Wednesday, October 05, 2005
Senza titolo chè devo andà a casa.
quest'anno sto accogliendo l'inverno con molta più serenità. di solito odio i cambiamenti di stagione, odio i primi freddi che non ti copri con niente, odio le piogge torrenziali e le coperte che le tiri da una parte e ti scoprono dall'altra, odio i piedi che non si scaldano come dovrebbero e le mani modello rigor mortis malgrado io sia ancora viva. vedo che quest'anno invece le cose vanno molto meglio per me. mi sveglio il lunedi che sono carica e già pronta per scattare fuori dal letto; mi sveglio il lunedi e non blatero più qualcosa circa l'odio verso il lunedi. mi desto di scatto battendo anche la sveglia sul tempo e appena aperti gli occhi sono già lucida e so con esattezza in che giorno della settimana siamo e, malgrado sia mattina presto, so già la sera cosa farò. ho grandi progetti e sono molto contenta in questo periodo. al lavoro faccio il minimo indispensabile: sembro l'ombra di me stessa tanto che a volte guardandomi allo specchio mi metto paura e penso a quegli ectoplasmi di morti freschi di giornata. ma già dal pomeriggio il mio umore sale vertiginosamente e so già che non vedrò l'ora di arrivare a casa. no, sembrerebbe troppo facile pensare che prima di andare a casa io passi presso il primo centro buddista per ritrovare l'equilibrio del mio disequilibrio recitando l'om indiano e il nam yo renghe kyo sentendomi al pari di baggio e ricciàr ghiar o troppo facile pensare che mi sono sposata e che a casa c'è un novello sposo che mi aspetta anche senza sperare. sembrerebbe troppo semplice pensare che andrò in palestra visto che il movimento, dicono i salutisti, fa bene alla circolazione, ora non mi chiedete quale o troppo facile pensare che andrò a casa passando prima dal quel negozietto di prelibatezze per comprare una sera il capriccio di cacio ibleo con gamberetti sgusciati vivi e una sera quel bel formaggio di fossa in cui è caduto pure il contadino ed è lì dal novembre scorso. niente di tutto questo. la mia vita, sappiate, è pianificata più di quella dei bambini di simona ventura. la mia vita è organizzata più di quella delle lecciso dalla più grande alla più piccola. la mia vita è così piena che il martedi sera dalle ventuno in poi mi sparo, inforcando i miei occhiali da miope, la talpa; il mercoledi sera dalle ventuno mi immergo in quelle "belle" acque salmastre dell'isola dei famosi; il giovedi sera dalle ventuno in poi mi faccio una cultura con scrubs e a seguire con ogni genere di telefilm compreso quello della segretaria del fratello di julia roberts; il venerdi sera dalle ventuno in poi mi intrippo con CSI miami rilevando ogni genere di macchia sul mio pavimento bianco e sul divano nuovo di zecca; il sabato esce in edicola Panorama con tutte le puntate di ER della prima serie che riesco a godermi tra il sabato sera, intervellate da qualche balletto di maradona sul primo canale, e la domenica mattina prima della messa urbi et orbi del papa; domenica pomeriggio ci sono le strisce quotidiane della talpa e dell'isola e qualche duetto ad altissimi livelli di costantino e platinette che ballano il canto del cigno; la domenica sera c'è la puntatona di ER decimo anno e sinceramente, m'invitasse anche ernst di hannover per la solita bevutina della domenica, non ci rinuncio. la mia settimana è così densa che qualche mattina fa ho saltato il lavoro per riprendermi dalla sera prima. solo un appunto riguardo la mia vita indaffarata: vogliate trovarmi qualche cosa da fare per il lunedi sera o dovrò ridurmi a vedere le casalinghe disperate calandomi completamente nel personaggio!
Friday, September 23, 2005
Clima tropicale.
che il tempo stia facendo come gli pare non è un mistero tanto che ormai ci azzeccano persino le previsioni nel dire che ci saranno temporali, naufragi, alluvioni e tornadi di ogni entità, soprattutto di grandezza cinque che pare sia la massima, guardate niuorlins!
un tempo, io che faccio parte di un' altra generazione di quelle che non c'era la tivvù se non per vedere candy candy e portobello e di quelle che la massima lettura sulle storie del mondo erano i quindici o emilio salgari, un tempo, dicevo, le cose che potevamo conoscere le imparavamo purtroppo solo a scuola e non da internet o da sky come avviene per i ragazzi moderni. così credo che proprio a scuola siano nati tutti i luoghi comuni sul mondo e sulle credenze popolari, compreso il fatto che una rondine non fa primavera e che qui intorno era tutta campagna da bonificare. alle elementari grazie alla maestra rosa imparai che c'è un Paese del mondo in cui in un sol giorno si ammassano le stagioni tutte insieme. credo sia un Paese tropicale che allora pensando alla parola tropicale immaginavo quei pescetti colorati che vedevi negli acquari delle case delle famiglie ricche, di solito nelle case degli avvocati e che oggi vedi invece in un quasiasi banalissimo salvaschermo di un pc. la maestra rosa ci parlava di questa particolarità, diceva che il quel Paese (credo in africa o giù di lì che io in geografia non sono mai stata una cima) uscivano tutti con l'ombrello la mattina pur essendoci il sole. io, pur avendo problemi di ogni tipo che a casa mia non ce la passavamo tanto bene, mi ritenevo fortunata di poter buttare un occhio fuori della finestra e di vedere il sole e il tempo bello per tutto il giorno; anche perchè, tra l'altro, ho sempre odiato portarmi dietro l'ombrello, soprattutto visto che gli ombrelli degli anni settanta erano in prevalenza tutti neri e grandi e si portavano sul braccio come il classico gesto che tutti fanno.oggi gli ombrelli li fanno colorati, ma odio ancora portarne uno nello zaino che ho il rifiuto della pioggia, del vento e della religione. in compenso girando prevalentemente in moto mi sono dovuta organizzare la vita per via di questo tempo che a quanto pare si avvicina di molto a quello descritto dalla maestra rosa. da circa due mesi a questa parte, mi sveglio che c'è un bel sole con l'aria frizzante e freschetta che costringe a bardarsi abbastanza bene già dalle prime ore della mattina; verso le undici con l'alzarsi del sole si comincia a boccheggiare tanto che tolgo la felpa tra le dieci e le undici, la camicia intorno alle dodici e rimango in tscert colorata con scritto NY intorno all'una, l'una e mezza. ora per esempio credo faccia quasi trenta gradi e ci son farfalle colorate che girano per le strade come quando ti prendi gli oppiacei e le mamme che aspettano i bambini all'uscita di scuola vanno ancora con le ciabatte. man mano che passano le ore e le correnti del cielo cambiano un po' come le correnti politche al parlamento, il cielo azzurro comincia ad annuvolarsi, va via il sole e l'estate che fino a cinque minuti prima esplodeva in tutta la sua veemenza lascia il posto di colpo ad un autunno improvviso che si fa subito inverno infernale. ieri alle cinque del pomeriggio era buio come alle nove di sera e facevano 6 gradi centigradi o farenait e per le strade c'erano già le strenne natalizie con tanto di caldarrostai. succede così che chi va in moto come me, deve prevedere tante cose: la scemenza delle persone in macchina pari solo a quella dei "famosi isolani", gli sportelli che si aprono e si chiudono come gli occhi della madonnina che piange sangue a civitavecchia e i repentini cambiamenti di stagione nell'arco di una giornata con il conseguente armadio quattro stagioni da portarsi indosso.
tutto questo preambolo per dirvi che se per caso incontrate per strada un omina miscelèn con "cerata" rigorosamente nera marcata bellstaff sappiate che sotto sotto può nascondere: giubbotto speedy da motociclista con rinforzi per cadute di stile, felpa con zip rotta e chiusa con una spilla da balia, due magliette una a maniche corte bianca con scritto "ditta di pulizie de zotti" in giallo ocra e una a maniche lunghe con scritto "caramelle chiarms", cannotta della salute della ragno per ipocondriaci, un paio di jeans larghi che celano calze di filanca di quando le donne erano donne e i mulini erano bianchi, un paio di mutandoni regalo di una zia bigotta, calzini bianchi corti della bancarella all'angolo e calzini scuri lunghi di un prozio vescovo, scarpe di pelle ingrassata per via della ritenzione idrica di cui soffrono. ieri sera prima di spogliarmi tutta ci ho messo una mezz'ora buona. ma credo di poter migliorare sui tempi, magari evitando i mutandoni!
un tempo, io che faccio parte di un' altra generazione di quelle che non c'era la tivvù se non per vedere candy candy e portobello e di quelle che la massima lettura sulle storie del mondo erano i quindici o emilio salgari, un tempo, dicevo, le cose che potevamo conoscere le imparavamo purtroppo solo a scuola e non da internet o da sky come avviene per i ragazzi moderni. così credo che proprio a scuola siano nati tutti i luoghi comuni sul mondo e sulle credenze popolari, compreso il fatto che una rondine non fa primavera e che qui intorno era tutta campagna da bonificare. alle elementari grazie alla maestra rosa imparai che c'è un Paese del mondo in cui in un sol giorno si ammassano le stagioni tutte insieme. credo sia un Paese tropicale che allora pensando alla parola tropicale immaginavo quei pescetti colorati che vedevi negli acquari delle case delle famiglie ricche, di solito nelle case degli avvocati e che oggi vedi invece in un quasiasi banalissimo salvaschermo di un pc. la maestra rosa ci parlava di questa particolarità, diceva che il quel Paese (credo in africa o giù di lì che io in geografia non sono mai stata una cima) uscivano tutti con l'ombrello la mattina pur essendoci il sole. io, pur avendo problemi di ogni tipo che a casa mia non ce la passavamo tanto bene, mi ritenevo fortunata di poter buttare un occhio fuori della finestra e di vedere il sole e il tempo bello per tutto il giorno; anche perchè, tra l'altro, ho sempre odiato portarmi dietro l'ombrello, soprattutto visto che gli ombrelli degli anni settanta erano in prevalenza tutti neri e grandi e si portavano sul braccio come il classico gesto che tutti fanno.oggi gli ombrelli li fanno colorati, ma odio ancora portarne uno nello zaino che ho il rifiuto della pioggia, del vento e della religione. in compenso girando prevalentemente in moto mi sono dovuta organizzare la vita per via di questo tempo che a quanto pare si avvicina di molto a quello descritto dalla maestra rosa. da circa due mesi a questa parte, mi sveglio che c'è un bel sole con l'aria frizzante e freschetta che costringe a bardarsi abbastanza bene già dalle prime ore della mattina; verso le undici con l'alzarsi del sole si comincia a boccheggiare tanto che tolgo la felpa tra le dieci e le undici, la camicia intorno alle dodici e rimango in tscert colorata con scritto NY intorno all'una, l'una e mezza. ora per esempio credo faccia quasi trenta gradi e ci son farfalle colorate che girano per le strade come quando ti prendi gli oppiacei e le mamme che aspettano i bambini all'uscita di scuola vanno ancora con le ciabatte. man mano che passano le ore e le correnti del cielo cambiano un po' come le correnti politche al parlamento, il cielo azzurro comincia ad annuvolarsi, va via il sole e l'estate che fino a cinque minuti prima esplodeva in tutta la sua veemenza lascia il posto di colpo ad un autunno improvviso che si fa subito inverno infernale. ieri alle cinque del pomeriggio era buio come alle nove di sera e facevano 6 gradi centigradi o farenait e per le strade c'erano già le strenne natalizie con tanto di caldarrostai. succede così che chi va in moto come me, deve prevedere tante cose: la scemenza delle persone in macchina pari solo a quella dei "famosi isolani", gli sportelli che si aprono e si chiudono come gli occhi della madonnina che piange sangue a civitavecchia e i repentini cambiamenti di stagione nell'arco di una giornata con il conseguente armadio quattro stagioni da portarsi indosso.
tutto questo preambolo per dirvi che se per caso incontrate per strada un omina miscelèn con "cerata" rigorosamente nera marcata bellstaff sappiate che sotto sotto può nascondere: giubbotto speedy da motociclista con rinforzi per cadute di stile, felpa con zip rotta e chiusa con una spilla da balia, due magliette una a maniche corte bianca con scritto "ditta di pulizie de zotti" in giallo ocra e una a maniche lunghe con scritto "caramelle chiarms", cannotta della salute della ragno per ipocondriaci, un paio di jeans larghi che celano calze di filanca di quando le donne erano donne e i mulini erano bianchi, un paio di mutandoni regalo di una zia bigotta, calzini bianchi corti della bancarella all'angolo e calzini scuri lunghi di un prozio vescovo, scarpe di pelle ingrassata per via della ritenzione idrica di cui soffrono. ieri sera prima di spogliarmi tutta ci ho messo una mezz'ora buona. ma credo di poter migliorare sui tempi, magari evitando i mutandoni!
Friday, September 16, 2005
Al passo coi tempi.
Ho sempre avuto paura dei temporali. non certo il terrore, come i cani che si nascondo sotto i letti e non li vedi uscire più. quella paura irrazionale e stupida che mi fa dire ogni volta: ora un fulmine s'abbatte sul palazzo, colpisce l'antenna e Berlusconi stavolta ci porta il fulmine in casa anzichè il digitale terrestre. Insomma una paura mica da niente. non faccio scene di panico. mio padre mi ha insegnato che bisogna contare. così ho passato parte dell'infanzia e dell'adolescenza a contare la distanza del temporale: a ogni bagliore contavo in secondi dopo quanto sarebbe susseguito un tuono. se piano piano i secondi aumentavano, voleva dire che il peggio era passato e il fulmine, che non era entrato in casa mia, stava entrando in casa di qualcun altro e io mi potevo riaddormentare tranquilla. stanotte c'è stato un temporale di quelli con i tuoni grossi e fragorosi e le saette peggio che a Bagdad. all'improvviso ho cominciato a contare per vedere il temporale dove fosse. ma il mio conteggio non era più in base all'alternanza luce/scoppio. Ho scoperto, e non me ne ero accorta prima, che ormai mi regolo in base agli antifurti della macchine e degli scooter. scoppio fragoroso, antifurto della bmw del gioielliere: temporale in avvicinamento. scoppio fragoroso e accensione dell' antifurto della palazzina di fronte: temporale a un meno di un chilometro. scoppio e conseguente allarme del negozio sotto casa: temporale zona prato e spaccio di fumo. scoppio e accensione antifurto twingo dell'ingegnere, temporale in prossimità asilo nido. il mio livello di paura più alta è quando parte l'antifurto della mia moto che sta proprio sotto le finestre. lì siamo in pieno Defcon 1 e in pieno rodimento perchè devo alzarmi e aprire le serrande e farlo smettere. dopo di che a scemare il temporale si allontana. Si sentono antifurti di zone sconosciute. E io posso riaddormentarmi tranquilla e beata. come cambia la vita, signora mia. pensi che una volta qui di fronte era tutta campagna!
Friday, July 22, 2005
Il geco.
eccolo lì che lesto lesto cerca il nascondiglio. si muove veloce e si accosta al muro. si ferma. sento il fiatone. riparte e mi guarda. aspetta una reazione che non tarda ad arrivare. armata di scopettone comincio una corsa per tutta la casa. "schiavo" la porta e lo invito ad uscire. non capisce, il poverino. non capisce il linguaggio di me mezza matta che corro con la scopa in mano e faccio gesti e mi dimeno e mi agito! non capisce e pensa al pericolo e impaurito continua la sua corsa in su e in giù a destra e a sinistra senza mai imboccare la porta d'uscita. finalmente per non so quale oscura ragione o per qualche arcana legge della fisica degli invertebrati il gechetto riesce a guadagnarsi la meta e io con sollievo lo guardo allontanarsi. lo accompagno fin verso le scale. non capisce, sembra voglia ritornare dentro casa. mi barrico. chiudo la porta con sette mandate. blocco tutte le entrate e copro con gli stracci da cucina anche tutte le fessure più infime. mi chiudo in casa che neanche un filo d'aria riusciva a passare. comincio a sudare e a non respirare. ad annaspare e a grondare sudore come la madonnina trasuda lacrime d'amore. armata di scopettone aspetto. la casa si fa bollente. non vado neanche in cucina a bere una sorsata d'acqua per non allontanarmi dalla mia trincea di guerra. sono fradicia che neanche durante la partita a tennis del 1985 sudai così. le gocce m'imperlano il viso, mi bagnano la maglietta e mi oscurano la vista. come una novella rambo strappo con forza una manica della tiscert buona con su scritto caramelle charms e me la metto intorno alla testa. inforco gli occhiali da vista che non si sa mai, questi gechi! faccio la ronda su e giù vicino la porta d'ingresso. osservo, scruto ogni minimo dettaglio, ispeziono gli angoli più bui, studio la situazione e preparo le mosse successive come si fa con gli scacchi che devo ancora capire come si gioca. intanto sento che le gambe cominciano a cedere, il caldo si fa soffocante e l'aria atrocemente irrespirabile. comincio a vedere nero e penso che la pressione sia arrivata proprio a livelli di soglia minima. comincio a vedere strani corridoi di luce bianca e un signore con la barba che mi chiede le mie generalità e di che nazionalità sono. sento le forze che se ne vanno e le voci sempre più vicine. mi rendo conto con l'ultimo sprazzo di coscienza che suonano alla porta e bussano e battono. cerco di ritrovare un po' d'energia e apro la porta: di fronte a me il padre del gechetto, tutto adirato e infuriato che tiene per mano il figliolo impaurito. alla vista della scena il geco corre in mio soccorso. apre tutte le finestre di casa e mi accende il ventilatore. mi prepara un bicchiere di acqua e zucchero e mi fa mangiare una fettina di prosciutto che tenevo in frigo per le grandi occasioni. mi riprendo all'istante. lo ringrazio e per sdebitarmi gli regalo una bottiglia di vov del 66 e invito tutta la famiglia a cena: melanzane alla parmigiana, insalata di riso e sorbetto ai limoni di piemonte; una cena luculliana: mica mi voglio far guardar dietro!
Chi vincerà il campionato?
quando penso al mondo i pensieri m'annientano. saranno pure tutti luoghi comuni ma c'è una pazzia generale e una voglia di destabilizzazione che non sempre si riesce a rimanere lucidi. apro poco i giornali chè non voglio sapere. non voglio vedere. perchè il mio inferno lo sto di già vivendo e non voglio altri orrori che appesantiscano questa zavorra carica di ogni ben di dio. eppure come fai a fregartene. come fai a sottovalutare il terrore, la paura, lo spavento, la preoccupazione, il timore di quei "disgraziati" a londra. come fai a fregartene di quel ragazzo che chiede aiuto attraverso un blog e alla fine si suicida e ce lo scrive pure. come fai a non pensare a tutti gli anziani che, nei periodi estivi, sono costretti a rimanere barricati dentro casa per questo caldo assassino e, nei periodi invernali pure, per via della solitudine e dell'alienazione. come fai a fregartene di chi ti passa accanto e ti chiede aiuto e forse non sei all'altezza di darglielo. come fai a fregartene di realtà grandi o piccole che siano, di battaglie grandi o piccole che siano, di guerre piccole o grandi che siano.il superfluo ci sta avvolgendo la vita come la pellicola trasparente domopack e crea una barriera così forte che non reagiamo, non viviamo, non ci ribelliamo più. mica scherzava orwell. e neanche truman show. ma questo è un altro discorso. ora scusate che vado al giornalaio...oggi esce novella 2000. mica me lo posso perdere!
Tuesday, July 19, 2005
Non so se odio più i gatti o le zanzare.
Ho trovato un metodo per tenermi in forma. E' gratuito, stimola il movimento di braccia e gambe senza troppo sforzo, tiene allenato l'occhio e il campo visivo. Uccido zanzare. E mica quelle zanzarine secche secche, denutrite e lente che c'erano un tempo, quando qui intorno era tutta campagna. Da qualche tempo girano dei veri e propri fenicotteri neri puntinati di bianco che quando si fermano agli incroci lasciano passare anche le vecchine uscite dalla posta con la pensione. Io due o tre di loro le tengo qui per rispondere al telefono, per aprire la porta e per far credere a berlusconi che ha creato un milione di posti di lavoro e che la finanziaria sta andando benone. Le altre le uccido. Ho una tecnica infallibile che ho adottato dopo aver visto varie volte L'ultimo samurai con tom cruise. Lascio andare tutte le energie e libero la mente. Apro il terzo occhio e colpisco senza neanche vedere. Debbo dire che le prime volte è stato un po' traumatico, tanto che più di un cliente mi ha trovato che mi sbracciavo a caso come i vigili a piazza venezia. Ora colpisco senza guardare. Spiaccico zanzare a destra e a manca. Riesco a colpire anche alle spalle senza girarmi. Ho un media di dieci quindici zanzare al dì, escluse le due o tre che lavorano qui e che qualche volta m'aiutano a colpire. Ho dei bicipiti così pronunciati che neanche avessi lavorato anni e anni in palestra. Ho sviluppato così i riflessi che quando la sera scatta il verde al semaforo io sono già a casa davanti alla tivvù. Ho aperto così il terzo occhio che riesco a vedere sky senza decoder e clara senza vestiti. E poi mi sento in forma, c'e' da dirlo. Mi sento come quei grandi cacciatori alla hemingway che col cappello in testa e la divisa color sabbia se ne vanno nell'africa lontana a cacciare leoni e tornano con teste ruggenti a forma di trofeo. Anch'io ho dei trofei. Tengo le testine delle zanzare appese al muro con uno spillo. Ogni tanto le guardo e mi sento un mostro. Ma solo ogni tanto. A proposito ora avrei da fare: splash!
Friday, July 08, 2005
God save i queen.
Sarà per quello che s'è visto ieri sera in tivvù ma oggi mi sento come quei pazzi che non ci capiscono un granchè della vita e che, silenti e silenziosi, vagabondano e vagano sorpresi e appesi al filo delle loro follia.
mi sento schizofrenica per quello che ho visto nei tiggì e per le facce sofferenti e insanguinate sbattute in prima pagina e per le urla e la paura che si son diffuse e per le parole di circostanza, sempre le stesse, che carpisco qui e là tra un bar, un alimentari e un negozio di frutta. mi sento schizofrenica perchè nonostante tutto questo la vita va avanti. altro che se va avanti: la vita continua e il tuo vicino di casa, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, il tuo vicino rimane sempre lo stesso e si lamenta già dall'alba se la tua moto ha di poco invaso i due metri e passa del suo parcheggio. la vita continua e la gente in giro, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, la gente continua a zigzagare nel traffico mandandoti gli accidenti peggiori e cercando di arrivare per primo a un nonsodove, semaforo verde o ospedale che sia. la vita continua e arrivi sul posto di lavoro e già dalle nove, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, c'è la febbre del "saldo" che ti tocca correre per tutta roma a "servire" i lor signori e le loro vetrine. la vita continua e negli uffici pubblici le persone, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, le persone ti spintonano e cercano di passarti avanti e vedi il livore in quegli occhi assassini e ti senti ancor più pazzo perchè ci sono due realtà che non capisci: quella degli occhi spaventati che hai visto nelle foto dei giornali e quella della gente spietata che hai di fronte. perchè da noi la vita è già andata avanti a poche ore da quella strage. perchè malgrado quelle solite quattro frasi di circostanza domani si andrà tutti al mare e stasera tutti a ballare e chi in fila al ristorante e chi in fila in interminabili code per i grandi esodi estivi. e tu rimani là a non sapere quale è la realtà e quale il sogno. e ti vorresti svegliare da questo incubo che è chiamato vita. vorresti non vedere più questi occhi carichi d'odio che stridono con quelle belle frasi imbellettate per l'occasione.
e così ti senti un pazzo. uno scemo. un'idealista. o solo un malato di malinconia. e non capisci più nessuno, perchè, come i bambini più ingenui, ti senti scollato da una realtà che non riconosci più tua. ma continui ad andare avanti perchè la vita te lo impone, il lavoro te lo impone, l'obbligo verso te stesso te lo impone. e perchè speri che alla gente s'intenerisca un po' il cuore. che alla gente ritorni quel senso di pietà che non trova più casa in nessuna casa. speri che gli ultimi accadimenti stravolgano un po' le vite delle persone e si ritorni un po' indietro, quasi alla normalità. ma poi vedi che tutto corre alla velocità della luce: non elaboriamo più i dolori, non elaboriamo più i lutti, non elaboriamo più pensieri perchè si è tutti presi da qualcos'altro di più urgente. e allora vorresti esser morto ammazzato tra quegli inglesi innocenti, tra la gente spappolata delle torri, tra i ragazzi sparati della guerra piuttosto che sopportare questa lenta e interminabile agonia che oggi è la vita.
e poi ti squilla il telefono e riemergi dai tuoi pensieri che, per le urgenze, non puoi permetterti di fare e dall'altro capo della cornetta c'è qualcuno che reclama le sue scritte adesive. e tra te e te dici: ah, domani cominciano i saldi; the show must go on, cantavano i queen. e poi ti chiedi: a quando le prossime frasi di circostanza? alla prossima strage?
mi sento schizofrenica per quello che ho visto nei tiggì e per le facce sofferenti e insanguinate sbattute in prima pagina e per le urla e la paura che si son diffuse e per le parole di circostanza, sempre le stesse, che carpisco qui e là tra un bar, un alimentari e un negozio di frutta. mi sento schizofrenica perchè nonostante tutto questo la vita va avanti. altro che se va avanti: la vita continua e il tuo vicino di casa, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, il tuo vicino rimane sempre lo stesso e si lamenta già dall'alba se la tua moto ha di poco invaso i due metri e passa del suo parcheggio. la vita continua e la gente in giro, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, la gente continua a zigzagare nel traffico mandandoti gli accidenti peggiori e cercando di arrivare per primo a un nonsodove, semaforo verde o ospedale che sia. la vita continua e arrivi sul posto di lavoro e già dalle nove, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, c'è la febbre del "saldo" che ti tocca correre per tutta roma a "servire" i lor signori e le loro vetrine. la vita continua e negli uffici pubblici le persone, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, le persone ti spintonano e cercano di passarti avanti e vedi il livore in quegli occhi assassini e ti senti ancor più pazzo perchè ci sono due realtà che non capisci: quella degli occhi spaventati che hai visto nelle foto dei giornali e quella della gente spietata che hai di fronte. perchè da noi la vita è già andata avanti a poche ore da quella strage. perchè malgrado quelle solite quattro frasi di circostanza domani si andrà tutti al mare e stasera tutti a ballare e chi in fila al ristorante e chi in fila in interminabili code per i grandi esodi estivi. e tu rimani là a non sapere quale è la realtà e quale il sogno. e ti vorresti svegliare da questo incubo che è chiamato vita. vorresti non vedere più questi occhi carichi d'odio che stridono con quelle belle frasi imbellettate per l'occasione.
e così ti senti un pazzo. uno scemo. un'idealista. o solo un malato di malinconia. e non capisci più nessuno, perchè, come i bambini più ingenui, ti senti scollato da una realtà che non riconosci più tua. ma continui ad andare avanti perchè la vita te lo impone, il lavoro te lo impone, l'obbligo verso te stesso te lo impone. e perchè speri che alla gente s'intenerisca un po' il cuore. che alla gente ritorni quel senso di pietà che non trova più casa in nessuna casa. speri che gli ultimi accadimenti stravolgano un po' le vite delle persone e si ritorni un po' indietro, quasi alla normalità. ma poi vedi che tutto corre alla velocità della luce: non elaboriamo più i dolori, non elaboriamo più i lutti, non elaboriamo più pensieri perchè si è tutti presi da qualcos'altro di più urgente. e allora vorresti esser morto ammazzato tra quegli inglesi innocenti, tra la gente spappolata delle torri, tra i ragazzi sparati della guerra piuttosto che sopportare questa lenta e interminabile agonia che oggi è la vita.
e poi ti squilla il telefono e riemergi dai tuoi pensieri che, per le urgenze, non puoi permetterti di fare e dall'altro capo della cornetta c'è qualcuno che reclama le sue scritte adesive. e tra te e te dici: ah, domani cominciano i saldi; the show must go on, cantavano i queen. e poi ti chiedi: a quando le prossime frasi di circostanza? alla prossima strage?
Wednesday, July 06, 2005
Oroscopi.
per principo non leggo mai i giornali chè una volta uno ci è impazzito però ieri m'è capitato tra le mani Metro: dando una rapida scorsa e facendo zigzagare alla velocità della luce l'occhio tra morti ammazzati, feriti uccisi e randellate a colpi d'ascia e a colpi di parola, ho scoperto che un'astrologa russa ha intentato una causa per trecento milioni di dollari alla nasa. il motivo? secondo la russa (no ignazio!) l'esplosione, che la nasa ha provocato con un missile distruggendo una cometa che passava solitaria lassù nell'alto dei cieli, avrebbe destabilizzato l'equilibrio dell'universo rovindandole così l'oroscopo e sconvolgendole tutti i calcoli che aveva fatto compreso sapere per certo il giorno di laurea del suo terzo figlio maschio e russo, informarsi sul prezzo dei pomodori al mercato della piazza rossa e sapere in anticipo i risultati delle coppe internazionali senza neanche accendere la tivvù in modo da riuscire a far sempre tredici alla schedina russa.
a quanto pare quello delle "cause" davanti al giudice è un vizietto comune in tutto il mondo non solo in italia. da un po' di tempo a questa parte, forse a causa della disoccupazione o del "sogno" dei soldi facili, se ne sono sentite di tutti i colori: c'è chi ha fatto causa alle multinazionali di sigarette perchè nell'altra vita ignoti fumatori gli hanno spippetato accanto; chi ha fatto causa a questo o a quel ristorante perchè, nel parcheggiare, le cappe aspiratrici dei fumi e dei cattivi odori gli hanno aspirato via sogni e aspirazioni; chi ha citato quel produttore di sapone dei piatti perchè nel lavare le stoviglie buone ricciàr ginori il sapone non solo si è portato via l'unto ma anche quei disegnini bluette che piacevano tanto alla nonna; chi ha fatto causa a quell'azienda ospedaliera non perchè dopo l'operazione nello stomaco si è ritrovato un braccialetto vicino al fegato, ma perchè il braccialetto era d'oro di bologna.
insomma secondo la russa (no ignazio!) questa esplosione sconvolgerà da oggi in poi l'andamento delle sue stelle e, non per fare i conti della serva, credo anche delle nostre. così, facendo dei rapidissimi calcoli con saturno che entrerà nel leone e urano in transito nei pesci, posso stabilire fin d'ora la data della causa legale che ho fatto a quell'ambulante del ghana che nel 1998 mi ha venduto un ciddì porno taroccato!
a quanto pare quello delle "cause" davanti al giudice è un vizietto comune in tutto il mondo non solo in italia. da un po' di tempo a questa parte, forse a causa della disoccupazione o del "sogno" dei soldi facili, se ne sono sentite di tutti i colori: c'è chi ha fatto causa alle multinazionali di sigarette perchè nell'altra vita ignoti fumatori gli hanno spippetato accanto; chi ha fatto causa a questo o a quel ristorante perchè, nel parcheggiare, le cappe aspiratrici dei fumi e dei cattivi odori gli hanno aspirato via sogni e aspirazioni; chi ha citato quel produttore di sapone dei piatti perchè nel lavare le stoviglie buone ricciàr ginori il sapone non solo si è portato via l'unto ma anche quei disegnini bluette che piacevano tanto alla nonna; chi ha fatto causa a quell'azienda ospedaliera non perchè dopo l'operazione nello stomaco si è ritrovato un braccialetto vicino al fegato, ma perchè il braccialetto era d'oro di bologna.
insomma secondo la russa (no ignazio!) questa esplosione sconvolgerà da oggi in poi l'andamento delle sue stelle e, non per fare i conti della serva, credo anche delle nostre. così, facendo dei rapidissimi calcoli con saturno che entrerà nel leone e urano in transito nei pesci, posso stabilire fin d'ora la data della causa legale che ho fatto a quell'ambulante del ghana che nel 1998 mi ha venduto un ciddì porno taroccato!
Saturday, June 25, 2005
Forza sette.
da quando vivo sola sto poco a casa. direi che pago l'affitto inutilmente visto che non arrivo mai prima dell'una, le due, le tre e riparto la mattina intorno alle otto, otto e mezzo massimo. penso che se avessi affittato un posto auto sarebbe stato meglio o anche se avessi diviso l'affitto con un vigile notturno che dorme di giorno e non c'è mai di notte avrei più soldi per andare a giocare a biliardo e alle slot machine da clara che ogni tanto si vince pure. quando rientro a casa mi sento sempre l'ombra di me stessa tanto che a volte mi volto per paura di essere seguita: esco dall'ascensore e guardo bene a destra e a sinistra come nei film americani che lassù al settimo piano chi mi sente visto che ho due vicini sordi e nani e la pellicciaia quasi cieca e col morbo di alzaimer?
entrando dalla porta poi non riconosco mai dove sono: nè la sala nè le pareti nè tantomeno gli odori. mi sento una sconosciuta dentro casa tanto che a volte per provare a me stessa che esisto, suono il campanello di casa e vado ad aprire la porta per vedere chi ha suonato. controllo così se ci sono o se sono solo un'illusione che vive una vita normale sul lavoro ma che poi sparisce nel nulla tornando a casa. dice che la casa è la proiezione di chi si è: io in questo periodo mi sento nessuno, se mi dice bene e sto in vena di complimenti, cosicchè la casa non rispecchia nessuno se non se stessa. forse ho qualche malattia mentale, che so, dicono la depressione o il ginocchio della lavandaia; altri mi dicono che devo elaborare il lutto della perdita. e che il trasloco è uno degli stress più grandi che possano colpirti. e che sono i pianeti che girano in senso opposto al mio. e che è la sfortuna che mi tirano e quella che mi son tirata. dicono un sacco di cose e io 'ste cose me le sento appartenere come quei vecchi vestiti che porti da anni e che ti ci senti sicura come nel ventre di tua madre.
dicevo che quando torno a casa non c'è traccia di un odore familiare tranne quello delle cose in decomposizione nel frigo. l'altra sera ho dovuto chiamare infatti quelli di CSI al gran completo. si son messi lì con i guanti in lattice e le torce a raggi blu tendenti al violetto di campo, gli occhialoni da chirurgo e dei vecchi camici dei bidelli della scuola elementare di via amabaradam. hanno spulciato il frigo dal surgelatore fino al reparto verdure e sono risaliti, mediante ore e ore di indagini a porte chiuse e di analisi che a un certo punto han dovuto chiamare pure bruk a losangeles, ai resti archelogici di un cetriolo del lontano maggio 1975 che si è spappolato nelle loro mani come neve al sole, a una fetta di provolone della rivoluzione di ottobre che nessuno aveva mai mangiato se non dei vermicelli verdi che la notte non mi facevano riposare tale la baldoria che facevano, a una carota che avevo preso per un sugo al ragù mai fatto e che aveva ormai l'aspetto di un qualsiasi gioiello della breil che oggi finalmente ho capito come fanno gli stilisti a studiare certe creazioni argentate, a un limone che sembrava più una palla da biliardo (la gialla per l'esatezza che è l'ultima che si manda in buca), a un gelato del millenovencentottandue l'anno in cui l'italia vinse i mondiali e che ancora gridava: campioni del mondo campioni del mondo come bruno pizzul e pertini, a un piede di lattuga che era diventato l'albergo di una famiglia di bruchi extracomunitari senza il permesso di soggiorno e chiaramente sono stati rimandati nel loro paese, a un resto di pollo di rosticceria che ogni volta che aprivo il frigo mi chiedeva: chi siete, che portate, sì, ma da dove venite, un fiorino!
finiti tutti gli accertamenti sui resti del frigo, quelli di CSI se ne sono andati complimendosi con me per la belle ricerche che ho permesso loro di fare. sono rimasta sola col pollo chè pure bruk aveva da fare: doveva correre a losangeles per salvare eric dall'alcolismo. col pollo ci siam visti Non ci resta che piangere chè poi, con questo post, ci sta proprio al bacio!
entrando dalla porta poi non riconosco mai dove sono: nè la sala nè le pareti nè tantomeno gli odori. mi sento una sconosciuta dentro casa tanto che a volte per provare a me stessa che esisto, suono il campanello di casa e vado ad aprire la porta per vedere chi ha suonato. controllo così se ci sono o se sono solo un'illusione che vive una vita normale sul lavoro ma che poi sparisce nel nulla tornando a casa. dice che la casa è la proiezione di chi si è: io in questo periodo mi sento nessuno, se mi dice bene e sto in vena di complimenti, cosicchè la casa non rispecchia nessuno se non se stessa. forse ho qualche malattia mentale, che so, dicono la depressione o il ginocchio della lavandaia; altri mi dicono che devo elaborare il lutto della perdita. e che il trasloco è uno degli stress più grandi che possano colpirti. e che sono i pianeti che girano in senso opposto al mio. e che è la sfortuna che mi tirano e quella che mi son tirata. dicono un sacco di cose e io 'ste cose me le sento appartenere come quei vecchi vestiti che porti da anni e che ti ci senti sicura come nel ventre di tua madre.
dicevo che quando torno a casa non c'è traccia di un odore familiare tranne quello delle cose in decomposizione nel frigo. l'altra sera ho dovuto chiamare infatti quelli di CSI al gran completo. si son messi lì con i guanti in lattice e le torce a raggi blu tendenti al violetto di campo, gli occhialoni da chirurgo e dei vecchi camici dei bidelli della scuola elementare di via amabaradam. hanno spulciato il frigo dal surgelatore fino al reparto verdure e sono risaliti, mediante ore e ore di indagini a porte chiuse e di analisi che a un certo punto han dovuto chiamare pure bruk a losangeles, ai resti archelogici di un cetriolo del lontano maggio 1975 che si è spappolato nelle loro mani come neve al sole, a una fetta di provolone della rivoluzione di ottobre che nessuno aveva mai mangiato se non dei vermicelli verdi che la notte non mi facevano riposare tale la baldoria che facevano, a una carota che avevo preso per un sugo al ragù mai fatto e che aveva ormai l'aspetto di un qualsiasi gioiello della breil che oggi finalmente ho capito come fanno gli stilisti a studiare certe creazioni argentate, a un limone che sembrava più una palla da biliardo (la gialla per l'esatezza che è l'ultima che si manda in buca), a un gelato del millenovencentottandue l'anno in cui l'italia vinse i mondiali e che ancora gridava: campioni del mondo campioni del mondo come bruno pizzul e pertini, a un piede di lattuga che era diventato l'albergo di una famiglia di bruchi extracomunitari senza il permesso di soggiorno e chiaramente sono stati rimandati nel loro paese, a un resto di pollo di rosticceria che ogni volta che aprivo il frigo mi chiedeva: chi siete, che portate, sì, ma da dove venite, un fiorino!
finiti tutti gli accertamenti sui resti del frigo, quelli di CSI se ne sono andati complimendosi con me per la belle ricerche che ho permesso loro di fare. sono rimasta sola col pollo chè pure bruk aveva da fare: doveva correre a losangeles per salvare eric dall'alcolismo. col pollo ci siam visti Non ci resta che piangere chè poi, con questo post, ci sta proprio al bacio!
Tuesday, June 21, 2005
Occhi puntati.
ho alzato gli occhi
ed eccolo lì di fronte a me
fermo e immobile
gli occhi puntati verso di lui, i miei
gli occhi puntati verso di me, i suoi
ha fatto il vago
fischiettando ha ripreso a camminare lungo la tenda
fingendo di non esser lì
con quelle zampine e quel corpo cicciotto
e quell'aria da scroccone
ho chiuso l'acqua
ho tolto il sapone dagli occhi
e lui lì, fermo e immobile di nuovo
impassibile come una statua
e io?
lo schiaccio ma mi fa senso
lo ignoro ma non riesco
lo innaffio ma sporco tutto
e lui lì con quell'aria di sfida
fermo e immobile
gli occhi puntati i miei
gli occhi puntati i suoi
maledetto ragno
da dove vieni, dove vai
tornatene nella tua tana
a intrecciare qualche tela
ho strattonato con un colpo la tenda
deve aver fatto un bel volo
è scomparso nel nulla del bagno
e poi quello non sa che non si spiano le signore nella doccia?
ed eccolo lì di fronte a me
fermo e immobile
gli occhi puntati verso di lui, i miei
gli occhi puntati verso di me, i suoi
ha fatto il vago
fischiettando ha ripreso a camminare lungo la tenda
fingendo di non esser lì
con quelle zampine e quel corpo cicciotto
e quell'aria da scroccone
ho chiuso l'acqua
ho tolto il sapone dagli occhi
e lui lì, fermo e immobile di nuovo
impassibile come una statua
e io?
lo schiaccio ma mi fa senso
lo ignoro ma non riesco
lo innaffio ma sporco tutto
e lui lì con quell'aria di sfida
fermo e immobile
gli occhi puntati i miei
gli occhi puntati i suoi
maledetto ragno
da dove vieni, dove vai
tornatene nella tua tana
a intrecciare qualche tela
ho strattonato con un colpo la tenda
deve aver fatto un bel volo
è scomparso nel nulla del bagno
e poi quello non sa che non si spiano le signore nella doccia?
Friday, June 10, 2005
Ho il freezer pieno!
E meno male che l'anno scorso, insieme alla lasagna di palmira e a petti di pollo che m'ha comprato mamma dal pollivendolo biologico, avevo congelato anche quei tre embrioncini piccoli piccoli che di questi tempi, signora mia, non si sa mai.
se l'avessero fatto anche i miei genitori oggi forse mi sarei risparmiata un bel torcicollo che dura da una settimana, quel giradito che mi son beccata l'anno dei mondiali e quel doloretto al dente del giudizio che le bestemmie si son sprecate. però per non sapere nè leggere nè scrivere ho congelato anche quella bella ragade che mi han tolto tre settimane fa che sa, signora mia, se si arriva a modificare pure quelle chissà che non scoprano la cura per le emorroidi: un bel sospiro di sollievo per tutti. sa, di questi tempi in cui il clima ci uccide, lo stress ci uccide, la gente ci uccide, fare esperimenti sugli embrioni lo ritengo di vitale importanza: è un po' come quelle belle e lunghe partite a bridge quando sei senza lavoro e i debiti ti stan consumando. dice che se se vai a "sfrucugliare" dentro quei cosi tondi e pieni di vita puoi evitare un sacco di malattie per il futuro. pensa che se, all'epoca, avessero lavorato sull'embrione di beethoven, altro che sordità: avremmo avuto un beethoven tutto udito e, forse, poco talento! e Ciaikovski poi che, poveretto, si sarebbe risparmiato una bella crisi epilettica una sonata sì e l'altra no. credo che se invece di starsene in panciolle si fosse lavorato sull'embrione di muhamed alì, per prima cosa non si sarebbe convertito all'islam e poi non avrebbe mai avuto il morbo di parkinson: però forse non sarebbe neanche diventato cassius clay. non parliamo poi di freud che magari non avrebbe avuto problemi di cocaina e di psicanalisi che ora ha lanciato una moda e tutti a copiarlo con 'sta psicanalisi d'accatto. per non parlare di mozart che sarebbe stato un onesto falegname austriaco e non avrebbe scritto nessun requiem e avuto allucinazioni su diavoli e librettisti. vogliamo parlare poi di elton john che forse si sarebbe sposato con una commessa gentile e cordiale di eton piuttosto che con quel bel ragazzetto londinese che fa gola a tutte.
eh, signora mia, al giorno d'oggi questi esperimenti genetici sono fondamentali chè qui dobbiamo essere tutti perfetti e sani come la razza ariana del futuro; che poi ora che lo so, se tra nove mesi nasce a me che sono mora, scura e nana un figlio biondo con gli occhi azzurri e slanciato, in giro e a mio marito posso sempre dire che è tutta colpa dell'embrione fecondato male, mica del panettiere slavo qui all'angolo!
se l'avessero fatto anche i miei genitori oggi forse mi sarei risparmiata un bel torcicollo che dura da una settimana, quel giradito che mi son beccata l'anno dei mondiali e quel doloretto al dente del giudizio che le bestemmie si son sprecate. però per non sapere nè leggere nè scrivere ho congelato anche quella bella ragade che mi han tolto tre settimane fa che sa, signora mia, se si arriva a modificare pure quelle chissà che non scoprano la cura per le emorroidi: un bel sospiro di sollievo per tutti. sa, di questi tempi in cui il clima ci uccide, lo stress ci uccide, la gente ci uccide, fare esperimenti sugli embrioni lo ritengo di vitale importanza: è un po' come quelle belle e lunghe partite a bridge quando sei senza lavoro e i debiti ti stan consumando. dice che se se vai a "sfrucugliare" dentro quei cosi tondi e pieni di vita puoi evitare un sacco di malattie per il futuro. pensa che se, all'epoca, avessero lavorato sull'embrione di beethoven, altro che sordità: avremmo avuto un beethoven tutto udito e, forse, poco talento! e Ciaikovski poi che, poveretto, si sarebbe risparmiato una bella crisi epilettica una sonata sì e l'altra no. credo che se invece di starsene in panciolle si fosse lavorato sull'embrione di muhamed alì, per prima cosa non si sarebbe convertito all'islam e poi non avrebbe mai avuto il morbo di parkinson: però forse non sarebbe neanche diventato cassius clay. non parliamo poi di freud che magari non avrebbe avuto problemi di cocaina e di psicanalisi che ora ha lanciato una moda e tutti a copiarlo con 'sta psicanalisi d'accatto. per non parlare di mozart che sarebbe stato un onesto falegname austriaco e non avrebbe scritto nessun requiem e avuto allucinazioni su diavoli e librettisti. vogliamo parlare poi di elton john che forse si sarebbe sposato con una commessa gentile e cordiale di eton piuttosto che con quel bel ragazzetto londinese che fa gola a tutte.
eh, signora mia, al giorno d'oggi questi esperimenti genetici sono fondamentali chè qui dobbiamo essere tutti perfetti e sani come la razza ariana del futuro; che poi ora che lo so, se tra nove mesi nasce a me che sono mora, scura e nana un figlio biondo con gli occhi azzurri e slanciato, in giro e a mio marito posso sempre dire che è tutta colpa dell'embrione fecondato male, mica del panettiere slavo qui all'angolo!
Friday, June 03, 2005
La scoperta dell'acqua calda.
m'ha svegliato un cliente che erano le nove e trentasei. trentasei, gli anni miei. in questo periodo a seconda di come mi vedo e di come mi giro e mi rigiro me li sento tutti dentro ma alle volte no. sembro come quei vecchi caledoscopi che non s'usan più in cui ci butti l'occhio dentro e la miriade di colori forma tanti disegnini colorati come i rosoni delle belle cattedrali o le vetrate delle chiede antiche. eran le nove e trantasei e la stanza già bolliva di caldo. ho scoperto che il settimo piano è più vicino al cielo e alle stelle ma è anche più bollente delle case a pianterreno. ho scoperto che la casa rivolta a est vede nascere il sole ma è atrocemente calda già dalle prime ore del mattino e ti senti alle volte aprendo la finestra, ti senti dentro un phon che ti spara aria bollente che tu non hai bisogno però. ho scoperto che mi piace tenere le mani nell'acqua fredda e sembra che i pensieri si gelino all'istante e che quel frescolino alle meningi stoppi tutto quello che è brutto e lo lasci lì in una sorta di limbo che non sai nè chi sei nè chi sarai più. ho scoperto che la casa pulita dà una bella sensazione: ti vedi quella superficie così brillante che puoi camminarci financo a piedi nudi e il pavimento fresco che raffredda le piante dei piedi e un brivido ti corre fino al capelli per tutto il corpo senza escludere nessuna cellula, nessun neurone, nessuna piastrina che scorrazza liberamente nel sangue. ho scoperto che sto male e che non ho più paura di questo male. e ho scoperto che in un certo senso sto bene e non ho paura neanche di quello. ho scoperto che la musica è un gran salvavita e di prima mattina mette di buonumore. ma anche di sera prima di dormire. ho scoperto che ho un sacco di difetti che non riesco più a nascondere. soprattutto a me stessa. e ho scoperto che devo affrontarli e devo affrontarmi a muso duro. ho scoperto che fa male. fa tutto male in questo periodo. e ho scoperto che voglio scappare. e cambiare. e forse un giorno lontano anche morire. ho scoperto che due più due non fa sempre quattro, anche se ti ci metti con tutte le forze per far tornare i conti, quelli non sempre tornano perchè sebbene le menti siano quadrate c'è sempre la variante che impazzisce come la maionese. ho scoperto che mi piace il silenzio. ma anche ascoltare. che non mi piace parlare. ma forse sì. ho scoperto che sono debole. e in un certo senso forte. ho scoperto che la casa sta crescendo e che io sto crescendo e che la vita intorno a me sta crescendo. ho scoperto che non voglio crescere, però. ho scoperto che oggi sono tutto e il mio contrario. ogni sensazione ogni emozione ogni stato d'animo mi colpisce e non mi lascia e mi tormenta e mi uccide a volte. ma a volte no. ho scoperto che ho tanta strada avanti. tanta vita dentro. tanta storia da imparare. tanto da studiare. tanto da lasciare. molto da fare, ancora. ho scoperto che ho scritto una gran cagata. e ora l'avete scoperto pure voi, se siete arrivati in fondo!
Friday, May 27, 2005
L'arte del riciclo.
quando non ho niente da fare mi metto in finestra. guardo fuori e passo il tempo. in finestra puoi conoscere la vita delle persone. chi stende i panni puliti giá alle otto di mattina e chi li ritira poco dopo. chi porta il cane a spasso e chi il pupo in giro. ogni tanto qualcuno mi guarda e mi saluta e io faccio sempre finta di essere indaffarata. sgrullo la tovaglia della sera o cerco con lo sguardo qualcuno che mi ha citofonato. i ragazzi alla panchina parlano della roma e della lazio, ruttano quasi come me e fumano ogni genere di cose comprese le radici dell'albero dove fa i bisogni il cane del marana. le ragazzine cominciano a sculettare presto. sono bambine che ho visto crescere: oggi sono donne in miniatura tutte cellulari e gridolini isterici. i piccoletti ti chiedono sempre che ore sono. maria si ferma e parla del marito che non c'è piú e per fortuna, dice lei: la picchiava col giornale come faceva con rocki, il loro cane. maria pesa quasi cento chili. va in giro con lo stesso vestito a fiori d'estate e d'inverno. credo sia povera. o forse solo pigra. poi c'è anna che lavora alla mensa e ha un figlio che starei ore a guardarlo. lui è fidanzato a casa, è un bravo ragazzo e pure fedele. cosí mi rifaccio con un tipaccio che sembra bukowski. è un po' sdendato e quando chiama il figlio lo senti a tre portoni di distanza. non so cosa faccia nella vita. forse lavora di notte o forse lo mantiene la moglie che fa le pulizie da ikea. lo guardo e lo trovo un tipo tosto, un duro che, ogni volta che mi saluta, io arrossisco. è un onore essere salutati da lui. e anche dal mandingo, il ras del quartiere. passa un sacco di vita qua sotto: donne incinte che sperano nel contributo dello stato. uomini allegri senza speranza. drogati o solo emarginati. ladri e guardie. vittorio poi è tutto un programma. mi chiama da sotto e mi parla di ciclismo e di coppi e bartali e tra un ricordo e l'altro mi chiede sempre una sigaretta. faccio carte false per rimediargliela. io che neanche fumo. poi c'è franca la vicina che sta sempre all'erta e sa tutto di tutti. lei peró non s'impiccia. qui c'è ancora questa regola. maura strilla e sbraita. ha gli occhi storti e sembra la figlia del conte mascetti. mi dá pena guardarla. mi chiede della garbatella lei che non è stata neanche a ostia. crede che la vita sia fuori da questo posto. chi glielo spiega che la vita è dentro di noi? il pezzo forte è patrizia. saluta tutti ma disprezza tutti. credo sia una balorda. se a natale le mandano la tredicesima si comprerá la lavatrice. chiede sempre qualcosa a qualcuno compresa me. una volta lo yogurt per il pupo, una volta l'aglio, una volta i punti della spesa, una volta dieci euro. lo fa con nochalance. e tu rimani lí come un ebete e mentre pensi non sai cosa risponderle. di solito faccio finta che squilla il telefono e poi a fine giornata faccio i conti di quanto ho perso stando affacciata. o quanto ho guadagnato. dipende dai punti di vista.
Monday, May 16, 2005
Giro di boa.
ricomincio da me. ricomincio con tre magliette prestate che con i maglioni cominciavo veramente a soffrire di rosolia. ricomincio con due paia di calzini nuovi di zecca che con quelli di cachemire i piedi cominciavano a bollire. ricomincio con un paio di pantaloni estivi anche se pensando a quelli vecchi strausati mi piange il cuore e ripenso a vecchi post e posti che hanno visto e a quanto m'han fatto compagnia. riparto senza musica, senza ninnoli, senza neanche una foto del passato che tanto hai tutto tu e chissà che ci farai, spero ti ci impicchi. riparto senza un armadio che possa contenere la mia vita. oggi la mia vita è tutta fuori, fuori di casa, fuori dalle finestre, fuori dalla porta, fuori dal cuore, fuori dall'anima, fuori tutti e dentro gente nuova. ricomincio a camminare da sola che bene o male non ci ho mai provato anche se di strada ne ho fatta tanta anche con quelle vecchie timberland che non ho più. ricomincio svegliandomi dentro un letto immenso. devo badare a me stessa. innaffiare la vita che ho dentro che proprio non ne vuol sapere nè di crescere nè di diventare rigogliosa come la più bella delle magnolie che mi piaccion tanto. riparto da me. e solo da me. senza ricordi. senza stracci e senza la bicicletta per andare a farmi un giro e pedalare, senza quel pass del primo maggio che tenevo come le reliquie a cui vuoi bene, senza il mio costume che ci ho fatto tante estati bollenti e senza i miei giochi che ci ho fatto tanti inverni freddi, senza un passato che fa impazzire ed è destabilizzante sapere che non hai più niente in mano che non prendere per mano te stesso. riparto e cerco di non sentirmi sola ma senza uno straccio di pezzo a cui ancorarmi più che sola mi sento senza vita. alle volte penso a quelli le cui case vengon spazzate via dagli uragani violenti, dalle dighe che hanno strabordato, dai tifoni coi nomi più strani, dai terremoti che fan ballare persino i topi anche se ci sono i gatti. e han perso tutto, proprio come me. ed è vero che il mondo te lo porti dentro, ma è anche vero che c'è un mondo tattile e uditivo e olfattivo che non è da sottovalutare e che produce i ricordi e che ti fa riappacificare anche solo per un secondo con te stesso e che comunque ti dà la sicurezza di aver vissuto e non di essere il fantasma della tua esistenza. ma l'imperativo è comunque andare avanti chè c'è la vita che chiama e c'è il lavoro che chiama e ci son le responsabilità che chiamano e c'è sempre qualche qualcuno che chiama. e allora, non era meglio nascer sordi che beethoven ci ha tirato su pure qualche lira?
Thursday, April 28, 2005
Mi copio da sola.
Son seduta qui al sole che aspetto. Con la mia magliettina col dollaro e le mie scarpe buone. Il sole che riscalda la pelle bianchiccia e s'infila nelle rughe del viso e delle mani. Il sole che riscalda finalmente questi pensieri intorpidi dal lungo grigiore. Aspetto gli eventi. Aspetto seduta e fingo di pensare, fingo di essere concentrata su qualcosa che non c'è. Ma non sto pensando a niente. Non penso a te. Né a te. E neanche a te. Penso alla mia magliettina col dollaro raffigurato e alle mie scarpe buone. Aspetto che il sole faccia il giro. E si nasconda dietro il palazzo giallo e rosa di fronte a me. Son qui seduta che aspetto. E la magliettina col dollaro s'è tutta arroventata dal calore. E anche la testa. E questo sole a picco mi scurisce la faccia e le braccia tatuate e le mani invecchiate. Gli occhi mi fanno male. Mi sistemo i capelli con le mani. Fingo di esserci ancora un po'. Mi guardo attorno con l'aria assente. Passano a frotte file di macchine. Ognuno è da solo. Ognuno con la sua aria assonnata e la sua storia narrata e la sua vita ormai andata. Ognuno che finge di essere assorto. Come me. Mi guardano le scarpe buone e la magliettina col dollaro raffigurato. Mi guardo le mie scarpe buone. E la magliettina col dollaro. E li lascio a guardare. Io non ci sono già più. E tu neanche.
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