro frecce. poi c’è stato il periodo dei siti web. ho ricevuto dreamwever in formato tascabile. anche là il nulla. apro di solito dall’ultima pagina e vado a ritroso. cerco di sforzarmi. cerco di studiare. cerco e m’impegno. lo giuro su dio, cioè su di me. ma poi desisto. perché prendere in giro un povero libro pensando ad altro? quello pure “cià” un’anima. e così mollo. non mi concentro. mi sembra addirittura di non capire. anzi, non capisco proprio quello che sto leggendo. una scusante è dirsi: sei scema. ma non sono neanche scema. almeno credo. gli altri dicono di no. pure mia madre. ma sai per le mamme ogni scemone è figlio a mamma “soia”! a natale ho ricevuto il manuale di adobe premiere per montare i due corti che ho girato. bello. che gioia. apro dal sommario in ultima pagina vicino al prezzo e vado a ritroso. mi blocco e mi sforzo e comincio come tutti dalla prima pagina. titolo, introduzione, il segnale digitale. primo cedimento. cos’è il segnale digitale? ho ritrovato brandelli di cervello “squagliato” persino nell’androne stamattina. m’impongo a me stessa. “che cavolo!, mi dico, pupa, a che ti serve il tuo marte in scorpione se molli così?”. vado avanti. salto il segnale digitale. cambio capitolo. tanto i corti li ho già girati! passo ai formati compressione: sistema Pal, sistema Ntsc, jepg, mpeg 1, mpeg 2, png, ping, pong. il cervello è andato in fumo. ho creduto addirittura di vedere piangere la colonnina del telefono cordless. desisto. mi alzo, vado in cucina e poggio il manuale sul tavolo. traballa. il tavolo traballa. serve una zeppa, mi dico e con una mossa repentina alla velocità di settemilioni di pixel sottratti per tre col resto di due, metto il manuale sotto il tavolo. Il tavolo ringrazia sentitamente. dice che era da tempo che voleva girare un film. buon per lui.

Monday, December 29, 2003

Anche questo è amore
Nino: a pupe' che t'hanno rigalato pe' natale?
Clara: a me tutte candele. dice che vanno de' moda quest'anno.
Nino: a cla', a te te dovevano da rigala' i candelotti!
Clara: si, da mettete ar cimitero.

Sunday, December 28, 2003

Io e Dio. L’altra sera al bar.
Dio: a natale m’hanno fatto un sacco di doni.
Io: la pace nel mondo?
Dio: no un regalo più bello: il papa m’ha regalato tutte le messe che ha celebrato in mp3. ‘na figata!
Io: wow, tutta vita!
Dio: il presidente, una brava persona, mi ha mandato una foto in digitale formato gigante con raffigurata la sua residenza con tanto di autografo. mica pizza e fichi!
Io: perché scrive pure?
Dio: pure berlusconi s’è ricordato di me. pensa che mi ha mandato tutte le registrazioni delle partite del milan dal 1923 a oggi. che bel regalo, eh?
Io: ma che tieni per il milan?
Dio: e non sai che regalo della Madonna? un bel completino di roberto cavalli. lei dice che a me il tigrato sta da dio!
Io: wow!
Dio: e san Giuseppe? ne vogliamo parlare…non m’ha fatto una sedia che ikea se la sogna! è fatta su misura contro la scoliosi che, sai, a guardare sempre tutti dall’alto in basso uno ci rimette la schiena.
Io: t’hanno parlato dello shiatzu?
Dio: no, preferisco lo sharpei!
Io: ???
Dio: ‘st’anno m’ha fatto il regalo pure coso…coso? come si chiama?
Io: Rutelli?
Dio: no, coso…
Io: San Pietro?
Dio: zitta, che quello mi manda ogni anno l’elenco dei santi, li divide per buoni e cattivi e a me tocca sempre fare il lavoro sporco: le punizioni!
Io: allora coso chi?
Dio: Allah: dice che ha fatto arrestrare saddam mentre stava dentro a un fosso. e chi lo vedeva, senno'!
Io: e bin laden?
Dio: boh! dice che è morto. e chi lo sa? sono quei misteri che nessuno sa. Sai che m’ha regalato la regina?
Io: no.
Dio: un puzzle di ottomila pezzi con raffigurato bacchingam palas. e m’ho chi lo fa? io non cio' pazienza!
Io: vabbè, devo andare…
Dio: eddai un altro goccetto che stasera sto un po’ giù.
Io: no, vado al cinema e non mi piace il film gia' iniziato!
Dio: Offri tu?
Io (sottovoce): Pure tirchio!
Dio: che ci vuoi fare: tengo famiglia!

Wednesday, December 24, 2003

MieTerreCopyright
Il post(o) perfetto. Sono al computer di Mariemarion (quello che a lei la odia!!!). Respiro la sua aria, la sua energia, digito sui tasti che lei batte freneticamente per scrivere i suoi lunghissimi e innumerevoli post; sto guardando le foto che lei tiene qui intorno. vedo Ada di Pietro e i piccoletti di Zu e Manilo. ci sono i ciddì e i suoi quadri dipinti. e le effemeridi e i suoi libri o parte di essi. c'è pure Ir grande carceriere alle spalle! c'è tutto il suo mondo qui intorno a me. ne uscirà un post perfetto? mi sforzo. niente. cerco ma non trovo. neanche con tutta l'energia che posso respirare qui dentro. niente. nessun bel post! un ultimo sforzo, pupa! nada, buon natale. vado in bagno!
ERRATA CORRIGE
"sono circa trenta libri l'anno cioè uno al mese". vabbè che la matematica non è un'opionione, però!

Sunday, December 21, 2003

Conti della serva.
S'avvicina natale e ho fatto qualche pulizia di pasqua per casa. Una cosa che mi premeva da tempo era dare un senso ai libri letti e comprati che erano in un buco sopra il letto e che pensavo fossero meno: erano messi così bene che potevo solo aggiungere e mai rileggere. Oggi ho deciso di metterli in una libreria seria e di legno vero. Sei viaggi dalla camera alla libreria; quattro scaffali pieni; bukowki, busi e buzzati sullo stesso scaffale ora se ne stanno belli belli a bersi una birretta. Gli altri son messi alla rinfusa chè tanto non s'offendono. Ho calcolato che in questi sette anni di vita via da casa ho accumulato circa duecento libri, divisi per sette sono circa trenta libri l'anno cioè uno al mese (che fa pure una bella sommetta spesa!); calcolando diecimila parole a libro, ci ho quasi ventimila vocaboli che se ne vanno in giro per casa a fare casino. Ecco cos'era tutto 'sto baccano. E io che davo la colpa a Franca, la vicina!

Ultim'ora: solo la Pivano s'è offesa un po' di stare vicino a Leavitt. Dice che lei l'americano non lo parla!
E’ Natale: fai una buona azione.
C’era una volta l’uomo. E c’era pure l’anonimo. L’uomo, come sappiamo, ha un nome, un cognome, una via con una casa sopra, un telefono e pure un cellulare o due, una moglie, dei figli oppure è sigle o prete o bambino o alto e basso, largo e magro, intelligente e scemo, ha pregi e difetti, paure e insicurezze, pianeti e quadrature, insomma tutta una serie di cose che possono definire alla meno peggio un essere umano. L’anonimo? Egli è come il nulla, né bianco e né nero, né alto né basso, né maschio né femmina, né colto né rozzo né bello né brutto. Egli è vacuo. Non è niente, insomma. Ma esiste. Vivo e vegeto. Partecipe consapevole o inconsapevole. L’anonimo non ha una collocazione ben precisa. Gli storiografi lo collocano nella Terra dei Boh. Dov’è? Al confine dell’estremo sud tra la Strada del Certo e il Colle Sicuro. La Terra dei Boh non è una vera terra, direi una terra anonima né sabbia né cemento, né prati né boschi, né panchine né uccelli né aria né vento. La Terra dei Boh è una terra che non vedi sulle carte ma che esiste. E’ abitata dagli anonimi che sono figure…figure: boh! Hanno due occhi, due braccia, due gambe per camminare. Nessuno lo conferma, ma si sa. Si mormora che siano uguali a noi, lo dice pure Piero Angela. Ma niente è certo. Ogni tanto qualcuno fa outing ma sono ancora in pochi. Anche in quel caso l’anonimo non diventa un uomo a tutti gli effetti, casomai un pentito ma non uomo. Qualche anonimo è sardo, qualcuno beve un po’ troppo perchè è triste. Soffre per questa sua condizione di Non esistenza. E così vola di terra in terra, di posto in posto, di muro in muro, di telefono in telefono, di blog in blog e cerca, cerca di affermarsi senza però trovarne mai il coraggio. Allora che fa quel povero disgraziato? Cerca di lasciare tracce di sé, scrive sui muri, scrive parole sconnesse, fa telefonate mute, commenta a sproposito o a proposito, lascia tracce concrete della sua esistenza. Non ha nome o forse si. Gli storici non confermano. Non può firmarsi. A volte crede che non avere un nome sia anche un vantaggio: può scrivere male delle persone per esempio. Può lanciare epiteti. Può dire parolacce e tirare fuori il meglio/peggio di se senza essere scoperto. Ma anche in questo caso non si sente contento. Che soddisfazione dà litigare con qualcuno senza che l’altro sappia chi sei? E allora l’anonimo soffre. Lancia messaggi che lo aiutino ad affermarsi nella vita. Lancia appelli accorati. Vuole trovare una sua esistenza concreta come Maicol Jackson nell’Islamismo.
E io che sono sensibile a tutte le cause, quest’anno voglio sposare anche questa: aiuterò un anonimo. Lo coccolerò come un figliolo. Voglio seguire quello che dice Gesù: aiuta il prossimo tuo come te stesso. Guardiamo allora il caso umano. Apriamo questi benedetti occhi e cerchiamo di accorgerci che esistono anche loro. Si sta avvicinando il Santo Natale. E basta con ‘sti negretti del terzo mondo o i cani mollati sulle autostrade: salviamo 'sto bendetto anonimo e lui ci salverà!
c/c postale 050269 Abi 3333 Cab 0978


Friday, December 19, 2003

Porca vacca ladra. Vabbe' che e' Natale, vabbe' che stiamo alle prese con la legge Gasparri e non si sa dove vanno a finire raitre e retequattro, vabbe' che non si sa neanche che fine fara' Saddam, vabbe' che fa freddo e tutti se ne stanno rintanati dentro casa, ma porca vacca ladra: come mai non ri riesce piu' a pubblicare con Blogger, come mai, quando pubblichi, tutte le parole con l'accento escono come formule matematiche e soprattutto come mai col freddo mi prende una stitichezza infinita? cavolo!

ti sembra logico che oggi, anziche' lavorare, mi tocca andare negli archivi, riesumare vecchi e stantii post e cambiare tutte le parole con l'accento!

Thursday, December 18, 2003

Li vedo: durante la conversazione uno di colpo si distrae, sta fermo e pensieroso, magari pochi secondi ma e' quanto basta per capire che la sua verita' e' la', dentro quel silenzio. Come uno che dinanzi a casa stia conversando con gli amici e a un tratto li lascia, corre dentro a vedere chissa' cosa e subito dopo ritorna, col volto di prima tale e quale, e nessuno sa che cosa sia andato a fare e se qualcuno glielo domanda, lui risponde "niente", e d'altra parte non si poteva scorgere nulla attraverso la porta
quando lui l'ha aperta, che cosa ci fosse dietro, non si vedeva che un rettangolo di buio. Una immensa piazza, dunque, con intorno un'infinita' di case, questa e' la vita; e, in mezzo, gli uomini che trafficano fra di loro e nessuno riesce mai a conoscere le altre case; soltanto la propria e in genere male anche questa perche' restano molti angoli bui e talora intere stanze che il padrone non ha la pazienza o il coraggio di esplorare. E la verita' si trova soltanto nelle case e non fuori. Cosicche' del restante genere umano non si sa mai niente. L'uomo passa distratto in mezzo a questi infiniti misteri e cio' non sembra poi dispiacergli eccessivamente. Dino Buzzati

Wednesday, December 17, 2003

Nino: a Cla', chiudi quella porta.
Clara: perche'?
Nino: n'hai sentito che arietta?
Clara: de' Natale?
Nino: no, de' neve!
Cosa succede in un minuto.
Dice: vabbe', t'hanno licenziato senza giusta causa, je faremo causa.
Io: vabbe', je famo causa!
Dice: vedrai che con due o tre anni prendi bei soldini.
Io: vabbe', vediamo di prendere questi bei soldini.
Dice: certo, non saranno rose e viole, lo sai com'e' in questi casi...passa un anno, rinviano, passano due anni, rinviano. Ne passano tre e speriamo che si smuova qualcosa.
Io: vabbe', non saranno rose e viole..
Dice: certo il giudice potrebbe non riconoscere che lavoravi li' perche' non eri segnata pero' abbiamo i testimoni...
Io: vabbe', abbiamo i testimoni...
Dice: certo il giudice potrebbe contestare i testimoni ma noi abbiamo anche le carte...
Io: vabbe', abbiamo anche le carte...
Dice: oggi c'e' la causa ma il giudice e' assente per motivi familiari..
Io: vabbe', una famiglia la teniamo tutti...
Dice: oggi c'e' la causa ma e' stata rimandata: la controparte aveva un funerale...
Io: vabbe', pure io dovevo portare mia nonna al cimitero...
Dice: oggi la causa si puo' fare ma ho una causa piu' importante io stavolta.
Io: vabbe', l'avvocato e' l'avvocato!
Dice: oggi c'e' la causa ma c'e' sciopero dei mezzi...
Io: vabbe', pure lo sciopero dei mezzi!
Dice: oggi si potrebbe fare ma il giudice "cia'" la luna quadrata ed e' meglio di no. Io lo dico per te.
Io: vabbe', grazie che lo dici per me...
Dice: c'e' stata la causa: abbiamo vinto. Hai visto, te l'avevo detto: solo cinque anni!
Io: vabbe', solo cinque anni...
Dice: hai vinto ma devi pagare le spese...
Io: vabbe', paghero' le spese: quant'e'?
Dice: quali spese? tanto loro, nonostante la sentenza, non vogliono pagare.
Io: vabbe', non vogliono pagare e che facciamo ora?
Dice: be', je dovemo fa' un decreto ingiuntivo in banca...
Io: vabbe', famoje 'sto decreto!
Dice: sara' una cosa sbrigativa: massimo sei mesi....

Cosa succede in un minuto? tutto, tranne che la giustizia faccia il suo corso.

Tuesday, December 16, 2003

Sai la cosa che m'ha sconvolto di più? Mica che hanno preso Saddam dentro a un fosso senza essere morto. Mica che andava in giro con la barba bianca, forse per via dell'imminente Natale. Mica che l'hanno rigirato come un "pedalino" per vedere se era realmente lui o Bin Laden travestito o Paolo Bonolis in lotta per gli ascolti. No! La cosa che m'ha atterrito è che domenica, con un notizione del genere, canale 5 se ne stava "lillo-lallo" a trasmettere la partita del Milan! Bah. Non c'è più religione e lo conferma il fatto che Saddam "ciaveva" pure la foto della Madonna appesa!

Friday, December 12, 2003

Caduta d'immagine. Risultati. Clara oggi al bar in in pieno orario di punta ha esclamato: "A pupe', ma è vero che te fai li baffi, che strano: non me n'ero accorta!". Nino ha ribadito la sua posizione circa la quale la donna deve odorare di suo. In realtà ha detto: "A pu', la donna è come l'omo: adda' puzza'!". E il giornalaio qui all'angolo, Benito, m'ha detto che la figliola ha una merceria molto ben rifornita: "Se te serveno i carzini, va là che te fa' puro lo sconto!".
Dopo essere stata "svergognata" pubblicamente circa i "recali" richiesti a babbo natale in data 10-12-2003, mi tocca girare per strada con il volto coperto da un burka e indossando una palandrana tipo taftano di colore marro'!

PQM

CHIEDO al Signor Ser Maicol, "delecato di Babbo Natale e affini" (chi so' gli affini? nda), e alla titolare del blog su cui è apparsa la richiesta un risarcimento per la mia immagine pubblica qui alla garbatella pari e non oltre la cifra stabilita. se non si puo' raggiungere un accordo economico, la titolare del blog potrà farmi pervenire per natale:

- un libro autografato di bruno vespa "il cavaliere e il professore"
- un set di aciugamani rosa dal più piccolo al più grande con veri ricami d'oca e vere iniziali (pupa)
- un viaggio di due giorni in pulmann a visitare i "borghi" più belli d'Italia compresi Poffabro e Vigoleno
- un barattolo in vetro con coperchio rivestito in argento, trattato contro l'ossidazione. Confezione originale (allego foto in alto)
- la raccolta completa dei vhs di Piero Angela padre compresa la videocassetta "Il plasma stellare: esperimenti di Padre lambertini" e "Le onde del futuro: i cacciatori di onde gravitazionali".

Mi riservo di procedere per vie legali.
Carmela ti amo. c'è un sei per tre a testaccio, vicino al maritozzaro notturno. fondo bianco scritte nere. ti colpisce subito come lo vedi: ha colpito me che sono miope, figurati! è di uno che si firma Antonio e che scrive "Carmela ti amo!" e con un carattere più piccolo: "per me Paola è una feccia". non voglio fare i conti in tasca a 'sto tale Antonio che per muoversi cosi' deve averla combinata bella grossa con Paola. Non voglio neanche discutere cosa voglia dire la frase "è una feccia". quello che volevo dire è che chissà perchè il nome Paola è abbinato sempre a "loschi figuri". Possibile che le Paole al mondo so' tutte FETECCHIE!

Wednesday, December 10, 2003

odio il lunedi. ma di più l'inverno.
il chiaro e lampante segnale che è arrivato l'inverno è quando non riesco più a uscire dal letto e giro per casa, a qualsiasi ora del giorno o della notte, con la copertina sulle spalle. Che di per sè come scena non è neanche edificante, pero' il freddo è freddo. Io non sopporto l'inverno. Non tollero il gelo, la neve, il nevischio, il vento gelido che ti entra nelle ossa come neanche il calcio. L'inverno mi paralizza. Mi blocca il cervello. Parlo a scatti come quelli con i tic. Soffro di brividi, ma non per l'emozione. Mi si gelano i piedi. La testa. Le mani e le punte delle mani. Entro nel letto che ballo quasi come a san vito. trovo una posizione e non mi muovo da quella fino all'indomani rischiando ogni volta qualche piaga da decubito. credo di entrare in una sorta di coma. o quasi. non è neanche un bello spettacolo vedere cio' che indosso prima di andare a dormire. pigiama cotone fuori e montone dentro. felpa soprapigiama di lana vergine con un buon ascendente. calzini che arrivano alle ginocchia. i calzini, naturalmente, sono di pelo caldissimo all'esterno e di bue e asinello all'interno. ho sempre pensato che, se mi prende un colpo e debbono rianimarmi, devono farlo attraverso sette strati come a Troia. la sera per leggere ho dovuto adattare, per rimanere sotto coperta, una di quelle lampade salvalavitaabeghelli, senno' chi avrebbe il coraggio di tirare fuori le mani dal piumone. ho passato interi anni senza leggere un libro d'inverno prima di scovare questo grandissimo rimedio. la mattina poi, alzarsi è il vero dramma. credo che se scoppiasse la terza guerra mondiale o arrivasse un'orda di barbari, li lascerei fare. basta che m'accendono i riscaldamenti. da ieri poi, mi sono levata la mia pashmina azzurra avuta in regalo con novella 2000 per adottare un nuovo sistema. giro con una pecorella intorno al collo come i pastori del presepe. tanto siamo a natale. più in tema di cosi'.

Tuesday, December 09, 2003

Pubblicare oggi con Blogger è come aspettare l'onda perfetta. Un martirio più che un piacere: saranno intasate le linee? la luna è quadrata? o è Blogger che vuole preservare i lettori da cio' che scrivo?
Ai post l'ardua sentenza.
avanti c'è posto.
ieri era nato sessant'anni fa jim morrison. morto da un sacco d'anni. un mito. di quelli veri dicono i giornali (ma perchè ci son pure i miti finti? purtroppo si'). morto ragazzetto come james dean o river phoenix o janes joplin o jimi hendrix. mi chiedo spesso se si son già rincarnati. o se, essendo dei "dissoluti", sono ancora lassù spaparanzati su qualche morbida e soffice nuvola con lo stereo a palla a sentire le loro canzoni cercando un corpo che faccia al caso loro. sto leggendo una biografia. quella di bukowski, scritta da fernanda pivano. un grande, lui. mica per la biografia della pivano che sinceramente trovo poco adatta al personaggio che ha intervistato (come se celentano venisse intervistato da giorgino, poverino). non so perchè mi abbia dato questa sensazione, forse perchè lui era unico e qualsiasi altra persona sembra stonare. credo solo un altro "pazzo" gli avrei visto vicino. forse busi. insomma, leggendo questa biografia, ho pensato a quale personaggio morto mi sarebbe piaciuto incontrare se ne avessi avuto la possibilità (esclusi i familiari, ovviamente). e bukowski è uno di questi. ma incontrarlo non in maniera formale come puo' essere una intervista o un incontro con un fan, mi sarebbe piaciuto vederlo per strada come nei suoi racconti. o alle corse dei cavalli. o a qualche incontro di pugilato. o vicino alla sua macchina da scrivere tra mille carte, tante cianfrusaglie e qualche lattina finita. non credo che la persona bukowski sia tanto differente dal personaggio hank. almeno cosi' dicono. cosa direi a bukowski. boh. sarei cos' emozionata che non gli direi niente. lo guarderei e basta. che personaggio che era. del leone. strano mi sono detta: un leone cosi' pazzo. era del '20. neanche tanto vecchio sarebbe, se pensiamo che il papa e andreotti son della stessa generazione. forse pure più vecchi. e allora mi chiedo, alla fine di tutto questo panegirico, perchè jim morrison, perchè bukowski, perchè mia nonna o elvis, perchè rino gaetano o battisti? ma non c'è tanta altra gente che avrebbe meritato una nuvola morbida e soffice prima di loro? mica per niente.

Friday, December 05, 2003

Thursday, December 04, 2003

Notizie sparse senza importanza Ho comprato Faber dal marocchino, rischio la multa ma me lo sto ascoltando. Ho mangiato un magnum di quelli trecento calorie solo a guardarlo pensa a mangiarlo. Non ho salutato una persona che m'ha fatto del male e ora sto male. Sto imparando Premiere per montarmi il corto e smadonno perchè è tutto in inglese, ah, le lingue. Combatto con dreamweaver che pure quello è in inglese. Ho rispedito il CV, sperando che repetita juvant e se non juvant, vabbè, ciavemo provato! Intanto la Vanoni canta BoccadiRosa e la classe non è acqua. Fine notizie sparse senza importanza.
C'era una volta la vita...
A quanti anni una parola va in pensione. C'è la legge?
Ma che cara, caro, ti voglio bene, tesoro, sei il mio ancoraggio, sei il mio tesoro, sei stupendo, sei stupenda, ciao bellissima, carissimo, amore, quanto sei dolce, quanto sei caro, sei sensibile, che bella voce, ma che belle parole, ma come ti muovi bene, quanto ti voglio bene, ti amo, che carino, che bello, sei proprio tenero, cucciolotta!
Mi fermo qui chè m'è passata pure la voglia del dolcetto post-pranzo per tanta grazia e bendiddio. Ma diciamoci le cose come stanno. Ma non trovi che in giro ci sia un abuso di parole che non pensiamo minimamente? Incontri un tizio: "Passano gli anni ma tu sei sempre uguale!" e magari sta pensando "Dichiara trent'anni ma ne dimostra il doppio!". Ti scrive Caio: "Ma che belle parole le tue!" e tra sè e e sè "Ma che ha voluto dire?". E quelli che ti salutano "Ciao bello!" e dentro "Ma anvedi che scorfano!". Cerchiamo di vestire e impacchettare la realtà con un uso smoderato di infiocchettature di tutti i generi e colori ma, diciamolo, questa vita fa schifo e più cerchiamo di trovare parole contrarie a quello che è, più lo schifo viene fuori. Come quelli che puliscono fin dove si vede e non si curano degli angoletti più nascosti. E' inutile prenderci in giro. Stiamo abusando di certe parole, poverine, che farebbero bene a starsene al calduccio e indisturbate in qualche devoto-oli o zingarelli che sia. Qui quasi nessuno ha la forza ma soprattutto la faccia di dire cio' che pensa. Ma cos'è? Finta democrazia, finta tolleranza, finta bontà. Ma dai! ti sembra che il mondo sia buono? Tollerante e democratico? E allora assumiamoci le nostre responsabilità. E basta con questo buonismo d'accatto. Parliamoci chiaro chè facciamo tutti più bella figura. Tirando fuori quello che pensiamo veramente, forse poi ci accorgeremmo che non lo pensiamo. o forse si. Ma almeno ci abbiamo provato. Tutti attacchiamo il governo, quel politico, quel presentatore. Ma dai. E' troppo facile. Sai una cosa. Secondo me, Del Noce ha fatto bene; pero' lo stanno bersagliando da tutte le parti. Perchè? Perchè non si doveva permettere. Perchè non è un bell'esempio. Perchè "e che fai vedere le botte in tv" (come se certi canali non trasmettessero violenza 24 ore su 24)? Sai quanti, più falsi e misurati, avrebbero reagito trovando la parola giusta, la frase giusta, sempre politicalmente corretta e sarebbero passati anche per santi? Ma dai non è una novità che c'è odio in quei posti. E i buonisti: ma no, ma che bella trasmissione ("te credo, l'hanno copiata!"), ma che bravo quel presentatore ("come minimo sarà drogato"), ma che bravo quell'altro ("si cià avuto un anno de' gloria, vedemo l'anno prossimo"), pero' che bella idea che hanno avuto ("quella l'hanno rubata agli olandesi"). Ma tirate fuori quello che avete veramente dentro, cioè le cose tra parentesi. E ditela la verità; quello che pensate veramente: io lo detesto perchè fa più ascolti di me o perchè è più giovane o perchè ha più successo o perchè lo odio e basta. tiratelo fuori quel livore che si vede e vi traspare da tutti i pori. Che poi, detto tra noi, litigare per l'audience è come qui dentro quando certe blogstar se ne vanno in giro con "du' spalle" tante perchè hanno una miriade di accessi. Vuoi sapere poi il colmo dei colmi? Quelli che usano parole fuori da certi canoni vengono additati al pubblico ludibrio: "Oh, pero' che scurrile!" "Oh, pero' non si doveva permettere". Passano dalla parte del torto perchè sono stati onesti e mostrano senza imbellettature il loro pensiero, incapaci nell'arte del dire e non dire. E allora cosa paga? La disonestà? Adoro Aldo Busi che mi dice: Io sono il solo, l'unico e non paragonatemi a Pasolini che si faceva il bidè nell'acquasantiera, a Bellezza che è un poetastro e a quell'altro che è una mezza calzetta. Mi dà fastidio chi vuol fare il buonista per eccellenza ed elogia tutti indistintamente, belli, brutti, scemi, cretini, giornalisti, amici, colleghi, mogli e buoi. Mandiamo in pensione certe parole che hanno fatto il tempo loro. E cominciamo a spolverare i vocabolari, a rispolverare certi termini e ad allegerirci le coscienze. Che forse un passo avanti lo facciamo, se non altro nella stima di noi stessi.

Tuesday, December 02, 2003

Dice che Chirac ha problemi di udito cosi' come Clinton, Reagan, Lou Ferrigno (Hulk) e Beethoven. Allora quando mi dicono che faccio orecchie da mercante, mi devo ritenere in buona compagnia!

Monday, December 01, 2003

Clara: a Ni', hai visto che cio' trovato suli Baci Perugina?
Nino: che ciai trovato, cla'?
Clara: dice: er bacio fa più giovine er core e cancella l'eta'!
Nino: a cla', a te n'te ce vole 'n Bacio, te ce vole er chirurgo prastico!
La piramide delle due ruote
Vi ha mai sorpassato un non so che cristo in motocicletta (specifico la motocicletta da non confondersi con lo scooter, mi raccomando, chè i motociclisti s'offendono)? Minimo vi guarda dall'alto in basso. Vi squadra. Vi biasima. Vi guarda di sottecchi. Vi deride. Vi schifa. E se non riuscite a partire prima di lui è pure facile che vi sputi in un occhio (tenete quindi la visiera o i finestrini sempre ben chiusi). I motociclisti sono infatti una casta a parte. Gli intoccabili delle due ruote. Quelli che se cascano, si rialzano e, come nei numeri bulgari, alzano le braccia al cielo gridando "Opla', sto meglio di prima" . Scherzi a parte, in questi anni di due ruote mi sono accorta che c'è una vera e propria piramide di categorie delle due ruote che sale, sale e ancora sale fino ad arrivare a loro, i motociclisti quelli veri (quelli con le moto sportive come max biaggi o le moto da enduro come la parigi-dakar, casello casello due ore e tre quarti). I motociclisti schifano tutti. Schifano le macchine perchè non hanno due ruote, schifano i pedoni perchè sono d'intralcio, schifano i motorini, schifano le cacche dei cani e pure quel ragazzetto che sta attraversando ora. Ma primi su tutti, i motociclisti odiano gli scooteristi. Perchè? E che ne so, chiedetelo a loro. Veramente io un'idea me la sono fatta. In princicio, oltre che il Verbo, c'erano loro, le macchine, le bici (la graziella per intenderci) e basta. Ora c'è una tale concorrenza per le strade che loro, belli belli, con il loro nome sul cupolino e con le loro motine imbelletate , tirate fuori solo il sabato e la domenica e i giorni di gran caldo, fanno una certa fatica a star dietro a tutti gli altri. Cosi' li vedi fermi ai semafori cosi' carichi d'odio che tu riparti appesantito e per secondo, è ovvio. Di solito li vedi partire a razzo che quasi impennano e per i primi cento-duecento metri stanno davanti a tutti, belli belli, con quel sorrisetto ebete di chi è fiero del primo posto. Finchè non c'è un minimo di fila e allora i motorini e gli scooter che sono più agili li lasciano dietro fino al prossimo semaforo. E la storia dura per tutti semafori a venire. Un tizio che conosco, per sfidare un motociclista, s'è fatto tutta l'Aurelia, semaforo dopo semaforo, ed è arrivato a Genova. A quel punto è andato a salutare la zia, che doveva fare?
Quello che ancora non hanno capito i motociclisti è che, malgrado le due ruote, siamo tutti sulla stessa barca. Che io possegga un cinquantino, un due e cinquanta o un mille, siamo tutti in balia di qualche cretina che ci apre lo sportello all'improvviso, di chi all'ultimo si ricorda che deve svoltare a destra, delle buche che entri dentro uomo e qualche volta esci donna, del brecciolino, dell'olio che perdono i vecchi autobus, del freddo polare, della pioggia, dei fulmini, del sole che acceca, del gatto che t'attraversa la strada, delle auto che non ti rispettano, dei sassolini che ti arrivano sulla visiera, insomma di tutte quelle cose che dentro a una macchina sembrano quasi ridicole ma che sulle due ruote hanno il loro peso. E allora, in questa piramide chi sta sopra o chi sta sotto? E che ne so. L'importante è non mettere sotto nessuno!

Friday, November 28, 2003

A.A.A. CEDESI (accorrete numerosi!)

Visto il grande interessamento per le foto di Mariemarion e vista la mia luna in vergine che mi dicono dalla regia essere leggermente rabbina (rabbino non c'entra niente con la questione ebraica!) e altamente affaristica, CEDO, seduta stante:

n.1 foto di Mariemarion al mare (Sperlonga '89) con annesso autografo "f.to bea, con simpatia"
n.1 paio di jeans "CLOSED" pedal pusher taglia 44 colore blu indossati da Mariemarion il giorno che ho preso la patente
n.3 pietre dolomitiche di vera pietra dolomitica prese a Garmish da Mariemarion durante le vacanze del '92
n.1 borsa di vera mucca ma non a chiazze avuta in regalo dalla figlia nel maggio del '99
n.1 autografo di Mick Jagger "A Bea, my best friend!"
n.1 marito quasi nuovo, anni tanti, pero' buono e padre amorevole, detto "Ir grande carceriere"
n.5 bikini usati dalla stessa durante le vacanze dell'89 (testimonianza fotografica)
n.1 penna a biro STAEDLER rigorosamente nera, usata per firmare contratto con la fastweb

Partecipa anche tu al concorso "Mariemarion, una donna per amico ma soprattutto una donna da vendere!"
Aut. Min Rich. 05.02.69
Leggi il regolamento sul retro dell'incarto. Concorso valevole fino al Natale 2003.
5 anni
5 anni di attività. 5 anni di lavoro. 5 anni di persone passate e che dovranno ancora passate. di sedute psicanalitiche sulla panchina. di gente che arriva. di altra che va. di urla. e sbraiti. e di recupero crediti. di idee che vanno. di idee che vengono. 5 anni che sono qui. senza tregua. 5 anni di domani è un altro giorno. di impennate. e di discese. di stop: stai ferma un giro. di gloria. di onori. di litigi. 5 anni di lavori. di computer strapieni. di vetrine allestite. campi montati. cartelloni itineranti. manifesti. automezzi. pulmann. smart. scenografie. 5 anni che non ne posso più. di speranze. di certezze. di incertezze. di preventivi accettati. di conti. di commercialista. di IVA. di tasse pagate. di multe. 5 anni di nino e clara. di pizzette. di pasta al pesto. e anche kinderini. 5 anni! cavolo. il lavoro più lungo che ho avuto. con tenacia. con rabbia. con decisione e decisioni prese. con forza. costanza. con aiuto. con lacrime e risate. 5 anni oggi di una giornata che piove come 5 anni fa. 5 anni il 28 novembre. oggi. che faccio? festeggio o m'impicco?

Wednesday, November 26, 2003

Favola e fregatura iniziano tutte e due per effe
C'era una volta una Lei. E c'è anche un lui, come in ogni storia che si rispetti. E, pensate, che poi ci sono io. E anche altri. E poi voi, se avrete pazienza. Insomma tutti, escluso i presenti. Lei, la protagonista, vagava alla ricerca di nuovi compagni di viaggio per riscrivere certe tavole, ma non so che tavole, di sicuro non di legno nè da surf. lei vagava e parlava, vagava e scriveva, vagava e straparlava, vagava e cercava, vagava e basta qualche volta. ogni tanto un click e un compagno in più. forse un nuovo compagno di viaggio? forse, credeva lei. anzi neanche forse. lei ci credeva e basta. un piccolo o un lungo tratto insieme. parole a profusione. fiumi di lettere. consigli. opinioni. promesse. speranze. ciao mamma astrale. vengo a vivere con te. che bella persona che sei. tu mi tiri su di morale. sei la nuova eroina, senza neanche essere iniettata. il più bel sorriso è il tuo. grazie per essermi vicina. e poi un altro click: wow, ci sei anche tu! e ancora click, questa strada è piena di viandanti, diceva lei, sempre più speranzosa con il cuore gonfio e la mano tesa. allora la vita non è tutta una fregatura, pensava commossa. allora c'è qualcuno che la pensa come me. allora, allora, quanti allora ho sentito, non so neanche quanti. le sue parole, non le ho contate, erano cosi' piene di parole che stentavo ogni giorno a star loro appresso. anzi a volte mi nascondevo dietro qualche masso per non vedere. e lei, imperterrita andava avanti con la mano tesa e col capo chino indice di chi non possiede corone in testa che gli possano cadere da un momento all'altro. finchè un giorno con il mare in tempesta e il cielo azzurrino, incontro' lui: il guerriero. il matto. lo spirito ribelle. il genio incompreso. il protagonista, insomma. il viziato, dico io. ma solo io. wow, che grande persona, annuncia lei vobis. wow, che grande personaggio direte e continuate a dire voi. wow. c'è qualcuno in sala che vuol aggiungere un altro wow? Ho trovato, urlava lei, ho trovato uno spirito libero come me, cio' che sono e che ero. cio' che vorrei essere e forse non sono mai stata. si! lui è io. io è lui (lo so, suona male ma non trovavo altre parole). è un compagno di viaggio eccellente. è un concentrato di rivoluzione, uno stravolgimento, un fiore nel fango (ma crescono i fiori nel fango?). e lei continuava: lui puo' proseguire cio' che io ho in mente. il mio alter-ego maschile. e cosi' lei decreto': si, è lui l'artista. e tutto il mondo: oohh, l'artista! e lei decreto': tu vali (anche se non usi lo shampoo l'oreal). e il mondo: oohh! lui vale (anche se non usa lo shampoo l'oreal!). lei decreto': tu, sarai il mio successore. tu, il solo, l'unico, il prescelto. e intanto la sua (di lui) fama cresceva. come cresceva la sua (sempre di lui) fame di notorietà, di importanza, di sentirsi il Successore, e cresceva anche il suo petto (a Roma esclamarono 'st'estate: aho', cià du' metri de' torace!).
ehi, dico io nascosta dietro l'ennesimo masso, guarda che è tutta una fregatura. No, diceva lei, questa è una favola. è la favola della vita. io sto riscrivendo le tavole dei nuovi valori. quelli che abbiamo perso durante questi anni tristi e bui. e lui puo' continuare la mia opera. lui è il Successore. guarda, dicevo io, è una bella fregatura. No, impetterrita lei, lui è l'Artista con la a maiuscola. lui è il demonio ribelle. è il genio senza sregolatezza. è il mio Io formato uomo. E più lei continuava la sua strada solitaria con la mano tesa e il capo chino, più lui diventava orgoglioso della sua posizione tra i prescelti, della sua fama, del suo potere, del suo successo. Aveva mille e più persone ora lui sotto di sè. e non abbassava mai la testa, per via della corona di cui sopra. sono fatto cosi', diceva lui. prendere o lasciare. io sono il demonio ribelle. datemi una vita, dieci, mille vite. me le dovete perchè io sono il genio. (ma la lampada? questo lo dice il pubblico per via del buio in sala!). io ho bisogno di spazio. io ho bisogno dei miei tempi. riscrivero' le tavole, ma a modo mio. anzi, trovero' chi le scriverà per me. magari qualcuno al chiaro di Luna o forse qualche altro Cristo lo farà per me, ora non so. Io sono il genio. e voi: Tu sei il genio. ed Egli? (quello lasciamolo a Mu!). Ma lei? che fine ha fatto lei, direte voi (a proposito ci siete ancora voi o vi siete addormentati?)? lei è rimasta là con le sue tavole impresse nel cuore e le sue parole riscritte negli animi. è rimasta là sola a sperare nei nuovi valori. pensate che lui non le rivolge neanche più la parola. forse le manda dei fiori, a volte. tramite qualche suo adepto. lui è allergico al polline, dicono i biografi. ma lei prosegue la sua strada con la mano tesa e il capo chino di chi non ha niente da perdere ma tutto da imparare. da chi? dalla vita, dalle persone, dagli incontri. cos'ha imparato finora? che favola e fregatura iniziano tutte e due per effe.

Tuesday, November 25, 2003

"...E continuiamo insieme, un po' più stanchi, un po' più disillusi.
Insieme verso il NonSoDove, il NonSoPerché.
Sicuramente verso l'Universo infinito.
Liberi da queste mosche appiccicose.
Che a volte si travestono di grandezza.
Ma che tali non sono..."
Clara: a Ni', hai visto che jà detto la Guzzanti a Ferrara?
Nino: che è un ciccione?
Clara: si e pure che è 'na fetecchia!
Nino: e lui che jà risposto?
Clara: che è n'ignorante e che n's'attaccheno l'ebbrei.
Nino: dice che è tutta satira politica!
Clara: allora, pure io se te dico che nun te reggo più e che lo Stato te dovrebbe da rottamà e damme in cambio du' ragazzi de' trent'anni, pure io faccio satira? Satira matrimoniale!

Saturday, November 22, 2003

Storia di un’aiuola. Vita e opere.
C’è un’aiuoletta qua sotto. Tre metri per due, o giù di li'. Dovrebbe essere un’aiuola vera e propria, con un vero recinto per un vero prato inglese, la panchina per i vecchi e gli alberi per darci ossigeno nelle estati assolate e afose. dovrebbe. ma non è. cos’è nella realtà? una cloaca. è un complimento. una discarica. è troppo. uno schifo. c’è di peggio. è lo spazio che sta sotto le mie finestre, meta di pellegrinaggi di cani di ogni razza, di gente di ogni colore, di bambini e non, di trattative economiche, di urla, litigi, abbai, parolacce, parcheggi selvaggi, insomma di tutto di più. l’orario in cui l’aiuola prende vita è intorno alle sette della mattina quando scende patrizia, l’ex donna di facili costumi ora mamma tutta casa e urla e patrick (il suo figliolo) con charlie. charlie è un vero dino-bastar di pura razza vera strada e vero povero: pisciatina sull’angolo del portone. grandi falcate per correre nella sua adorata aiuola. annusatina orientativa, giro su se stesso, pisciatina sull’albero a destra, rigiro su se stesso, di nuovo annusatine e di nuovo pisciatina. poi tra un urlo e l’altro di patrizia di nuovo a casa. e di corsa. perché sta scendendo maria la cicciona con due maschioni a carico: uilli e ioghi. maria ha la particolarità di strillare come pochi. uilli e ioghi che la sera prima avevano marcato il loro territorio, arrivano e trovano odori che non sono i loro (è passato già charlie , il cane della ex, vabbè s’è capito!). uilli e ioghi annusano qua e là. si rigirano un po’ e rimarcano (con più decisione) quello che la sera prima era il loro territorio. urla di maria. anche loro, stamani, hanno prodotto e possono tornare a casa loro, due palazzi più avanti. e comunque, avanti il prossimo. anzi i prossimi. scende dal portone di fronte rosalba con tre toy (loy, layla e celine) a carico e un pittbull (iuma) sciolto. i quattro fanno la loro entrata nell’aiuola in maniera trionfante, nel senso che i tre toys, oltre che essere più cattivi del pittbull, sono odiosi come non mai, ti ringhiano quando ti vedono e in più accennano anche degli attacchi alle caviglie in massa, arrivando uno da sinistra, uno da destra e uno al centro. c’è da avere paura di un toy, ditelo a sirchia! rosalba di solito si mette a chiacchierare. con chi? con mauro, ex-ladrone ora camionista, che porta giù dal portone vicino i suoi due toy (shila e bruk) e un dalmata (dux o rex, non ricordo). mauro e rosalba continuano la loro chiacchierata del più e del meno, dell’ignoranzità che c’è in giro e dei giovani che non sono più quelli di una volta (il tutto sotto la finestra dove dormo ed a orari per me indecenti il sabato) e intanto i cinque toy e il dalmata e il pittbull scorazzano e abbaiano e marcano il territorio ognuno dopo l’altro finchè non hanno marcato cosi' tanto che gli alberi e le piante e pure il terreno dell’aiuola son più “piscio” che foglie. mica è finita. si son fatte le dieci (anzi le ghieci, da queste parti) ed è l’ora di franca (la mia vicina pigra) con pisi e aruen (dice che auren è il nome di qualcuno ne Il signore degli anelli. boh). pisi è l’isterica della zona. esce dal portone e abbaia, tanto per marcare non il territorio ma le orecchie del condominio. gran schiamazzo. rosalba se ne torna a casa. meno male. mauro non va d’accordo con franca. i cani si. ma non importa. mauro va via. rimane franca con pisi, aruen e arriva la figlia di mauro di cui non ricordo il nome ma quello che ricordo è che ha un occhio che manda a quel paese l’altro. la strabica porta con se due cani, uno sciolto (rigge) e l’altra legata, una doberman di nome Britni. Il maschio scorrazza qua e là nell’aiuola seminando urina, abbai e altro che non scrivo. La strabica si siede sulla panchina e aspetta che scenda la sua amica vicina di casa. Ed eccola là. Arriva anche Letizia con la figlia Maira e i due cani, un volpino di nome Pippo e una pittbull di nome Madonna. Giocano e pisciano tutti. E tutti qua sotto. S’è fatta l’una passata e sta per scendere di nuovo il primo che ha marcato il territorio, cioè charlie. Ascensore. Abbaio forte e potente. urla di bimbo. E’ patrizia la ex che scende con il pupo appresso e charlie al guinzaglio. Il portone si apre. Pisciatina sull’angolo del portone. Entra charlie nell’aiuola. Pisciatina sull’albero. Annusatine qua e là. giro su se stesso. E ricomincia tutto da capo. Sono i corsi e ricorsi della vita di un’aiuola che tutto pensava nella vita tranne quello che è costretta a fare e a subire. E pensare che nell’altra vita non aveva fatto neanche tutto ‘sto gran male!!!

Il mio valore non è nelle cose che so, ma in quelle che ho voglia d'imparare Zu

Tuesday, November 18, 2003

Onore agli eroi del quotidiano
morti nella lontana Nassiriya
soltanto per portare la pace.
La mia solidarietà alle loro famiglie
distrutte da un destino barbaro e infame.
Noi non vi dimenticheremo.
Il vostro ricordo ci onora
onore a voi.
Con affetto e infinita solidarietà
a tutti i Carabinieri.
Un piccolo vero italiano Giuseppe Pippia

Monday, November 17, 2003

Fai ciao ciao con la manina
File immani. Dicono dalle cinque di questa mattina. Gente che sfida la pioggia, il freddo, gli acciacchi di stagione. Tutti in coda per rendere omaggio a loro, loro malgrado, gli eroi di una strage, l’ennesima, che non avremmo mai voluto vedere. Ci sono file lunghissime oggi fuori da Il vittoriano. E dentro ci son le bare. Una, due, tre fino a diciannove. Ragazzi come me, come te, come noi. Morti per dovere, morti per errore. E ci siamo noi, tutti là fuori. Incolonnati in serpentelli dalle lunghe spire, tutti muti, tutti uniti, tutti vicini, tutti stretti. E si' che deve morir qualcuno perché ci si ricordi che siamo un POPOLO. Ma non preoccupatevi, da domani, quando le bare calde lasceranno il posto ai freddi ricordi, si tornerà tutti come prima, vicini ma disuniti, stretti ma slegati a litigare per il posto sotto casa o per la cacca di cane lasciata in bella mostra vicino al portone. A blaterare e a cincischiare per un rigore che non hanno concesso o per una legge che ha concesso troppo. Ad arrabbiarci per il traffico o per la fila alla cassa di un grande supermercato con starnazzi da cortile e invidie da competizione gratuita. Ma oggi siamo tutti là. Oggi è un altro giorno. Oggi siamo uniti nel dolore. Vicini nel cordoglio. Con le facce meste a dovere e i palto' ben allacciati. Con il tricolore che sa di naftalina e la solidarietà che sa di muffa. Eccoci là, noi italiani, siamo tutti là in fila. Dicono in sessantamila. Ma domani anche più. Guarda, ci siamo tutti. E ci sei anche tu. Ti vedo, sai. “Ehi, dico a te”. Si', proprio te che mi stai guardando. Fai ciao ciao con la manina. Siamo in diretta!

Saturday, November 15, 2003

L'i-sola dei famosi. The winner is...beh, lasciamo perdere!
E cosi' il grande baraccone leva le tende. Come quando da piccoli arrivavano nel nostro quartiere quelli delle giostre e noi, piccolini piccolini, vedevano queste grandi strutture con occhi sgranati e sorpresi. c’erano le macchinette a scontro, dove potevi sfogarti con chi ti stava antipatico. i calci in culo per vincere un giro in più. c’era il tirapugni per chi aveva più forza e il banchetto per vincere i pesciolini rossi che morivano rigorosamente poco dopo e non ho mai capito il perché. c’erano le bancarelle dello zucchero filato e le mele ricoperte di glassa. le noccioline e le liquirizie. le giostre, le mitiche giostre, se ne stavano nel tuo quartiere una quindicina di giorni, un mese al massimo. e poi via. si ritornava tutti alle giornate grigie e solitarie con l’amichetto del cuore chiusi dentro casa a pane e marmellata e candy candy. Ieri è finita l’avventura dell’isola dei famosi, questo grande show mediatico che ha trovato il suo boom nel farci vedere da vicino le “sofferenze” dei vip. Vedere questo programma è stato per me come tornare alle mitiche giostre. Ci siamo divertiti con la Ventura. Ci siamo commossi, arrabbiati, abbiamo parteggiato tutti un po’ per uno e un po’ per l’altro. E diciamolo, una volta tanto, questo grande baraccone ha fatto parlare di sé. Con il pappalardo mangiatore di fuoco, il silvestri nanetto, il gigante buono walter nudo, l’astuta principessina giada, la guerriera carmen russo, il cavaliere testi, la dama di compagnia torretta, e con tutti gli altri ai quali sinceramente non mi spreco neanche di trovare una collocazione. Finito il programma siamo ora ai bilanci: c'è stato il divertimento ma ci saranno dei vincitori e dei vinti. Non so in che misura. Possibile che alcuni di loro svaniranno nel nulla come dal nulla sono arrivati. Non so se il programma avrà delle ripercussioni con la Codacons: pare infatti che quelli della codacons abbiano denunciato gli autori di falso perché in realtà sarebbe stata tutta una finzione per intascare i soldi delle telefonate. Sinceramente non capisco ancora chi si stupisce che tutto non sia fiction, visto che già la politica internazionale e quella nazionale altro non sono che dei grandi show-finzione. Questo si vocifera, ma non si puo' dire. Insomma chi saranno i vincitori e i vinti? Ognuno avrà la sua versione. Io la mia. Non mi interessa sapere se cio' che ho veduto sia stato un falso. M’è bastato vedere cio' che ho visto: la sofferenza negli occhi di alcuni. le punture degli insetti. i chili andati via, meglio delle migliori messeguè. m’è bastato credere in cio' che ho visto e sinceramente altro non mi chiedo. perché per me il vincitore di tutto questo show non è walter nudo. Il vincitore di tutto questo fenomeno da baraccone è stato il cattivo insegnamento. è quello che oggi mi rimane dentro. ed è quello che oggi mi fa riflettere più di tutto. è quello che è più vero di mille discorsi e mille messe in scena buttati là per far salire o per far scendere l’audience.
chi ha vinto? ha vinto l’ignoranza, il cattivo esempio, le parolacce non bippate, ha vinto la contessa madre che nessuno ha pensato bene di stoppare nelle sue folli esternazioni, ha vinto l’italietta dei benpensanti, ha vinto il ridere e il deridere la decisione di walter nudo di essere coerente (“o tutti e quattro sullo yacth o nessuno”) . Embè, siamo in italia che ci aspettavamo: uno deve pensare a se stesso e non lottare per il gruppo. E’ questo che ci state insegnando opinionisti dei miei stivali? Ha vinto la cattiveria di sparare una “stronza” in faccia ad una persona che non ti ha fatto niente e che ti ha posto solo una critica (e questa la chiamiamo libertà?). Ha vinto l’italia del vaffa in prime time. Hanno vinto gli stereotipi. Hanno vinto i raccomandati. Gli infiltrati. Vince per tutti il vincitore morale pappalardo voltagabbana nei confronti di testi; che siano state giuste o sbagliate le motivazioni di testi, rimane comunque il fatto che era stato fatto un patto. e pappalardo non lo ha rispettato. e oggi, in questa italietta da quattro soldi si deride anche fabio testi. Cosa debbo pensare che in italia si sta insegnando che non bisogna più avere una PAROLA? ha vinto quindi il cattivo insegnamento. il cattivo gusto. la poca coerenza. e di altro non mi importa. non mi importa di sapere se, a fari spenti, i famosi se ne andavano nel migliore hotel dell’isola a rimpinzarsi. non m’importa di sapere altro. non mi importa di sapere se la cicatrice della contessina è vera o solo una toppa scenica. non mi importa di sapere se di nascosto venivano somministrate loro flebo proteiche o flebo di panini con la mortadella. non mi importa se la magnolia guadagnerà sulle telefonate perché non faccio i conti della serva. mettetevelo in testa: siamo in televisione ed è tutto BUSINESS!
Mi inchino solo ai valori che sono morti, su cui quest’italia sta mettendo una bella pietra tombale grossa cosi'. Il resto non conta. The show must go on.

Wednesday, November 12, 2003

Bar. Ore 13.30

Nino: anvedi er telegiornale, 'sta a parla' de' l'iracche..
Clara: a Ni', quanti so' i morti?
Nino: quattordici!
Clara: 'sti bastardi. e noi je dovemo da leva' pure i crocifissi!
Vicissitudini telefoniche
Compongo il numero che mi serve. Squilla.
Risponde, gentile, il disco: Siete il linea con il servizio da voi richiesto.
Pausa. Musica di Celine Dion
Disco: Componete il vostro numero telefonico seguito da asterisco
Io Eseguo diligentemente
Disco: Componete il numero del contratto seguito da asterisco
Eseguo
Disco: Componete ora l'anno di nascita. Per esempio Mario Rossi 06 03 64
Scrivo sulla tastiera 05 02 69
Disco: Siete nati il 5 febbraio 1969
Penso: Ma che è scemo questo?
Disco: Componete ora il numero del servizio da voi richiesto: Uno se volete parlare con un operatore o se volete invitarlo a cena. Due non tradirli mai han fede in te. Tre non li deludere ti mancheran. Quattro amici al bar. Seguito da asterisco.
Penso spazientita: è una tortura e intanto spingo l'Uno e, me tapina, dimentico l'asterisco
Disco intanto pensa: Ma che è scema questa?
Lunga pausa. Tutti e due stiamo pensando che l'altro è un deficiente.
Disco interrompe i miei pensieri: Cretina, ti sei dimenticata l'asterisco.
Digito vergognandomi e rimango in silenzio.
Musica. Ancora Celine Dion. Che barba!
Disco: Poichè hai dimenticato l'asterisco, l'operatore è momentaneamente occupato. Tiè!
Mi esce il fumo da tutti i buchi a disposizione, pure da quello chiuso del piercing al naso.
Rimango in silenzio
Disco, più addolcito: Ci scusiamo per l'attesa. Appena possibile la mettermo in contatto con i nostri operatori.
Attendo non so quanto ma tanto
Disco: La preghiamo di attendere per non perdere la priorità acquisita.
Penso ed esclamo: Imbecille sto attendendo!
Disco: Imbecille sarai tu
Io: Pezzo di ####
Disco: Ehi, amico, dici a me?
Io: Perchè ce n'è altri in giro?
Disco: Mavva####
Sto per lanciare un'imprecazione all'ennesima potenza nucleare, quando risponde l'operatore.
E io, viscida: Buonaseeera!
"SONO ventinove anni che Vittorio De Sica è scomparso. Lo diciamo in quanto consideriamo l’Italia un paese più portato a dimenticare che a ricordare. Lo diciamo perché siamo convinti che il regista di “Ladri di biciclette” o de “L’oro di Napoli” debba essere ricordato nelle televisioni, nelle scuole e ovunque ci siano persone che dalle sue opere abbiano tratto a dir poco motivo di una riflessione. Non sarebbe il caso di intitolare un cinema o un teatro con il suo nome? Questa è una vecchia polemica che da tempo porto avanti senza grande successo e che non riguarda soltanto Vittorio De Sica, ma anche Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Anna Magnani, Roberto Rossellini e avanti ad elencare" Maurizio Costanzo

Tuesday, November 11, 2003

un deficiente m'è venuto addosso con la macchina. sono scesa dallo scooter che per poco non lo mangiavo. anzi per la verità l'ho mangiato. nessun sapore. s'è scusato, il deficiente. il mio scooter non s'è fatto niente. qualche graffio aggiunto agli altri. lui il vetrino della freccia di una station wagon megagalattica con navigatore satellitare e sedili a espulsione rapida e ruote in lega vera padania e spia antifurto, cane antidroga e liquido antigelo. insomma una macchina vera. gli ho detto: che "volemo" fa, bello? spaurito e impaurito, il deficiente, non risponde. una sola cosa ha fatto: ha chiamato papà. Papaaa', vieni qui vicino all'universita' che ho temponato un motorino. il deficiente ancora non sa la differenza tra uno scooter di vera-grossa cilindrata e un motorino. vabbè, sarà per il prossimo botto! aspettiamo il papa'. in realtà i graffietti erano proprio minimi ma tale era la voglia di farlo "sentire" deficiente che non mi son mossa di la'. arriva il babbo. macchina dell'azienda. non posso dire che azienda, pero' quando vi staccano che so, una a caso, la luce e non c'è mai un operaio in giro che venga subito in vostro soccorso, pensiate che quell'operaio è dovuto andare dal figlio deficiente che ha tamponato un motorino nelle vicinanze dell'universita'!
arrivo del papa': aria da super-figo so' tutto io. capello brizzolato andante ma senza brio. camicia aperta su petto ex-villoso (il papa' del deficiente si rade il petto). aria da dirigente faccio tutto io, nte preoccupa', figlio mio. dà una pacca sulla spalla al figlio. lo guarda con aria estasiata, quasi che, anzichè un tamponamento, abbia citato a memoria tutto l'ulisse di joyce. conferma che sono graffietti e si rende disponibile (non so in che maniera). ci salutiamo. non lo guardo neanche in faccia, il deficiente. non merita. ma non per via della botta. puo' succedere, santo cielo. puo' capitare a tutti. sai quante botte ho dato io, ma almeno avevo la faccia di scappare! non merita niente, perchè son rimasta scandalizzata. perchè son cose che non voglio vedere. perchè se un figlio sbaglia non merita un premio nè una pacca sulla spalla o poi non ci lamentiamo che ci accoltellano. perchè se io sono in grado di portare un'automobile devo essere anche in grado di saper badare a tutto quello che ne consegue, incidenti compresi. perchè non si da' più valore a niente. perchè, perchè e perchè. perchè continuiamo a dire tutti che son discorsi banali quelli che ai miei tempi, che i genitori di una volta e che questo e che quello. ma intanto provate a riprendere un ragazzino per strada che vi ha dato una botta o chiedetegli di abbassare la voce se sta strillando o di non urtarvi con i piedini contro la vostra poltroncina super-pagata del cinema, provate, cavolo. vi si scaglia contro l'intera famiglia al completo, nonna in carrozzella compresa. e allora voglio cadere nella banalita' e dire: incontro a cosa stiamo andando o più semplicemente incontro a che mostri. e mi ritrovo a vedere vecchi film in bianco e nero per non guardare questa realtà che non mi piace neanche un po'. e mi capita di pensare che quando certe generazioni non ci saranno più, saremo in mano a chi? a tutto questo che non voglio più vedere. vorrei che le cose girassero come giravano un tempo: che i genitori facessero i genitori e non gli amici con la pacca sulla spalla, che le mamme facessero le mamme e non le mamme in carriera, che un "bravo" valesse più di cento euro, che le maestre mettessero timore e rispetto, che certi politici rubassero e certi altri ci difendessero veramente, che la tele fosse una sola e che alle dieci si andasse a letto, che i nonni non venissero chiusi negli ospizi per far posto al cane, al gatto e al furetto, che l'adrenalina di un lavoro o di un voto a scuola fosse mille volte più potente delle droghe in circolazione. e saro' banale: ma meglio banali che squali. e saro' patetica e arcaica e conformista e mille altre cose, ma credo che ci sia un valore distinto per ogni cosa: per un'amicizia, per un lavoro, per un amore, per il denaro, per la vita; e credo che tutte queste cose non debbano essere livellate nè debbano finire nel dimenticatoio per evitare di fare questi discorsi cosiddetti banali. io una vita cosi' non la voglio. non la voglio più. e sapete il colmo della sfiga? neanche posso cambiare canale!

Monday, November 10, 2003

Oggi non so se saro' proiettata sul pessimismo storico o su quello cosmico. Intanto saro' breve.

LISA
Oh Mamy, Mamy
Dove sei Mamy
Oh Mamy, Mamy, Mamy blue
Oh Mamy blue

Finestre chiuse sulla via
ha spento gli occhi casa mia
E da che parte andro non so
Più
A sedici anni ero già
Ferita dalla realtà
E mi sentivo sempre più
Giù

Oh Mamy
Oh Mamy, Mamy
Dove sei Mamy
Oh Mamy, Mamy, Mamy blue
oh Mamy, Mamy blue, oh Mamy blue

Trovavo sempre in braccio a te
Risposta a tutti i miei perché
Ma adesso non risponderai
Più
Incontro al mio destino andro
La direzione non la so
Il primo treno e saliro
Su

Oh Mamy
Oh Mamy, Mamy blue, oh Mamy blue
Oh Mamy, Mamy
Oh Mamy, oh Mamy, Mamy blue
Oh Mamy blue
Dove sei Mamy
Oh Mamy, oh Mamy, Mamy blue, oh Mamy blue
Oh Mamy, Mamy, Mamy blue
Oh Mamy, Mamy blue
Oh Mamy blue

Un giorno tu m'hai detto sai
Col primo amore te ne andrai
E invece sei fuggita tu
Tu
Finestre chiase sulla via
Ha spento gli occhi casa mia
Neanche io ci tornero
Più

Oh Mamy
Oh Mamy, Mamy blue, oh Mamy blue
Oh Mamy
Oh Mamy, Mamy blue, oh Mamy blue
Oh Mamy, oh Mamy, Mamy blue
Oh Mamy blue
Oh Mamy, Mamy
Oh Mamy, oh Mamy blue, ohmamy blue
Dove sei mamy

Thursday, November 06, 2003

Guarda che luna!
Nino: Aho', sabato c'è a luna rossa!
Clara: e 'ndo la fanno?
Nino: no la barca! quella ner cielo!!!
Clara: ah! beh, è l'unica cosa che je rimasta de' "rosso" in itaja!!!
Serate casalinghe
Ieri sera. Canale 5. Film in prima tv: Bounce. Titoli di testa. Prime inquadrature. La stanchezza si fa sentire. Cerco di tenere gli occhi aperti. Il film è troppo lento. Troppo melenso. Troppo. Certo lui e lei non son da buttar via. Mi rinfranco almeno guardandoli senza seguire la storia. Ben Affleck, faccia da carciofo, pero' carino. La Paltrow carina, molto. Il sonno prende il sopravvento nonostante tutto. M'addormento con l'immagine della Paltrow impressa. In lontananza, molto lontananza, sento le voci del film e poi la pubblicità e poi altre voci e poi la musica e poi altra pubblicità e infine il buio. Mi risveglio non so quanto dopo. Apro gli occhi e dalla visione celestiale e angelica di Gwinet mi trovo davanti Livia Turco. Urlo! Per un attimo non capisco: che ci fa Livia Turco nel fim di Affleck e della Paltrow? Aiuto. Spengo la tv. Non cerco neanche di capire. Livia Turco no! Stanotte gli incubi. E manco avevo mangiato pesante!
OI DIALOGOI

Ma Pappalardo non si rattrista e da pater familias si tramuta in erudito magister impartendo lezioni di italiano, meteorologia e filosofia. Dopo aver radunato gli allievi sotto la tenda inizia la divulgazione del suo personalissimo sapere: "Oggi sono costernato…"

Nudo: "Anche se avevo quattro in italiano, so più o meno cosa significa costernato…ma più precisamente?"

Pappalardo attribuisce una misteriosa etimologia: "Mah..praticamente è quando sei dispiaciuto, triste… viene dalla parola costerno"

Walter: "Allora è una parola composta, da costole e sterno!"

Pappalardo: "Viene dal greco sternos-costole. In italiano come in inglese ci sono molti antichi barbarismi, vengono dal greco… come cleptomania che è la mania del rubo!"

Giada perplessa: "(…) La mania del rubo!?!"

Pappalardo: "Ma si' io rubo, tu rubi, egli ruba, mania del rubo!"

nda: ogni commento è puramente superfluo!

Tuesday, November 04, 2003

La nave degli "appestati". Pare la che Spagna abbia chiuso le frontiere. Dalla nave possono scendere solo coloro che stanno bene. Altro che nave, è un lazzaretto galleggiante.
Mi chiedo: ma contro l'epidemia di "cerebrolesi" che c'è in giro, non c'è nessun rimedio?

Friday, October 31, 2003

M'è arrivata una busta bianca chiusa con su scritto "C'è un fido per te". Calcolando che non ho chiesto nessun prestito nè in banca nè a clara, chissà che mi dovro' aspettare:
- Rossella Brescia con la bici e tutto
- un cane nuovo di "zecca" (in tal caso ci ho già il frontline!)
- la tessera gratutita dell'associazione FIDO (Federazione Italiana Dementi Organizzati)
- la partecipazione al matrimonio di Fido con Dido




Wednesday, October 29, 2003

Detto tra noi a me che levano il crocifisso dalle scuole non mi frega niente. Anzi se insieme al crocifisso si potesse togliere anche qualche maestro superato, qualche libro obsoleto, qualche bidello ignorante, qualche banco scrostato, qualche merendina scaduta, qualche zainetto troppo costoso, qualche quaderno troppo firmato, credo che respirerei gia' meglio. Se poi ci vogliamo sforzare un po’ di più e potesse sparire dalla mia vista anche qualche ministro dal suo ministero, qualche calciatore dalla sua squadra, qualche regista dalla televisione, qualche velina dal marciapiede, qualche opionion leader dalle sue opinioni e qualche scrittore dalle sue parole, qualche blogger da internet e qualche cantante dalla musica, qualche ignorante dai giornali e qualche genio rinchiuso nella lampada, credo che mi sentirei ancora meglio. E come sforzo finale se insieme al crocifisso, alle maestre, ai bidelli, ai calciatori e ai ministri, alle veline e ai registi, agli scrittori e ai creativi, ai geni incompresi e agli scemi compresi, mi voleste far il grande piacere ma soprattutto il grande onore di levarvi tutti dalle palle, credo che potrei recitare anche tre Ora pro nobis e due Ave mariae!
A quel punto il crocifisso puo' rimanere pure dove sta!
Se fossi un cristo qualsiasi scenderei dalla croce e glielo farei vedere io a quel padre musulmano!

Tuesday, October 28, 2003

Prendo spunto da un post di Pietro e da una discussione avvenuta non ho capito in che modo tra lui e altri due che non so chi siano. boh. si parlava, e te pareva, di blog. I due sostengono che i blog, per essere chiamati tali, debbono rispettare certe caratteristiche: “non mi interessa sapere cose che so già, non mi interessa leggerlo in un italiano mediocre, non mi interessa la tua sensibilità comune, non me ne faccio niente. Non voglio i "blogs del cazzo" (sono stati definiti cosi'). Nell'immenso amplesso costituito dal web i blogs sono puro onanismo. Voglio altro. Voglio idee, voglio informazioni, voglio imparare. Voglio condividere possibilità non stronzate!” sostiene uno dei due rispondendo a Pietro.
Non voglio entrare nel merito della questione. non ho gli strumenti. non ho seguito bene la tutta la storia. e non mi permetto di parlare di una cosa che mi è sconosciuta. mi ricordo solo che un annetto fa circa è scoppiata la questione della Fuffa. altro nin zo’!
posso parlare di quello che mi dà fastidio. si di quello posso parlare. è il voler “catalogare”. Cataloghiamo tutto, forse perché trovandoci dentro una bella scatola colorata e con su scritto “weblog” ci sentiamo più sicuri. forse perché l’animo umano ha la tendenza più all’aggregazione per sentirsi parte di un gruppo ben definito che non ad essere un “battitore libero”. insomma ci piace mettere delle etichette ben precise alle cose e alle persone. e a tal proposito mi capita di leggere che The Observer ha catalogato i 100 libri della storia della letteratura. nick horby ha stilato una lista delle 31 canzoni più belle. i blog più importanti si riuniscono in gruppi e gruppetti. Inscatoliamoci tutti! Per sentirci più sicuri. Per sentirci meno soli. Per dire io “faccio parte” di quel gruppo piuttosto che di quell’altro, come un tempo succedeva di fumare la prima sigaretta per non sentirsi esclusi dai nostri “compagnucci” di giochi.
Quello che semplicemente penso? che non c’è una regola per definire niente. Che non c’è il più bel romanzo della storia, come non c’è la più bella canzone della storia, che non c’è una definizione di WEBLOG. ci siamo solo noi e non mi pare poco! che siamo persone. che raccontiamo storie e diamo notizie: belle brutte anonime o sublimi in un italiano bello brutto anonimo o sublime. e siamo semplicemente individui e non “etichette” né “definizioni”. le definizioni, per favore, lasciamole ai vocabolari molto più "freddi" di noi!

Monday, October 27, 2003

è sempre bello avere delle certezze nella vita: il lunedi mattina, per esempio, quando chiama Ir Patre per dirti che il sabato e la domenica sei sparita come al solito! :P

Friday, October 24, 2003

...dietro i suoi passi stanchi
arranca un cane
a passettini incerti.
dietro i suoi occhi neri
incalza la vita
a passi e falcate veloci.
sulle sue mani rugose
c'è scritta una storia dentro ogni linea.
dentro il suo vecchio cuore
c'è l'amore che in ogni stagione non ha età...


pensiero. ma se mi dovesse chiamare per una chiacchierata occhi negli occhi e sorriso nel sorriso, IO che je racconto?

Tuesday, October 21, 2003

perdessi i chili come perdo i capelli, sarei claudia sciffer!

Sunday, October 19, 2003

"La gente non se ne rende ancora conto. Sappiamo solo che ci sentiamo deboli, ma quando possiamo controllare gli altri stiamo meglio. Non riusciamo però a capire il prezzo che pagano coloro che ci circondano per questa nostra sensazione di benessere: in pratica noi rubiamo la loro energia. La maggior parte delle persone trascorre la propria esistenza alla ricerca dell'energia altrui."
da La Profezia di Celestino

Saturday, October 18, 2003

Una cosa che odio è alzarmi presto il sabato.
Una cosa che odio è alzarmi presto il sabato che fuori fa freddo e piove.
Una cosa che odio è alzarmi presto il sabato che fuori fa freddo e piove e, per giunta, devo pure lavorare.
Insomma 3 cose in una come gli ovetti kinder!

Friday, October 17, 2003

Uccellino: "Ehi Alex, anche tu bevi l'acqua uliveto?"
Del Piero: "Si, noi della Nazionale beviamo acqua Uliveto tutti i giorni, anche in famiglia!"

si, tra 'na Peroni e l'altra!

n.d.a: Campagna affissioni (6X3) della Peroni 2003: l'immagine di un giocatore dell'Italia con lo slogan "Peroni, una passione nazionale"

"cià" ragione allora Gavino Sanna, che s'è ritirato (a vita privata) in sardegna: la pubblicità è morta; se non fosse per qualche spottino della nike e qualche altro genietto incompreso, avremmo solo che da vederci spot di finto-umorismo, testimonial super-pagati che non c'entrano niente col prodotto (vedi appunto la Nazionale e la Peroni o lo stesso Valentino Rossi sempre con la stessa), poca creatività e troppi effetti speciali. e pensare che io odiavo la Barilla e il suo "dove c'è Barilla c'è casa"!

Thursday, October 16, 2003

RIAPRE IL PALLADIUM!
e cosi' Roma3 s'è "acchiappata" pure il teatro Palladium, qui alla garbatella. non bastava tutta via ostiense intasata dalla mattina alla sera per le sfilate dei giovani a gogo. non bastava viale marconi congestionata da ciclomotori, smartine rigorosamente alla moda e pascolate di ragazzi imberbi. no! me li dovevano portare pure qua, vicino a me! perchè roma è loro. della classe universitaria al completo: giovani griffati dalla punta dei piedi fino alla punta dei capelli (usano gel potenti per tenere i capelli appiccicati al cervello!). c'è chi si vede le sfilate in tv: io me le vedo ogni giorno davanti agli occhi: ragazzi arroganti che non ti chiedono "per favore" o non ti dicono "grazie per l'informazione" ma si arrogano il diritto di guardarti dall'alto in basso perchè LORO PUO' (come direbbe mariemarion!). io li odio, questi qui. li vedi pascolare a tutte le ore con i loro ginsucci calati rigorosamente di sinistra (i diesel, of course); le loro smart di ogni colore (almeno venissero a decorarle!- tie'); i loro occhiali da sole con lenti a forma di stilista; le loro scarpe modello Giuditta; pascolano per le vie con la loro aria sofferente (ma andate a lavorare!), con i loro portafogli stragonfi e i loro telefonini che trillano messaggini "dove 6" ":)" ":o""xo''". e cosi' Roma3 s'è acchiappata pure il Palladium per la modica somma di 3 milioni e mezzo di euro e con tanto di cerimonia che ieri hanno bloccato tutta la garbatella per via di Ciampi. e io stamattina, incavolata più che mai, mi chiedo: ma se 'sti ragazzi stanno tutti chiusi nelle università, a lavorare chi ci va?

Wednesday, October 15, 2003

riflessioni. prega iddio di non avere un appuntamento dall’altra parte di roma alle dieci di matina! tu credi che te ne andrai “lillo lallo” con il tuo scooterino pianino e adagino magari gustandoti una bella mattinata tipica dell’ottobrata romana, con un bel venticello né caldo né freddo, con quei colori autunnali che solo roma conosce e quei monumenti che quando il cielo non è sfarzatamente azzurro s’accendono ancora di più. tu credi questo? “te piacerebbe”! testaccio, il varco che immette sul lungotevere, è come il confine col far west; dopo di quello: uomini mascherati, banditi, pistoleri, guidatori di formula uno che manco sciumacher, piloti di motorette che manco il dottor rossi.
c’era un “burino” al semaforo che era tutto un programma:
. orologino rolex d’acciaio inox due fuochi, rigorosamente falso
. t-max comprato a rate da qui all’eternità
. scarpettine paciotti vero marocco che pero' fanno fico
. guantini simil nuvolari dei poveri
. doppio petto grigio avion modello “commenda”
. sopragiacchino senza maniche finto burberry, cioè vero povero arricchito
il burino m’ha guardato con la puzza sotto il naso (forse non s’era lavato, ho pensato). è scattato il verde. è partito a razzo travolgendo due passanti e lasciando una scia che a guardarla bene il colore s’avviciniva al marro'. oggi deve sentirsi realizzato ad essere partito per primo al semaforo!
la vita è dura sul lungotevere. le macchine ti calpestano e se non lo fanno le macchine lo fanno gli scooter di ogni genere. te li ritrovi ovunque: io uno me lo sono ritrovato anche in tasca! le strade sono bloccate dalle macchine; i marciapiedi sono congestionati dai motorini; i pedoni camminano sui muri come spiderman: a un semaforo rosso guardavo ammirata un 6X3 pubblicitario e invece ho scoperto essere una famiglia di giapponesi che era là per evitare il traffico. ti sorpassano a destra, a sinistra, al centro. uno è entrato con lo scooter in una buco ed è riuscito, un tombino dopo, a cavallo di una “pantegana”! corrono, corrono tutti che fanno impressione: tutti schizzati (ma che la mattina gli danno la carica?), tutti arrabbiati, tutti ammusati, tutti coi capelli dritti (altro che gel!). porco giuda che mondo là fuori. me ne son ritornata alla garbatella contenta e soddisfatta che qua il massimo della vita è quando girano una puntata di “distretto di polizia”!!!

Tuesday, October 14, 2003

CAGLIARI, 14 OTT - Hanno rubato nel parcheggio del porto un Tir con rimorchio contenente 32 pedane di prodotti Ferrero, soprattutto Nutella. Arrestati tre ladri.I tre uomini sono stati sorpresi a svuotare il mezzo dagli agenti della Polizia di Stato in una localita' alla periferia di Cagliari. Nella cantina dell'abitazione di uno dei tre gli agenti hanno trovato, gia' conservati, numerosi colli di Nutella e scatoloni di cioccolatini. L' operazione e' scattata dopo una segnalazione al 113.

Io e mariemarion ciabbiamo un alibi di ferro!!!

Friday, October 10, 2003

Tempo scaduto. sai quei momenti in cui ti dici che faccio, che non faccio, che faccio, che non faccio, cioè quei momenti interminabili del cervello in cui ripercorri tutte le cose dette e le cose scritte e tutte queste cose fanno a lotta con quello che senti e con quello che vorresti fare e in questo trambusto il tuo cervello continua a dire che faccio che non faccio che faccio che non faccio. momenti in cui vorresti correre e abbracciare quelle persone che stanno a un passo da te, ma ti stoppi perché bloccata da un “è meglio di no, oggi; un’altra volta con piacere” ma tu sei là e quelle persone sono a meno di dieci passi da te e tu continui a ripeterti mille o forse più (non le ho contate) che faccio e che non faccio, vado, resto, che faccio, cavolo, pupa, prendi uno straccio di decisione e che sia una decisione e intanto lui continua a dirti che faccio, che non faccio. poi pensi che potrebbe essere una forzatura, ma in amore non esistono le forzature, ti dici tra te e te. e poi ti dici: e se s’arrabbia? ma nel frattempo pero' ti dici vabbè, tanto è già arrabbiata con me: una più una meno! e intanto quel che faccio, che non faccio ti blocca le gambe. dare retta al cuore che corre all’impazzata o restare bloccata e rispettare. rispettare? che faccio che non faccio. cento, mille, diecimila domande in pochi nani (ma proprio nani!) secondi. che faccio che non faccio. mi son seduta. ed eravate là. dieci passi di numero (a passi grandi pero'!). che faccio, che non faccio? sto. rimango. corro. bum bum. cuore che pompa. che faccio. sono corsa nella piazzetta. come nei film. solo nei film belli. sono corsa chè non ho resistito. dieci passi volati come niente. ho cercato. ho scrutato. niente. non c’era più nessuno. da diego nessuno. da clara nessuno. troppo tardi, pupa. mai pensare troppo! questa è la lezione.

Tuesday, October 07, 2003

dall'oroscopo di Metro, 7 ottobre 2003
Acquario: oggi spendete e spandete per premiarvi e farvi belli. non c'è un pianeta che vi disturbi, anzi! con il vostro ottimismo state raccogliendo molte soddisfazioni in più campi, anche perchè venere continua a rendervi attraenti e simpatici.

dall'oroscopo di Leggo, 7 ottobre 2003
Acquario: oggi marte e urano ti sono negativi quindi evita di prendere iniziative se non vuoi pagare uno scotto. in amore è meglio che tu dica quello che pensi per evitare di essere messo in una condizione a te poco favorevole.

che devo fa? intanto il VHS di Chicago l'aggio accattato!

Sunday, October 05, 2003

In ordine. in ordine sparso: devo. devo darmi una smossa. devo produrre di più. pensare di più. devo farmi una lista con tutto quello che va fatto. finire di scrivere. iniziare a vivere. forse il problema è che poi alla fine si lavora, si lavora ma non si vive più. forse è solo questione di sinapsi o forse c’è chi vive e chi sopravvive. devo tagliarmi i capelli. non tutti. dicono che i capelli lunghi siano più femminili. sgarbi non mi sembra. o forse si. c’è vento. devo chiudere le finestre. o vola tutto. le tende si muovono. chiudo gli occhi e ne sento il rumore. devo fare di più. alzarmi e camminare come lazzaro. riprendere uno sport. c’è la bici qua sotto. voglio prenderla. farmi un giro per tor vergata dove hanno fatto le troiane. cavolo, irene papas. profilo greco. mia nonna. devo muovermi. alzarmi. camminare e correre. quasi quanto il cervello. o di più. scappare dal mio cervello. lasciare questo corpo. ho il fiatone. ho finito the hours e pure waztlavick. loro scrivono. io leggo. loro vivono. io vegeto. lavoro. mi muovo ma resto ferma. fai ciao con la manina sei in televisione. tutti in tivvù. fatica. sacrificio. stringere i denti. parole che stanno uscendo dal vocabolario. felicità? cos’è. volare. oh. oh. il treno dei desideri dei miei pensieri all’incontrario va. stop. stop alle mani. stop alla testa. rosso. stai fermo un giro. signora g. ora ti presto un libro. il vecchio che leggeva romanzi d’amore. sono il regista di questa banda sgangherata. chissà se l’hanno presa sul serio. m’arrabbio per un nonnulla. ecco! una di meno. la più cretina poi. devo stare più calma. ponderare. riflettere. raggiungere quella tranquillità che non è sintomo di noia. mi manca. mi manca quel silenzio. quella pace. mal d’africa? non l’avevo mai capito. ho pensato di mollare tutto. andare in qualche missione. io missionaria? mi dipingono manager. ma non lo sono. non credo. non credo nei soldi. servono. per vivere e per farci andar giù ‘sta vita. cambio. cambio telefono. sette in un anno. è il mio premio. premio fedeltà. chi, io? no!sbaglio. in continuazione sbaglio. devo riuscire a evitare di compiere passi falsi. tanti in giro. tutti falsi. ti sorridono col coltello tra i denti. arroganza. questa è una parola che odio. vengono. ordinano. giovani rampanti del cavolo. ti faccio il bonifico. attendo. aspetto. lascio o raddoppio. ma sai che nuova c’è? vi odio. vi odio tutti. o forse no. non sopporto che non abbiate fatto mezza giornata di fame. non sopporto chi non fatica. chi non si sacrifica. ecco un altro sbaglio. sono un cimitero. d’errori erronei. voglio scappare. da me per non ascoltarmi. da te che non m’ascolti più.

Saturday, October 04, 2003

SGRUNT! è risparito il link
:confusoeinfelice:

Thursday, October 02, 2003

ehi, dico a voi: ma per il black-out di cervelli che c'è in giro, state facendo qualcosa? magari dei pannelletti solari da apporre sulla fronte di ognuno con su scritto: "sinapsi alimentate a energia solare". bah, meglio di niente!

Tuesday, September 30, 2003

...e ce lo so bene che c'è la LUNA QUADRATA!!!

ho rianimato il computer fino all'una. sembravo Carter in un episodio di ER!
ho provato tutto:
- staccare lo spinotto nero
- riavviare con CRTL ALT CANC
- riavviare con il bottoncino sotto
- caricare le piastre a 260 e ho detto pure: LIBERA!!!
- lanciare i componenti come Miva
- imprecare di santa ragione
- spegnere tutto e mangiarmi un panino con la groviera

ora, 'nse sa perchè, sembra che vadi. lui, si. io no: ci ho pure l'influenza e il mal di gola!

ora stacco. chiudo. stop. cip. ciop.

Sunday, September 28, 2003

La grande notte in “bianco”
E veltroni dice: “le persone in una fila tutta ordinata”. quello che ho visto io è altro: code, siparietti da vincita dello scudetto, clacson a tutto spiano, file ovunque, traffico congestionato, luoghi strapieni, gente che ti calpestava, ignoranza e ignoranzità, bambini trascinati in giro per la città alle tre di notte, vecchi con le flebo al seguito, code lunghissime (da russia di altri tempi) vicino agli stand che offrivano da mangiare; un milione di persone in giro e neanche in cerca di un posto di lavoro. vedendo quel marasma ho pensato che, il giorno dopo, roma fosse destinata a sparire in un grande pluff. un casino bestiale insomma. una festa? ma de’ che? e io che volevo solo gustarmi castel sant’angelo di notte, ma c’era una fila fuori che la coda arrivava quasi a san pietro, rigorosamente chiuso naturalmente (i preti, si sa, vanno a letto presto!). me ne sono andata da questo frastuono più di corsa che di fretta. da queste persone che erano là tutt’altro che in festa, ma solo a “scrocco”. dalla fila sui barconi del tevere che di solito reputiamo solo la fogna della fogna. ci hanno voluto far credere che tutto era allegria e gioia e spensieratezza. ci hanno voluto far credere che c’era tutto e di più. e probabilmente c’era tutto e di più: ad arrivarci! come capita spesso (-sempre- lo scrivo sottovoce) da noi, le cose le organizzano malissimo: le macchine e i motorini che viaggiavano di pari passo con le persone; ma tanto si sa, il popolo romano è duro a mollare l’adorata vettura. pochi mezzi di trasporto in giro (come di giorno, naturalmente). nessun incremento di cassonetti e cestini per gettare i rifiuti: quei pochi che c’erano erano strapieni e la maggior parte della “monnezza” era gentilmente adagiata per strada. insomma era la festa di roma? a poterla vedè!!! me sono andata a casa. e per fortuna. ho maledetto il momento in cui ho deciso di andare. poi per cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno mi son detta: per criticare bisogna anche toccare con mano. e io ho visto. quel poco che bastava, ma ho visto. anche perché dopo è è stato buio totale. ho pensato al solito temporale e ai soliti disagi che ne conseguono. me ne sono andata a casa e tutto era molto strano. buio ovunque. un buio atipico. nero. fondo. le scale a tempo di record. entro in casa. buio pesto. avevo preso il caffè tardi per tirare fino all’alba e vedere i concerti dell'alba al pincio. e così non avevo granchè sonno. ho acceso la candela e ho cominciato a leggere. tutto silenzio intorno. non c’era la luce del lampione fuori. il lampione solito che mi fa compagnia quasi come una luce di cortesia. non c’era la radiosveglia. non c’era la lucetta stand-by della tivvù. non il rumore a intervalli del frigo. niente. buio e silenzio totale. ho continuato la mia lettura in questo silenzio quasi inquietante. con la candela vicina: come ai tempi dell’ottocento, mi son detta. e la cosa m’ha fatto quasi sorridere e rinfrancare. è arrivato il momento di dormire. ho spento la candela. non con le dita umide. ci ho soffiato sopra: un odore forte e nuovo che non avevo mai abbinato al momento di dormire. per qualche minuto m’hanno fatto compagnia le due stelle luminose che tengo sul soffitto (guardandole la notte mando sempre un pensiero ar parte a alla matre). poi il buio. il buio pesto. ho avuto un momento d’agitazione. ho pensato al mio incubo ricorrente: essere murata viva al buio e non riuscire a trovare la strada per uscire. ho pensato a quello. m’è venuto da accendere l’abat-jour. niente. il lampione fuori: niente. la radiosveglia: niente. buio, buio e niente più. per disperazione mi sono addormentata, cullata dal rumore della pioggia. ho aperto gli occhi e il primo pensiero è stato guardare la radiosveglia. niente. tutto spento. accendo il telefonino: morto pure lui. devo ancora capire il perché. con quel poco di batteria accendo il portatile e mi collego ad internet: s’è rotto non so che in francia e noi siamo senza elettricità. i francesi ci danno la colpa. dicono che non siamo stati pronti all’emergenza. e io ci credo. spengo il portatile per lasciarmi un alito di batteria: sembra la gara di sopravvivenza di qualche isola sperduta nell’oceano. qui tutto tace. solo il vento e ogni tanto la pioggia. ogni tanto butto gli occhi al video per guardare l’ora. niente. penso al frigo. alla spesa fatta che si scongela. al fatto che non ci dicono quando riavremo la luce. che strana giornata. quando torna la corrente, accendo la tivvù per sapere. per sapere di più. m’accorgo che senza elettricità si fermano un sacco di cose a cui non avevo mai pensato: i trasporti, i bancomat per prelevare, le pompe di benzina, le autoclavi per tirare su l’acqua nelle case che non ce l’hanno diretta, le macchine a gas elettriche dentro casa che se non hai l’accendino non ti fai neanche un caffè e poi gli ospedali e parecchio di più. una strana giornata, insomma. dicono che per apprezzare cio' che hai ti deve venire a mancare. e forse è vero. forse, pero'.

Friday, September 26, 2003

mi sa che a roma le frecce indicative verso L'Auditorium le hanno montate sui pali come si butta il parmigiano sui maccheroni.
trovate le suddette frecce nei posti più strani e lontani, tipo:
- uscita via del mare verso ostiense direzione san paolo (distanza dall'auditorium: 3 giorni a piedi - di buona lena, pero')
- via antonio ciamarra angolo palmiro togliatti (distanza stimata dall'auditorium: cinque minuti con L'airforceOne)
- casilina vecchia vicino Lidl (distanza dall'auditorium: una settimana con la cammellata delle diciotto)
- prati fiscali direzione fidene (distanza dall'auditorium: 6 kilometri a nuoto nel biondo tevere)
- stazione tiburtina, presso fermata Arpa (distanza dall'auditorium: una quindicina di giorni passando per il Gran Sasso).

Tuesday, September 23, 2003

L’isola dei “saranno” famosi
ero a casa ieri pomeriggio. che faccio, che non faccio: accendo la tv. davano il collegamento delle 18.40 con l’isola dei famosi. avendone sentite di cotte e di crude, ho voluto vedere con i miei occhi di cosa si trattasse. avevo letto qua e la' cose bruttissime sui quei dieci “disgraziati”: pappalardo “coatto”, testi “sfatto”, torretta “inutile”, carmen russo “boh”, chiappini “cicciona” (vorrei avere io i suoi chili di troppo!), de blank “viziata”, ruta “dentona”; insomma chi più ne ha più ne metta. non nascondo quindi che ero piuttosto prevenuta riguardo quella che reputavo una trasmissione stupida (visto che la giungla vera è quella cittadina e non l’isola sperduta in mezzo al mare) o perlomeno copiata, fatta su una rete che non vedo da anni se non il lunedi sera per “ER”, con dei personaggi che nessuno si copre più! inzio quindi a guardarla con un bel sorrisetto ironico sulla bocca e una chilata di pregiudizi in testa. cosa mi trovo di fronte? un pappalardo, anima e animatore del gruppo, una de blank che non si butta giù, una ruta che piange probabilmente più per i morsi della fame che per i figli, una carmen russo che si dispera per suo marito e che spera che il pubblico (a telecamere spente) non li creda nel migliore hotel dell’isola, una torretta che parla della sua sfida personale (“mi reputano tutti una mangiatrice di uomini e una che senza il letto a baldacchino non va da nessuna parte…"), un silvestri che s’affida alla figura paterna di pappalardo, un testi che, da buon veneto e da buon leone, si dà da fare per sè e per gli altri: ognuno là con la sua motivazione personale, con la sua storia, col suo dramma, con i suoi fallimenti in corso, con il suo “non essere” più qualcuno o non esserlo mai stato! quel sorriso ironico che avevo stampato sul viso, mi si è raggelato. e anche ora che scrivo m’immagino quei “poveri disgraziati” alle prese con i mosquitos (boh, so’ zanzare, credo!), con le piogge e i monsoni, con il poco cibo fatto solo di ostriche che farebbero male anche ai fegati più paludati, senza tetto, con poca acqua. e tutto perche'? perché queste son le leggi della nostra giungla, governata dal marketing, dall'audience, dalle plastiche facciali, dal nepotismo, dalle veline e letterine e pure cretine; dove se non sei più nessuno (posto che tu lo sia stato!) devi metterti alla berlina e inventarti di essere il tarzan del duemila, farti vedere in costume semi-adamitico e rischiare la vita per avere il tuo giorno di gloria e il tuo titolo a grandi lettere sul giornale. e questo mi fa gelare il sangue ancora di più e rattristare non di meno. e allora rivaluto la figura di pappalardo, della ruta, di testi, della russo e degli altri, costretti da questo Sistema “a fingersi acrobati per non sentirsi dei nani!” (scusa, renà, t’ho rubato le parole!) e tifo per loro e per l'umanita' che hanno tirato fuori. tifo perché abbiano il loro giorno di gloria, la loro copertina piu' che meritata, perché abbiano cio' che sperano, anche per un sol giorno fino al momento in cui saranno rimessi in naftalina e dimenticati per sempre. come si fa con tutto, ormai. o no?

Monday, September 22, 2003

unchiloottoeottantagrammi. ce l'hai fatta, sorellOna! hai passato il traguardo. ora c'è la vita. c'è questo esserino. c'è tutto il mondo che dovrà scoprire e tu che l'aiuterai a farlo. ci sei tu. c'è lui. soprattutto non c'è più la pancia! :P
in bocca al lupo, per la vità che sarà.