meno cinque e ci sarà la finale. mai come quest'anno le elezioni hanno coinvolto genti e razze da ogni parte d'italia in un tifo tanto accanito, in scontri agguerritissimi, in commenti offensivi, nel gioco del pronostico e del sondaggio con tanto di ricchi premi e cotillion, nel sogno dei cambiamenti per un'italia migliore, nel giudicare senza cognizione di causa, nel parlare a vanvera o nel balterare e basta tanto per tenere in allenamento la fascia mandibolare che con le diete alimentari non si muove più come una volta.
i nostri mondiali anticipati ce li stiamo vivendo in questi giorni con audience da capogiro, cronache in diretta, con le eliminazioni, i quarti di finale, le semifinali del tre aprile e ora siamo in attesa del fischio dell'arbitro per la finalissima tutti con il naso all'insù e con la speranza che è sempre l'ultima a morire che qualcosa cambi anche se credo che più che le teste che ci governano son le nostre teste che devono cambiare, ma questa è la mia opinione. quello che davvero non sopporto più è questa estenuante campagna elettorale fiume che m'è venuta la nausea anche ad accendere la tivvù o ad aprire i giornali. mi sembra un parto, il parto della speranza della nascita di una italietta filùfilùfilà tutta nuova che tanto giri come la rigiri rimane sempre quella e allora va bene anche la frase di non mi ricordo chi che diceva che governare gli italiani non è difficile ma è inutile. dove ti muovi, nei bar, in macchina, fermi alla posta, in fila al parcheggio, persino al cimitero c'è chi tifa per quello o per quell'altro, c'è chi addossa le colpe a quel politico o a quell'assessore, chi sbraita per le tasse e chi per le cose che vanno a scatafascio, tutti uniti però in un coro unanime che la colpa è di berlusconi, il mostro numero uno, il caimano, che ancora non capisco com'è che non gli abbiano addossato le 77 coltellate di erika e omar, la morte di samuele che l'ho visto io che si metteva gli zoccoli della franzoni e che portava sul motorino tommaso dentro a uno zainetto. ieri per esempio clara stava facendo un caffè al vetro a un cliente e la macchina gli si è inceppata che fischiava come un treno a vapore: maledetto berlusconi, ha esclamato con rabbia, è tutta colpa sua. ho sorriso e ho chiesto un tè, non volevo che continuasse nello sproloquio sul governo che sinceramente a me di chi ci sale o di chi ci scende non me ne può fregar di meno, tanto io sempre qui sto a pagare tasse salate, inps che non vedrò mai, ive che non capisco, commercialisti ladri, fornitori, bolli, assicurazioni, affitti e tutto quello che c'è da pagare anche la tassa sul grano di giolitti, non quello che fa i gelati buoni. voterò domenica perchè non rinuncio alla mia X. andrò a caso, sceglierò con gli occhi bendati o forse il nome più strano o la faccia più simpatica o addirittura voterò qualcuno che sia nato come me il cinque febbraio: mi dicono clemente mastella; come non detto, domenica andò al mare.
quello che mi auguro e che si augurano un po' tutti è che lunedi non si finisca la partita con un pari chè io prodi e berlusconi mica ce li vedo a tirare i calci di rigore a cucchiaio come totti!
Wednesday, April 05, 2006
Wednesday, March 29, 2006
Post nuovo di zecca.
tu credi che non ci abbia provato? ho provato a ragionarci argomentando la mia tesi meglio di un avvocato, ho provato a parlarci, ad arrabbiarmi, a trattare con lui come quando sei nei mercati tunisini, ho provato a ripagarlo con la stessa moneta, ho fatto la gnorri, ho fatto la vittima cercando di toccare le sue corde più infime ma alla fine mi sono commossa io, ho provato con la psicoterapia e insieme l'analisi che, detto tra noi, costano un occhio della testa e ancora sto pagando. alla fine mi sono ridotta ad andare anche da quelle cartomanti vestite con lunghe palandrane verdi marcio e i brillantini sul viso che stanno sedute a piazza navona e come ti siedi loro già sanno chi sei e che hai un figlio drogato. malgrado tu risponda loro che non hai figli ti dicono che si tratta di sicuro di tuo fratello. alla risposta che tuo fratello fa il poliziotto e che va sempre in giro con un cane antidroga, un pastore tedesco vaccinato e sterilizzato di nome lulù, ti dicono che effettivamente l'uomo nella carta ha più l'aria di una donna e quindi la drogata sei tu. e con le pive nel sacco te ne vai e ti prendi pure della drogata pagando il dovuto alla cartomante che contenta dell'opera ti regala gli incensi alla tuberosa esilarante e ti esorta ad accenderli tutte le sere perchè vede in te un principio avanzato di malocchio.
ma pensi davvero che non le abbia provate tutte? tra l'altro sono ridotta a uno straccio, credo che mi stia distruggendo psicologicamente, mi mette i bastoni tra le ruote, non dormo più e non riesco più a lavorare bene e questo è un danno per il mio lavoro che lo sai che lavoro da sola, no. ormai soffro di ogni forma d'ansia, dimmi una lettera e ti tiro giù tutto l'alfabeto: soffro a cicli alterni di agorafobia, dislessia, anoressia, aracnofobia, claustrofobia, ipocondria, cancerofobia, demofobia, glossofobia, sciofobia, stenofobia, zoofobia, termofobia e il dottore mi ha riscontrato da poco anche un inizio leggero di enetofobia chiedendomi tra l'altro se faccio la sarta e anche uno stato avanzato di displasia all'anca sopravvenuto in seguito alla lettura di un annuncio su un giornale per l'acquisto di un labrador che però ne era esente.
tu dici, giustamente, reagisci. bè diciamo che sono nella fase del terrorismo psicologico. in più d'una occasione l'ho sentito che si lamentava, per non parlare della costante e continua emarginazione nei miei confronti. il passo verso la depressione è breve, che ti credi. me lo ha detto anche un signore al bar che lui è stato cacciato dalla multinazionale dove lavorava perchè il collega era invidioso e ha cominciato a fargli una guerra che lui ancora ci sta male, poveretto. s'è fatto difendere dai sindacati per mobbing: lo sai che cos'è no? pensa che è una parola che conosce anche clara e pare che in italia ci siano quasi un milione e mezzo di vittime nei posti più disparati, dalle scuole materne alle banche, dai ministeri ai centri commerciali, addirittura ci sono casi nei sindacati stessi e nella confindustria, persino al parlamento: guarda berlusconi. quel signore non ha riavuto il suo posto di lavoro, anche perchè ora lo psicoterapeuta gli ha trovato l'esaurimento nervoso e gli ha detto che un po' di riposo gli farà bene; dice che il mare per queste cose è la cura migliore.
quel che è vero è che io il riposo non posso permettermelo e di questo passo non so dove andrò a finire. ma se pure dovessi fare una causa per mobbing, a chi la farei, al mio cervello che sta cercando di eliminarmi?
ma pensi davvero che non le abbia provate tutte? tra l'altro sono ridotta a uno straccio, credo che mi stia distruggendo psicologicamente, mi mette i bastoni tra le ruote, non dormo più e non riesco più a lavorare bene e questo è un danno per il mio lavoro che lo sai che lavoro da sola, no. ormai soffro di ogni forma d'ansia, dimmi una lettera e ti tiro giù tutto l'alfabeto: soffro a cicli alterni di agorafobia, dislessia, anoressia, aracnofobia, claustrofobia, ipocondria, cancerofobia, demofobia, glossofobia, sciofobia, stenofobia, zoofobia, termofobia e il dottore mi ha riscontrato da poco anche un inizio leggero di enetofobia chiedendomi tra l'altro se faccio la sarta e anche uno stato avanzato di displasia all'anca sopravvenuto in seguito alla lettura di un annuncio su un giornale per l'acquisto di un labrador che però ne era esente.
tu dici, giustamente, reagisci. bè diciamo che sono nella fase del terrorismo psicologico. in più d'una occasione l'ho sentito che si lamentava, per non parlare della costante e continua emarginazione nei miei confronti. il passo verso la depressione è breve, che ti credi. me lo ha detto anche un signore al bar che lui è stato cacciato dalla multinazionale dove lavorava perchè il collega era invidioso e ha cominciato a fargli una guerra che lui ancora ci sta male, poveretto. s'è fatto difendere dai sindacati per mobbing: lo sai che cos'è no? pensa che è una parola che conosce anche clara e pare che in italia ci siano quasi un milione e mezzo di vittime nei posti più disparati, dalle scuole materne alle banche, dai ministeri ai centri commerciali, addirittura ci sono casi nei sindacati stessi e nella confindustria, persino al parlamento: guarda berlusconi. quel signore non ha riavuto il suo posto di lavoro, anche perchè ora lo psicoterapeuta gli ha trovato l'esaurimento nervoso e gli ha detto che un po' di riposo gli farà bene; dice che il mare per queste cose è la cura migliore.
quel che è vero è che io il riposo non posso permettermelo e di questo passo non so dove andrò a finire. ma se pure dovessi fare una causa per mobbing, a chi la farei, al mio cervello che sta cercando di eliminarmi?
Lo so, sono la peggio: riciclo pure i post!
Tre cose facevo bene quando lavoravo come art junior: spupazzare l'art director facendolo ridere, comprargli il pranzo e badare alla cancelleria. Ero uscita da scuola pensando alle grandi campagne pubblicitarie che vedevo alla televisione, agli slogan che avevano fatto storia, alle immagini che piú mi avevano colpito sui giornali che mio zio ci riportava girando il mondo. Passavo le giornate costringendo mio padre, mia madre e anche una nostra parente ricca a vedere la Notte dei Pubblivori con tutti gli spot pubblicitari del mondo ai quali davamo dei voti e ogni tanto scappava anche l'applauso. Erano i tempi in cui ancora pensavo di cambiare il mondo. Non quello politico ché è pura utopia. Ma quello pubblicitario.
Il mio art director era dell'acquario. Come me. Era una battuta dietro l'altra. Lui rideva ed era contento. Io prendevo lo stipendio e mi divertivo. Mi voleva sempre accanto. Io seduta al suo fianco mentre lui, sghignazzante dietro il suo schermo quindici pollici di uno dei primi macintosh, impaginava idee dentro immagini e parole dentro slogan. Non mi potevo spostar mica da quella sedia lí. Né potevo dirgli: io 'sta cosa la vedrei bene qui. Per lui bastava che sfornassi battute. Ho fatto strada in quell'agenzia. Son passata di grado il giorno che per puro caso gli ho fatto scoprire l'alimentari all'angolo. Fin ad allora il mio art director aveva buttato soldi e fegato negli intrugli avariati del bar vicino al portone. Con me che gli portavo il panino ha potuto constatare faceva economie. Col panino magari non risparmiava il fegato però due lire in più rispetto ai prezzi del bar si. Non ha mai saputo che con i suoi soldi prendevo il solito panino con la mortadella per lui accompagnato da acqua liscia e una bella rosetta con il sandaniele per me con cocacola e kinderino incluso. Una volta ho scialato e ci ho fatto uscire il panino anche per Anna la centralista e per Maria la segretaria di un avvocato del secondo piano. Ero frustrata perchè non venivo apprezzata e in qualche modo lui doveva pur pagarla. Contenti di me, lui e il direttore suo coetaneo decisero di promuovermi affidandomi tutto il reparto cancelleria. Una svolta. Sapete cosa vuol dire per me avere sotto il naso colle da sballo, pennarelli a punta grossa, taglierini olfa, attasch, matite dalla zero due alle zero dodici, scatole di carandache, scatole di tutte le gradazioni di stabilo boss, post it gialli, rosa, verdini a quadri, a righine e anche a pois? Un godimento pari forse all'entrata in pasticceria o in edicola. Ho cominciato a vendere tutto al mercato nero. Alzavo belle cifre. Meglio dello stipendio tanto che mi comprai il game boy e anche un bel pigiama da ospedale per mia madre; regalai un orologio a mio padre e ogni tanto quando c'era carenza di pennarelloni, li rivendevo direttamente al direttore che così li pagava doppio. Ero brava. Va riconosciuto. Non ho mai fatto una campagna pubblicitaria né ho mai creato lo slogan che m'avrebbe reso ricca come ha fatto gavino sanna. Certo è che lí dentro ero la piú creativa, fatevelo dire. Almeno nell'arte dell'arrangio!
Il mio art director era dell'acquario. Come me. Era una battuta dietro l'altra. Lui rideva ed era contento. Io prendevo lo stipendio e mi divertivo. Mi voleva sempre accanto. Io seduta al suo fianco mentre lui, sghignazzante dietro il suo schermo quindici pollici di uno dei primi macintosh, impaginava idee dentro immagini e parole dentro slogan. Non mi potevo spostar mica da quella sedia lí. Né potevo dirgli: io 'sta cosa la vedrei bene qui. Per lui bastava che sfornassi battute. Ho fatto strada in quell'agenzia. Son passata di grado il giorno che per puro caso gli ho fatto scoprire l'alimentari all'angolo. Fin ad allora il mio art director aveva buttato soldi e fegato negli intrugli avariati del bar vicino al portone. Con me che gli portavo il panino ha potuto constatare faceva economie. Col panino magari non risparmiava il fegato però due lire in più rispetto ai prezzi del bar si. Non ha mai saputo che con i suoi soldi prendevo il solito panino con la mortadella per lui accompagnato da acqua liscia e una bella rosetta con il sandaniele per me con cocacola e kinderino incluso. Una volta ho scialato e ci ho fatto uscire il panino anche per Anna la centralista e per Maria la segretaria di un avvocato del secondo piano. Ero frustrata perchè non venivo apprezzata e in qualche modo lui doveva pur pagarla. Contenti di me, lui e il direttore suo coetaneo decisero di promuovermi affidandomi tutto il reparto cancelleria. Una svolta. Sapete cosa vuol dire per me avere sotto il naso colle da sballo, pennarelli a punta grossa, taglierini olfa, attasch, matite dalla zero due alle zero dodici, scatole di carandache, scatole di tutte le gradazioni di stabilo boss, post it gialli, rosa, verdini a quadri, a righine e anche a pois? Un godimento pari forse all'entrata in pasticceria o in edicola. Ho cominciato a vendere tutto al mercato nero. Alzavo belle cifre. Meglio dello stipendio tanto che mi comprai il game boy e anche un bel pigiama da ospedale per mia madre; regalai un orologio a mio padre e ogni tanto quando c'era carenza di pennarelloni, li rivendevo direttamente al direttore che così li pagava doppio. Ero brava. Va riconosciuto. Non ho mai fatto una campagna pubblicitaria né ho mai creato lo slogan che m'avrebbe reso ricca come ha fatto gavino sanna. Certo è che lí dentro ero la piú creativa, fatevelo dire. Almeno nell'arte dell'arrangio!
Thursday, March 09, 2006
Ma a povia glielo han spiegato che i piccioni portano le malattie?
giran sempre due piccioni qui fuori, uno più brutto dell'altro; uno più sporco dell'altro; uno più zoppo dell'altro. il primo, che deve essere femmina, lo riconosco chè è un grigio chiaro quasi smorto con tutti i peli radi che secondo me ha tutte le malattie del mondo pure il ginocchio della lavandaia e l'ipertensione arteriosa. l'altro, il marito, ha un colore più nerastro e grigiastro vera fuligine di inquinamento acustico, è più grosso in quanto a corporatura e ha dei ciuffi bianchi sulla testa, dovuti all'alopecia o a una decolorazione venuta male. viaggiano sempre insieme come i gabbiani sui fiumi, come i delfini nei mari, come i canarini nei cieli e come i due spacciatori che passano ogni tanto sulla cinquecento gialla. quando arriva la bella stagione la cosa più goduriosa da fare per gente semplice come noi è mettersi, durante l'ora di pranzo, su questi due gradini qui fuori, in mezzo al traffico, e mangiare un bel panino con mortadella e galbanone respirando a pieni polmoni tutti gli scarichi della macchine che passano, compresi gli scarichi delle macchine parcheggiate. non si può descrivere questo piacere del palato e delle vie respiratorie se non lo si prova. la grande fortuna mangiando fuori l'ufficio è che non devi preoccuparti se le rosette calde e fragranti si sbriciolano in maniera disumana, se i biscotti montebovi da un euro producono più residui non fissi dell'acqua minerale, se le patatine formano un tappeto così scricchiolante che neanche l'assassino più bravo col coltello in mano e la torcia accesa c'è la fa ad evitarle. appena tutto questo ben diddio finisce per terra, entrano in gioco loro: li senti arrivare da lontano gracchiando come gli avvoltoi del deserto e sbattendo le ali come i veri condor americani o le poiane dei monti d'abruzzo. ti coprono il sole per la loro apertura alare che quasi quasi al posto della tigre mi potevo far tatuare un bel piccione con tanto di alopecia e di rosetta in bocca. il maschio per proteggere la compagna arriva sempre sull'asfalto in avanscoperta: devono avergli detto che esistono le polpette avvelenate fatte apposta per i piccioni. poi con fare da grand'uomo chiama con un fischio acuto molto romantico la compagna che si getta come un' aspirapolvere da 1400 watt sulle mollichelle di rosetta, di biscotto montebovi da un euro e sulle patatine sbriciolate a mò di tappeto. in men che non si dica e più rapidi della migliore squadra di pulitori, i due piccioni spazzano via ciò che resta del mio pranzo lasciando un asfalto lindo e pinto che alle volte non riesco a camminarci su e metto pure le pattine per tornarmene a casa. finito di pranzare i due piccioni ringraziano, chinano la testa e se ne volano via tutti soddisfatti: qualche volta ruttano anche, ma non sono sicura che siano loro. solo l'altro giorno ho chiesto al maschio se mi prestava cinque euro per mettere la benzina. se n'è andato tutto incavolato sbattendo le ali e starnazzando come una gallina. sono rimasta male, lo ammetto. così è da qualche giorno che pranzo con lo yougurt: voglio vedere ora come si portano via il barattolino!
Il problema sociale dei piccioni su questo sito!
Il problema sociale dei piccioni su questo sito!
Monday, February 20, 2006
Che ci faccio lì?
lo so e lo sapevo: io e la politica siamo due cose antitetiche come lo "gning e lo gnang", come le diete e costanzo, come l'intelligenza e i tronisti, come gli opionionisti tivvù e le opinioni, come la stampa italiana e la verità, come la scarpa destra e la cibatta sinistra, insomma come tutte le cose che reputi non abbiano niente in comune tra di loro.
sabato c'era il congresso e c'ero io, anche se sorvolo sui motivi per cui ero a quel congresso lì. mi siedo in quarta fila per paura di essere interrogata: i retaggi del liceo non vanno più via neanche smacchiando a fondo con bold due in uno e ringrazio ancora per questo la mazzalupi per avermi dato fiducia nel credere che oltre a scaldare il banco potevo anche pensare, parlare e, incredibile dictu, scrivere (tolto sassolone dalla scarpa marcata rigorosamente OXS). il congresso inizia con un po' in ritardo e io nel frattempo ne approfitto per andare a un banchetto che vendeva verdura non per tirarla a qualcuno (con quel che costa!) ma per acquistare un cavolfiore, tre zucchine, una pianta di radicchio e un po' di mele che con la dieta non so più che mangiare, signora mia.
torno dentro e stavolta mi siedo in quinta fila, non si sa mai. il congresso inizia e inzia il mio calvario. come un novello gesù cristo (potrò mai usare questa espressione senza che si rivolti mezza a-rabbia saudita, senza che qualche ministro si dimetta e senza che la mazzalupi si scocci?) passo passo conto le mie stazioni verso la mia crocifissione e sudo sette camicie sette e due maglioni per non stramazzare in pubblico che poi chiamano l'autoambulanza e io non ho la biancheria giusta. durante la prima ora riesco a prepararmi mentalmente la dieta per tutta la settimana: lunedi riso e zucchine, martedi riso e cavolfiore, mercoledi riso e zucchine di nuovo, giovedi fagioli e tonno, venerdi cavolfiore e un contorno. al pensiero del "se pò fà", mi ringalluzzisco tutta e mi dò la carica per seguire il congresso nelle sua seconda ora. parla tizio e parla sempronio e io comincio a interrogarmi su che male ho fatto nella vita, se per caso nella scorsa reincarnazione ero il bassotto nano che addentò la gamba della moglie di napoleoneterzo, se forse non era il caso di inventare una scusa e mandare i miei genitori con la giustificazione in mano per via di quel vecchio ascesso al dente del giudizio destro che, presidente mio, le fa male da quando è bambina. scorrono i minuti come fossero paralizzati: l'orologio, lo giuro suddio, per un attimo torna persino indietro. comincia a parlare l'assessore tal de' tali e comincio a progettare la mia vita futura partendo da due conigli per arrivare ad una agriturismo nell'alto lazio completo di piante d'ulivo secolari, piante da frutta per le marmellate, cavalli con calessi annessi, aria pulita e tavolate di amici che intonano all'unisono "mapìn mapòn" attorno al fuoco che arde e scoppietta e mangiano polenta e coniglio visto che i due conigli han figliato assai; la mia attenzione o la fame vista la dieta mi riportano alla realtà quando il mio cervello si comincia a chiedere: ma con la polenta è meglio il coniglio, le spuntature o il capriolo? avrei alzato la mano per domandarlo e soddisfare così un simile quesito ma per fortuna son timida e non ne ho avuto il coraggio. passata la quarta ora siamo entrati nella quinta che già lo stomaco ha cominciato a gorgogliare tanto che il presidente ha chiesto di spegnere i cellulari visti i rumori e le suonerie atipiche. durante la quinta ora ho cominciato in una specie di ascesi a vedere le facce di maometto e del budda nelle persone sedute accanto a me, ho cominciato a sentirmi molto leggera tanto che ho quasi pensato di stare levitando, ho cominciato a vedere l'aura riflessa di tutti i colori sulla parete bianca dietro le persone che parlavano al microfono e per un secondo mi pare di aver udito la voce di mia nonna che mi salutava in veneto bestemmiando anche un po' perchè non la sentivo bene.
a quel punto hanno interrotto per la pausa pranzo. ho salutato tutti e mi sono incamminata verso la macchina stravolta in viso e corrucciata per un dubbio sorto nella mattinata: ma il riso che abbonda sulla faccia degli stolti sarà il riso basmati o quello arborio a lunga cottura?
sabato c'era il congresso e c'ero io, anche se sorvolo sui motivi per cui ero a quel congresso lì. mi siedo in quarta fila per paura di essere interrogata: i retaggi del liceo non vanno più via neanche smacchiando a fondo con bold due in uno e ringrazio ancora per questo la mazzalupi per avermi dato fiducia nel credere che oltre a scaldare il banco potevo anche pensare, parlare e, incredibile dictu, scrivere (tolto sassolone dalla scarpa marcata rigorosamente OXS). il congresso inizia con un po' in ritardo e io nel frattempo ne approfitto per andare a un banchetto che vendeva verdura non per tirarla a qualcuno (con quel che costa!) ma per acquistare un cavolfiore, tre zucchine, una pianta di radicchio e un po' di mele che con la dieta non so più che mangiare, signora mia.
torno dentro e stavolta mi siedo in quinta fila, non si sa mai. il congresso inizia e inzia il mio calvario. come un novello gesù cristo (potrò mai usare questa espressione senza che si rivolti mezza a-rabbia saudita, senza che qualche ministro si dimetta e senza che la mazzalupi si scocci?) passo passo conto le mie stazioni verso la mia crocifissione e sudo sette camicie sette e due maglioni per non stramazzare in pubblico che poi chiamano l'autoambulanza e io non ho la biancheria giusta. durante la prima ora riesco a prepararmi mentalmente la dieta per tutta la settimana: lunedi riso e zucchine, martedi riso e cavolfiore, mercoledi riso e zucchine di nuovo, giovedi fagioli e tonno, venerdi cavolfiore e un contorno. al pensiero del "se pò fà", mi ringalluzzisco tutta e mi dò la carica per seguire il congresso nelle sua seconda ora. parla tizio e parla sempronio e io comincio a interrogarmi su che male ho fatto nella vita, se per caso nella scorsa reincarnazione ero il bassotto nano che addentò la gamba della moglie di napoleoneterzo, se forse non era il caso di inventare una scusa e mandare i miei genitori con la giustificazione in mano per via di quel vecchio ascesso al dente del giudizio destro che, presidente mio, le fa male da quando è bambina. scorrono i minuti come fossero paralizzati: l'orologio, lo giuro suddio, per un attimo torna persino indietro. comincia a parlare l'assessore tal de' tali e comincio a progettare la mia vita futura partendo da due conigli per arrivare ad una agriturismo nell'alto lazio completo di piante d'ulivo secolari, piante da frutta per le marmellate, cavalli con calessi annessi, aria pulita e tavolate di amici che intonano all'unisono "mapìn mapòn" attorno al fuoco che arde e scoppietta e mangiano polenta e coniglio visto che i due conigli han figliato assai; la mia attenzione o la fame vista la dieta mi riportano alla realtà quando il mio cervello si comincia a chiedere: ma con la polenta è meglio il coniglio, le spuntature o il capriolo? avrei alzato la mano per domandarlo e soddisfare così un simile quesito ma per fortuna son timida e non ne ho avuto il coraggio. passata la quarta ora siamo entrati nella quinta che già lo stomaco ha cominciato a gorgogliare tanto che il presidente ha chiesto di spegnere i cellulari visti i rumori e le suonerie atipiche. durante la quinta ora ho cominciato in una specie di ascesi a vedere le facce di maometto e del budda nelle persone sedute accanto a me, ho cominciato a sentirmi molto leggera tanto che ho quasi pensato di stare levitando, ho cominciato a vedere l'aura riflessa di tutti i colori sulla parete bianca dietro le persone che parlavano al microfono e per un secondo mi pare di aver udito la voce di mia nonna che mi salutava in veneto bestemmiando anche un po' perchè non la sentivo bene.
a quel punto hanno interrotto per la pausa pranzo. ho salutato tutti e mi sono incamminata verso la macchina stravolta in viso e corrucciata per un dubbio sorto nella mattinata: ma il riso che abbonda sulla faccia degli stolti sarà il riso basmati o quello arborio a lunga cottura?
Wednesday, February 15, 2006
Phoenix.
ho messo la mano al centro del mio stomaco, è uscita dall'altra parte che me la vedevo alle spalle e ho salutato tutti quelli che ho lasciato dietro. aria e vento m'attraversano da parte a parte e creano cedimenti e vortici impetuosi. il mio cuore chiede una tregua, la mia anima s'aggroviglia su se stessa come il serpentello dei video giochi che si muove svelto e ossessivo fino a mangiare se stesso, la mia testa collabora col vento che porta scompiglio e con l'aria da sempre sua amica. riempio i polmoni d'aria, riempio i polmoni e rifletto.
ho messo una mano nel mio fegato. una poltiglia verdastra l'ha invasa colorandola. ci ho dipinto i muri della mia vita, ci ho scritto poesie e racconti e con quel che rimaneva ci ho riscritto la mia storia. non amo etichettarmi e le mie certezze nascono col sole e muoiono con la luna. oggi sono il pazzo che cerca la sua strada e domani sono la strada in balia del pazzo. oggi vivo alla giornata affidandomi ai sogni e domani pianifico la mia vita sulla base di quegli stessi sogni. oggi sono io e domani il mio contrario e tutte e due le volte sono sempre me stessa, questo è assicurato. continuo a scrivere sui muri con quella poltiglia verdastra di quanto bella possa essere una vita incerta e di quanto incerto sia il mio cammino ma rileggere quelle parole scritte non mi fa bene e allora cancello tutto con la forza della ragione.
ho messo la mano nella testa per cercarne risposte. un groviglio di fili gialli ha imprigionato la mia mano. dentro, pezzi di strade si scompongono come tessere di puzzle colorati e formano altre strade impervie e sconosciute e in queste nuove strade mi perdo anche perchè quei fili gialli e lunghi imprigionano i miei sforzi.
ho messo la mano nei polmoni e ne ho tirato fuori ricordi profumati in associazioni libere, sensazioni che m'han riportato indietro tasselli su tasselli e riportandomi indietro hanno fatto cadere come un domino anche i pezzi che stavano su per caso.
scrivo per esorcizzare ma anche per distruggere, per colorare la mia vita e per cancellare i miei passaggi, per dimostrare il mio amore e per riprenderlo indietro senza vuoto a rendere, scrivo per quel mondo che da sempre sfuggo, scrivo per gettare all'aria coriandoli di me e per bruciare carne ormai putrefatta e stinta e in questo falò di aspettative deluse, ogni giorno rinasco. dalle mie ceneri, ma pur sempre rinvigorita.
ho messo una mano nel mio fegato. una poltiglia verdastra l'ha invasa colorandola. ci ho dipinto i muri della mia vita, ci ho scritto poesie e racconti e con quel che rimaneva ci ho riscritto la mia storia. non amo etichettarmi e le mie certezze nascono col sole e muoiono con la luna. oggi sono il pazzo che cerca la sua strada e domani sono la strada in balia del pazzo. oggi vivo alla giornata affidandomi ai sogni e domani pianifico la mia vita sulla base di quegli stessi sogni. oggi sono io e domani il mio contrario e tutte e due le volte sono sempre me stessa, questo è assicurato. continuo a scrivere sui muri con quella poltiglia verdastra di quanto bella possa essere una vita incerta e di quanto incerto sia il mio cammino ma rileggere quelle parole scritte non mi fa bene e allora cancello tutto con la forza della ragione.
ho messo la mano nella testa per cercarne risposte. un groviglio di fili gialli ha imprigionato la mia mano. dentro, pezzi di strade si scompongono come tessere di puzzle colorati e formano altre strade impervie e sconosciute e in queste nuove strade mi perdo anche perchè quei fili gialli e lunghi imprigionano i miei sforzi.
ho messo la mano nei polmoni e ne ho tirato fuori ricordi profumati in associazioni libere, sensazioni che m'han riportato indietro tasselli su tasselli e riportandomi indietro hanno fatto cadere come un domino anche i pezzi che stavano su per caso.
scrivo per esorcizzare ma anche per distruggere, per colorare la mia vita e per cancellare i miei passaggi, per dimostrare il mio amore e per riprenderlo indietro senza vuoto a rendere, scrivo per quel mondo che da sempre sfuggo, scrivo per gettare all'aria coriandoli di me e per bruciare carne ormai putrefatta e stinta e in questo falò di aspettative deluse, ogni giorno rinasco. dalle mie ceneri, ma pur sempre rinvigorita.
Tuesday, January 31, 2006
Ricicliamo pure i post, va'!
erano notti che non riuscivo più a dormire tranquilla. la prima notte ho pensato alla peperonata tutti i gusti più uno mangiata a tarda sera a casa della pellicciaia, mia dirimpettaia. poi ho dato la colpa alla mistura di caffè e cocacole con contorno di cioccolato nero fondente 80% lana e 20% cotone sulla pelle con cui mi drogo negli ultimi tempi. per un attimo ho pensato anche a quegli spiritelli burloni venuti a disturbare i sonni delle persone più care e sagge. solo ieri, aprendo gli occhi, ho scoperto il motivo dei miei sonni agitati: le lenzuola del mio letto, fattesi le valigie, se ne erano andate di casa. m'han lasciato un biglietto sul frigo. e niente più. la prima cosa che ho fatto è interrogare il materasso. lui naturalmente ha fatto il vago, come il suo solito. per sviare il discorso ha accusato prima un forte mal di testa e poi mi ha tirato su una storia lunga una quaresima i cui punti salienti sono che è preoccupato per il concorso in cui passerebbe di grado; che ha problemi con la famiglia visto che il padre è stato licenziato e senza giusta causa e poi mi ha parlato anche di certi suoi problemi alla cervicale che, dice, 'sti materassi moderni non li fanno più col cotone e la lana di una volta. fatto sta che non trovando risposte per quell'insano gesto da parte delle mie lenzuola, ho girato per tutta casa in cerca di un indizio. sono corsa nel cestone della biancheria sporca ma non ci ho trovato niente: vuoto e immacolato come quando l'ho comprato. ho visto al bagno chè non si sa mai ma ci ho trovato solo due vecchi assorbenti del '76 di quelli senza ali e senza fluf assorbente che non credo abbiano niente a che fare con l'accaduto. poi ho controllato anche in cucina: sai, 'ste lenzuola di flanella sono gente strana. non sapendo più a che santi rivolgermi e soprattutto quali elencare per lanciare anatemi, ho aspettato chè come dicono gli anziani: il tempo cura tutto. verso le sette m'han citofonato che già pensavo all'ufficiale giudiziario per quella storia dell'enciclopedia sulla cucina di suor germana divisa in otto tomi mai avuta, mai ordinata e, soprattutto, mai pagata. in ogni caso ho risposto al citofono: speravo tanto che qualcuno mi sapesse dare qualche notizia circa le mie lenzuola preferite, soprattutto le uniche in mio possesso. ho aperto visto che una voce tranquilla mi ha risposto: "Noi". ho pensato a qualche amico o persona di casa. ho aspettato sulla porta che la curiosità mi si mangiava. appena aperte le porte dell'ascensore sono rimasta allibita: davanti a me, come se niente fosse, mi ritrovo le due lenzuola fresche di bucato, lille lalle, tutte imbelletate con in mano una cocacola e nell'altra novella 2000: che pettegole! non sapendo se arrabbiarmi o rimanere senza parole,ho optato per il silenzio, anche perchè da dietro lo spioncino già immaginavo che la pellicciaia mi stesse osservando per ridere alle mie spalle. ho richiuso con calma e noscialans la porta di casa e, con voce ferma e sicura, ho chiesto loro delle spiegazioni. m'hanno detto che si sono informate coi sindacati e sulla base di non so quale statuto il loro salario non è direttamente proporzionale alle loro ore lavorative, che il giovedi lo vorrebbero libero e che vorrebbero essere cambiate ogni settimana e non ogni mese e mezzo e che, tra l'altro, vorrebbero essere iscritte a equitazione che, pare, il moto faccia bene. mi son sentita piccola piccola e non ho saputo cosa controbattere. ho dormito sul divano, stanotte: mica potevo più guardarle in faccia.
Tuesday, January 17, 2006
La sveglia.
io e la mia sveglia siamo in rotta ormai. non so cosa posso averle fatto anche perchè è da dopo natale che non mi rivolge più neanche la parola che sinceramente la cosa mi manda anche un po' in bestia. non capisco cosa le passi per la testa; m'han detto che bisogna portar pazienza, che forse si tratta di crisi adolescienziali tipo quelle in cui ti spuntano i brufoli e ti metti l'apparecchio ai denti che sembri un mostro, o che forse è saturno che sta facendo a cazzotti con la sua luna o con qualche altro pianete delle sveglie.
fatto sta che da qualche giorno l'aria a casa è irrespirabile. ho provato con i fiori, dei bei lilium tipo quelli che vedi nei cimiteri di lusso, tutti bianchi e profumati che ho starnutito una settimana. poi le ho portato i ferrero roscè come ambrogio chè in televisione ci fa sempre la sua porca figura sia a casa dei conti che dei vip più blasonati. ho provato anche a svegliarmi prima di lei e a portarle il caffè in modo che la mattina non si stancasse troppo. m'han detto pure che forse è possibile che abbia un calo del ferro o delle vitamite o un po' di spossatezza chè sta arrivando la primavera. quello che è certo che non so più come comportarmi.
oggi ho provato a farle parlare anche da un mio amico, lui sa sempre come prenderla. ho scoperto che si sente stressata, che ha delle rimostranze per via di certi contributi che non le ho versato anni addietro e che, questa è davvero assurda, la sfrutto per via della lucina rossa che proietta i numeri sul muro per tutta la notte. pare che la lucetta non la faccia riposare e le sembra uno danno economico tenerla accesa quando io la consulto solo prima di dormire e la mattina quando mi sveglio. ha parlato di risparmio energetico e di un uso razionale delle nostre risorse per far sì che non ci siano sprechi e per non sovraccaricare il Paese che già è sovraccarico di per sè. ha fatto tutto un panegirico su quanto consuma una sveglia, su quanto una lavastoviglie, un frigorifero e, carta alla mano, ha tirato fuori una ricerca realizzata su internet che dimostra che con una lavastoviglie nuova potrei risparmiare il 60% dell'energia, con una lavatrice a pioggia potrei risparmiare anche sull'acqua e sul detersivo e con un frigo a doppio isolamento posso consumare il 50% in meno di gas freon. alla parola freon i miei occhi hanno strabuzzato e l'ira mi ha assalito tutti i centri nervosi anche quelli ostruiti dai trigliceridi in eccesso e dal colesterolo in aumento.
oggi ho contattato di corsa i sindacati per vedere se posso chiudere tranquillamente e senza strascichi questo rapporto lavorativo. l'avvocato m'ha detto che il lavoratore ha sempre ragione, cosa che non sempre è vera però in italia è così. ha aggiunto che mi conviene tenermi buona la sveglia magari soddisfacendo tutte le sue richieste anche quelle più assurde. così mi sono scervellata per tutto il giorno per cercare un modo per "ingraziarmi" la sveglia: i miei pensieri sono stati tra i più disparati, dall'offrirle l'autografo di eduardo de filippo che mia madre tiene nel salotto buono insieme alla foto di mia nonna e di stalin fino a un mese di consumazioni di caffè e cappuccino qui da clara; dalla creazione di un blog tutto suo che ormai i blog ce li hanno porci e cani fino al regalarle l'album della lecciso, quello dove canta, tutta scosciata, che a lei non la capisce nessuno perchè la giudicano dalle apparenze. poi guardando la tivvù ho avuto la folgorazione: credo che le proporrò di andare a buona domenica per farla sottoporre alla macchina della verità. ho visto che ormai ci si sono sottoposti anche i tronisti di maria de filippi. e io che pensavo che la macchina della verità servisse alla cia, all'effebiai, a quelli di csi per vedere di chi sono le macchie di unto sopra la tovaglietta e al ris per vedere se la franzoni quella mattina girava con le babbucce o no!
fatto sta che da qualche giorno l'aria a casa è irrespirabile. ho provato con i fiori, dei bei lilium tipo quelli che vedi nei cimiteri di lusso, tutti bianchi e profumati che ho starnutito una settimana. poi le ho portato i ferrero roscè come ambrogio chè in televisione ci fa sempre la sua porca figura sia a casa dei conti che dei vip più blasonati. ho provato anche a svegliarmi prima di lei e a portarle il caffè in modo che la mattina non si stancasse troppo. m'han detto pure che forse è possibile che abbia un calo del ferro o delle vitamite o un po' di spossatezza chè sta arrivando la primavera. quello che è certo che non so più come comportarmi.
oggi ho provato a farle parlare anche da un mio amico, lui sa sempre come prenderla. ho scoperto che si sente stressata, che ha delle rimostranze per via di certi contributi che non le ho versato anni addietro e che, questa è davvero assurda, la sfrutto per via della lucina rossa che proietta i numeri sul muro per tutta la notte. pare che la lucetta non la faccia riposare e le sembra uno danno economico tenerla accesa quando io la consulto solo prima di dormire e la mattina quando mi sveglio. ha parlato di risparmio energetico e di un uso razionale delle nostre risorse per far sì che non ci siano sprechi e per non sovraccaricare il Paese che già è sovraccarico di per sè. ha fatto tutto un panegirico su quanto consuma una sveglia, su quanto una lavastoviglie, un frigorifero e, carta alla mano, ha tirato fuori una ricerca realizzata su internet che dimostra che con una lavastoviglie nuova potrei risparmiare il 60% dell'energia, con una lavatrice a pioggia potrei risparmiare anche sull'acqua e sul detersivo e con un frigo a doppio isolamento posso consumare il 50% in meno di gas freon. alla parola freon i miei occhi hanno strabuzzato e l'ira mi ha assalito tutti i centri nervosi anche quelli ostruiti dai trigliceridi in eccesso e dal colesterolo in aumento.
oggi ho contattato di corsa i sindacati per vedere se posso chiudere tranquillamente e senza strascichi questo rapporto lavorativo. l'avvocato m'ha detto che il lavoratore ha sempre ragione, cosa che non sempre è vera però in italia è così. ha aggiunto che mi conviene tenermi buona la sveglia magari soddisfacendo tutte le sue richieste anche quelle più assurde. così mi sono scervellata per tutto il giorno per cercare un modo per "ingraziarmi" la sveglia: i miei pensieri sono stati tra i più disparati, dall'offrirle l'autografo di eduardo de filippo che mia madre tiene nel salotto buono insieme alla foto di mia nonna e di stalin fino a un mese di consumazioni di caffè e cappuccino qui da clara; dalla creazione di un blog tutto suo che ormai i blog ce li hanno porci e cani fino al regalarle l'album della lecciso, quello dove canta, tutta scosciata, che a lei non la capisce nessuno perchè la giudicano dalle apparenze. poi guardando la tivvù ho avuto la folgorazione: credo che le proporrò di andare a buona domenica per farla sottoporre alla macchina della verità. ho visto che ormai ci si sono sottoposti anche i tronisti di maria de filippi. e io che pensavo che la macchina della verità servisse alla cia, all'effebiai, a quelli di csi per vedere di chi sono le macchie di unto sopra la tovaglietta e al ris per vedere se la franzoni quella mattina girava con le babbucce o no!
Monday, December 12, 2005
Ritorno al passato.
non ci crederai mai ma stanotte un "vroooooooooooooooommmmm" lungo e ripetuto m'ha svegliato in piena notte. cose da non augurare a nessuno neanche a quella lontana parente zitella che porta jella e che ogni volta che passa si rompe qualcosa a casa e si spengono le luci a intermittenza come al luna park. ho acceso l'abat-jour in preda al panico scervellandomi su quel rumore e analizzando in pochi nani secondi tutto quello che poteva produrlo: ho pensato prima alla vicina che russa peggio di mio padre e che tossisce come un tubercoloso per tutta la notte e che forse tra un accesso e l'altro di tosse stava tirando gli ultimi, poi al maremoto chè di questi tempi tra alluvioni e mareggiate non c'è da star tranquilli neanche al settimo piano e per finire un leggero senso d'angoscia m'ha trapassato il cuore anche per via della guerra giacchè ieri m'ero sparata sette ore di documentari sull'undici settembre che la sera non riuscivo più a prender sonno non so se per gli attentati o per l'etto e mezzo di pasta e broccoli mangiato a cena. ho aspettato qualche secondo e spengendo la luce mi sono detta che la sera devo mangiare più leggero e che quella fetta di mont blanc forse era di troppo. come una pupetta mi sono avvoltolata su me stessa cercando calore nel piumone di vera oca televisiva che quando lo tocchi ti dice le capitali europee e ti canta "uh la la uh la la uh la la la vieni a giocare vinci con noi". dopo circa tre secondi di tepore riesco a prender sonno ma un nuovo "vroooooooooommmmmm" ancora più forte s'impossessa della mia stanza, del corridoio per passare al bagno e per uscire dalla porta chiusa con tra mandate tre per via dei ladri e degli zingari. mi spavento e con sangue freddo, come il peggiore dei serpenti a sonagli o era a pendagli ora non ricordo, impugno il coltellino modello giocattolo che tengo sul comodino per i maleintenzionati, accendo la luce e mi guardo intorno con aria circospetta tipo clint istvud con la sua 44 magnum algida. nel frattempo sento la vicina che tutta scocciata mi urla: "doooorme!!!!". mi alzo in piedi e un lontano vocìo assale tutta la stanza. mi accerto di non aver lasciato la televisone accesa in salone. guardandomi alle spalle, a piedi scalzi che oggi ho anche una leggera raucedine e con passo felpato come i gatti sui tetti che scottano mi addentro nei meandri della casa buia, accendo più luci possibili tanto per far capire che non sono da sola (questa non l'ho capita!) e mi guardo a destra e a sinistra come ho più volte visto fare a claudia pandolfi e a richy menphis in distretto di polizia. arrivo finalmente in salone e noto con grande disappunto che la tivvù si sta schiacciando i "mejo" sonni e che tra l'altro sbuffa anche un po' ritenedosi invasa nella sua privacy. lascio in pace la tivvù e cerco di seguire quel vociare lontano che mi porta di nuovo in camera da letto: "oh, ma si figuri", esclama una voce tutta impettita. un tocco delicato di chiatarra accompagna un coro di persone: "partono i bastimenti per terre assai lontane...e suonano... ma le mani tremano sulle corde...quanti ricordi, ahimè, quanti ricordi!" la canzone viene interrotta subito da una voce che con tono imperioso esclama: "voi della terza classe tutti sul ponte!"
pensando di essere nel mezzo di un sogno accendo il cellulare e chiamo sull'altro numero. così in piena notte pupa tim ha chiamato pupa wind e il telefono s'è messo a squillare facendo un baccano infernale poichè per la wind uso quella suoneria tipo carnevale di rio. "doooorme!!!!" ha esclamato di nuovo la vicina catarrosa che ha iniziato anche a rantolare. "i passeggeri della prima classe si preparino a sbarcare sul ponte diciassette", ho sentito poi urlare da una voce al megafono. "tutti i possessori del libro rosso- ha continuato la voce al megafono- si radunino sul ponte sotto coperta". ho pensato di chiamare la polizia ma mi sono messa a passare in rassegna tutte le persone che potessero essere sveglie a quell'ora. m'è venuta in mente mia madre, l'unica sveglia nella notte e l'unica in grado di capire queste stranezze. non ho fatto in tempo a comporre il numero che un nuovo "vrooooooooommmmmmmmm" prolungato m'ha trapanato le orecchie che ora ho due buchi in più per lato.
all'improvviso da una parte piccola e oscura del cervello geniale che ognuno possiede m'arriva l'insight, l'illuminazione: guardo di fronte al letto e vedo che il quadro di ikea, quello che rappresenta una scena di un porto in bianco e nero negli anni venti, ha incominciato a muoversi neanche fosse la televisione. mi metto a osservare così i comingnoli che mandano fumo, la nave che s'avvicina al porto, la gente che si muove sui moli, tutto un gran baccano e gran frastuono, gente che va e gente che viene, macchine d'epoca e bombette e frack. m'avvicino alla stampa così per curiosità e per cercare di capire meglio e vengo risucchiata dal quadro come se stessi trapassando un buco nero che lo dice pure margherita hack che ci sono i salti temporali e i vuoti di memoria.
cara matre, ti scrivo da ellis island. dicono che devo aspettare qui quaranta giorni per via che non so l'inglese: pensano che io sia analfabeta 'sti ignoranti. ho provato a spiegargli che ho fatto tutte le scuole con la mazzalupi, che da clara vinco sempre allo strip poker e che ho visto sei volte un Americano a roma tanto che conosco tutte le battute a memoria "all right all right, yankee doodle day e what's american boy".
cara matre, farò natale qui: se puoi, mandami dei calzettoni spessi, le maglie di lana a collo alto, una scoppola nera e un mandolino che pare che qui vadano per la maggiore!
pensando di essere nel mezzo di un sogno accendo il cellulare e chiamo sull'altro numero. così in piena notte pupa tim ha chiamato pupa wind e il telefono s'è messo a squillare facendo un baccano infernale poichè per la wind uso quella suoneria tipo carnevale di rio. "doooorme!!!!" ha esclamato di nuovo la vicina catarrosa che ha iniziato anche a rantolare. "i passeggeri della prima classe si preparino a sbarcare sul ponte diciassette", ho sentito poi urlare da una voce al megafono. "tutti i possessori del libro rosso- ha continuato la voce al megafono- si radunino sul ponte sotto coperta". ho pensato di chiamare la polizia ma mi sono messa a passare in rassegna tutte le persone che potessero essere sveglie a quell'ora. m'è venuta in mente mia madre, l'unica sveglia nella notte e l'unica in grado di capire queste stranezze. non ho fatto in tempo a comporre il numero che un nuovo "vrooooooooommmmmmmmm" prolungato m'ha trapanato le orecchie che ora ho due buchi in più per lato.
all'improvviso da una parte piccola e oscura del cervello geniale che ognuno possiede m'arriva l'insight, l'illuminazione: guardo di fronte al letto e vedo che il quadro di ikea, quello che rappresenta una scena di un porto in bianco e nero negli anni venti, ha incominciato a muoversi neanche fosse la televisione. mi metto a osservare così i comingnoli che mandano fumo, la nave che s'avvicina al porto, la gente che si muove sui moli, tutto un gran baccano e gran frastuono, gente che va e gente che viene, macchine d'epoca e bombette e frack. m'avvicino alla stampa così per curiosità e per cercare di capire meglio e vengo risucchiata dal quadro come se stessi trapassando un buco nero che lo dice pure margherita hack che ci sono i salti temporali e i vuoti di memoria.
cara matre, ti scrivo da ellis island. dicono che devo aspettare qui quaranta giorni per via che non so l'inglese: pensano che io sia analfabeta 'sti ignoranti. ho provato a spiegargli che ho fatto tutte le scuole con la mazzalupi, che da clara vinco sempre allo strip poker e che ho visto sei volte un Americano a roma tanto che conosco tutte le battute a memoria "all right all right, yankee doodle day e what's american boy".
cara matre, farò natale qui: se puoi, mandami dei calzettoni spessi, le maglie di lana a collo alto, una scoppola nera e un mandolino che pare che qui vadano per la maggiore!
Wednesday, December 07, 2005
A volte ritornano.
una volta avevo un cane. l'ho mollato sull'autostrada un venerdi quattordici agosto sotto un sole cocente e cercando di fare in fretta per non prendermi l'insolazione. oggi ho uno stagista, qui al lavoro. il cane l'avevo comprato: un milione di lire del vecchio conio. lo stagista credo sia spuntato dal nulla. forse fa parte di quei programmi demagoci preelettorali per la formazione dei giovani, organizzati dalla regione. lo stagista ha un nome, come il cane aveva un nome. viene da una scuola di periferia e mi ha portato un foglio con su scritta la richiesta di lavorare con me autografata dal professore di disegno e dalla professoressa di musica. dopo aver imprecato per qualche secondo, ho fatto un giro di chiamate: il preside della sua scuola per chiedere delucidazioni, la mia commercialista per accertarmi che non ci fossero conseguenze fiscali, il mio dottore per farmi prescrivere l'ecografia alla bile per via di certa sabbia che mi riporto da un vecchio viaggio nel sahara e, già che c'ero, anche la bidella della mia scuola elementare che era tanto che non la sentivo; tutti concordi: mi devo tenere lo stagista; lo devo tenere qui fino al diciotto febbraio.
è antipatico, lo stagista. pesci ascendente cancro: un muso lungo e un fare da vecchio matusalemme; si sveglia solo quando gli parli di motori e di canale cinque. non fa battute, non parla, non segue i miei innumerevoli exploit umoristici, non lavora e si porta sempre dietro la sua ragazza che perlomeno è simpatica (è dell'acquario). non so comandare, io. non so chiedere chè mi scoccia chiedere. non so impartire ordini perchè credo che se faccio da sola faccio prima e meglio. lo so, sono piena di difetti, ma lo stagista fresco di scuola e di muso non lo meritavo proprio: deve essere a causa della legge del contrappasso per aver mollato il cane, lo so, lo sento. qualche giorno addietro ho provato a prendere il discorso alla lontana, con lo stagista: gli ho detto che nella vita il lavoro nobilita l'uomo (non ci credevo neanche io, così non sono stata molto convincente), che nella vita bisogna far tutto e non bisogna spaventarsi di fronte a niente, gli ho aggiunto anche, con fare maturo, che una volta i giovani avevano più rispetto per gli adulti e non se ne stavano a poltrire nelle università sfoggiando questo o quel paio di jeans abilmente sdruciti. mi sono sentita tanto una di quelle persone che avevo sermpre criticato, che fanno discorsi da vecchi scollati dalla realtà, che portano occhiali bifocali e i capelli azzurrini, hanno il fiato corto e che sa d'aglio e le mani rugose. non ha recepito lo stagista. continua a dormire in piedi. continua a scroccarmi internet che mi toccherà anche far sparire, mangiandolo, questo blog per paura che lo legga. continua a dire che questo non è il lavoro per lui e che parteciperà alle selezioni del grande fratello parte sesta perchè vuole diventare come taricone, sposarsi una rumena, farci un figliolo bicolore e andare da maria de filippi per incontrare valentino tocco. gli ho detto che conosco una rumena che fa la parrucchiera ed è una brava ragazza. non ha gradito. neanche la sua ragazza.
una volta avevo un cane e questo è quello che mi merito: lo stagista. ora mi trovo che lavoro per lui, che rispondo al telefono perchè lo cerca sempre qualcuno, che gli compro il panino per il pranzo e lui storce anche il naso. stamattina sono arrivata in ritardo chè la metro era strapiena. m'ha tenuto il muso tutta la mattina e mi ha fatto chiamare dalla madre la quale ci ha tenuto a precisare che devo esser più puntuale, svegliarmi prima la mattina e curargli la dieta giacchè la mortadella tutti i giorni non la digerisce. una volta avevo un cane. non rimpiango di averlo lasciato sull'autostrada: forse dovevo rimanerci anch'io!
è antipatico, lo stagista. pesci ascendente cancro: un muso lungo e un fare da vecchio matusalemme; si sveglia solo quando gli parli di motori e di canale cinque. non fa battute, non parla, non segue i miei innumerevoli exploit umoristici, non lavora e si porta sempre dietro la sua ragazza che perlomeno è simpatica (è dell'acquario). non so comandare, io. non so chiedere chè mi scoccia chiedere. non so impartire ordini perchè credo che se faccio da sola faccio prima e meglio. lo so, sono piena di difetti, ma lo stagista fresco di scuola e di muso non lo meritavo proprio: deve essere a causa della legge del contrappasso per aver mollato il cane, lo so, lo sento. qualche giorno addietro ho provato a prendere il discorso alla lontana, con lo stagista: gli ho detto che nella vita il lavoro nobilita l'uomo (non ci credevo neanche io, così non sono stata molto convincente), che nella vita bisogna far tutto e non bisogna spaventarsi di fronte a niente, gli ho aggiunto anche, con fare maturo, che una volta i giovani avevano più rispetto per gli adulti e non se ne stavano a poltrire nelle università sfoggiando questo o quel paio di jeans abilmente sdruciti. mi sono sentita tanto una di quelle persone che avevo sermpre criticato, che fanno discorsi da vecchi scollati dalla realtà, che portano occhiali bifocali e i capelli azzurrini, hanno il fiato corto e che sa d'aglio e le mani rugose. non ha recepito lo stagista. continua a dormire in piedi. continua a scroccarmi internet che mi toccherà anche far sparire, mangiandolo, questo blog per paura che lo legga. continua a dire che questo non è il lavoro per lui e che parteciperà alle selezioni del grande fratello parte sesta perchè vuole diventare come taricone, sposarsi una rumena, farci un figliolo bicolore e andare da maria de filippi per incontrare valentino tocco. gli ho detto che conosco una rumena che fa la parrucchiera ed è una brava ragazza. non ha gradito. neanche la sua ragazza.
una volta avevo un cane e questo è quello che mi merito: lo stagista. ora mi trovo che lavoro per lui, che rispondo al telefono perchè lo cerca sempre qualcuno, che gli compro il panino per il pranzo e lui storce anche il naso. stamattina sono arrivata in ritardo chè la metro era strapiena. m'ha tenuto il muso tutta la mattina e mi ha fatto chiamare dalla madre la quale ci ha tenuto a precisare che devo esser più puntuale, svegliarmi prima la mattina e curargli la dieta giacchè la mortadella tutti i giorni non la digerisce. una volta avevo un cane. non rimpiango di averlo lasciato sull'autostrada: forse dovevo rimanerci anch'io!
Monday, November 28, 2005
a mia madre.
la gente che va. mi piace guardare la gente che va. l'osservo e commento. la scruto ed esploro. l'analizzo e mi soffermo. costruisco case, vite, amanti, amici, luoghi e castelli, stagioni e condizioni sociali; come un muratore provetto edifico città, musei, palazzi, appartamenti da due, da tre, da quattro stanze che m'importa tanto è tutto frutto dell'immaginazione. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. ehì tu, si proprio tu: mettiti a destra, ora prendila per mano, ora baciala. manca solo la scritta rosa shocking a luci intermittenti "...e vissero felici e contenti". stop al pensiero, passiamo a te con quell'aria spaurita: chissà, chissà che ti frulla in quella testa, il lavoro, la casa, la tua donna, o tua mamma che ti rompe continuamente i timpani; e tuo padre? forse non c'è più? e tu con quell'aria gioiosa? hai avuto la parte? hai dato un'esame, dichiarato il tuo amore, comprato il tuo ciddì preferito o solo che per oggi hai la luna giusta nel posto giusto? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. tutti che corrono, tutti che arrancano, tutti racchiusi in autovetture colorate a volte nuovissime a volte vecchissime; chi apre lo sportello e non pensa alle conseguenze, chi lo richiude, ingrana la marcia e corre via veloce. mi spiace per te che hai gli occhi così lucidi: mi fai pensare al peggio. e tu, così imbecille, che mi blocchi la strada: cos'è, tua moglie ti mette le corna e te la prendi con me che non c'entro niente? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. nessuno si ferma. nessuno ti guarda. invisibile agli occhi ma presente a me stessa. ehì tu, attento con quel motorino: dove hai la testa. sai che una volta son caduta anch'io e anzichè preoccuparmi di me pensavo ad una lente dell'occhiale da miope. cavolo quant'ho penato per quella lente da due lire due. la gente che va. mi piace guardare le gente che va. lui che arranca pensando al suo tumore all'orecchio. lei che gli va dietro e lo strilla cercando nell'urlo un modo per farlo reagire. mi si stringe il cuore e cambio canale mentale: e penso al mare e al suo potere e alla mia vita in precario in equilibrio che va avanti oggi su un piede oggi sull'altro. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. madonna che faccia che hai di primo mattino: è duro il lavoro, eh? ognuno con la sua storia vive il suo copione e io che nella mia testa riscrivo battute all'occasione. quello è addormentato da una vita e guarda caso si sveglia proprio ora che devo passargli avanti: sarà che odia le donne o è solo perchè ha una fretta del diavolo. ehì tu guarda che sto attraversando, a cosa pensi? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. quella signora deve essere una gran dama, ha le unghie tutte lustre e la faccia imbellettata ma gli occhi tristi d'un cane abbandonato: forse è per il marito mancato da poco o solo perchè la sua vita è un ricordo ma il ricordo non fa più parte della sua vita. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. ma a guardarvi bene tutti poi mi intristico che tutte le storie finiscono male. e vorrei che il sole che a volte risplende prepotente nel cielo sorrida nei cuori. e che l'entusiasmo che mi ribolle nel sangue non venga scambiato per puro apparire. e che la parola "parola" ritorni a pesare e non rimanga a dieta ancora per molto. la gente che va. mi piace guardare le gente che va. e a quella signora lì, malgrado la speranza l'abbia abbandonata, voglio riscriverle la storia e dipingergliela di rosa come quei tramonti che le piaccion tanto e farle vedere che c'è altra gente che va. e che a guardare la gente che va ci si dimentica a volte della propria vita che non va. più. avanti.
Tuesday, November 22, 2005
Italiani brava gente.
scusa, cara, ma oggi sono proprio impicciata: devo sbrigarmi assolutamente o è sicuro che non farò in tempo. no, tesoro, non devo andare a prendere mio figlio fuori dall'asilo prima che lo faccia qualche pedofilo al posto mio: oggi è a casa con la badante di mia madre, quella etiope che prende più di me. no, cara, non devo neanche correre dal dentista per quell'otturazione risalente al mesozoico fatta con quella bella polpa di erbe aromatiche e i chiodini di garofano che si usavan ai tempi di craxi. no, tranquilla, alla posta ci sono stata ieri durante l'orario d'ufficio: ho pagato l'ultima rata della tivvù al plasma che ho comprato sei anni fa e che ora, porca l'oca, dovrei cambiare visto che è uscito il modello nuovo a seimiliardivirgolauno di pixel che, come sai, sono dei pallini che circolano dentro lo schermo e ti sembra di vedere la realtà così com'è. ah sì, scusa, non mi ricordavo che tu sei miope.
no, a che stai pensando, tesoro; sei sempre così maliziosa: non devo ritornare da quel mio amico, quello molto speciale, che ogni volta che gli faccio l'occhiolino mi toglie una multa e mi accumula punti sulla patente tanto che ora ne ho quasi sessantasei e potrei anche passare con tutti i semafori rossi da qui a milano casello casello. no, tesò, non devo neanche andare a fare la fila alla piscina comunale per iscrivere mio figlio, quello grande. il dottore della usl, lo sai no, gli ha diagnosticato la scoliosi a placche e deve fare dello sport oltre che guardare per ore la televisione e giocare ai giochetti. sai, con tutto quel peso che porta nella cartella, quello poverino mi si ingobbisce. bah, dice il professore che è il peso della cultura, ma a me sembra che sia sempre il solito somaro. no no, ci vado domani dal dietologo dopo che ho fatto la spesa. dice che al nuovo panorama hanno messo tutte le cose kinder in offerta e voglio proprio fare una grande scorta. cosa dici? il vaccino? e come se non l'abbiamo già fatto: ci siamo passati l'influenza uno dopo l'altro che il criceto ha avuto quasi trentanove e due.
scusa, cara, ma ora devo proprio scappare: sai ho il numero sessantanove al processo alla franzoni. m'ha mandato ora un messaggino il portiere che dice che sono arrivati al sessanta e che la franzoni ha appena finito di piangere e che è diventata una botte, che il marito si è acceso una sigaretta e che la sorella quella piccola sta mangiando una ciccingomma. a domani, tesò, così ti racconto tutto e ci facciamo due risate.
no, a che stai pensando, tesoro; sei sempre così maliziosa: non devo ritornare da quel mio amico, quello molto speciale, che ogni volta che gli faccio l'occhiolino mi toglie una multa e mi accumula punti sulla patente tanto che ora ne ho quasi sessantasei e potrei anche passare con tutti i semafori rossi da qui a milano casello casello. no, tesò, non devo neanche andare a fare la fila alla piscina comunale per iscrivere mio figlio, quello grande. il dottore della usl, lo sai no, gli ha diagnosticato la scoliosi a placche e deve fare dello sport oltre che guardare per ore la televisione e giocare ai giochetti. sai, con tutto quel peso che porta nella cartella, quello poverino mi si ingobbisce. bah, dice il professore che è il peso della cultura, ma a me sembra che sia sempre il solito somaro. no no, ci vado domani dal dietologo dopo che ho fatto la spesa. dice che al nuovo panorama hanno messo tutte le cose kinder in offerta e voglio proprio fare una grande scorta. cosa dici? il vaccino? e come se non l'abbiamo già fatto: ci siamo passati l'influenza uno dopo l'altro che il criceto ha avuto quasi trentanove e due.
scusa, cara, ma ora devo proprio scappare: sai ho il numero sessantanove al processo alla franzoni. m'ha mandato ora un messaggino il portiere che dice che sono arrivati al sessanta e che la franzoni ha appena finito di piangere e che è diventata una botte, che il marito si è acceso una sigaretta e che la sorella quella piccola sta mangiando una ciccingomma. a domani, tesò, così ti racconto tutto e ci facciamo due risate.
Monday, November 14, 2005
L'omino delle serrande s'è fatto l'aiutante.
il più delle volte mi sento inadeguata. sento che non appartengo a nessun posto e che nessun posto mi calza a pennello come quel bel paio di calzoni che porto da una decina d'anni. ogni tanto cerco di vedermi da fuori e sinceramente mi vedo atipica, un po' stupida nelle mie innumerevoli battute. a giorni immatura. non ho una buona visione di me anche se inforco gli occhiali da vista. e anche dopo quel bel corso sull'autostima, ho più cura del mio ulivo sul balcone che della mia vita. mi mostro spavalda per non sembrare impaurita. a volte combattiva per non mostrare il fianco. spesso simpatica per non lasciare intravedere il morto appeso e puteolento che mi porto dentro. contenta anche se dentro piango. forte anche se ho paura e tremo dalla punta dei capelli fino ai peli superflui quelli con non vanno via con le cerette ma estirpando direttamente i bulbi dalla carne. positiva anche se vedo il nero tetro senza neanche un'ombra sfumatura tendente al bianco.è una lotta continua tra l' essere e l' apparire. e per cercare di non appesantire le vite altrui mi sforzo sempre di apparire e poco di essere. che vuol dire questo? che non sono? è difficile farsi accettare. ancor di più accettarsi per chi ha amor proprio. tirando le somme come una brava ragioniera o come la signora maria che fa i conti della serva non ho un buon rapporto con me stessa. direi che la comunicazione tra me e me avviene a momenti alterni. in certi giorni, come oggi, mi ignoro addirittura. con un fare passivo come un operaio in fabbrica di fronte all'ennesimo pezzo da assemblare mi vesto senza chiedermi neanche il parere: i soliti jeans che so che col mio Io vado sul sicuro; la felpa sdrucita marcata america e le scarpe da ginnastica rialzate che danno slancio: magari non alla vita ma sicuro che snelliscono la figura! non mi guardo spesso allo specchio e se ci butto l' occhio distrattamente faccio finta di non riconoscermi. non è facile sopportarsi: è già difficile la convivenza con uno sconosciuto, figuriamoci con noi stessi che ci tolleriamo dall'età della ragione, qualcuno addirittura dalla vita precedente: tutti che parlano e nessuno che dice le cose come stanno veramente. a volte vorrei uscirmene dal corpo e lasciar fluire la mente non so dove. andarmene in giro senza meta. vagare nell'aria così alla ventura magari solo per vedere tutto questo putiferio dall'alto. fluttuare come un pesce. a proposito il pesce fluttua? passano gli anni e mi sento inadeguata e anche ignorante. lo so, è un post depresso di quelli che abbassano il morale come quando in tivvù vedi la lecciso che canta e "abballa" o la elmi che diventa anoressica per due lire di notorietà. facciamo così: chi gli va lo legga. chi non gli va, no. io passo.
Monday, November 07, 2005
Dolcetto o scherzetto?
in famiglia siamo persone alla buona, di quelle persone che quando suona il citofono o suonano alla porta è come se sentissimo le sirene dell'allarme durante la guerra e l'adrenalina ci entra in circolo come dopo i cento metri in nove e nove diciotto. siamo così positivi che al drin prolungato di chicchessia la nostra testa entra nel pallone e ci aspettiamo subito l'annuncio della morte di un parente stretto o i testimoni di geova o l'ufficiale giudiziario che viene a pignorarci i pezzi forti della casa, tipo quello scrittoio ex novo finto decò o l'enciclopedia dei quindici dal primo all'ultimo compreso il quindici.
da qualche anno in aggiunta a tante boiate come il santo natale, la pasqua della resurrezione, la festa della repubblica che non ci crede più nessuno, la festa della mamma meno che la franzoni e del papà non pedofilo, si è aggiunta anche l'ennesima truffa consumistica proveniente dall'america: la festa di halloween. ero a casa qualche sera fa, come tutte le sere del resto. in tarda serata, verso le nove, suonano alla porta che pupo stava per aprire il pacco finale e la scelta ardua e faticosa era tra un ciddì autografato di carmine zappulla e cinquecentomila euro. al primo drin ho fatto finta di niente, ma al secondo anche più prolungato ho deciso di fare qualcosa anche perchè il notaio della trasmissione si stava già spazientendo. con passo felpato e muovendomi più lentamente del bradipo dell'africa lontana mi sono avvicinata alla porta. per non saper nè leggere nè scrivere ho prima abbassato di colpo la tivvù e poi ho smesso di respirare. pian pianino dopo circa trentasei minuti dalla seconda scampanellata sono arrivata in vista della porta inciampando però prima nella cinta dello zaino che mi ha portato ad incollarmi violentemente la sedia a dondolo che ha incominciato a dondolare e dondolando ha schiacciato la custodia dei ciddì che dovevo masterizzare e il cui CRONCH è stato più forte del cronch del tronchi. a quel punto la terza scampanellata che nella tensione del momento mi ha fatto balzare di tre passi in avanti senza neanche passare dal via o finire in prigione per un giro. ho provato a scrutare dall'occhiolino e la prima sorpresa: tre nani sardi col cappello che sembravano i pastori del presepe. con voce ferma e sicura come quella di romina power quando canta felicità ho esclamato: "chi è?" "siamo bambini" mi hanno risposto tre vocine piccole e tenere. "non ci credo, siete nani sardi!" ho risposto con aria sospettosa e circospetta. "no, signora. siamo bambini mascherati perchè oggi è dolcetto o scherzetto", mi hanno detto loro pieni d'aspettativa. alla parola "dolcetto" il mio cervello alla velocità macpitre fratta maggiore di uno ha fiutato l'affare e, come il cane con pavlov, ho sentito in bocca una certa acquolina che mi preannunciava ogni prelibatezza. "contrattiamo- ho gridato dal di qua della porta- che cosa avete portato?" i bambini, credo gli unici bambini ingenui nel raggio di cento chilometri, a quella strana richiesta m'hanno elencato il contenuto della loro sporta: "i ferrero rocher, i kinderini, un litro di latte ad alta tensione, tre bignè, una stecca di cioccolata di maggio 2003 e due pacchetti di big babol al gusto frutta sciroppata". ho spalancato la porta con tale gioia che non ricordavo di provare da quando vinsi diecimilalire al mercante in fiera e ci siamo seduti tutti e quattro al tavolo delle trattative. ho proposto loro una bottiglia di vov del 1982, grande annata dice la guida miscelèn. han declinato l'offerta dicendo che non bevono alcolici: strano. ho proposto loro con tutto un panegirico che mi son fatta i complimenti da sola anche quel bel gelato limone e fragola che è nel freezer dal giugno del '78; ma anche col gelato han storto il naso. a quel punto ho tirato fuori i pezzi forti: due bei fiori colorati i cui petali erano fatti da confetti. al cioccolato, ho sottolienato con aria ammiccante. debbo dire che con i fiori li ho stesi: sono riuscita a portargli via tutti i kinderini, un bignè e un pacchetto di gomme. ci siamo salutati che masticavamo ognuno le proprie cose. "all'anno prossimo- ho detto loro- mi piace fare affari con voi".
da qualche anno in aggiunta a tante boiate come il santo natale, la pasqua della resurrezione, la festa della repubblica che non ci crede più nessuno, la festa della mamma meno che la franzoni e del papà non pedofilo, si è aggiunta anche l'ennesima truffa consumistica proveniente dall'america: la festa di halloween. ero a casa qualche sera fa, come tutte le sere del resto. in tarda serata, verso le nove, suonano alla porta che pupo stava per aprire il pacco finale e la scelta ardua e faticosa era tra un ciddì autografato di carmine zappulla e cinquecentomila euro. al primo drin ho fatto finta di niente, ma al secondo anche più prolungato ho deciso di fare qualcosa anche perchè il notaio della trasmissione si stava già spazientendo. con passo felpato e muovendomi più lentamente del bradipo dell'africa lontana mi sono avvicinata alla porta. per non saper nè leggere nè scrivere ho prima abbassato di colpo la tivvù e poi ho smesso di respirare. pian pianino dopo circa trentasei minuti dalla seconda scampanellata sono arrivata in vista della porta inciampando però prima nella cinta dello zaino che mi ha portato ad incollarmi violentemente la sedia a dondolo che ha incominciato a dondolare e dondolando ha schiacciato la custodia dei ciddì che dovevo masterizzare e il cui CRONCH è stato più forte del cronch del tronchi. a quel punto la terza scampanellata che nella tensione del momento mi ha fatto balzare di tre passi in avanti senza neanche passare dal via o finire in prigione per un giro. ho provato a scrutare dall'occhiolino e la prima sorpresa: tre nani sardi col cappello che sembravano i pastori del presepe. con voce ferma e sicura come quella di romina power quando canta felicità ho esclamato: "chi è?" "siamo bambini" mi hanno risposto tre vocine piccole e tenere. "non ci credo, siete nani sardi!" ho risposto con aria sospettosa e circospetta. "no, signora. siamo bambini mascherati perchè oggi è dolcetto o scherzetto", mi hanno detto loro pieni d'aspettativa. alla parola "dolcetto" il mio cervello alla velocità macpitre fratta maggiore di uno ha fiutato l'affare e, come il cane con pavlov, ho sentito in bocca una certa acquolina che mi preannunciava ogni prelibatezza. "contrattiamo- ho gridato dal di qua della porta- che cosa avete portato?" i bambini, credo gli unici bambini ingenui nel raggio di cento chilometri, a quella strana richiesta m'hanno elencato il contenuto della loro sporta: "i ferrero rocher, i kinderini, un litro di latte ad alta tensione, tre bignè, una stecca di cioccolata di maggio 2003 e due pacchetti di big babol al gusto frutta sciroppata". ho spalancato la porta con tale gioia che non ricordavo di provare da quando vinsi diecimilalire al mercante in fiera e ci siamo seduti tutti e quattro al tavolo delle trattative. ho proposto loro una bottiglia di vov del 1982, grande annata dice la guida miscelèn. han declinato l'offerta dicendo che non bevono alcolici: strano. ho proposto loro con tutto un panegirico che mi son fatta i complimenti da sola anche quel bel gelato limone e fragola che è nel freezer dal giugno del '78; ma anche col gelato han storto il naso. a quel punto ho tirato fuori i pezzi forti: due bei fiori colorati i cui petali erano fatti da confetti. al cioccolato, ho sottolienato con aria ammiccante. debbo dire che con i fiori li ho stesi: sono riuscita a portargli via tutti i kinderini, un bignè e un pacchetto di gomme. ci siamo salutati che masticavamo ognuno le proprie cose. "all'anno prossimo- ho detto loro- mi piace fare affari con voi".
Strategie editoriali.
gentile direttore di panorama,
sto facendo la collezione delle puntate di er medici in prima linea che vendete ogni settimana in allegato al vostro giornale. però con panorama nella stessa settimana escono in dvd film che mi piacerebbe acquistare (per esempio la scorsa settimana vendevate BigFish). girando per vari giornalai più di un edicolante mi ha detto che i dvd slegati dal giornale non possono essere messi in vendita ma debbono essere venduti solo se abbinati alla copia.
ora capisco che voi vogliate far innalzare le vendite del vostro giornale ma possibile che io per avere le puntate di Er, il Gladiatore, BigFish e il film con jonnhy depp, debba ritrovarmi per casa la stessa copia?
le scrivo questo a nome dei miei due ulivi sul balcone che in atto di protesta hanno smesso persino di parlarmi!
sto facendo la collezione delle puntate di er medici in prima linea che vendete ogni settimana in allegato al vostro giornale. però con panorama nella stessa settimana escono in dvd film che mi piacerebbe acquistare (per esempio la scorsa settimana vendevate BigFish). girando per vari giornalai più di un edicolante mi ha detto che i dvd slegati dal giornale non possono essere messi in vendita ma debbono essere venduti solo se abbinati alla copia.
ora capisco che voi vogliate far innalzare le vendite del vostro giornale ma possibile che io per avere le puntate di Er, il Gladiatore, BigFish e il film con jonnhy depp, debba ritrovarmi per casa la stessa copia?
le scrivo questo a nome dei miei due ulivi sul balcone che in atto di protesta hanno smesso persino di parlarmi!
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