l'anno che sono nata, nada cantava "ma che freddo fa"; quel febbraio fuori l'ospedale doveva fare un gran freddo, mia madre era ancora una bambina e io con lei. mi racconta sempre che lei e le altre mamme passavan la serata ad ascoltare il festival con le canzoni che risuonavano per gli androni freddi vuoti lunghi e bui dell'ospedale dando un po' di vita a quella parte di ospedale che stava già lì per darla, la vita. il primo ricordo di mia madre appena sveglia son state le note di nada, le rose rosse appassite di mio padre che un'infermiera sbadata aveva lasciato su un termosifone acceso e la mia faccetta curiosa e incuriosita. ogni sanremo ci penso sempre alla mia mamma bambina, alle rose rosse appassite e a quella faccetta lì chè forse son cresciuta qualche centimetro in più ma la curiosità non m'ha mai abbandonato. mi chiedo spesso come tutti gli esseri pensanti e neanche tanto dotati di spirito filosofico chi siamo, da dove veniamo, dove andremo ma oggi più che mai mi chiedo perchè sanremo è sanremo? che vuol dire che sanremo è sanremo. anche roma è roma come pure frattamaggiore è frattamaggiore cosí come montesilvano é montesilvano ma non per questo si vantano nel raddoppiarsi il nome.
ogni anno come dopo le elezioni ci aspettiamo che le cose cambino; che le canzoni siano ancora piú belle e creative e melodiose ma allo stesso momento moderne, accattivanti e trendy; ci aspettiamo che ci siano nuovi talenti pieni di cosí tanti talenti da ridare il significato giusto alla parola parabola oggi inflazionata e nominata solo per sapere cosa ha fatto la roma e chi ha vinto il grande fratello. ci aspettiamo che a presentare sia qualcuno che ci strappi una risata, magari solo perché dobbiamo seppellire qualcuno. ci aspettiamo che gli ospiti stranieri, almeno loro, si improvvisino e improvvisino lasciando qualcosa al caso, al caos, alla pazzia, a quella variante impazzita che uno durante la serata riesce persino a dimenticare le tensioni della giornata, il traffico congestionato neanche avesse mangiato un bue, la rate del plasma da pagare a gocce di plasma, i vigili che ti fanno la multa per divieto di troppa sosta in questa vita. ci aspettiamo che dietro la musica non ci siano colossi e molossi che spingono quel cantante perché figlio di, nipote di, cugino di, parente di, portiere di, lontano amico di, lontano lontano nel tempo parrucchiere di. ci aspettiamo di vedere facce nuove, senza rughe tirate, senza nasi tirati pure loro, senza guance imbellettate, magari donne con un filo di perle ma anche un un filo di pancia, ragazzi con barbe curate ma che curino anche la barba che producono nel sentirli cantare, ci aspettiamo di vedere sul palco presentatori giovani e giovanili, senza parrucche come i giudici inglesi né tight come i reali inglesi. ma come il natale di eduardo, anche questo sanremo si presenta con tutti i santi crismi: gente riesumata da tombe egizie, gente che ha pagato per stare sul palco, gente che critica il sistema sistemandocisi bene e accomodandosi meglio, gente sopravvalutata, sovrastimata, eccessivamente apprezzata, ammirata, considerata. in quei giorni lí tutto fará notizia, tutto fará audience, speriamo che tutto fará anche brodo che con due quadrucci ci sta sempre bene, fino a che, come per le olimpiadi e il pattinaggio, non si spengon i riflettori e allora mi viene in mente tenco che non lo lasciano in pace neanche nella tomba: ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno che inutile serata...e pensare che lui per sanremo ci si è sparato. se solo avesse aspettato, si sarebbe sparato oggi!
Thursday, February 01, 2007
Tuesday, January 02, 2007
tutte le strade riescono col buco.
Il buco con l'asfalto intorno. chi abita a roma lo sa: non so che tipo di asfalti usino per le nostre strade, probabilmente quelli fatti con la pizza di fango del Camerun, ma quello che so per certo é che dopo una giornata di pioggia, ci sono più buche che strade. chiamarle buche gli fai un gran bel complimento e loro ti ringraziano anche facendoti ciao ciao con la manina. infatti sarebbe piú giusto parlare di voragini che mi vengon le veritigini, strapiombi come canyon, grotte in cui nascondersi, squarci della terra che neanche la faglia di santandreas che provoca un sacco di terremoti e prima o poi la california si staccherá e se ne andrá a spasso nell'oceano. qualche giorno fa viaggiavo sullo stradone di casa vicino al circo togni. una fila mostruosa tanto che ho pensato, strano il circo va ancora di moda. poi guardando bene mi sono accorta che s'era aperta nella notte una mega-voragine che si vedeva il mondo dall'altra parte. io ho salutato gli australiani e dalla buca ne è uscito un canguro che se ne è andato "lillo-lallo" in direzione circo, non sa a cosa va incontro, poretto lui.
altra fila epica in via appia: un gruppo di ragazzi ha cominciato a giocarci a otto e quindici con quella buca lì. uno di loro ha fatto tutti centri, era miope tra l'altro. superata l'appia, il mio calvario è continuato fino a piazza dei navigatori, un traffico cosí congestionato che ho pensato fosse la ricorrenza delle fosse ardeatine dove si spostan tutte le auto blu dei presidenti e dei portaborse compresi. piú mi avvicinavo e piú scorgevo un capannello di gente; incuriosita mi sono sporta bene dal finestrino: un gruppo di drogati in estasi per un buco cosí largo che non bastava tutta la droga del mondo. è scattato l'applauso, un bell'applauso non c'è che dire. al colosseo una bella buca grandezza uomo e cosí profonda che hanno deciso di seppellirci uno. bella la cassa, un sacco di corone. doveva essere uno importante. c'erano tutti i parenti intorno. e il comune dovrebbe pure risarcirli, secondo me, visto che l'hanno ricoperta a spese loro.
altra fila epica in via appia: un gruppo di ragazzi ha cominciato a giocarci a otto e quindici con quella buca lì. uno di loro ha fatto tutti centri, era miope tra l'altro. superata l'appia, il mio calvario è continuato fino a piazza dei navigatori, un traffico cosí congestionato che ho pensato fosse la ricorrenza delle fosse ardeatine dove si spostan tutte le auto blu dei presidenti e dei portaborse compresi. piú mi avvicinavo e piú scorgevo un capannello di gente; incuriosita mi sono sporta bene dal finestrino: un gruppo di drogati in estasi per un buco cosí largo che non bastava tutta la droga del mondo. è scattato l'applauso, un bell'applauso non c'è che dire. al colosseo una bella buca grandezza uomo e cosí profonda che hanno deciso di seppellirci uno. bella la cassa, un sacco di corone. doveva essere uno importante. c'erano tutti i parenti intorno. e il comune dovrebbe pure risarcirli, secondo me, visto che l'hanno ricoperta a spese loro.
Wednesday, December 06, 2006
ma un re senza corona e senza scorta bussò tre volte un giorno alla sua porta
prima o poi riusciró a scrivere di nuovo. perdonatemi, parlo a quei sette o otto lettori fedeli e sinceri. per scrivere devo essere ispirata e oggi come oggi mi sento aspirata, aspirata dalla dalla realtá che inseguo e soffoca, che rifuggo e mi insegue, che vivo annotando sul taccuino dei creditori. prima o poi ci riusciró. intanto penso. che si sa chi pensa non piglia pesci che con urano e mercurio quadrati se li famo sulla brace.
Thursday, October 19, 2006
Cosa succederá alla ragazza? 1992
"La metro dei riflessi, gli sguardi verso il vetro, gli appositi sostegni verticali, le mani che fatali li discendono, e quelli orizzontali, in alto i polsi e gli orologi viaggiano da soli. La metro, i seduti di fronte sono semplicemente gli avanzati dal viaggio precedente che andava dove vanno tutti i presentimenti, eccetera. In un soffio di porta, fa l'ingresso la bella incatenata a testa alta; invece i viaggiatori sono entrati col capo chino, e l'umiltà dei frati. Bella incatenata dai sui stessi ormeggi: la cinghia della borsa, e stringhe mosce, e fasce di camoscio e stratagemmi dei morbidi tormenti d'organzino. Si fa la trigonometria, nei finestrini corrispondenti agli occhi alessandrini, di lei che guarda fissa un suo sussulto fuso nel vetro, che le ricorda tanto un suo sussulto. La metro piomba nella... galleria, come un eccetera eccetera, che continua tremante veranda di lettura, da un attico mittente, tutta giù a fendente. E più di tutti i giornali e i giornaletti ha successo una scritta: In caso di necessità rompere il vetro, e tutti i trasgressori saranno eccetera. La metro si avvicina alla stazione prossima e rallenta. I posti a sedere, ad occhio e croce: diciamo trentasei; le scale sono mobili, ma le pareti no, e fermi i corridoi; la folla passa e sale. La metro accelera, eccetera, eccetera, e puntini di sospensione." Lucio Battisti
la metro accelera...scontro fra i treni, morta una ragazza, indagato il macchinista. stop.
la metro accelera...scontro fra i treni, morta una ragazza, indagato il macchinista. stop.
Saturday, August 26, 2006
il giubbotto
E chi ci avrebbe mai creduto. Ho imparato tardi a guidare la moto e tra l'altro non sono neanche 'sto grande pilota. Quando mi voglio prendere in giro dico che faccio le curve sul cavalletto. Mi piacciono le due ruote ma a dovuta distanza: sará colpa della luna in vergine che da buona pigra ama le comoditá e la sicurezza. Sto trattando in questi giorni sul prezzo di un giubbotto di pelle usato. Nuovo no, a causa delle finanze post vacanziere. Ne ho provato uno, l'altro giorno. La ragazza, gentile e molto fiduciosa, mi ha detto di indossarlo con la moto per vedere se aderiva bene. Lei chissá di quali prodezze ha pensato fossi capace. Ho indossato il giubbotto nero rosso e bianco con protezioni da vero bikers e ho acceso la moto che, ringalluzzita da tale magnificenza e probabilmente non riconoscendomi cosí bardata, s'è impennata tutta. Impaurita ma con molta dignitá ho girato di corsa la chiave per spegnerla. Mio dio! come si permette, ho detto tra me e me. Andare su una ruota, io che ho paura anche delle due ruote. Ho riprovato ad accendere con molta circospezione e tenendo il piede sul freno e la mano sulla frizione. S'è accesa senza impennate; ho provato ad ingranare la prima e a dare un gas leggero come se l'episodio di prima non m'avesse neanche toccato. Ho fatto un bel sorriso alla ragazza del giubbotto che mi guardava tutta speranzosa di vedere chissà cosa. Un rombo enorme e sinistro è uscito dal motore. Uno stridío di gomme e una partenza che allo starter del gran premio di occhenaim avrei lasciato dietro rossi, biaggi e anche maicol felps. Per fortuna che all'incrocio con la piazza non passava nessuno. Subito il motore è salito su di giri. Ho girato a destra verso il Palladium e ho toccato col ginocchio per terra tanto che mi son giocata i pantaloni buoni della prima comunione. In pochi secondi ero a cento, centodieci, centoventi, centotrenta sulla salita vicino l'ospedale. Ho pensato: vabbé, perlomeno il pronto soccorso è vicino. Poi ho chiuso gli occhi come se la cosa non mi riguardasse piú. Altra curva in discesa stavolta, altro ginocchio buono partito. La moto continuava ad andare come posseduta. Al primo giro della garbatella ho battuto tutti sul tempo e ho visto clara al bar sventolare qualcosa di simile a un paio di mutande a puá da uomo. Al secondo giro, ho preceduto una cinquecento rossa truccata e una bmw della polizia che inseguiva due extracomunitari neri su una vespa argentata. Al terzo giro si è formato un capannello di gente con le classiche trombette da stadio e con striscioni e cartelli che data la velocitá e la miopia non sono riuscita a leggere. Poi, all'angolo tra la piazza e il parrucchiere di roberta è finita la benzina. Appiedata e un po' sconvolta ho riportato la moto al suo posto. Mi sono tolta di corsa il giubbotto di pelle nero rosso e bianco con protezioni da vero bikers e l'ho restituito alla ragazza mettendole come scusa che con la velocitá si gonfia troppo. Credo che per quest'inverno potrei ritirar fuori dall'armadio quel vecchio spolverino grigio finto militare. Mi va un po' corto di braccia, ma almeno non m'ha mai fatto brutti scherzi!
Friday, August 11, 2006
il cancello.
è proprio vero saturno arriva per tutti e la ventata di cambiamenti è qualcosa a cui non puoi opporti, anzi devi abbandonarti come canna al vento e lasciare che sia. saturno nella giornata del dieci luglio scorso ora locale quindici e trenta è passato proprio sotto casa mia attuando la piú grande delle rivoluzioni nella storia di questi palazzi: per ragioni di sicurezza è stata stabilita la chiusura dei cancelli d'ingresso delle auto, delle persone, dei cani e degli handicappati. al passo coi tempi, ci è stata data una bella chiave marcata silca (un telecomando era cosa troppo innovativa) e l'ordine di richiudere il cancello ogni volta che entriamo o usciamo. ora, partendo dal presupposto che la pigrizia non è solo il mio passatempo preferito ma è il vero sport nazionale, questa innovazione non è piaciuta molto alla gente di queste palazzine che, pioggia o vento, caldo o freddo, deve uscire dalla sua automobile, lasciarla in balia di qualche zingaro infelice che vuol ritrovare la propria felicitá, aprire a mano il cancello che non so perché torna indietro se non stai attento, risalire sull'automobile insieme allo zingarello che non ha fatto in tempo a rubarti la macchina, ridiscenderne subito dopo aver passato il varco e accompagnare poi il cancello fino alla chiusura per far si che non sbatta che, si sa, chi rompe paga. insomma una vera palestra gratuita che non "sconfinfera" tanto alle persone figurarsi a me. i primi giorni, dopo un tentativo di sabotaggio durato appena ventiquattro ore nelle quali il cancello è stato rimesso a posto, vedevi capannelli di gente infuriata che protestava e se la prendeva ora col governo, ora con moggi, ora con berlusconi, tanto per cambiare. dopo qualche giorno la situazione s'é calmata e ho pensato che nella vita basta un po' di tempo e l'abitudine ci rende schiavi anche delle cose improponibili. quindi tornavo la sera a casa e, una volta imprecando una volta rassegnata, scendevo dalla macchina per aprire e poi richiudere il maledetto. in questa mesata qui peró ho notato che il mio arrivo coincideva con un'entrata di un tot di macchine e di vecchie con le sporte e un'uscita di un tot di motorini e di vecchi con i bastoni. ho pensato che fosse una strana coincidenza: magari capitasse a me, mi son detta, di trovare il cancello aperto da qualcun altro. da qui l'idea che nasce dalla necessitá, che sia virtú o no, quello è un altro discorso. ho cominciato ad appostarmi in uscita e in entrata per sfruttare la scia della macchine ma soprattutto per evitare quello stress enorme dello scendere, aprire, risalire, ridiscendere e richiudere. ho studiato per bene tutti gli orari di uscita e di entrata delle trecento persone di queste palazzine facendone anche dei grafici in tridimensionale per avere la situazione sotto controllo. da qualche giorno con il mio metodo trovo sempre il cancello aperto. solo l'altra sera che il traffico mi ha bloccato sull'appia, ho perso l'entrata delle diciannove e ho dovuto aspettare in macchina il signore della scala H che era fuori a una comunione ed è tornato a mezzanotte e mezza. certo é stato stressante ma son veramente casi sporadici!
Thursday, July 20, 2006
come dentro un film
vivo al settimo piano. che dire, uno spettacolo continuo. macchè. ma quali tramonti mozzafiato, quali albe rosate, quali panorami da urlo, quale ponentino rigenerante.
è che la mattina non posso mai aprire le finestre per far entrare la luce del sole e il tepore della primavera. loro s'impossessano della casa, entrano ed escono come se niente fosse. girano per le stanze come fossero in casa loro, commentano se c'è polvere sulla libreria, se il bagno è adeguatamente pulito, guardano il dipinto mai finito alla parete ed han da dire anche sul soffitto blu e sulle mie tecniche improvvisate di pittura. ieri mi girava per casa federico fellini: dice che sta lavorando a un film nuovo; io gli credo sulla parola. pensa solo che il padre di costantino fa il muratore: quante ne ha dette guardando le mie pareti, tu non ne hai idea. non parliamo poi del frigorifero che è sempre vuoto: c'è chi ti richiede la pasta di farro perchè è allergico alla farina di campo; chi ti ordina il latte di soia chè è più digeribile; chi le birre chè ha una vita sregolata; chi il caffè d'orzo chè sennò non chiude occhio per tutta la notte; insomma aprire le finestre è una rimissione sicura e una richiesta continua tanto che a volte mi tocca stare tappata in casa al buio per avere un po' d'intimità.
questa è la dura realtà per chi abita vicino agli studios di cinecittà. sono assaltata da amici e amiche che m'invadono casa solo per l'autografo di daniele interrante o che sperano di vedere lele mora alla fermata dell'autobus. gente che mi rincorre solo perchè in lontananza sente puzza di gianni sperti o pensa che io tenga di caprio e scorsese nell'armadio insieme ai giubbotti da moto e alle scarpe invernali; maria che mi entra ed esce di casa come fosse la mia filippina: l'altra sera ha convocato le due portiere dell'enasarco, la pellicciaia mia dirimpettaia e la signora zoppa del quinto piano tutte a casa mia. ha proposto loro una sfida. il terreno di gioco è stato il pianerottolo: giudici il maestro alessandro alessandro e il maestro di vigevano. la prima prova è stata una sorta di musichiere: una volta dato il via alle note le concorrenti han dovuto fare i sette piani di corsa, suonare al mio campanello e dirmi il titolo della canzone. essendo più allenata, la gara è stata vinta dalla portiera che ha indovinato al primo colpo Beguine di jimmy fontana del sanremo '82 e al terzo piano è riuscita anche a lustrare col sidol la targhetta dell'avvocato. la seconda prova ha visto la pellicciaia contro la signora zoppa del quinto piano: la pellicciaia è riuscita a indovinare senza sbagliare tutti i rumori provenienti dai vari appartamenti, compreso il rumore dello sciacquone rotto che assomiglia a uno stantuffo della signora maria e quello della fuga di gas della bombola del sor peppino. alla fine dei giochi maria s'è complimentata con tutti e come premio kledi ha dato un bacio alla vincitrice e ha fatto ballare la signora zoppa; tanto si sa che è abituato a far ballare cani e porci. quando c'è troppo frastuono arrivano sempre le forze dell'ordine capitanate da claudia pandolfi e ricky menfis. ristabiliscono l'ordine, mandano tutti a casa e riescono a firmare anche qualche autografo. solo una volta mi sono veramente spaventata: eran le sei di mattina e sentivo tutto un vociare fuori al balcone. ho pensato agli extraterrestri venuti in segno di pace a scegliere le persone più preparate per un giro intergalattico solo andata senza ritorno. ho alzato pian piano le serrande e mi son trovata di fronte uno spettacolo raccapricciante: raul bova in tunica e sandali che parlava con gli uccellini, con il gatto del vicino e col mio tappeto blu steso ad asciugare la sera prima. la cosa strana non è che il tappeto gli rispondesse ma che gli chiedesse il nome del suo agente: dice che si vuol buttare nel cinema, magari in qualche grossa produzione di film su alì babà. pare che i tappeti a ollivud vadano via come il pane sciapo!
è che la mattina non posso mai aprire le finestre per far entrare la luce del sole e il tepore della primavera. loro s'impossessano della casa, entrano ed escono come se niente fosse. girano per le stanze come fossero in casa loro, commentano se c'è polvere sulla libreria, se il bagno è adeguatamente pulito, guardano il dipinto mai finito alla parete ed han da dire anche sul soffitto blu e sulle mie tecniche improvvisate di pittura. ieri mi girava per casa federico fellini: dice che sta lavorando a un film nuovo; io gli credo sulla parola. pensa solo che il padre di costantino fa il muratore: quante ne ha dette guardando le mie pareti, tu non ne hai idea. non parliamo poi del frigorifero che è sempre vuoto: c'è chi ti richiede la pasta di farro perchè è allergico alla farina di campo; chi ti ordina il latte di soia chè è più digeribile; chi le birre chè ha una vita sregolata; chi il caffè d'orzo chè sennò non chiude occhio per tutta la notte; insomma aprire le finestre è una rimissione sicura e una richiesta continua tanto che a volte mi tocca stare tappata in casa al buio per avere un po' d'intimità.
questa è la dura realtà per chi abita vicino agli studios di cinecittà. sono assaltata da amici e amiche che m'invadono casa solo per l'autografo di daniele interrante o che sperano di vedere lele mora alla fermata dell'autobus. gente che mi rincorre solo perchè in lontananza sente puzza di gianni sperti o pensa che io tenga di caprio e scorsese nell'armadio insieme ai giubbotti da moto e alle scarpe invernali; maria che mi entra ed esce di casa come fosse la mia filippina: l'altra sera ha convocato le due portiere dell'enasarco, la pellicciaia mia dirimpettaia e la signora zoppa del quinto piano tutte a casa mia. ha proposto loro una sfida. il terreno di gioco è stato il pianerottolo: giudici il maestro alessandro alessandro e il maestro di vigevano. la prima prova è stata una sorta di musichiere: una volta dato il via alle note le concorrenti han dovuto fare i sette piani di corsa, suonare al mio campanello e dirmi il titolo della canzone. essendo più allenata, la gara è stata vinta dalla portiera che ha indovinato al primo colpo Beguine di jimmy fontana del sanremo '82 e al terzo piano è riuscita anche a lustrare col sidol la targhetta dell'avvocato. la seconda prova ha visto la pellicciaia contro la signora zoppa del quinto piano: la pellicciaia è riuscita a indovinare senza sbagliare tutti i rumori provenienti dai vari appartamenti, compreso il rumore dello sciacquone rotto che assomiglia a uno stantuffo della signora maria e quello della fuga di gas della bombola del sor peppino. alla fine dei giochi maria s'è complimentata con tutti e come premio kledi ha dato un bacio alla vincitrice e ha fatto ballare la signora zoppa; tanto si sa che è abituato a far ballare cani e porci. quando c'è troppo frastuono arrivano sempre le forze dell'ordine capitanate da claudia pandolfi e ricky menfis. ristabiliscono l'ordine, mandano tutti a casa e riescono a firmare anche qualche autografo. solo una volta mi sono veramente spaventata: eran le sei di mattina e sentivo tutto un vociare fuori al balcone. ho pensato agli extraterrestri venuti in segno di pace a scegliere le persone più preparate per un giro intergalattico solo andata senza ritorno. ho alzato pian piano le serrande e mi son trovata di fronte uno spettacolo raccapricciante: raul bova in tunica e sandali che parlava con gli uccellini, con il gatto del vicino e col mio tappeto blu steso ad asciugare la sera prima. la cosa strana non è che il tappeto gli rispondesse ma che gli chiedesse il nome del suo agente: dice che si vuol buttare nel cinema, magari in qualche grossa produzione di film su alì babà. pare che i tappeti a ollivud vadano via come il pane sciapo!
Monday, July 10, 2006
I sogni son desideri.
il vecchio silibusaid glielo aveva detto che era piccolino e ancora sdendato: "vedrai, zizou mio, vedrai ti farai anche se hai le spalle strette e giocherai con la maglia numero sette". dopo quelle parole profetiche che divennero anche una canzone, silibusaid morì di gotta ai piedi nei primi anni settanta e quel ragazzino divenne grande e forte, uno dei più forti giocatori al mondo come aveva detto il grande vecchio. vinse campionati del mondo e scudetti, coppe in giro per l'africa e in giro per l'europa, vinse anche una partita a tresette con janvanjàn che tutti se la ricordano ancora e ci hanno scritto libri e trattati. ma quel ragazzino, fragile e con gli occhi da cerbiatto, aveva un solo sogno nella vita che non era il tresette neppure quello col morto, che non era il calcio nè i campionati del mondo, che non erano i soldi e la fama e la maglia numero dieci di tutti i goleador da platini a robybaggio. no, quel ragazzino diventato adulto e leggermente calvo chè tutti i geni son pelati, voleva diventare giornalista, assemblare e assortire parole su un foglio bianco come i suoi movimenti dentro un campo di calcio, quel ragazzino voleva scrivere per un giornale importante e lasciare la sua firma e le sue impressioni, il suo verbo e la sua fantasia. quel ragazzino, zizou per silibusaid, ieri nove luglio duemilasei ha realizzato il suo sogno: partecipare al mondiale per un'accreditata Testata francese. quel ragazzino ce l'ha fatta. applausi. clap clap.
Matrioska
Col cervello in fase di liquefazione come il sangue nell'ampolletta di San Gennaro, spingo 1 e attendo. Ricomincia la solfa: "Se desidera trasmetterci dei dati digiti 1, se desidera fare richiesta dati digiti 2, se desidera il dettaglio chiamate digiti 3, se desidera parlare con un operatore digiti 4".
Alla parola operatore, mi brillano gli occhi neanche alla vista di Padre Pio che fa il miracolo.
"Quella" ricomincia: "Se desidera sospendere il servizio, digiti 1; se desidera fissare un appuntamento digiti 2, se desidera altre informazioni digiti 3".
Completamente imbambolata sul da farsi, spingo il 3: "Se desidera parlare con un operatore per chiedere informazioni digiti 1, se desidera parlare con un operatore per invitarlo a cena digiti 2, se desidera parlare con un operatore per sfogarsi dei suoi problemi digiti 3, se desidera solo un operatore digiti 4".
Mi butto alla cieca e spingo 1: "Se è un cliente abbonato da più di tre anni digiti 1, se è un cliente che deve abbonarsi digiti 2, se è un cliente del dottor Galano digiti 3".
Facendo mente locale sul nome del mio medico di base, spingo 1 e attendo: "Se desidera avere un prestito a interessi zero da restituire nella prossima vita smetta di frequentare il corso buddista, se desidera fare tredici al lotto cambi spacciatore, se desidera andare in vacanza gratis a costi zero e senza passare dal via c'è un Cim poco lontano da casa sua".
Esterrefatta, metto giù la cornetta e impreco. Squilla il telefono e rispondo. E' l'operatore del tasto 4 che mi invita a cena. Accetto. Ma paga lui.
Thursday, June 22, 2006
Mondiali 2006
saranno state le undici che avevo finito il primo sonno quello della digestione sul divano quando gli occhi ti si storcono e s'invertono al tal punto che ti fanno male e le palpebre ti si abbassano anche se non vuoi e tu sei lì che ti sforzi e dici "come è possibile che non riesco a dominare il son.." e non finisci la frase perchè già stai ronfando con la pubblicità a palla che il vicino seppur sordo ti ringrazia per l'effetto dolby sorround. quale posto migliore per dormire se non il divano, visto che dopo te ne vai a letto e gli occhi che prima si chiudevano come ponti elevatoi, ora se ne stanno arzilli e ti dicono, ehì che si fa di bello? lettura, taglio e cucito, parole crociate, televisione? macchè, anche a letto riaccendi la tivvù e la sintonizzi sul primo canale che ti capita tanto ti serve che qualcuno, per farti riprendere il sonno interrotto, ti parli in sottofondo foss'anche billaden che ti declama tutto il corano minuto per minuto. chi ti capita invece? un pelato con gli occhialetti che comincia a parlare dei mondiali e non è che ti dà i risultati della giornata che visto che sei al lavoro non sai neanche uno straccio di partita e sei rimasta a quella della settanta italia germania 4 a 3. no, il pelato comincia a fare previsioni su previsioni neanche fosse il mago do nascimiento e ti dice che: se il giappone fa harakiri, il portogallo gli si azzoppa l'allenatore, il togo se lo "magna" il ghana, la tunisia se ne va in vacanza che ad hammamet ci sono dei buoni last second, se la croazia fa cronch e il brasile ronaldo è grasso e adriano è un ex imperatore, se la spagna la richiama zapatero per il gay pride prossimo venturo e l'ecuador ha una sciagura che una tromba d'aria gli scoperchia le case ai giocatori, se l'inghilterra beckam se ne va in concerto con le spice e il mexico viene colto dalla vendetta di montezuma, il pelato dice che l'italia andrà in semifinale. solo qui, mi gratto e tocco legno visto che sono pigra per alzarmi dal letto e andare a trovare un ferro in giro per casa. ma il pelato ci crede troppo e io penso che se lo pagano uno straccio di notizia la dovrà pur dare, quindi perchè non fare altre previsioni e dirci direttamente anche chi andrà in finale: se la svezia rubano a casa della regina e la svizzera mangia troppa cioccolata ed è costretta a stare al bagno tutto il giorno, se gli usa li richiama bush e devono correre ad aiutare i marines e i ciechi andando alla partita non trovano i cani, l'italia andrà in finale con la germania e con un gol di gilardino e uno di toni su passaggio direttamente di buffon vincerà questi mondiali. a quel punto ho sentito dei botti e la gente per strada che urlava. mi sono affacciata e ho visto le bandiere sventolare che neanche durante il passaggio del duce a via buenos aires. le trombette non la smettevano più e la gente s'abbracciava tutta. ho rischiuso le persiane e mi son detta che è proprio vero che i sogni aiutano a vivere meglio. ho chiuso gli occhi e ho sognato un'epidemia.
Friday, June 16, 2006
Pausa pranzo.
mi piace stare qui fuori su questi tre scalini. mi piace soprattutto nelle giornate di sole, sentire il calore sulla faccia e sulle mie braccia. vedere i tatuaggi che cominciano a cambiare colore e a scurirsi come le braccia che mollano il loro bianchiccio invernale e si colorano e danno un'aria di salute e di mare e di vacanza. mi piace staccare la mente e guardare le persone, vederle camminare, vederle passare, sorridere, urlare le canzoni in macchina, correre e saltare. c'è sempre un signore che porta a spasso il suo cane, lavora alle ferrovie, stessa ora e stessi movimenti, come il suo cane che lo segue da vicino. c'è la ragazza che ha chiuso bottega, ha perso i genitori in un'estate sola e passa, accenna un saluto con la testa e va via. passa la megane giallina con una cliente che mi suona e ogni volta ha lo stesso sorriso, scala la marcia prima dello stop, dà un colpo di freni e clacsonando riaccelera. ha dei figli e un marito che l'aspettano a casa. ha la sua vita e io la mia e ci incrociamo per un istante o due e poi via si va avanti. mi siedo su questi tre scalini che sono bollenti per il sole che batte e il calore che accumulano e si sente per un secondo appena un silenzio che non è più frastuono. passano i ragazzi che vanno in skate con i jeans calati e larghi e le maglie come i rapper americani. è dura, penso fra me, skatinare a roma dove ogni pezzo di strada è una buca, dove ogni solco è una voragine, dove ogni incorcio è un'insidia. passano le suore che mi salutano e poi si sente il rumore in lontananza di un monster che viene su dalla salita e ora eccolo che spunta da dietro la curva. io guardo tutti e tutti che mi guardano. mi chiedo cosa pensaranno di me, di questa ragazza un po' strana che siede come una vagabonda sugli scalini di una negozio colorato. mi chiedo cosa pensino e se pensano qualcosa che non è da tutti scrivere le storie degli altri dentro la propria testa. arrossico e arrostisco chè il sole picchia forte, la testa si è scaldata e i capelli cominciano a pesare sulla testa, come i pensieri. questo è il mio momento preferito, quello in cui sono tutti a pranzo, chi mangia un panino e chi sonnecchia di fronte al tiggì, chi è al bar e chi in mensa. io sono qui fuori, seduta sui miei tre scalini a scaldare le ossa e riappacificare la testa. niente di eccezionale, solo un momento tutto per me.
Wednesday, June 14, 2006
Che fatica, la vita.
Sono un cincinino pigra, lo riconosco. Non ho grandi difetti nel senso che non bevo, non fumo, non uso sostanze lesive al cervello, non vado in chiesa, amo la mamma, pago le tasse, faccio attraversare le vecchine sulle strisce come i bravi boy scout, non abbandono mai gli animali sulle autostrade, tutt'al più li cedo a famiglie bisognose, mi riempio la bocca con quel tanto di buonismo che basta e con quel poco di psicologia da romanzo rosa per far scena. Sono pigra, lo so. E' uno di quei pochi lati di me che mi piacciono un sacco. Faccio parte di quella schiera di sognatori come Troisi che spera di veder muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero. Mi sposto in macchina anche per fare il giro dell'angolo e se posso evito anche quello. Essere pigri è un lavoro. A volte stressante. Decidere di alzarsi dal letto il sabato mattina mi costa così tante energie cerebrali che poi ho bisogno di riposare tutto il giorno, domenica compresa. Non sono di quelle persone che fanno jogging, tennis, squash, beach volley, corrono a scuola d'inglese a pranzo, al corso di ceramica la sera e al corso notturno di origami. Mi basta quel che so. Nuotare senza affogare, dare due calci al pallone senza neanche spostare i piedi, giocare molto bene a tennis alla play station, camminare da qui a lì tanto per dimostrare coram populo che ho le gambe e per di più lunghe. Sono pigra e non me ne vergogno. Anzi odio quelli che si dannano l'anima per riempirsi la vita di impegni. Io non voglio impegni. Mi mettono in crisi le decisioni, le scadenze, il prendere appuntamento anche per la serata stessa. Ci vediamo se ci incontriamo, preferibilmente dentro una casa, chè fuori è stressante. Potrei guardare giornate intere lo schermo nero della tivvù in attesa che il telecomando si sintonizzi sul mio programma preferito. Faccio il minimo indispensabile per non farmi atrofizzare i muscoli. Alleno il cervello, a volte, quando non mi costa fatica. Credo nel motto: volere è potere stare in panciolle. Sono della corrente di pensiero che sostiene che quello che la mente vuole, la mente fa cioè niente; così sto educando gli elettrodomestici in casa perché se la sbrighino da soli. Guardo la lavatrice e le dò le istruzioni per il suo uso: ogni tanto per aiutarla accantono i panni sporchi bianchi da quelli colorati. Forse qualche risultato l'ho ottenuto. Stamattina m'ha portato il caffè a letto. Ma per il lavaggio dei panni sporchi ancora è lunga, però!
Monday, May 29, 2006
dice: "è tutto un magna magna..."
si sa che prima delle elezione le cose vanno decisamente meglio: i politici fanno a gara per prometterti ogni genere di impegno, addirittura cose che neanche gli competono: per esempio a franca un assessore di torbellamonaca ha promesso che in caso di vittoria le laverà i piatti a pranzo e a cena e le passerà anche il battitappeto tutti i giorni; per strada le strade diventano più belle, così lisce che l'asfalto fresco e ancora caldo sembra quello del paul ricàrd e ho visto un sacco di motociclisti curvare a trenta gradi sulla chicane della colombo all'altezza del museo pigorini e l'angolo dei travestiti; nelle cassette della posta trovi ogni genere di volantino che insomma, per una come me che riceve solo bollette e multe, trovare oggi i volantini rosa per il comune e domani quelli azzurri per la regione è quasi un piacere, anche perchè i volantini sono corredati da foto e da date di nascita e uno può farsi anche una certa cultura sul genere di persona che un giorno si occuperà dei tuoi problemi.
ma credo che quello che ha caratterizzato le elezioni che si concludono oggi è una cosa fondamentale, basilare, di primaria importanza: la cena elettorale con i probabili elettori. carlo e angela è da circa un mese che mangiano a scrocco, pardon è da circa una mesata che vengono invitati a cena oggi da quello schieramento, oggi dall'altro. in quest'ultimo mese sono stati nei migliori ristoranti, negli agriturismi, nei ristoranti cinesi, coreani, indiani, vegetariani, macrobiotici, futuristici; nei pub e nelle fraschette, nelle case private e nei casali; si sono fiondati "a quattro ganasse" su ogni tipo di buffet, freddo, caldo, tiepido, con frittatine e con volovan, con gamberetti e aragostine, buffet di mare e buffet di campagna, con mieli e pieri, con timballi di ogni ben diddio e con piatti sofisticati che lo smocking era di rigore; hanno bevuto e hanno cenato all'aperto, al chiuso, a bordo piscina e dentro gli hotel, in campagna con le lucciole a intermittenza e dentro discoteche dove hanno anche ballato, nei monasteri con cene frugali e presso ristoranti di mare con cibi di alta classe; insomma carlo e angela hanno mangiato, sono ingrassati, sono contenti, sono soddisfatti, si sono sentiti importanti, hanno conosciuto persone nuove, hanno ballato con loro, hanno riso e, perchè no, hanno anche ruttato di cuore (soprattutto angela): ma la cosa che non hanno detto a nessuno è che lui ha diciassette anni e lei quindici. ma si sa che la politica investe sui giovani; il problema è che se c'erano i soldi per invitare a cena mezza italia, minorenni compresi, come mai non ci sono mai i soldi per pensare all'altra mezza perennemente a stecchetto?
ma credo che quello che ha caratterizzato le elezioni che si concludono oggi è una cosa fondamentale, basilare, di primaria importanza: la cena elettorale con i probabili elettori. carlo e angela è da circa un mese che mangiano a scrocco, pardon è da circa una mesata che vengono invitati a cena oggi da quello schieramento, oggi dall'altro. in quest'ultimo mese sono stati nei migliori ristoranti, negli agriturismi, nei ristoranti cinesi, coreani, indiani, vegetariani, macrobiotici, futuristici; nei pub e nelle fraschette, nelle case private e nei casali; si sono fiondati "a quattro ganasse" su ogni tipo di buffet, freddo, caldo, tiepido, con frittatine e con volovan, con gamberetti e aragostine, buffet di mare e buffet di campagna, con mieli e pieri, con timballi di ogni ben diddio e con piatti sofisticati che lo smocking era di rigore; hanno bevuto e hanno cenato all'aperto, al chiuso, a bordo piscina e dentro gli hotel, in campagna con le lucciole a intermittenza e dentro discoteche dove hanno anche ballato, nei monasteri con cene frugali e presso ristoranti di mare con cibi di alta classe; insomma carlo e angela hanno mangiato, sono ingrassati, sono contenti, sono soddisfatti, si sono sentiti importanti, hanno conosciuto persone nuove, hanno ballato con loro, hanno riso e, perchè no, hanno anche ruttato di cuore (soprattutto angela): ma la cosa che non hanno detto a nessuno è che lui ha diciassette anni e lei quindici. ma si sa che la politica investe sui giovani; il problema è che se c'erano i soldi per invitare a cena mezza italia, minorenni compresi, come mai non ci sono mai i soldi per pensare all'altra mezza perennemente a stecchetto?
Tuesday, May 09, 2006
Lavori ig-nobili.
cara annamaria franzoni, la comprendiamo sa: vivere al giorno d'oggi non è mica facile con quel che costa l'euro. col senno di poi, prodi avrebbe evitato di ammollarci 'sta gatta da pelare e saremmo rimasti tutti con le nostre belle lire che insieme al mandolino suonavano tanto bene nel mondo.
noi la capiamo, che si crede; sa, tante volte anche io pur vivendo sola non riesco ad arrivare alla fine del mese e immagino lei con una famiglia così grande e così numerosa piena di figli e di avvocati, piena di giornalisti e di dibattiti, piena di fotoreporter e di carabienieri: insomma che vita la sua, non la invidio proprio.
se volessimo fare al volo due conti della serva si fa presto a farle i conti in tasca: immagino quanto costino i pannolini e le pappette per il pupo nuovo; costa la benzina per andare tutti i giorni dal tribunale a casa e da casa al tribunale; costa l'avvocato che poi è di quelli che si fan pagare bene mica un azzeccagarbugli qualsiasi: pensi solo a tutti i cambi d'abito per andare da bruno vespa ogni due per tre; costa mantenere una casa, costano la luce e il gas, l'assicurazione per l'auto e per la vita (che stavolta magari ci fosse un'altra disgrazia vi torna in tasca anche qualcosina), costa il telefono e il cinema, i giocattoli per i suoi figli, i vestitini ogni giorno diversi che le dovessero dire che è una mamma snaturata, costano le vacanze e il pediatra, l'affitto e il mangiare, costano gli psicologi per rimettervi in sesto e i dottori per seguire tutti gli stress che una vita sotto i riflettori comporta. chi più di una persona comune come me può capirla: lo so bene quanto costa un litro di latte e un etto di prosciutto; so quanto si paga d'iva e di tasse, e di inps e di irpef, e so quanto costa un bollo e un'assicurazione e so anche quanto costa un bimbo al giorno d'oggi figuriamoci due.
cara annamaria, quello che non so e che ancora mi sfugge è il perchè abbia deciso di fare la babysitter. mi chiedo ingenuamente: se mai dovesse rifarsi vivo lo stesso "maniaco" con i suoi zoccoli e il suo pigiama insanguinato, ma lei cosa racconterà stavolta ai genitori dei bimbi che guarda?
noi la capiamo, che si crede; sa, tante volte anche io pur vivendo sola non riesco ad arrivare alla fine del mese e immagino lei con una famiglia così grande e così numerosa piena di figli e di avvocati, piena di giornalisti e di dibattiti, piena di fotoreporter e di carabienieri: insomma che vita la sua, non la invidio proprio.
se volessimo fare al volo due conti della serva si fa presto a farle i conti in tasca: immagino quanto costino i pannolini e le pappette per il pupo nuovo; costa la benzina per andare tutti i giorni dal tribunale a casa e da casa al tribunale; costa l'avvocato che poi è di quelli che si fan pagare bene mica un azzeccagarbugli qualsiasi: pensi solo a tutti i cambi d'abito per andare da bruno vespa ogni due per tre; costa mantenere una casa, costano la luce e il gas, l'assicurazione per l'auto e per la vita (che stavolta magari ci fosse un'altra disgrazia vi torna in tasca anche qualcosina), costa il telefono e il cinema, i giocattoli per i suoi figli, i vestitini ogni giorno diversi che le dovessero dire che è una mamma snaturata, costano le vacanze e il pediatra, l'affitto e il mangiare, costano gli psicologi per rimettervi in sesto e i dottori per seguire tutti gli stress che una vita sotto i riflettori comporta. chi più di una persona comune come me può capirla: lo so bene quanto costa un litro di latte e un etto di prosciutto; so quanto si paga d'iva e di tasse, e di inps e di irpef, e so quanto costa un bollo e un'assicurazione e so anche quanto costa un bimbo al giorno d'oggi figuriamoci due.
cara annamaria, quello che non so e che ancora mi sfugge è il perchè abbia deciso di fare la babysitter. mi chiedo ingenuamente: se mai dovesse rifarsi vivo lo stesso "maniaco" con i suoi zoccoli e il suo pigiama insanguinato, ma lei cosa racconterà stavolta ai genitori dei bimbi che guarda?
Monday, May 08, 2006
Festa della matre!
dice che pure robbespiè era del sei maggio!
Il cuore che ridela tua vita è la tua vita.
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell'arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c'è luce.
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l'hai.
tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te. c.b.
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