Oggi non so se sono felice o triste. Nell'incertezza propendo per l'essere triste chè fa sempre pandant!
Monday, December 06, 2004
Wednesday, December 01, 2004
Saturday, November 20, 2004
L'amara storia di una placca di pus.
io e la mia placca in gola siamo una cosa sola. ci vogliam bene come due sorelle. lei sta lí che rimane attaccata a me anche nei momenti piú difficili. quando sto male è sempre presente. e non mi fa mancare niente. mi porta il brodino caldo e mi misura la febbre ogni tre minuti, che poi lo sa che è la mia gioia sapere che sono influenzata. ogni tanto la mando al sidis a fare la spesa e mi sa che fa pure fa la cresta per spedire i soldi ai negretti del terzo mondo e giocare al lotto insieme a franca. oggi ha speso per esempio quarantanove euro tondi tondi e mi ha riportato a casa solo due buste di cose inutili. s'è comprata addirittura lo spazzolino nuovo per i denti e novella duemila perché voleva sapere di bettarini e della ventura. mi sa che la mia placca è un po' pettegola. sa i cavoli di tutti gli inquilini della palazzina. sa addirittura che hanno anche occupato l'appartamento della vecchia del quinto piano morta due settimane fa. pare che lo volesse far prendere a un suo parente ballerino albanese ma poi alla fine lui ci ha rinunciato e ha ripiegato su una roulotte con giardino al settimo ponte. ieri siamo uscite insieme e debbo dire che lei fa sempre la sua porca figura: tutti che le chiedono come sta e io passo sempre inosservata. devo ammattere che un po' mi rode ma il piú delle volte me ne faccio una ragione. insomma, non per fare i conti della serva, ma pago sempre io per lei, senza aggiungere quel che mi costa di propoli spray, di propoliurto, di vitamina c, di pasticche balsamiche con dentro ogni ben diddio compresa la pepata di cozze e vongole e la zuppa del casale. credo che un minimo di attenzione la si debba riservare anche a me, o no? ma sai che nuova c'è: io stasera non so se me la porto in giro. lei vuol rimanere a casa a vedere uomini e donne ma da elena c'è la gara di trivial che vinco sempre qualche laurea e mi sento tanto dottoressa. e se lei non vuol venire, 'sti cavoli. mica siamo come i carabinieri!
Non mi va di finire il post.
un mostro si sarebbe sentito meglio di me. ero lá assorta al semaforo rosso e mi giro a guardare un bambino col suo papá su un vespino d'epoca. non so perché quell'immagine mi ha fatto una grande tenerezza e cosí ho fatto al bambino un bel sorrisone di quelli che ti scoprono anche le gengive arrossate. il bimbetto s'è girato dalla parte opposta come se lo avessi scocciato. poi si è girato di nuovo verso di me e mi ha guardato male. sono ripartita e non ci ho badato piú di tanto, finché al semaforo successivo m'accorgo che in un taxi c'era una bimbetta in braccio alla sua mamma. mi ha guardato la bambina e io di nuovo col cuore aperto e la mano tesa gli ho sorriso senza arrivare stavolta a scoprire le gengive. niente da fare. per tutta risposta mi son beccata due occhi d'odio misto a paura. ho cominciato a riflettere su questa cosa. anche se in un primo momento ho imputato questa reazione cosí strana a qualcosa di particolare sulla mia faccia, che so macchie di vaiolo spuntate dopo il viaggio a tagliacozzo o una forma fulminante di herpes zoster dovuto a quelle sette salsicce mangiate l'altra sera alla sagra del maiale e della pecora a vetralla. appurato che la mia faccia è sempre la stessa e non ha neanche mezzo brufolo, ho dovuto concludere altro: che non ci fossero piú le mezze stagioni mi sembra stabilito anche dall'associazione dei tronisti di maria de filippi; che i neri non ballano solo il tip tap pur avendo il ritmo nel sangue non fa piú notizia neanche in padania come non scuce il benché minimo stupore che qui intorno fino a qualche tempo fa fosse tutta campagna e che i mulini girassero a vento malgrado don chiscotte fosse in altre faccende affaccendato. l'altro a cui sono arrivata dopo il mio incontro/scontro con quei ragazzini è che i bambini vanno in giro con delle facce cosí depresse e torve che neanche il mio commercialista ai tempi della visita della finanza. ma che ne so, io mi immagino i bambini come il fanciullino che mi porto dentro: allegri, spensierati, sorridenti, che fanno i pensieri piú strampalati e disegni colorati e immaginano animali e cose solo guardando una nuvola in cielo. quelli che vedo in giro mi mettono a disagio. mi impauriscono per la loro freddezza, per quegli occhi cosí determinati. per quell'aria di sufficienza e quell'essere scostanti e seri e padroni del mondo giá da piccolini. ho paura perché saranno padroni del domani, anche del mio domani: saranno il futuro medico che mi curerá l'alopecia o il ginocchio della lavandaia, la sciampista che mi laverá i capelli bianchi azzurri, il veterinario che si occuperá del mio cane cieco o la cameriera che mi servirá un piatto caldo al ristorante, il politico a cui daró il mio voto o il prete che dará a me l'estrema unzione. e ho il terrore di finire in mano loro. che poi, mi chiedo, se uno perde il gusto della vita e del gioco giá da piccolo, ma che campa a fare. non so chi dice che l'ironia è il sale della vita: possibile si mangi sciapo giá da piccoli?
Saturday, November 13, 2004
La mia vicina s'è sentita male stanotte.
bum bum e non ci capisco un cavolo. bum bum sento che battono alla porta. bum bum realizzo che qualcuno mi sta chiamando. corro, giro la chiave ché di solito son sempre quelle due o tre mandate. la vedo. capelli dritti in testa da piega di cuscino. aria emaciata e sofferente. mani giunte sullo stomaco. alito pensante, quasi acido. m'arrabbio per un secondo. ma poi mi fa tenerezza. si sente male e vuole correre al pronto soccorso. le serve un passaggio. io non ho la macchina. ma ci pensiamo dopo. la faccio sedere sul divano. è piú piccola di quello che ricordavo e anche piú invadente. le chiedo cosa si sente. un malessere generale risponde a mezza bocca. le chiedo dove le fa male questo malessere generale. dice la pancia, lo stomaco, il cuore, la testa. un cesso, le ribatto io per cercare di tirarla su. lei non si tira su anzi è piuttosto depressa. non sono un medico e non so che fare. le chiedo se vuole rimettere. le chiedo se ha l'apparecchio per la pressione, se si tratta di influenza, se soffre di calcoli, se è andata in bagno la mattina, se il marito la tradisce. cerco di distrarla in ogni modo e soprattutto di avere una voce rassicurante per quanto uno possa essere rassicurante alle tre di notte dopo esser stato svegliato di soprassalto nel bel mezzo della fase rem. mi sento tanto il dottor carter di ER e credo che in ognuno di noi alberghi il sogno di giocare al dottore, di inseguire un'autoambulanza che corre a sirene spiegate e di vincere al lotto senza aver giocato. continuo a farle domande ché mi sto pure spazientendo. le chiedo se vuole un bicchierino di porto. magari digerisce. a casa ho solo quello che mi hanno regalato a un natale insieme alla classica colomba mandorlata. che tirchi. mi dice che un pezzetto di colomba le andrebbe. ma poi sento che sta per sentirsi male al solo pensiero di ingerire cibo. capisco che il problema è lo stomaco. le chiedo se ha preso freddo. se ha mangiato le cozze. se ha i vermi e se ha fatto la sverminazione. lei accenna un sorriso. patch adams sarebbe contento di me e pure robbin uilliams. le chiedo se vuole una camomilla. dice di no. per fortuna perché non ce l'ho. le chiedo se vuole un bicchiere d'acqua calda che rilassa i muscoli e aiuta la digestione. lei accenna a qualcosa con la bocca. non capisco che tra l'altro con l'etá sto diventando anche sorda. le faccio ripetere ció che ha detto. Canarino è l'unica parola che riesce a dire. neanche fosse un pappagallo. corro subito in cucina. ho dei limoni quasi verdi muffa che non sapevo che farci e comincio a scaldare l'acqua e a gettarci scorze di buccia all'impazzata. faccio bollire 'sto bibitone che mi sento magamagó. appena freddo lei lo beve tutto d'un fiato. apro la finestra per lasciar passare un alito d'aria. i malati han bisogno d'aria fresca: aiuta il rigor mortis. vado in bagno a rifarmi il trucco. torno e non trovo la trovo piú. credo abbia preso il volo. sará stato per quelle scorze di troppo nel canarino?
Visto da qui.
quando non ho niente da fare mi metto in finestra. guardo fuori e passo il tempo. in finestra puoi conoscere la vita delle persone. chi stende i panni puliti giá alle otto di mattina e chi li ritira poco dopo. chi porta il cane a spasso e chi il pupo in giro. ogni tanto qualcuno mi guarda e mi saluta e io faccio sempre finta di essere indaffarata. sgrullo la tovaglia della sera o cerco con lo sguardo qualcuno che mi ha citofonato. i ragazzi alla panchina parlano della roma e della lazio, ruttano quasi come me e fumano ogni genere di cose comprese le radici dell'albero dove fa i bisogni il cane del marana. le ragazzine cominciano a sculettare presto. sono bambine che ho visto crescere: oggi sono donne in miniatura tutte cellulari e gridolini isterici. i piccoletti ti chiedono sempre che ore sono. maria si ferma e parla del marito che non c'è piú e per fortuna, dice lei: la picchiava col giornale come faceva con rocki, il loro cane. maria pesa quasi cento chili. va in giro con lo stesso vestito a fiori d'estate e d'inverno. credo sia povera. o forse solo pigra. poi c'è anna che lavora alla mensa e ha un figlio che starei ore a guardarlo. lui è fidanzato a casa, è un bravo ragazzo e pure fedele. cosí mi rifaccio con un tipaccio che sembra bukowski. è un po' sdendato e quando chiama il figlio lo senti a tre portoni di distanza. non so cosa faccia nella vita. forse lavora di notte o forse lo mantiene la moglie che fa le pulizie da ikea. lo guardo e lo trovo un tipo tosto, un duro che, ogni volta che mi saluta, io arrossisco. è un onore essere salutati da lui. e anche dal mandingo, il ras del quartiere. passa un sacco di vita qua sotto: donne incinte che sperano nel contributo dello stato. uomini allegri senza speranza. drogati o solo emarginati. ladri e guardie. vittorio poi è tutto un programma. mi chiama da sotto e mi parla di ciclismo e di coppi e bartali e tra un ricordo e l'altro mi chiede sempre una sigaretta. faccio carte false per rimediargliela. io che neanche fumo. poi c'è franca la vicina che sta sempre all'erta e sa tutto di tutti. lei peró non s'impiccia. qui c'è ancora questa regola. maura strilla e sbraita. ha gli occhi storti e sembra la figlia del conte mascetti. mi dá pena guardarla. mi chiede della garbatella lei che non è stata neanche a ostia. crede che la vita sia fuori da questo posto. chi glielo spiega che la vita è dentro di noi? il pezzo forte è patrizia. saluta tutti ma disprezza tutti. credo sia una balorda. se a natale le mandano la tredicesima si comprerá la lavatrice. chiede sempre qualcosa a qualcuno compresa me. una volta lo yogurt per il pupo, una volta l'aglio, una volta i punti della spesa, una volta dieci euro. lo fa con nochalance. e tu rimani lí come un ebete e mentre pensi non sai cosa risponderle. di solito faccio finta che squilla il telefono e poi a fine giornata faccio i conti di quanto ho perso stando affacciata. o quanto ho guadagnato. dipende dai punti di vista.
Wednesday, November 10, 2004
Mi hai ispirato un post.
Andavo di corsa stamattina ma due chiacchiere con la portiera ce le ho scambiate. Poverina, mi sembra così sola. È dura la vita che fa. Io mi sento una regina al suo confronto. Lei viene da qualche paese della polonia che già solo la parola mi fa intirrizzire dal freddo e mi darei fuoco all'istante. M'ha sconcertato che, neanche mi sono fermata, ha incominciato con tutta una trafila di lamentele sul governo e su berlusconi che ha rovinato l'italia e sulla legge dell'immigrazione che è ingiusta e che si stava meglio quando si stava peggio (pensavo che 'sta cosa fosse tipicamente italiana) e poi ha aggiunto anche tutta una solfa sul buco dell'ozono e che non esistono più le mezze stagioni e che con l'inverno lei si gela e scricchiola tutta. Tra me e me ho detto: ma perché questa qui non se ne torna al Paese suo, ma poi, a guardarla bene, m'ha fatto pena e ho cercato di farle vedere il bicchiere mezzo pieno; le ho detto che qui in Italia la gente è in fondo in fondo brava gente e le ho ricordato dei campi di concentramento che sarò pure ignorante ma mi sa che dalle sue parti ce ne sono molti e pure famosi. Le ho detto che bene o male qui il clima non è così rigido. Che in autunno roma è tutta uno spettacolo con colori che vanno dal rosa confetto al rosso aranciato e che a due metri abbiamo anche il mare, sporco ma pur sempre mare. Mi sentivo veramente come il dottorMorelli che ha una parola per tutti. Lei tuttavia è rimasta sulle sue: è proprio tutta d'un pezzo 'sta portiera qua. Boh, ho pensato, saranno questi qui del nord che non danno tanta confidenza. In mio salvataggio è arrivata una chiamata sul cellulare tanto più che la conversazione s'era fatta imbarazzante per via della mancanza di argomentazioni da contrapporre alle sue lamentele. Sono schizzata in macchina e, per paura di farle male, l'ho accostata delicatamente, la "portiera" polacca, ma lei non s'è scomposta. Anzi le piace molto il suo lavoro. Meglio che fare la ruota di scorta, ha aggiunto. E chi può darle torto?
Thursday, November 04, 2004
Il melone d'inverno: un zsucchero.
S'è squadrato mercurio. Dice mamma che entrerà anche marte in scorpione. E che ci saranno nuove energie. E così mi convinco che andrà tutto bene. E che avrò nuova forza. Mica capita tutti giorni che mercurio ti si squadra: è una di quelle occasioni che oggi ho messo su i calzini puliti. Che poi se proprio vogliamo andare ad analizzare non so neanche come sto. La prima sensazione è che mi sembra di galleggiare. Di non sentire niente. Di essere come quei pugili che hanno appena preso un gancio e che al centro del ring non sanno se le stelline che vedono sono il tilt del biliardino o i lampeggianti di qualche auto in doppia fila. Ho tremila e una sensazioni dentro, emozioni che s'alternano sulla mia faccia, sulla mia pelle, nei miei occhi con estrema velocità ma in modo causale. Ho pianto a La vita che vorrei. Ho riso per aver rubato un cero al cimitero. E pensavo alla faccia di mia nonna contenta per quel gesto e per aver ricevuto un candelotto sottratto alla statua di gesù. Provo rabbia e serenità nello stesso istante. Amore, odio, affetto, sincerità, orgoglio, saggezza, pazzia m'escono dal cuore in random, senza più filtri, senza trovare ragioni dettate dalla ragione. Ho chiuso con della gente. Penso che le nostre vite vadano avanti nonostante la nostra indole che rimane sempre quella, come la morale della Girella. Ci creiamo un Personaggio, ma poi alla fine siamo quel che siamo. Ci si modifica. Si cerca di imbellettarsi l'anima alla meno peggio. Ma nel profondo si rimane quel che si è. Sono persino serena in tutto questo. O comunque questa decisione fa parte della sensazione di galleggiamento. Quindi non so ancora come sto. Penso a quanto razionalmente si può padroneggiare se stessi, ma poi, in una giornata qualunque, qualcosa ti sfugge di mano e ti riveli per quello che sei sempre stato: un nessuno qualsiasi che s'arroga il diritto di entrare nelle vite delle persone con la grazia di un panzer faust ai tempi della guerra. Un nessuno qualsiasi. Potrebbe essere il titolo di questo post. Tra l'altro non posso non pensare alla Mazzantini. Non riuscivo a dormire, l'altra notte. Ho sfogliato, violentando me stessa, qualche pagina di Non ti muovere. E chi s'è mosso? Non mi sono scollata dall'idea che m'ero fatta: che porci, cani e nessuni qualsiasi scrivono libri e fanno film. E oggi sono sempre più convinta che andrò a piedi a Montichiari. E cercherò Aldo Busi per valli e per monti. E gli dirò quanto lo amo. E che è un Grande. E che fa bene a sentirsi un dio, Lui può. E che tra lo Scrivere e il vomitare parole alla rinfusa c'è una differenza abissale (ma Lui lo saprà già). E che i ragazzi non avendo più un background culturale di spessore ingurgitano qualsiasi cagata faccia moda, compresa la posologia dell'aspirinetta C e il libro che sto scrivendo a 6 mani con Franca la vicina e con Clara la barista su Penelope e il suo ragno che tessono tele di giorno e guardano la tele di notte. Credo che poi alla fin fine ognuno debba avere il posto che merita. Quindi la Mazzantini vicino al velodromo ce la vedo bene. Fatto sta che, a parte parlare di marti e di mercuri, di nessuni e di Grandi, non so bene il senso di queste parole. Non c'è un vero filo logico, come nella vita del resto. Ma son certa che dopo il libro su Penelope farò anche un film: pupa, vita e opere. Che dici: sarà un po' pretenzioso?
Tuesday, October 26, 2004
Una strana presenza.
Uno dei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie e ken, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Il lavello d'acciaio era una di quelle modernità che ti sentivi ricco e famoso come nei telefilm. Ricordo che la domenica c'erano delle file lunghe chilometri a casa di Delia, la nostra vicina, per ammirare questo prodigio della cucina così strano e sfacciatamente luminoso. Io rimanevo estasiata e rifacevo sempre la fila due o tre volte, insieme ai parenti di frattamaggiore, neanche avessi di fronte la venere di Milo o la Nike di Samotracia. I figli di Delia facevano tutti gli smorfiosi con me. E io non potevo competer con loro se non sfoderando le mie doti d'affarista vendendo al cancello della palazzina fumetti, figurine doppie e oggetti che rubavo a mio padre (oggi te lo posso dire, papà: ti ho venduto anche quelle spille colorate con su scritto una roba strana tipo CCCP).
Qualche giorno fa una disgrazia a casa mia: il lavello di porcellana ha tirato gli ultimi. Mi ha mollato alle tre e mezzo di un venerdi notte allagando la cucina e parte del salone, facendo correre gli scarafaggi di qua e di là e soprattutto costringendomi a lavare per terra chè eran mesi che non lo facevo. Nonostante il danno, non so perché non ero molto arrabbiata: mi sono ricordata improvvisamente di quelle bellissime domeniche a casa di Delia e così ho avuto la brillantissima idea di coronare questo sogno segreto seppur alla veneranda età di qualche anno dopo. Ho girato in lungo e in largo in cerca di un lavello d'acciaio da incasso. L'ho trovato. L'ho ordinato e soprattutto ora lo posseggo. Ho chiamato subito Franca che, per l'occasione, si è portata dietro anche i suoi due cani ma non so perché mi ha guardato con aria preoccupata. Così, non paga della reazione di franca, ho invitato qualche amico a casa. Ho acceso tutte le luminarie più disparate. Ho comprato candele e candelotti che neanche a SantaMariainVia. Ho proiettato il faretto del quadro buono sul lavello e ho acceso anche la luce della cappa. Lui tutto felice ha fatto la sua porca figura. Ci sono stati complimenti a iosa da parte di tutti. Per la prima volta mi sentivo come Delia. La serata è stato un successone. Avevo i lacrimoni agli occhi. E il lavello mi guardava con aria soddisfatta. Il problema è stato il giorno dopo quando ho dovuto lavare i piatti: ho scoperto che un lavello in acciaio richiede una cura che neanche un figlio dai 0 a 12 anni. La prima sera ho passato più tempo ad asciugare tutte le goccioline dalla prima all'ultima che non a docciarmi, sistemare il letto, cucinare, mangiare e portare giù il cane della signora anna. Ogni movimento sbagliato in cucina, per Lui diventa una tragedia. Ti guarda con quell'aria severa e ti ammonisce se lo lasci senza cure. La mattina ho paura anche a farmi il caffè giacchè Lui è già pronto con i conti della spesa e la calcolatrice per sanare il bilancio della casa: dice che spendo troppo in saponi, pizza e in gas. Pare che ai suoi tempi i piatti si lavassero con l'acqua fredda e non capisce tutto questo spreco di acqua bollente. Non parliamo poi di quando devi scolare la pasta. Devi chiedergli l'autorizzazione a procedere, aprire l'acqua fredda per non sbollentarlo, non far arrivare le gocce bollenti sulle guarnizioni, sciacquare subito la vaschetta chè Lui è allergico anche all'amido della pasta. Un vero sacrificio. E pensare che uno dei miei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Non so se stasera mi va di affrontarlo. Sono molto restìa: e se gli portassi dei fiori?
Qualche giorno fa una disgrazia a casa mia: il lavello di porcellana ha tirato gli ultimi. Mi ha mollato alle tre e mezzo di un venerdi notte allagando la cucina e parte del salone, facendo correre gli scarafaggi di qua e di là e soprattutto costringendomi a lavare per terra chè eran mesi che non lo facevo. Nonostante il danno, non so perché non ero molto arrabbiata: mi sono ricordata improvvisamente di quelle bellissime domeniche a casa di Delia e così ho avuto la brillantissima idea di coronare questo sogno segreto seppur alla veneranda età di qualche anno dopo. Ho girato in lungo e in largo in cerca di un lavello d'acciaio da incasso. L'ho trovato. L'ho ordinato e soprattutto ora lo posseggo. Ho chiamato subito Franca che, per l'occasione, si è portata dietro anche i suoi due cani ma non so perché mi ha guardato con aria preoccupata. Così, non paga della reazione di franca, ho invitato qualche amico a casa. Ho acceso tutte le luminarie più disparate. Ho comprato candele e candelotti che neanche a SantaMariainVia. Ho proiettato il faretto del quadro buono sul lavello e ho acceso anche la luce della cappa. Lui tutto felice ha fatto la sua porca figura. Ci sono stati complimenti a iosa da parte di tutti. Per la prima volta mi sentivo come Delia. La serata è stato un successone. Avevo i lacrimoni agli occhi. E il lavello mi guardava con aria soddisfatta. Il problema è stato il giorno dopo quando ho dovuto lavare i piatti: ho scoperto che un lavello in acciaio richiede una cura che neanche un figlio dai 0 a 12 anni. La prima sera ho passato più tempo ad asciugare tutte le goccioline dalla prima all'ultima che non a docciarmi, sistemare il letto, cucinare, mangiare e portare giù il cane della signora anna. Ogni movimento sbagliato in cucina, per Lui diventa una tragedia. Ti guarda con quell'aria severa e ti ammonisce se lo lasci senza cure. La mattina ho paura anche a farmi il caffè giacchè Lui è già pronto con i conti della spesa e la calcolatrice per sanare il bilancio della casa: dice che spendo troppo in saponi, pizza e in gas. Pare che ai suoi tempi i piatti si lavassero con l'acqua fredda e non capisce tutto questo spreco di acqua bollente. Non parliamo poi di quando devi scolare la pasta. Devi chiedergli l'autorizzazione a procedere, aprire l'acqua fredda per non sbollentarlo, non far arrivare le gocce bollenti sulle guarnizioni, sciacquare subito la vaschetta chè Lui è allergico anche all'amido della pasta. Un vero sacrificio. E pensare che uno dei miei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Non so se stasera mi va di affrontarlo. Sono molto restìa: e se gli portassi dei fiori?
Saturday, October 23, 2004
dice..ma tu chi sei veramente?
E' ancora buio fuori. sono le sei e sono in piedi. esco a fare due passi: si fa per dire visto che prendo la macchina per sgranchirle un po' le ruote. mi dirigo verso l'autogrill per fare colazione; che poi colazione è una parola grossa: ho ancora tutto sullo stomaco, pranzo di ieri compreso. la cittá è giá in movimento e vista dall'alto dei pensieri sembra un grande formicaio dove tutti corrono chi di lá, chi di qua. il camion dell'immondizia che di solito sento sbuffare dal mio letto è giá qui fuori all'opera. mi chiedo cosa faccia tutta questa gente in giro a quest'ora del mattino. me lo chiedo e scordo subito la domanda. è ancora buio fuori. e ho ancora il buio dentro. il mio cappuccino è bollente. mi soffermo sui libri: i soliti cellofanati da classifica che stanno lí in bella mostra per essere distrattamente comprati da gente distratta. compro novella 2000 e Chi, il top delle letture da bagno. comincio la mia dose mattutina di starnuti che sembro un tubercoloso allo stadio finale. come al solito non ho mai abbastanza fazzoletti e finito quello che porto dietro (sempre lo stesso incartapecorito da anni) comincio a pulirmi il naso con la manica della maglietta, con la felpa e via via con tutto quello che mi trovo intorno spargendo, ad ogni fragoroso starnuto, bacilli e malattie come il santo padre dispensa con la mano saluti e benedizioni. mi sento tanto il papa! è ancora buio fuori. e in me non c'è luce. tu chi sei veramente è una domanda che è piú facile rispondere al telefono o al citofono. Elle scrive che le metto soggezione per via del mio essere saggia. io non so cosa sono. ogni giorno mi sveglio con un pensiero diverso. sará per via del buio? non sono saggia. non sono buona. non sono neanche cattiva. forse non sono niente ma con dei buoni propositi per costruirci sopra qualcosa. ho un sacco di difetti che cerco di nascondere dietro quest'aria da brava ragazza. ma non sono neanche una brava ragazza. il buio m'acceca. e mi vedo piena di paure e piena di problemi. mi mette a disagio la gente, per esempio. mi piace stare in gruppo ma mi piace stare sola. mi piace viaggiare ma non mi piace mettermi in viaggio. mi piace lavorare ma sto meglio se non lo faccio. e in questa schizofrenia dell'anima arrivi anche a chiederti tu chi sei veramente. non metto freni al mio essere. metto barriere nel farmi capire. e intanto uno spiraglio di luce s'è affacciato in questo cielo nuovoloso. ed è l'alba. meglio il tramonto, peró. i saggi veri ti dicono che le risposte arriveranno quando meno te lo aspetti. io non voglio nessuna risposta. e forse non voglio neanche sapere chi sono veramente. perché spiegare chi si è veramente è stoppare una crescita, fermare un processo di evoluzione e rinchiudersi dentro una categoria ben definita. dice...tu chi sei veramente. eccheneso! spiegamelo tu.
Wednesday, October 20, 2004
Non so se odio più i gatti o le zanzare.
Ho trovato un metodo per tenermi in forma. E' gratuito, stimola il movimento di braccia e gambe senza troppo sforzo, tiene allenato l'occhio e il campo visivo. Uccido zanzare. E mica quelle zanzarine secche secche, denutrite e lente che c'erano un tempo, quando qui intorno era tutta campagna. Da qualche tempo girano dei veri e propri fenicotteri neri puntinati di bianco che quando si fermano agli incroci lasciano passare anche le vecchine uscite dalla posta con la pensione. Io due o tre di loro le tengo qui per rispondere al telefono, per aprire la porta e per far credere a berlusconi che ha creato un milione di posti di lavoro e che la finanziaria sta andando benone. Le altre le uccido. Ho una tecnica infallibile che ho adottato dopo aver visto varie volte L'ultimo samurai con tom cruise. Lascio andare tutte le energie e libero la mente. Apro il terzo occhio e colpisco senza neanche vedere. Debbo dire che le prime volte è stato un po' traumatico, tanto che più di un cliente mi ha trovato che mi sbracciavo a caso come i vigili a piazza venezia. Ora colpisco senza guardare. Spiaccico zanzare a destra e a manca. Riesco a colpire anche alle spalle senza girarmi. Ho un media di dieci quindici zanzare al dì, escluse le due o tre che lavorano qui e che qualche volta m'aiutano a colpire. Ho dei bicipiti così pronunciati che neanche avessi lavorato anni e anni in palestra. Ho sviluppato così i riflessi che quando la sera scatta il verde al semaforo io sono già a casa davanti a gerry scotti. Ho aperto così il terzo occhio che riesco a vedere sky senza decoder e clara senza vestiti. E poi mi sento in forma, c'e' da dirlo. Mi sento come quei grandi cacciatori alla hemingway che col cappello in testa e la divisa color sabbia se ne vanno nell'africa lontana a cacciare leoni e tornano con teste ruggenti a forma di trofeo. Anch'io ho dei trofei. Tengo le testine delle zanzare appese al muro con uno spillo. Ogni tanto le guardo e mi sento un mostro. Ma solo ogni tanto. A proposito ora avrei da fare: splash!
Friday, October 15, 2004
Così.Tanto per dire.
Sono un cincinino pigra, lo riconosco. Non ho grandi difetti nel senso che non bevo, non fumo, non uso sostanze lesive al cervello, non vado in chiesa, amo la mamma, pago le tasse, faccio attraversare le vecchine sulle strisce come i bravi boy scout, non abbandono mai gli animali sulle autostrade, tutt'al più li cedo a famiglie bisognose, mi riempio la bocca con quel tanto di buonismo che basta e con quel poco di psicologia da romanzo rosa per far scena. Sono pigra, lo so. E' uno di quei pochi lati di me che mi piacciono un sacco. Faccio parte di quella schiera di sognatori come Troisi che spera di veder muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero. Mi sposto in macchina anche per fare il giro dell'angolo e se posso evito anche quello. Essere pigri è un lavoro. A volte stressante. Decidere di alzarsi dal letto il sabato mattina mi costa così tante energie cerebrali che poi ho bisogno di riposare tutto il giorno, domenica compresa. Non sono di quelle persone che fanno jogging, tennis, squash, beach volley, corrono a scuola d'inglese a pranzo, al corso di ceramica la sera e al corso notturno di origami. Mi basta quel che so. Nuotare senza affogare, dare due calci al pallone senza neanche spostare i piedi, giocare molto bene a tennis alla play station, camminare da qui a lì tanto per dimostrare coram populo che ho le gambe e per di più lunghe. Sono pigra e non me ne vergogno. Anzi odio quelli che si dannano l'anima per riempirsi la vita di impegni. Io non voglio impegni. Mi mettono in crisi le decisioni, le scadenze, il prendere appuntamento anche per la serata stessa. Ci vediamo se ci incontriamo, preferibilmente dentro una casa, chè fuori è stressante. Potrei guardare giornate intere lo schermo nero della tivvù in attesa che il telecomando si sintonizzi sul mio programma preferito. Faccio il minimo indispensabile per non farmi atrofizzare i muscoli. Alleno il cervello, a volte, quando non mi costa fatica. Credo nel motto: volere è potere. Sono della corrente di pensiero che sostiene che quello che la mente vuole, la mente fa; così sto educando gli elettrodomestici in casa perché se la sbrighino da soli. Guardo la lavatrice e le dò le istruzioni per il suo uso: ogni tanto per aiutarla accantono i panni sporchi bianchi da quelli colorati. Forse qualche risultato l'ho ottenuto. Stamattina m'ha portato il caffè a letto. Ma per il lavaggio dei panni sporchi ancora è lunga, però!
Tuesday, October 12, 2004
Nel mio quartiere.
Il grande evento del mio palazzo (a parte quando vengono le guardie per qualcuno ai domiciliari) è la riunione straordinaria di condominio. Non siamo come quei palazzi del centro con un amministratore che, una volta al mese o giù di lì, organizza una riunione dove tutti si scannano, parlano male del vicino e della moglie del vicino e si rovinano il fegato ma il giorno dopo buongiorno e buonasera in ascensore. Al mio palazzo non ci salutiamo mai perché siamo tutti "ignoranti" ma sinceri. La riunione viene indetta quando accade qualche calamità soprannaturale tipo quando qualcuno brucia "per caso" il portone con relativi citofoni e cassette della posta, quando si vuol fare la spia su eventuali appartamenti vuoti da occupare o quando ci si vuol mettere d'accordo su chi chiama quelli delle fogne perché veronica, la ragazza del terzo piano, oltre agli assorbenti usati qualche volta e "sbadatamente" butta nel vater anche i panetti di ascish. I nostri appuntamenti straordinari sono scanditi dalla musica soave dell'autoradio del Marana che pompa a intervalli regolari. L'ultimo successo che ci propina nelle ore più insolite e assurde della giornata tipo alle due del pomeriggio o alle otto di sera è "Vai Girardengo vai grande campione..." una canzone del novantacinque ma che dalle nostre parti va ancora per la maggiore. Il marana è un personaggio tutto da vedere: un occhio di vetro perso in una rissa e un figliolo in tutto spicciato a lui tranne che per l'occhio di vetro. L'altra sera ci siamo visti giù nell'androne per metterci d'accordo su chi avrebbe ridipinto i muri e le scale fino al quinto piano. Damiano, il calabrese, non parla mai. Forse si vergogna del dialetto. Ma non lo guardare mai per storto. Ha il coltello a serramanico sempre pronto. Patrizia scende con tutta la prole: un figliolo di due anni, il cane di tre e due subumane che non hanno né arte né parte però son buone buone e non si lamentano mai. L'egiziano del quarto piano non parla la nostra lingua. Però non si tira indietro quando deve pagare. La suora è il pezzo forte del palazzo. Ha il velo blu e non so a quale ordine appartenga. Ha paura che i vandali le entrino in casa. M'hanno raccontato che in salone tiene persino la farina sparsa per terra per controllare eventuali orme di estranei. Pare sia matta. Certo però è furba. Abbiamo trattato un sacco d'argomenti durante l'ultimo incontro: la pittura delle scale, la colletta per l'ascensore e per i citofoni, abbiamo sparlato di veronica visto che era assente e l'argomento clou è stata la notizia che la ragazza del figlio di franca è incinta. Sono partite le scommesse su chi fosse il padre: io punto su Pisellino. Il calabrese dice che non è stato lui. E ti credo, c'era la moglie davanti!
Mi hanno eletto capogruppo e così ho raccolto tutti i soldi che oggi ho perso alla slot machine di clara. Ho pianificato i lavori per le scale ma, per prender tempo, gli ammollato una tiritera su quanto costa la vernice a tempera e sul fatto che agli smorzi non si risparmia più come una volta, gli ho comunicato anche il costo della manodopera e gli ho tirato su anche tutta una storia sugli ammortizzatori sociali che mi sentivo quasi come Siniscalco. Alla parola ammortizzatori s'è svegliata una delle due subumane: dice che allo sfascio del cognato me li può rimediare lei sottocosto. Verso le nove ci siam salutati chi per un impegno chi per un altro: io dovevo vedere ER.
Stamattina scendendo ho incontrato il calabrese. Non m'ha salutato. Io neanche. Mi rispetta di più,così.
Mi hanno eletto capogruppo e così ho raccolto tutti i soldi che oggi ho perso alla slot machine di clara. Ho pianificato i lavori per le scale ma, per prender tempo, gli ammollato una tiritera su quanto costa la vernice a tempera e sul fatto che agli smorzi non si risparmia più come una volta, gli ho comunicato anche il costo della manodopera e gli ho tirato su anche tutta una storia sugli ammortizzatori sociali che mi sentivo quasi come Siniscalco. Alla parola ammortizzatori s'è svegliata una delle due subumane: dice che allo sfascio del cognato me li può rimediare lei sottocosto. Verso le nove ci siam salutati chi per un impegno chi per un altro: io dovevo vedere ER.
Stamattina scendendo ho incontrato il calabrese. Non m'ha salutato. Io neanche. Mi rispetta di più,così.
Sunday, October 03, 2004
Rimango sempre la stessa ragazza acqua e sapone.
capita che una mattina come tutte le mattine ti svegli e accendi il computer e, neanche fosse il giorno della befana, trovi delle sorprese che non ti aspettavi. capita che apri la posta e anziché trovarci le solite quattro e mail scarcagnate come quella dell'ufficiale giudiziario della tiscali che ti cerca per vecchie bollette arretrate e mai pagate, o quella della casa di preghiera di suor Mariapia che parla solo di santi e di dio, o l'e mail che ogni santa volta vuole "enlargiare" il tuo penis, capita che ti spuntino dal nulla delle lettere un po' strane. capita che queste mail ti avvertano che sei stato nominato (anche se non fai parte del cast del grande fratello) nella blogosfera e che un tale luca s'è appropriato di un tuo post che ti vergognavi anche a postare.
il sogno della mia vita, lo confesso, è sempre stato quello di fare l'investigatore. quando c'è da scoprire gli altarini di qualcuno sono sempre la prima ad essere disponibile e a prestare la mia opera anche senza retribuzione, tanto che una volta, per aiutare un'amica, ho dovuto seguire in piena notte una persona che, accortasi da subito di essere seguita, m'ha fatto fare il giro del colle oppio quattro volte e alla fine mi ha offerto anche un cordiale al bar delle guardie. in ricordo di quei giorni, comunque, mi sono messa alla ricerca di questo luca. ho fatto un giro tra i blog dove il post è stato anche postato e brillantamente commentato. avevo le lacrime agli occhi e le mani tutte sudaticce per tanto onore dato che i miei accessi giornalieri sono cosí scarsi che shinystat mi ha anche citato in giudizio per la cattiva pubblicitá che gli faccio. Ho messo al lavoro mio padre, pensionato, che ogni giorno ad ogni ora clicca per due o tre volte sul mio blog e anche la vicina di casa della zia di franca che clicca nella stessa modalitá peró ad ore alterne rispetto a mio padre (sennó shinystat lo capisce!). insomma non ho ancora risolto l'arcano. quello che posso fare peró é ringraziare fin d'ora luca o chi per lui, chiedendogli se oltre a mandare in giro i miei pezzi, puó provvedere anche a saldare i conti della tiscali e a passare in erboristeria per comprarmi il propoli e la vitamina C ché, data la folla qui sotto per via di questo post, non me la sento proprio di affrontare i fotografi!
il sogno della mia vita, lo confesso, è sempre stato quello di fare l'investigatore. quando c'è da scoprire gli altarini di qualcuno sono sempre la prima ad essere disponibile e a prestare la mia opera anche senza retribuzione, tanto che una volta, per aiutare un'amica, ho dovuto seguire in piena notte una persona che, accortasi da subito di essere seguita, m'ha fatto fare il giro del colle oppio quattro volte e alla fine mi ha offerto anche un cordiale al bar delle guardie. in ricordo di quei giorni, comunque, mi sono messa alla ricerca di questo luca. ho fatto un giro tra i blog dove il post è stato anche postato e brillantamente commentato. avevo le lacrime agli occhi e le mani tutte sudaticce per tanto onore dato che i miei accessi giornalieri sono cosí scarsi che shinystat mi ha anche citato in giudizio per la cattiva pubblicitá che gli faccio. Ho messo al lavoro mio padre, pensionato, che ogni giorno ad ogni ora clicca per due o tre volte sul mio blog e anche la vicina di casa della zia di franca che clicca nella stessa modalitá peró ad ore alterne rispetto a mio padre (sennó shinystat lo capisce!). insomma non ho ancora risolto l'arcano. quello che posso fare peró é ringraziare fin d'ora luca o chi per lui, chiedendogli se oltre a mandare in giro i miei pezzi, puó provvedere anche a saldare i conti della tiscali e a passare in erboristeria per comprarmi il propoli e la vitamina C ché, data la folla qui sotto per via di questo post, non me la sento proprio di affrontare i fotografi!
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