Monday, December 12, 2005

Ritorno al passato.

non ci crederai mai ma stanotte un "vroooooooooooooooommmmm" lungo e ripetuto m'ha svegliato in piena notte. cose da non augurare a nessuno neanche a quella lontana parente zitella che porta jella e che ogni volta che passa si rompe qualcosa a casa e si spengono le luci a intermittenza come al luna park. ho acceso l'abat-jour in preda al panico scervellandomi su quel rumore e analizzando in pochi nani secondi tutto quello che poteva produrlo: ho pensato prima alla vicina che russa peggio di mio padre e che tossisce come un tubercoloso per tutta la notte e che forse tra un accesso e l'altro di tosse stava tirando gli ultimi, poi al maremoto chè di questi tempi tra alluvioni e mareggiate non c'è da star tranquilli neanche al settimo piano e per finire un leggero senso d'angoscia m'ha trapassato il cuore anche per via della guerra giacchè ieri m'ero sparata sette ore di documentari sull'undici settembre che la sera non riuscivo più a prender sonno non so se per gli attentati o per l'etto e mezzo di pasta e broccoli mangiato a cena. ho aspettato qualche secondo e spengendo la luce mi sono detta che la sera devo mangiare più leggero e che quella fetta di mont blanc forse era di troppo. come una pupetta mi sono avvoltolata su me stessa cercando calore nel piumone di vera oca televisiva che quando lo tocchi ti dice le capitali europee e ti canta "uh la la uh la la uh la la la vieni a giocare vinci con noi". dopo circa tre secondi di tepore riesco a prender sonno ma un nuovo "vroooooooooommmmmm" ancora più forte s'impossessa della mia stanza, del corridoio per passare al bagno e per uscire dalla porta chiusa con tra mandate tre per via dei ladri e degli zingari. mi spavento e con sangue freddo, come il peggiore dei serpenti a sonagli o era a pendagli ora non ricordo, impugno il coltellino modello giocattolo che tengo sul comodino per i maleintenzionati, accendo la luce e mi guardo intorno con aria circospetta tipo clint istvud con la sua 44 magnum algida. nel frattempo sento la vicina che tutta scocciata mi urla: "doooorme!!!!". mi alzo in piedi e un lontano vocìo assale tutta la stanza. mi accerto di non aver lasciato la televisone accesa in salone. guardandomi alle spalle, a piedi scalzi che oggi ho anche una leggera raucedine e con passo felpato come i gatti sui tetti che scottano mi addentro nei meandri della casa buia, accendo più luci possibili tanto per far capire che non sono da sola (questa non l'ho capita!) e mi guardo a destra e a sinistra come ho più volte visto fare a claudia pandolfi e a richy menphis in distretto di polizia. arrivo finalmente in salone e noto con grande disappunto che la tivvù si sta schiacciando i "mejo" sonni e che tra l'altro sbuffa anche un po' ritenedosi invasa nella sua privacy. lascio in pace la tivvù e cerco di seguire quel vociare lontano che mi porta di nuovo in camera da letto: "oh, ma si figuri", esclama una voce tutta impettita. un tocco delicato di chiatarra accompagna un coro di persone: "partono i bastimenti per terre assai lontane...e suonano... ma le mani tremano sulle corde...quanti ricordi, ahimè, quanti ricordi!" la canzone viene interrotta subito da una voce che con tono imperioso esclama: "voi della terza classe tutti sul ponte!"
pensando di essere nel mezzo di un sogno accendo il cellulare e chiamo sull'altro numero. così in piena notte pupa tim ha chiamato pupa wind e il telefono s'è messo a squillare facendo un baccano infernale poichè per la wind uso quella suoneria tipo carnevale di rio. "doooorme!!!!" ha esclamato di nuovo la vicina catarrosa che ha iniziato anche a rantolare. "i passeggeri della prima classe si preparino a sbarcare sul ponte diciassette", ho sentito poi urlare da una voce al megafono. "tutti i possessori del libro rosso- ha continuato la voce al megafono- si radunino sul ponte sotto coperta". ho pensato di chiamare la polizia ma mi sono messa a passare in rassegna tutte le persone che potessero essere sveglie a quell'ora. m'è venuta in mente mia madre, l'unica sveglia nella notte e l'unica in grado di capire queste stranezze. non ho fatto in tempo a comporre il numero che un nuovo "vrooooooooommmmmmmmm" prolungato m'ha trapanato le orecchie che ora ho due buchi in più per lato.
all'improvviso da una parte piccola e oscura del cervello geniale che ognuno possiede m'arriva l'insight, l'illuminazione: guardo di fronte al letto e vedo che il quadro di ikea, quello che rappresenta una scena di un porto in bianco e nero negli anni venti, ha incominciato a muoversi neanche fosse la televisione. mi metto a osservare così i comingnoli che mandano fumo, la nave che s'avvicina al porto, la gente che si muove sui moli, tutto un gran baccano e gran frastuono, gente che va e gente che viene, macchine d'epoca e bombette e frack. m'avvicino alla stampa così per curiosità e per cercare di capire meglio e vengo risucchiata dal quadro come se stessi trapassando un buco nero che lo dice pure margherita hack che ci sono i salti temporali e i vuoti di memoria.

cara matre, ti scrivo da ellis island. dicono che devo aspettare qui quaranta giorni per via che non so l'inglese: pensano che io sia analfabeta 'sti ignoranti. ho provato a spiegargli che ho fatto tutte le scuole con la mazzalupi, che da clara vinco sempre allo strip poker e che ho visto sei volte un Americano a roma tanto che conosco tutte le battute a memoria "all right all right, yankee doodle day e what's american boy".
cara matre, farò natale qui: se puoi, mandami dei calzettoni spessi, le maglie di lana a collo alto, una scoppola nera e un mandolino che pare che qui vadano per la maggiore!

Wednesday, December 07, 2005

A volte ritornano.

una volta avevo un cane. l'ho mollato sull'autostrada un venerdi quattordici agosto sotto un sole cocente e cercando di fare in fretta per non prendermi l'insolazione. oggi ho uno stagista, qui al lavoro. il cane l'avevo comprato: un milione di lire del vecchio conio. lo stagista credo sia spuntato dal nulla. forse fa parte di quei programmi demagoci preelettorali per la formazione dei giovani, organizzati dalla regione. lo stagista ha un nome, come il cane aveva un nome. viene da una scuola di periferia e mi ha portato un foglio con su scritta la richiesta di lavorare con me autografata dal professore di disegno e dalla professoressa di musica. dopo aver imprecato per qualche secondo, ho fatto un giro di chiamate: il preside della sua scuola per chiedere delucidazioni, la mia commercialista per accertarmi che non ci fossero conseguenze fiscali, il mio dottore per farmi prescrivere l'ecografia alla bile per via di certa sabbia che mi riporto da un vecchio viaggio nel sahara e, già che c'ero, anche la bidella della mia scuola elementare che era tanto che non la sentivo; tutti concordi: mi devo tenere lo stagista; lo devo tenere qui fino al diciotto febbraio.
è antipatico, lo stagista. pesci ascendente cancro: un muso lungo e un fare da vecchio matusalemme; si sveglia solo quando gli parli di motori e di canale cinque. non fa battute, non parla, non segue i miei innumerevoli exploit umoristici, non lavora e si porta sempre dietro la sua ragazza che perlomeno è simpatica (è dell'acquario). non so comandare, io. non so chiedere chè mi scoccia chiedere. non so impartire ordini perchè credo che se faccio da sola faccio prima e meglio. lo so, sono piena di difetti, ma lo stagista fresco di scuola e di muso non lo meritavo proprio: deve essere a causa della legge del contrappasso per aver mollato il cane, lo so, lo sento. qualche giorno addietro ho provato a prendere il discorso alla lontana, con lo stagista: gli ho detto che nella vita il lavoro nobilita l'uomo (non ci credevo neanche io, così non sono stata molto convincente), che nella vita bisogna far tutto e non bisogna spaventarsi di fronte a niente, gli ho aggiunto anche, con fare maturo, che una volta i giovani avevano più rispetto per gli adulti e non se ne stavano a poltrire nelle università sfoggiando questo o quel paio di jeans abilmente sdruciti. mi sono sentita tanto una di quelle persone che avevo sermpre criticato, che fanno discorsi da vecchi scollati dalla realtà, che portano occhiali bifocali e i capelli azzurrini, hanno il fiato corto e che sa d'aglio e le mani rugose. non ha recepito lo stagista. continua a dormire in piedi. continua a scroccarmi internet che mi toccherà anche far sparire, mangiandolo, questo blog per paura che lo legga. continua a dire che questo non è il lavoro per lui e che parteciperà alle selezioni del grande fratello parte sesta perchè vuole diventare come taricone, sposarsi una rumena, farci un figliolo bicolore e andare da maria de filippi per incontrare valentino tocco. gli ho detto che conosco una rumena che fa la parrucchiera ed è una brava ragazza. non ha gradito. neanche la sua ragazza.
una volta avevo un cane e questo è quello che mi merito: lo stagista. ora mi trovo che lavoro per lui, che rispondo al telefono perchè lo cerca sempre qualcuno, che gli compro il panino per il pranzo e lui storce anche il naso. stamattina sono arrivata in ritardo chè la metro era strapiena. m'ha tenuto il muso tutta la mattina e mi ha fatto chiamare dalla madre la quale ci ha tenuto a precisare che devo esser più puntuale, svegliarmi prima la mattina e curargli la dieta giacchè la mortadella tutti i giorni non la digerisce. una volta avevo un cane. non rimpiango di averlo lasciato sull'autostrada: forse dovevo rimanerci anch'io!

Monday, November 28, 2005

a mia madre.

la gente che va. mi piace guardare la gente che va. l'osservo e commento. la scruto ed esploro. l'analizzo e mi soffermo. costruisco case, vite, amanti, amici, luoghi e castelli, stagioni e condizioni sociali; come un muratore provetto edifico città, musei, palazzi, appartamenti da due, da tre, da quattro stanze che m'importa tanto è tutto frutto dell'immaginazione. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. ehì tu, si proprio tu: mettiti a destra, ora prendila per mano, ora baciala. manca solo la scritta rosa shocking a luci intermittenti "...e vissero felici e contenti". stop al pensiero, passiamo a te con quell'aria spaurita: chissà, chissà che ti frulla in quella testa, il lavoro, la casa, la tua donna, o tua mamma che ti rompe continuamente i timpani; e tuo padre? forse non c'è più? e tu con quell'aria gioiosa? hai avuto la parte? hai dato un'esame, dichiarato il tuo amore, comprato il tuo ciddì preferito o solo che per oggi hai la luna giusta nel posto giusto? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. tutti che corrono, tutti che arrancano, tutti racchiusi in autovetture colorate a volte nuovissime a volte vecchissime; chi apre lo sportello e non pensa alle conseguenze, chi lo richiude, ingrana la marcia e corre via veloce. mi spiace per te che hai gli occhi così lucidi: mi fai pensare al peggio. e tu, così imbecille, che mi blocchi la strada: cos'è, tua moglie ti mette le corna e te la prendi con me che non c'entro niente? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. nessuno si ferma. nessuno ti guarda. invisibile agli occhi ma presente a me stessa. ehì tu, attento con quel motorino: dove hai la testa. sai che una volta son caduta anch'io e anzichè preoccuparmi di me pensavo ad una lente dell'occhiale da miope. cavolo quant'ho penato per quella lente da due lire due. la gente che va. mi piace guardare le gente che va. lui che arranca pensando al suo tumore all'orecchio. lei che gli va dietro e lo strilla cercando nell'urlo un modo per farlo reagire. mi si stringe il cuore e cambio canale mentale: e penso al mare e al suo potere e alla mia vita in precario in equilibrio che va avanti oggi su un piede oggi sull'altro. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. madonna che faccia che hai di primo mattino: è duro il lavoro, eh? ognuno con la sua storia vive il suo copione e io che nella mia testa riscrivo battute all'occasione. quello è addormentato da una vita e guarda caso si sveglia proprio ora che devo passargli avanti: sarà che odia le donne o è solo perchè ha una fretta del diavolo. ehì tu guarda che sto attraversando, a cosa pensi? la gente che va. mi piace guardare la gente che va. quella signora deve essere una gran dama, ha le unghie tutte lustre e la faccia imbellettata ma gli occhi tristi d'un cane abbandonato: forse è per il marito mancato da poco o solo perchè la sua vita è un ricordo ma il ricordo non fa più parte della sua vita. la gente che va. mi piace guardare la gente che va. ma a guardarvi bene tutti poi mi intristico che tutte le storie finiscono male. e vorrei che il sole che a volte risplende prepotente nel cielo sorrida nei cuori. e che l'entusiasmo che mi ribolle nel sangue non venga scambiato per puro apparire. e che la parola "parola" ritorni a pesare e non rimanga a dieta ancora per molto. la gente che va. mi piace guardare le gente che va. e a quella signora lì, malgrado la speranza l'abbia abbandonata, voglio riscriverle la storia e dipingergliela di rosa come quei tramonti che le piaccion tanto e farle vedere che c'è altra gente che va. e che a guardare la gente che va ci si dimentica a volte della propria vita che non va. più. avanti.

Tuesday, November 22, 2005

Italiani brava gente.

scusa, cara, ma oggi sono proprio impicciata: devo sbrigarmi assolutamente o è sicuro che non farò in tempo. no, tesoro, non devo andare a prendere mio figlio fuori dall'asilo prima che lo faccia qualche pedofilo al posto mio: oggi è a casa con la badante di mia madre, quella etiope che prende più di me. no, cara, non devo neanche correre dal dentista per quell'otturazione risalente al mesozoico fatta con quella bella polpa di erbe aromatiche e i chiodini di garofano che si usavan ai tempi di craxi. no, tranquilla, alla posta ci sono stata ieri durante l'orario d'ufficio: ho pagato l'ultima rata della tivvù al plasma che ho comprato sei anni fa e che ora, porca l'oca, dovrei cambiare visto che è uscito il modello nuovo a seimiliardivirgolauno di pixel che, come sai, sono dei pallini che circolano dentro lo schermo e ti sembra di vedere la realtà così com'è. ah sì, scusa, non mi ricordavo che tu sei miope.
no, a che stai pensando, tesoro; sei sempre così maliziosa: non devo ritornare da quel mio amico, quello molto speciale, che ogni volta che gli faccio l'occhiolino mi toglie una multa e mi accumula punti sulla patente tanto che ora ne ho quasi sessantasei e potrei anche passare con tutti i semafori rossi da qui a milano casello casello. no, tesò, non devo neanche andare a fare la fila alla piscina comunale per iscrivere mio figlio, quello grande. il dottore della usl, lo sai no, gli ha diagnosticato la scoliosi a placche e deve fare dello sport oltre che guardare per ore la televisione e giocare ai giochetti. sai, con tutto quel peso che porta nella cartella, quello poverino mi si ingobbisce. bah, dice il professore che è il peso della cultura, ma a me sembra che sia sempre il solito somaro. no no, ci vado domani dal dietologo dopo che ho fatto la spesa. dice che al nuovo panorama hanno messo tutte le cose kinder in offerta e voglio proprio fare una grande scorta. cosa dici? il vaccino? e come se non l'abbiamo già fatto: ci siamo passati l'influenza uno dopo l'altro che il criceto ha avuto quasi trentanove e due.
scusa, cara, ma ora devo proprio scappare: sai ho il numero sessantanove al processo alla franzoni. m'ha mandato ora un messaggino il portiere che dice che sono arrivati al sessanta e che la franzoni ha appena finito di piangere e che è diventata una botte, che il marito si è acceso una sigaretta e che la sorella quella piccola sta mangiando una ciccingomma. a domani, tesò, così ti racconto tutto e ci facciamo due risate.

Monday, November 14, 2005

L'omino delle serrande s'è fatto l'aiutante.

il più delle volte mi sento inadeguata. sento che non appartengo a nessun posto e che nessun posto mi calza a pennello come quel bel paio di calzoni che porto da una decina d'anni. ogni tanto cerco di vedermi da fuori e sinceramente mi vedo atipica, un po' stupida nelle mie innumerevoli battute. a giorni immatura. non ho una buona visione di me anche se inforco gli occhiali da vista. e anche dopo quel bel corso sull'autostima, ho più cura del mio ulivo sul balcone che della mia vita. mi mostro spavalda per non sembrare impaurita. a volte combattiva per non mostrare il fianco. spesso simpatica per non lasciare intravedere il morto appeso e puteolento che mi porto dentro. contenta anche se dentro piango. forte anche se ho paura e tremo dalla punta dei capelli fino ai peli superflui quelli con non vanno via con le cerette ma estirpando direttamente i bulbi dalla carne. positiva anche se vedo il nero tetro senza neanche un'ombra sfumatura tendente al bianco.è una lotta continua tra l' essere e l' apparire. e per cercare di non appesantire le vite altrui mi sforzo sempre di apparire e poco di essere. che vuol dire questo? che non sono? è difficile farsi accettare. ancor di più accettarsi per chi ha amor proprio. tirando le somme come una brava ragioniera o come la signora maria che fa i conti della serva non ho un buon rapporto con me stessa. direi che la comunicazione tra me e me avviene a momenti alterni. in certi giorni, come oggi, mi ignoro addirittura. con un fare passivo come un operaio in fabbrica di fronte all'ennesimo pezzo da assemblare mi vesto senza chiedermi neanche il parere: i soliti jeans che so che col mio Io vado sul sicuro; la felpa sdrucita marcata america e le scarpe da ginnastica rialzate che danno slancio: magari non alla vita ma sicuro che snelliscono la figura! non mi guardo spesso allo specchio e se ci butto l' occhio distrattamente faccio finta di non riconoscermi. non è facile sopportarsi: è già difficile la convivenza con uno sconosciuto, figuriamoci con noi stessi che ci tolleriamo dall'età della ragione, qualcuno addirittura dalla vita precedente: tutti che parlano e nessuno che dice le cose come stanno veramente. a volte vorrei uscirmene dal corpo e lasciar fluire la mente non so dove. andarmene in giro senza meta. vagare nell'aria così alla ventura magari solo per vedere tutto questo putiferio dall'alto. fluttuare come un pesce. a proposito il pesce fluttua? passano gli anni e mi sento inadeguata e anche ignorante. lo so, è un post depresso di quelli che abbassano il morale come quando in tivvù vedi la lecciso che canta e "abballa" o la elmi che diventa anoressica per due lire di notorietà. facciamo così: chi gli va lo legga. chi non gli va, no. io passo.

Monday, November 07, 2005

Dolcetto o scherzetto?

in famiglia siamo persone alla buona, di quelle persone che quando suona il citofono o suonano alla porta è come se sentissimo le sirene dell'allarme durante la guerra e l'adrenalina ci entra in circolo come dopo i cento metri in nove e nove diciotto. siamo così positivi che al drin prolungato di chicchessia la nostra testa entra nel pallone e ci aspettiamo subito l'annuncio della morte di un parente stretto o i testimoni di geova o l'ufficiale giudiziario che viene a pignorarci i pezzi forti della casa, tipo quello scrittoio ex novo finto decò o l'enciclopedia dei quindici dal primo all'ultimo compreso il quindici.
da qualche anno in aggiunta a tante boiate come il santo natale, la pasqua della resurrezione, la festa della repubblica che non ci crede più nessuno, la festa della mamma meno che la franzoni e del papà non pedofilo, si è aggiunta anche l'ennesima truffa consumistica proveniente dall'america: la festa di halloween. ero a casa qualche sera fa, come tutte le sere del resto. in tarda serata, verso le nove, suonano alla porta che pupo stava per aprire il pacco finale e la scelta ardua e faticosa era tra un ciddì autografato di carmine zappulla e cinquecentomila euro. al primo drin ho fatto finta di niente, ma al secondo anche più prolungato ho deciso di fare qualcosa anche perchè il notaio della trasmissione si stava già spazientendo. con passo felpato e muovendomi più lentamente del bradipo dell'africa lontana mi sono avvicinata alla porta. per non saper nè leggere nè scrivere ho prima abbassato di colpo la tivvù e poi ho smesso di respirare. pian pianino dopo circa trentasei minuti dalla seconda scampanellata sono arrivata in vista della porta inciampando però prima nella cinta dello zaino che mi ha portato ad incollarmi violentemente la sedia a dondolo che ha incominciato a dondolare e dondolando ha schiacciato la custodia dei ciddì che dovevo masterizzare e il cui CRONCH è stato più forte del cronch del tronchi. a quel punto la terza scampanellata che nella tensione del momento mi ha fatto balzare di tre passi in avanti senza neanche passare dal via o finire in prigione per un giro. ho provato a scrutare dall'occhiolino e la prima sorpresa: tre nani sardi col cappello che sembravano i pastori del presepe. con voce ferma e sicura come quella di romina power quando canta felicità ho esclamato: "chi è?" "siamo bambini" mi hanno risposto tre vocine piccole e tenere. "non ci credo, siete nani sardi!" ho risposto con aria sospettosa e circospetta. "no, signora. siamo bambini mascherati perchè oggi è dolcetto o scherzetto", mi hanno detto loro pieni d'aspettativa. alla parola "dolcetto" il mio cervello alla velocità macpitre fratta maggiore di uno ha fiutato l'affare e, come il cane con pavlov, ho sentito in bocca una certa acquolina che mi preannunciava ogni prelibatezza. "contrattiamo- ho gridato dal di qua della porta- che cosa avete portato?" i bambini, credo gli unici bambini ingenui nel raggio di cento chilometri, a quella strana richiesta m'hanno elencato il contenuto della loro sporta: "i ferrero rocher, i kinderini, un litro di latte ad alta tensione, tre bignè, una stecca di cioccolata di maggio 2003 e due pacchetti di big babol al gusto frutta sciroppata". ho spalancato la porta con tale gioia che non ricordavo di provare da quando vinsi diecimilalire al mercante in fiera e ci siamo seduti tutti e quattro al tavolo delle trattative. ho proposto loro una bottiglia di vov del 1982, grande annata dice la guida miscelèn. han declinato l'offerta dicendo che non bevono alcolici: strano. ho proposto loro con tutto un panegirico che mi son fatta i complimenti da sola anche quel bel gelato limone e fragola che è nel freezer dal giugno del '78; ma anche col gelato han storto il naso. a quel punto ho tirato fuori i pezzi forti: due bei fiori colorati i cui petali erano fatti da confetti. al cioccolato, ho sottolienato con aria ammiccante. debbo dire che con i fiori li ho stesi: sono riuscita a portargli via tutti i kinderini, un bignè e un pacchetto di gomme. ci siamo salutati che masticavamo ognuno le proprie cose. "all'anno prossimo- ho detto loro- mi piace fare affari con voi".

Strategie editoriali.

gentile direttore di panorama,
sto facendo la collezione delle puntate di er medici in prima linea che vendete ogni settimana in allegato al vostro giornale. però con panorama nella stessa settimana escono in dvd film che mi piacerebbe acquistare (per esempio la scorsa settimana vendevate BigFish). girando per vari giornalai più di un edicolante mi ha detto che i dvd slegati dal giornale non possono essere messi in vendita ma debbono essere venduti solo se abbinati alla copia.
ora capisco che voi vogliate far innalzare le vendite del vostro giornale ma possibile che io per avere le puntate di Er, il Gladiatore, BigFish e il film con jonnhy depp, debba ritrovarmi per casa la stessa copia?
le scrivo questo a nome dei miei due ulivi sul balcone che in atto di protesta hanno smesso persino di parlarmi!

Wednesday, October 05, 2005

Senza titolo chè devo andà a casa.

quest'anno sto accogliendo l'inverno con molta più serenità. di solito odio i cambiamenti di stagione, odio i primi freddi che non ti copri con niente, odio le piogge torrenziali e le coperte che le tiri da una parte e ti scoprono dall'altra, odio i piedi che non si scaldano come dovrebbero e le mani modello rigor mortis malgrado io sia ancora viva. vedo che quest'anno invece le cose vanno molto meglio per me. mi sveglio il lunedi che sono carica e già pronta per scattare fuori dal letto; mi sveglio il lunedi e non blatero più qualcosa circa l'odio verso il lunedi. mi desto di scatto battendo anche la sveglia sul tempo e appena aperti gli occhi sono già lucida e so con esattezza in che giorno della settimana siamo e, malgrado sia mattina presto, so già la sera cosa farò. ho grandi progetti e sono molto contenta in questo periodo. al lavoro faccio il minimo indispensabile: sembro l'ombra di me stessa tanto che a volte guardandomi allo specchio mi metto paura e penso a quegli ectoplasmi di morti freschi di giornata. ma già dal pomeriggio il mio umore sale vertiginosamente e so già che non vedrò l'ora di arrivare a casa. no, sembrerebbe troppo facile pensare che prima di andare a casa io passi presso il primo centro buddista per ritrovare l'equilibrio del mio disequilibrio recitando l'om indiano e il nam yo renghe kyo sentendomi al pari di baggio e ricciàr ghiar o troppo facile pensare che mi sono sposata e che a casa c'è un novello sposo che mi aspetta anche senza sperare. sembrerebbe troppo semplice pensare che andrò in palestra visto che il movimento, dicono i salutisti, fa bene alla circolazione, ora non mi chiedete quale o troppo facile pensare che andrò a casa passando prima dal quel negozietto di prelibatezze per comprare una sera il capriccio di cacio ibleo con gamberetti sgusciati vivi e una sera quel bel formaggio di fossa in cui è caduto pure il contadino ed è lì dal novembre scorso. niente di tutto questo. la mia vita, sappiate, è pianificata più di quella dei bambini di simona ventura. la mia vita è organizzata più di quella delle lecciso dalla più grande alla più piccola. la mia vita è così piena che il martedi sera dalle ventuno in poi mi sparo, inforcando i miei occhiali da miope, la talpa; il mercoledi sera dalle ventuno mi immergo in quelle "belle" acque salmastre dell'isola dei famosi; il giovedi sera dalle ventuno in poi mi faccio una cultura con scrubs e a seguire con ogni genere di telefilm compreso quello della segretaria del fratello di julia roberts; il venerdi sera dalle ventuno in poi mi intrippo con CSI miami rilevando ogni genere di macchia sul mio pavimento bianco e sul divano nuovo di zecca; il sabato esce in edicola Panorama con tutte le puntate di ER della prima serie che riesco a godermi tra il sabato sera, intervellate da qualche balletto di maradona sul primo canale, e la domenica mattina prima della messa urbi et orbi del papa; domenica pomeriggio ci sono le strisce quotidiane della talpa e dell'isola e qualche duetto ad altissimi livelli di costantino e platinette che ballano il canto del cigno; la domenica sera c'è la puntatona di ER decimo anno e sinceramente, m'invitasse anche ernst di hannover per la solita bevutina della domenica, non ci rinuncio. la mia settimana è così densa che qualche mattina fa ho saltato il lavoro per riprendermi dalla sera prima. solo un appunto riguardo la mia vita indaffarata: vogliate trovarmi qualche cosa da fare per il lunedi sera o dovrò ridurmi a vedere le casalinghe disperate calandomi completamente nel personaggio!

Friday, September 23, 2005

Clima tropicale.

che il tempo stia facendo come gli pare non è un mistero tanto che ormai ci azzeccano persino le previsioni nel dire che ci saranno temporali, naufragi, alluvioni e tornadi di ogni entità, soprattutto di grandezza cinque che pare sia la massima, guardate niuorlins!
un tempo, io che faccio parte di un' altra generazione di quelle che non c'era la tivvù se non per vedere candy candy e portobello e di quelle che la massima lettura sulle storie del mondo erano i quindici o emilio salgari, un tempo, dicevo, le cose che potevamo conoscere le imparavamo purtroppo solo a scuola e non da internet o da sky come avviene per i ragazzi moderni. così credo che proprio a scuola siano nati tutti i luoghi comuni sul mondo e sulle credenze popolari, compreso il fatto che una rondine non fa primavera e che qui intorno era tutta campagna da bonificare. alle elementari grazie alla maestra rosa imparai che c'è un Paese del mondo in cui in un sol giorno si ammassano le stagioni tutte insieme. credo sia un Paese tropicale che allora pensando alla parola tropicale immaginavo quei pescetti colorati che vedevi negli acquari delle case delle famiglie ricche, di solito nelle case degli avvocati e che oggi vedi invece in un quasiasi banalissimo salvaschermo di un pc. la maestra rosa ci parlava di questa particolarità, diceva che il quel Paese (credo in africa o giù di lì che io in geografia non sono mai stata una cima) uscivano tutti con l'ombrello la mattina pur essendoci il sole. io, pur avendo problemi di ogni tipo che a casa mia non ce la passavamo tanto bene, mi ritenevo fortunata di poter buttare un occhio fuori della finestra e di vedere il sole e il tempo bello per tutto il giorno; anche perchè, tra l'altro, ho sempre odiato portarmi dietro l'ombrello, soprattutto visto che gli ombrelli degli anni settanta erano in prevalenza tutti neri e grandi e si portavano sul braccio come il classico gesto che tutti fanno.oggi gli ombrelli li fanno colorati, ma odio ancora portarne uno nello zaino che ho il rifiuto della pioggia, del vento e della religione. in compenso girando prevalentemente in moto mi sono dovuta organizzare la vita per via di questo tempo che a quanto pare si avvicina di molto a quello descritto dalla maestra rosa. da circa due mesi a questa parte, mi sveglio che c'è un bel sole con l'aria frizzante e freschetta che costringe a bardarsi abbastanza bene già dalle prime ore della mattina; verso le undici con l'alzarsi del sole si comincia a boccheggiare tanto che tolgo la felpa tra le dieci e le undici, la camicia intorno alle dodici e rimango in tscert colorata con scritto NY intorno all'una, l'una e mezza. ora per esempio credo faccia quasi trenta gradi e ci son farfalle colorate che girano per le strade come quando ti prendi gli oppiacei e le mamme che aspettano i bambini all'uscita di scuola vanno ancora con le ciabatte. man mano che passano le ore e le correnti del cielo cambiano un po' come le correnti politche al parlamento, il cielo azzurro comincia ad annuvolarsi, va via il sole e l'estate che fino a cinque minuti prima esplodeva in tutta la sua veemenza lascia il posto di colpo ad un autunno improvviso che si fa subito inverno infernale. ieri alle cinque del pomeriggio era buio come alle nove di sera e facevano 6 gradi centigradi o farenait e per le strade c'erano già le strenne natalizie con tanto di caldarrostai. succede così che chi va in moto come me, deve prevedere tante cose: la scemenza delle persone in macchina pari solo a quella dei "famosi isolani", gli sportelli che si aprono e si chiudono come gli occhi della madonnina che piange sangue a civitavecchia e i repentini cambiamenti di stagione nell'arco di una giornata con il conseguente armadio quattro stagioni da portarsi indosso.
tutto questo preambolo per dirvi che se per caso incontrate per strada un omina miscelèn con "cerata" rigorosamente nera marcata bellstaff sappiate che sotto sotto può nascondere: giubbotto speedy da motociclista con rinforzi per cadute di stile, felpa con zip rotta e chiusa con una spilla da balia, due magliette una a maniche corte bianca con scritto "ditta di pulizie de zotti" in giallo ocra e una a maniche lunghe con scritto "caramelle chiarms", cannotta della salute della ragno per ipocondriaci, un paio di jeans larghi che celano calze di filanca di quando le donne erano donne e i mulini erano bianchi, un paio di mutandoni regalo di una zia bigotta, calzini bianchi corti della bancarella all'angolo e calzini scuri lunghi di un prozio vescovo, scarpe di pelle ingrassata per via della ritenzione idrica di cui soffrono. ieri sera prima di spogliarmi tutta ci ho messo una mezz'ora buona. ma credo di poter migliorare sui tempi, magari evitando i mutandoni!

Friday, September 16, 2005

Al passo coi tempi.

Ho sempre avuto paura dei temporali. non certo il terrore, come i cani che si nascondo sotto i letti e non li vedi uscire più. quella paura irrazionale e stupida che mi fa dire ogni volta: ora un fulmine s'abbatte sul palazzo, colpisce l'antenna e Berlusconi stavolta ci porta il fulmine in casa anzichè il digitale terrestre. Insomma una paura mica da niente. non faccio scene di panico. mio padre mi ha insegnato che bisogna contare. così ho passato parte dell'infanzia e dell'adolescenza a contare la distanza del temporale: a ogni bagliore contavo in secondi dopo quanto sarebbe susseguito un tuono. se piano piano i secondi aumentavano, voleva dire che il peggio era passato e il fulmine, che non era entrato in casa mia, stava entrando in casa di qualcun altro e io mi potevo riaddormentare tranquilla. stanotte c'è stato un temporale di quelli con i tuoni grossi e fragorosi e le saette peggio che a Bagdad. all'improvviso ho cominciato a contare per vedere il temporale dove fosse. ma il mio conteggio non era più in base all'alternanza luce/scoppio. Ho scoperto, e non me ne ero accorta prima, che ormai mi regolo in base agli antifurti della macchine e degli scooter. scoppio fragoroso, antifurto della bmw del gioielliere: temporale in avvicinamento. scoppio fragoroso e accensione dell' antifurto della palazzina di fronte: temporale a un meno di un chilometro. scoppio e conseguente allarme del negozio sotto casa: temporale zona prato e spaccio di fumo. scoppio e accensione antifurto twingo dell'ingegnere, temporale in prossimità asilo nido. il mio livello di paura più alta è quando parte l'antifurto della mia moto che sta proprio sotto le finestre. lì siamo in pieno Defcon 1 e in pieno rodimento perchè devo alzarmi e aprire le serrande e farlo smettere. dopo di che a scemare il temporale si allontana. Si sentono antifurti di zone sconosciute. E io posso riaddormentarmi tranquilla e beata. come cambia la vita, signora mia. pensi che una volta qui di fronte era tutta campagna!

Friday, July 22, 2005

Il geco.

eccolo lì che lesto lesto cerca il nascondiglio. si muove veloce e si accosta al muro. si ferma. sento il fiatone. riparte e mi guarda. aspetta una reazione che non tarda ad arrivare. armata di scopettone comincio una corsa per tutta la casa. "schiavo" la porta e lo invito ad uscire. non capisce, il poverino. non capisce il linguaggio di me mezza matta che corro con la scopa in mano e faccio gesti e mi dimeno e mi agito! non capisce e pensa al pericolo e impaurito continua la sua corsa in su e in giù a destra e a sinistra senza mai imboccare la porta d'uscita. finalmente per non so quale oscura ragione o per qualche arcana legge della fisica degli invertebrati il gechetto riesce a guadagnarsi la meta e io con sollievo lo guardo allontanarsi. lo accompagno fin verso le scale. non capisce, sembra voglia ritornare dentro casa. mi barrico. chiudo la porta con sette mandate. blocco tutte le entrate e copro con gli stracci da cucina anche tutte le fessure più infime. mi chiudo in casa che neanche un filo d'aria riusciva a passare. comincio a sudare e a non respirare. ad annaspare e a grondare sudore come la madonnina trasuda lacrime d'amore. armata di scopettone aspetto. la casa si fa bollente. non vado neanche in cucina a bere una sorsata d'acqua per non allontanarmi dalla mia trincea di guerra. sono fradicia che neanche durante la partita a tennis del 1985 sudai così. le gocce m'imperlano il viso, mi bagnano la maglietta e mi oscurano la vista. come una novella rambo strappo con forza una manica della tiscert buona con su scritto caramelle charms e me la metto intorno alla testa. inforco gli occhiali da vista che non si sa mai, questi gechi! faccio la ronda su e giù vicino la porta d'ingresso. osservo, scruto ogni minimo dettaglio, ispeziono gli angoli più bui, studio la situazione e preparo le mosse successive come si fa con gli scacchi che devo ancora capire come si gioca. intanto sento che le gambe cominciano a cedere, il caldo si fa soffocante e l'aria atrocemente irrespirabile. comincio a vedere nero e penso che la pressione sia arrivata proprio a livelli di soglia minima. comincio a vedere strani corridoi di luce bianca e un signore con la barba che mi chiede le mie generalità e di che nazionalità sono. sento le forze che se ne vanno e le voci sempre più vicine. mi rendo conto con l'ultimo sprazzo di coscienza che suonano alla porta e bussano e battono. cerco di ritrovare un po' d'energia e apro la porta: di fronte a me il padre del gechetto, tutto adirato e infuriato che tiene per mano il figliolo impaurito. alla vista della scena il geco corre in mio soccorso. apre tutte le finestre di casa e mi accende il ventilatore. mi prepara un bicchiere di acqua e zucchero e mi fa mangiare una fettina di prosciutto che tenevo in frigo per le grandi occasioni. mi riprendo all'istante. lo ringrazio e per sdebitarmi gli regalo una bottiglia di vov del 66 e invito tutta la famiglia a cena: melanzane alla parmigiana, insalata di riso e sorbetto ai limoni di piemonte; una cena luculliana: mica mi voglio far guardar dietro!

Chi vincerà il campionato?



quando penso al mondo i pensieri m'annientano. saranno pure tutti luoghi comuni ma c'è una pazzia generale e una voglia di destabilizzazione che non sempre si riesce a rimanere lucidi. apro poco i giornali chè non voglio sapere. non voglio vedere. perchè il mio inferno lo sto di già vivendo e non voglio altri orrori che appesantiscano questa zavorra carica di ogni ben di dio. eppure come fai a fregartene. come fai a sottovalutare il terrore, la paura, lo spavento, la preoccupazione, il timore di quei "disgraziati" a londra. come fai a fregartene di quel ragazzo che chiede aiuto attraverso un blog e alla fine si suicida e ce lo scrive pure. come fai a non pensare a tutti gli anziani che, nei periodi estivi, sono costretti a rimanere barricati dentro casa per questo caldo assassino e, nei periodi invernali pure, per via della solitudine e dell'alienazione. come fai a fregartene di chi ti passa accanto e ti chiede aiuto e forse non sei all'altezza di darglielo. come fai a fregartene di realtà grandi o piccole che siano, di battaglie grandi o piccole che siano, di guerre piccole o grandi che siano.
penso al mondo e a come ruota e mi sembra come quella variante impazzita che si legge nelle leggi della fisica. e basterebbe poco per fermare tutto 'sto sballottamento. ma come nelle relazioni che stanno naufragando e nelle vite che stanno affondando, non si ha la lucidità di sapere da che parte inziare per finire. e così vedi che ci si lamenta tutti, chi del tempo, chi dell'ozono, chi delle falde freatiche inquinate, chi della guerra, chi delle bombe, chi del governo, chi del vicino, chi della chiesa ma alla fine, come con la tivvù la sera, si cambia il nostro canale di vita e, volenti o nolenti, non ci si ragiona più di tanto che tanto tempo per elaborare non lo abbiamo più. e allora tutte queste lamentele e preoccupazioni che senti in giro diventano sì quei luoghi comuni che detesti perchè neanche s'è chiusa la bocca che già s'è voltata pagina e, aurevoir, che meta avrai per le prossime vacanze? chi vincerà il campionato? totti sarà all'altezza di una famiglia e di una squadra? costanzo dichiarerà al mondo intero che maria è un uomo? chi andrà alla guida di raiuno? che ha detto il papa nell'omelia di mezzodì? quel bimbetto lì sarà il figliolo vero di alberto di monaco? quest'anno andrà il rosa tramonto indiano o il pesca tendente al prugna della california?
il superfluo ci sta avvolgendo la vita come la pellicola trasparente domopack e crea una barriera così forte che non reagiamo, non viviamo, non ci ribelliamo più. mica scherzava orwell. e neanche truman show. ma questo è un altro discorso. ora scusate che vado al giornalaio...oggi esce novella 2000. mica me lo posso perdere!

Tuesday, July 19, 2005

Non so se odio più i gatti o le zanzare.

Ho trovato un metodo per tenermi in forma. E' gratuito, stimola il movimento di braccia e gambe senza troppo sforzo, tiene allenato l'occhio e il campo visivo. Uccido zanzare. E mica quelle zanzarine secche secche, denutrite e lente che c'erano un tempo, quando qui intorno era tutta campagna. Da qualche tempo girano dei veri e propri fenicotteri neri puntinati di bianco che quando si fermano agli incroci lasciano passare anche le vecchine uscite dalla posta con la pensione. Io due o tre di loro le tengo qui per rispondere al telefono, per aprire la porta e per far credere a berlusconi che ha creato un milione di posti di lavoro e che la finanziaria sta andando benone. Le altre le uccido. Ho una tecnica infallibile che ho adottato dopo aver visto varie volte L'ultimo samurai con tom cruise. Lascio andare tutte le energie e libero la mente. Apro il terzo occhio e colpisco senza neanche vedere. Debbo dire che le prime volte è stato un po' traumatico, tanto che più di un cliente mi ha trovato che mi sbracciavo a caso come i vigili a piazza venezia. Ora colpisco senza guardare. Spiaccico zanzare a destra e a manca. Riesco a colpire anche alle spalle senza girarmi. Ho un media di dieci quindici zanzare al dì, escluse le due o tre che lavorano qui e che qualche volta m'aiutano a colpire. Ho dei bicipiti così pronunciati che neanche avessi lavorato anni e anni in palestra. Ho sviluppato così i riflessi che quando la sera scatta il verde al semaforo io sono già a casa davanti alla tivvù. Ho aperto così il terzo occhio che riesco a vedere sky senza decoder e clara senza vestiti. E poi mi sento in forma, c'e' da dirlo. Mi sento come quei grandi cacciatori alla hemingway che col cappello in testa e la divisa color sabbia se ne vanno nell'africa lontana a cacciare leoni e tornano con teste ruggenti a forma di trofeo. Anch'io ho dei trofei. Tengo le testine delle zanzare appese al muro con uno spillo. Ogni tanto le guardo e mi sento un mostro. Ma solo ogni tanto. A proposito ora avrei da fare: splash!

Friday, July 08, 2005

God save i queen.

Sarà per quello che s'è visto ieri sera in tivvù ma oggi mi sento come quei pazzi che non ci capiscono un granchè della vita e che, silenti e silenziosi, vagabondano e vagano sorpresi e appesi al filo delle loro follia.
mi sento schizofrenica per quello che ho visto nei tiggì e per le facce sofferenti e insanguinate sbattute in prima pagina e per le urla e la paura che si son diffuse e per le parole di circostanza, sempre le stesse, che carpisco qui e là tra un bar, un alimentari e un negozio di frutta. mi sento schizofrenica perchè nonostante tutto questo la vita va avanti. altro che se va avanti: la vita continua e il tuo vicino di casa, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, il tuo vicino rimane sempre lo stesso e si lamenta già dall'alba se la tua moto ha di poco invaso i due metri e passa del suo parcheggio. la vita continua e la gente in giro, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, la gente continua a zigzagare nel traffico mandandoti gli accidenti peggiori e cercando di arrivare per primo a un nonsodove, semaforo verde o ospedale che sia. la vita continua e arrivi sul posto di lavoro e già dalle nove, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, c'è la febbre del "saldo" che ti tocca correre per tutta roma a "servire" i lor signori e le loro vetrine. la vita continua e negli uffici pubblici le persone, nonostante quelle facce sofferenti e insanguinate e quelle urla e quella paura, le persone ti spintonano e cercano di passarti avanti e vedi il livore in quegli occhi assassini e ti senti ancor più pazzo perchè ci sono due realtà che non capisci: quella degli occhi spaventati che hai visto nelle foto dei giornali e quella della gente spietata che hai di fronte. perchè da noi la vita è già andata avanti a poche ore da quella strage. perchè malgrado quelle solite quattro frasi di circostanza domani si andrà tutti al mare e stasera tutti a ballare e chi in fila al ristorante e chi in fila in interminabili code per i grandi esodi estivi. e tu rimani là a non sapere quale è la realtà e quale il sogno. e ti vorresti svegliare da questo incubo che è chiamato vita. vorresti non vedere più questi occhi carichi d'odio che stridono con quelle belle frasi imbellettate per l'occasione.
e così ti senti un pazzo. uno scemo. un'idealista. o solo un malato di malinconia. e non capisci più nessuno, perchè, come i bambini più ingenui, ti senti scollato da una realtà che non riconosci più tua. ma continui ad andare avanti perchè la vita te lo impone, il lavoro te lo impone, l'obbligo verso te stesso te lo impone. e perchè speri che alla gente s'intenerisca un po' il cuore. che alla gente ritorni quel senso di pietà che non trova più casa in nessuna casa. speri che gli ultimi accadimenti stravolgano un po' le vite delle persone e si ritorni un po' indietro, quasi alla normalità. ma poi vedi che tutto corre alla velocità della luce: non elaboriamo più i dolori, non elaboriamo più i lutti, non elaboriamo più pensieri perchè si è tutti presi da qualcos'altro di più urgente. e allora vorresti esser morto ammazzato tra quegli inglesi innocenti, tra la gente spappolata delle torri, tra i ragazzi sparati della guerra piuttosto che sopportare questa lenta e interminabile agonia che oggi è la vita.
e poi ti squilla il telefono e riemergi dai tuoi pensieri che, per le urgenze, non puoi permetterti di fare e dall'altro capo della cornetta c'è qualcuno che reclama le sue scritte adesive. e tra te e te dici: ah, domani cominciano i saldi; the show must go on, cantavano i queen. e poi ti chiedi: a quando le prossime frasi di circostanza? alla prossima strage?

Wednesday, July 06, 2005

Oroscopi.

per principo non leggo mai i giornali chè una volta uno ci è impazzito però ieri m'è capitato tra le mani Metro: dando una rapida scorsa e facendo zigzagare alla velocità della luce l'occhio tra morti ammazzati, feriti uccisi e randellate a colpi d'ascia e a colpi di parola, ho scoperto che un'astrologa russa ha intentato una causa per trecento milioni di dollari alla nasa. il motivo? secondo la russa (no ignazio!) l'esplosione, che la nasa ha provocato con un missile distruggendo una cometa che passava solitaria lassù nell'alto dei cieli, avrebbe destabilizzato l'equilibrio dell'universo rovindandole così l'oroscopo e sconvolgendole tutti i calcoli che aveva fatto compreso sapere per certo il giorno di laurea del suo terzo figlio maschio e russo, informarsi sul prezzo dei pomodori al mercato della piazza rossa e sapere in anticipo i risultati delle coppe internazionali senza neanche accendere la tivvù in modo da riuscire a far sempre tredici alla schedina russa.
a quanto pare quello delle "cause" davanti al giudice è un vizietto comune in tutto il mondo non solo in italia. da un po' di tempo a questa parte, forse a causa della disoccupazione o del "sogno" dei soldi facili, se ne sono sentite di tutti i colori: c'è chi ha fatto causa alle multinazionali di sigarette perchè nell'altra vita ignoti fumatori gli hanno spippetato accanto; chi ha fatto causa a questo o a quel ristorante perchè, nel parcheggiare, le cappe aspiratrici dei fumi e dei cattivi odori gli hanno aspirato via sogni e aspirazioni; chi ha citato quel produttore di sapone dei piatti perchè nel lavare le stoviglie buone ricciàr ginori il sapone non solo si è portato via l'unto ma anche quei disegnini bluette che piacevano tanto alla nonna; chi ha fatto causa a quell'azienda ospedaliera non perchè dopo l'operazione nello stomaco si è ritrovato un braccialetto vicino al fegato, ma perchè il braccialetto era d'oro di bologna.
insomma secondo la russa (no ignazio!) questa esplosione sconvolgerà da oggi in poi l'andamento delle sue stelle e, non per fare i conti della serva, credo anche delle nostre. così, facendo dei rapidissimi calcoli con saturno che entrerà nel leone e urano in transito nei pesci, posso stabilire fin d'ora la data della causa legale che ho fatto a quell'ambulante del ghana che nel 1998 mi ha venduto un ciddì porno taroccato!