Tuesday, July 27, 2004

Attenti al lupo.

Camminavo lilla lalla con la moto quando due in divisa mi fanno accostare. Documenti, prego. Non li avevo, come al solito. Non li porto mai con me, tanto che se mi succede qualcosa mi devono riconoscere dagli innumerevoli tatuaggi. Il libretto, prego, insistono loro. Non ho neanche quello. Mi danno una rapida occhiata. E chiamano la centrale o non so chi, forse la moglie o l'amante di uno dei due. Conosce il Lupo, dice uno di loro. Mo' chi è 'sto lupo, penso tra me e me. Lei dov'era tra le quattro e le cinque del 24 luglio? E tra le due e le tre del 21 luglio? Rispondo che non mi ricordo e che non so chi sia 'sto lupo. Intanto uno dei due ferma anche una vecchina ultraottantenne con l'apparecchio acustico nell'orecchio destro e scarpe ortopediche. Anche per la vecchina solita trafila. Documenti prego. Conosce il Lupo? Dov'era tra le quattro e le cinque del 24 luglio? E tra le due e le tre del 21 luglio? Vedo che la vecchia se la cava meglio di me. Il Lupo, dicono loro a bassa voce, non è lei. Rimangono i sospetti su di me che sono in moto e senza documenti. Dico loro che sono una ragazza. Loro non ci credono. Il Lupo ne sa una più del diavolo in quanto a travestimenti, rispondono loro. La vecchina riparte a gran velocità. Saranno le scarpe ortopediche? Io rimango lì ammirata. Arriva una chiamata. Hanno avvistato il Lupo nella campagna romana. Mi lasciano andare. Sì, effettivamente lei è una ragazza, dicono loro. Mi danno i soliti ammonimenti di rito. Riparto in prima che la moto salticchia pure. Non ci ho preso la mano, ancora. Sento ululare. Sarà la vecchina?




Friday, July 23, 2004

Riveduto e corretto. Visto si stampi.

Sabato sono andata a fare shopping chè non avevo più niente da mettermi. Mi son buttata giù dal letto prestissimo e ho dato appuntamento a Carlotta all'edicola all'angolo dove subito subito ho acquistato un bel paio di infradito firmate parah regalo di Max. Ho mollato le mie scarpe vecchie e spuzzolose vicino al cassonetto del vetro che s'è pure avvicinato un barbone e m'ha guardato male. Con Gioia regalavano il pareo azzurro e con Gente la magliettina a costine che volevo già da tanto. Ho comprato pure Novella 2000 perché regalava il materassino a pois e ci posso fare il bagno al largo come chi ha la barca e con Donna Moderna ho finalmente trovato quel bel borsone finto militare che mi servirà per andare ad Ornano Grande a ferragosto alla sagra dei fagioli e le costarelle. Il costume? Era in omaggio sia con Oggi che con Eva Tremila. Ho scelto quello di Oggi chè è meno scosciato e mi ci sento più a mio agio. Con Sorrisi e Canzoni ho comprato i racchettoni per giocare sulla spiaggia ma la pallina la davano in regalo con CentoCose e così ho comprato pure quello. Famiglia Cristiana mi ha dato in omaggio un bel paio di occhiali da sole di quelli con lenti sessuo-fobiche che quando li metti vedi pure la Madonnina piangere. Per finire ho comprato Cosmopolitan per quel bel paio di braccioli colorati che li posso regalare a Patrick visto che arriva pure il suo compleanno. Solo una cosa mi lascia perplessa: ma col pignone zincato che regalava InSella che ci faccio?

Wednesday, July 21, 2004

Sarà stato il Cogn-ato?

Quando la sera in tivvù non fanno niente, dopo le nove ci incontriamo tutti alla cabina per passare qualche ora al fresco. C'è Patrizia con il figlio al guinzaglio e il cane nel passeggino, c'è Mauretto il venditore ambulante, c'è Mauro il ladrone, Antonio che la madre fa le pulizie e Claudio che lavora nei bagni del metrò, Vittorio che fa il barista e Katia che lavora da ikea. Ogni tanto passa in macchina a cento all'ora Er marana che alza un venticello niente male e noi per un po' "rifiatiamo". La moda di questi giorni alla cabina è quella delle scommesse. Scommettiamo su tutto ma non sul calcio che è già una scommessa vincere. Riguardo la Franzoni come quotazioni diamo la Franzoni come assassina uno a dieci. Cinque a cinque che è stato il marito. Sette a dieci che è stata l'amica psicologa. Sei a uno che è stato il il figlioletto piccolo. Dieci a uno che si è trattato di suicidio. Ora alla cabina aspettiamo che Taormina ci "illumini" con nuove rivelazioni. Patrizia, che per un periodo ha "frequentato" un avvocato di settantotto anni con il mal di cuore, ha detto che non è da escludere che potrebbero esseri stati anche Erika o Omar durante l'ora d'aria. Io ho puntato dieci euro sul maggiordomo. Lo sanno anche i sassi che i maggiordomi di solito se ne vanno in giro per Cogne con i zoccoli e il pigiama della Franzoni!



Monday, July 19, 2004

L'omino delle serrande s'è fatto l'aiutante.

Il più delle volte mi sento inadeguata. Sento che non appartengo a nessun posto. Se mi guardo da fuori mi vedo strana. Persino stupida con le mie battute. Financo immatura. Non ho una buona visione di me anche se inforco gli occhiali da vista. Eppure non sembra: mi mostro spavalda per non sembrare impaurita. A volte combattiva per non mostrare il fianco. Spesso simpatica per non lasciarmi intravedere dentro. Contenta anche se dentro piango. Forte anche se ho paura. Positiva anche se vedo il nero tetro senza neanche una sfumatura. E' una lotta continua tra l' essere e l' apparire. E per non pesare in giro cerco sempre di apparire e poco di essere. E' difficile farsi accettare. Ancor di più accettarsi per chi ha amor proprio. Facendo un sunto, non ho un buon rapporto con me stessa. Anzi, direi che mi parlo e mi rispondo a giorni alterni. In certi giorni, come oggi, mi ignoro. Mi vesto senza chiedermi il parere. Non mi guardo neanche allo specchio. E se butto l' occhio allo specchio che ho qui davanti al pc, non mi saluto neppure. Non è facile sopportarsi: la convivenza dentro se stessi a volte è difficile. Tutti che parlano e nessuno che dice le cose come stanno. A volte vorrei uscirmene dal corpo e chiudere le imposte dell' anima e della mente. Andarmene in giro senza meta. Vagare nell' aria senza una ragione precisa. Fluttuare come un pesce. Ma il pesce fluttua? Mi sento inadeguata e anche ignorante. Lo so, è un post un po' strano. Chi gli va lo legga. Chi non gli va, no. Non fa un piega!



Thursday, July 15, 2004

E' proprio vero: la gente "portano" jella!

"Salve...buonasera chiamo per l'annuncio su portaportese..."
"Quale annuncio, scusi?"
"Quello per il Monster. È venduto?"
"No..."
"Di che anno è? Quanti chilometri ha fatto? Che colore è? Sei unico proprietario? Si può vedere?"(domando a raffica senza prendere neanche fiato visto che chiamo su un cellulare)
"Va bene per te domani mattina? io sto dalle parti di...ok allora alle dieci!".
"Grazie ciao"
"Ciao".

Non dormo la notte. Vado all'appuntamento. Mi vesto anche bene per l'occasione: ho messo su anche la cravatta. Giro la curva e lo vedo. Bello. Nero. Già da lontano sentivo la sua vocina che mi chiamava: "Pupaaaa...sono qui...compramiiii!"
Parlo col tizio. Uno importante, tra l'altro. Il monster era di una ragazza di padova. Lui ci ha viaggiato pochissimo. Dò un'occhiata alla meno peggio chè io di motori non so neanche dove va l'olio per friggere. Però mi dò un tono da futura motociclista. Lo accende e il cuore comincia a palpitarmi, le orecchie si ringalluzziscono tutte come quando sentono il dolce richiamo di Clara, la barista. Non m'importa più di niente, in quel momento. Il prezzo è buono. Non m'importa neanche che non ho soldi e che devo ancora vendere lo scooter. Penso tra me: lo compro. Dico a lui: io lo comprerei. Serve un acconto, gli chiedo. "Ma no, mi dice convinto, a me basta anche una stretta di mano. Come si faceva un tempo. Io ho una sola parola!"
Mi convince. Me ne vado e non faccio altro che pensare a quel rumore nelle mie orecchie.
Mi comincio a muovere: m'informo del passaggio di proprietà, trovo compratori per lo scooter, mi faccio fare preventivi da tutte le compagnie assicurative d'italia e provincia. Sto per vendere lo scooter. E mi chiama lui. Penso che mi debba dare un appuntamento per l'indomani. No, mi vuol solo comunicare che ha venduto la mia moto. Mi dice che ha chiamato per correttezza.

Reazioni.

Reazione da marte in scorpione: la prossima volta con la stretta di mano, impiccatici!
Reazione da lacrima di coccodrillo: mamma aveva ragione. Non dovevo dirlo in giro chè qui la gente "portano" tutti jella!
Reazione da pensiero positivo: meglio così, si vede che non doveva andare.
Reazione da chi ci ripensa come i "cornuti": era meglio che gli davo cento euro.
Reazione da luogo comune: non ci sono più le strette di mano di una volta come non ci sono più le mezze stagioni e i cibi hanno tutto un altro sapore.

A.A.A. Cercasi Ducati Monster 600. Prezzo da concordare. Esclusi perditempo e strette di mano.

Sunday, July 11, 2004

Poi dice che l'acquario é bugiardo.

Ho un'amica. Quando esco con lei e con altre persone, non so mai come devo comportarmi. Mi fa il lavaggio del cervello senza neanche l'ammorbidente e comincia una storia lunga una quaresima: se c'è Matteo, ricordati che io sto con Luca. Se c'è Luca ricordati che io non lavoro dove lavoro ma dove tu sai. Se c'è Linda ricordati che io non sto piú con Matteo e neanche piú con Luca. Se c'è Alfredo ricordati di dirgli che io non parlo piú con Linda. Se c'è Francesco io non ho l'etá che ho ma cinque anni di meno. Insomma cerco sempre di evitare le uscite con lei anche perché in quanto a gaffes non ne risparmio mai una. Pochi giorni fa la mia amica ha fatto una cena per il suo compleanno. Una dramma. Per prepararmi adeguatamente ha cominciato a darmi ripetizioni circa la sua vita giá da natale. Sono andata alla sua festa con gli appunti scritti anche sulle mani e mi ripetevo: dunque Matteo non sta piú con Luca, Linda non lavora dove lavora lei, Alfredo è morto, Francesco s'è fatto frate e la mia amica? Non mi andava di farle fare brutta figura e cosí sono stata zitta tutta la sera ché tra l'altro poi io le feste le odio pure. Mi sono messa in un angoletto e ripassavo a mente, sbirciando ogni tanto gli appunti sulle mani. Non s'è avvicinato nessuno. Hanno creduto che fossi snob o apatica, non so. Solo sul finire della festa, s'è avvicinato Matteo e mi ha chiesto da quanto conoscessi la mia amica. "Quale amica, scusa?", ho risposto senza esitazioni.

Friday, July 09, 2004

C'è un dottore in sala?

Quando ho aperto l'attività, cinque anni fa circa, passavo le giornate guardando il telefono. Sembravo uno di quegli attorucoli americani che han fatto l'audizione e passano il tempo chiusi in casa aspettando una chiamata. Il primo squillo, ancora lo ricordo, mi ha provocato un sussulto con battiti bel oltre i cento e sudori freddi. Non mi andava di rispondere subito, cosi' ho lasciato squillare. Una, due, tre volte: "Multimedia pubblicità, buongiorno..." ho detto con fare molto professionale.
"Che c'è l'Avvocato Patalaro?". Ho risposto che aveva cambiato numero. Per alcuni mesi le uniche telefonate che ricevevo erano per l'Avvocato Patalaro. Ero frustrata e anche giù di morale. Avevo paura di rispondere. Finchè un giorno necessità fa virtù, chiama una signora per l'avvocato. Stava divorziando, poveretta. E mi ha chiesto un consiglio. Da quel giorno lì ho cominciato ad esercitare a tutti gli effetti. Ho comprato un taglièr grigio fumo di londra e una ventiquattrore di mucca pazza. Ho dibattuto tante cause tra le quali una per l'uccisione di un mulo da soma stressato per il lavoro. Ho difeso anche un albanese sorpreso a rubare fiori sulla tomba della moglie. Credo li portasse all'amante turco. Le parcelle m'hanno fatto campare per un bel po', finchè non son scemate le telefonate. L'avvocato ha avvertito i suoi clienti. Io ho perso tutta la clientela e ho cominciato a fare il mio lavoro, purtroppo. Ricordo quei momenti con nostalgia. L'altro giorno ho risposto al telefono e cercavano un dottore. Ho già comprato lo stetoscopio e l'apparecchio per misurare la pressione. Hai visto mai!

Thursday, July 08, 2004

Non parlate al conducente.

Sono le dieci e mezza e il semaforo è rosso. Sto di fronte all'entrata di cinecittà da dove escono i divi del cinema e i nuovi divi televisivi. S'accosta uno scooter come il mio. Solo che è il modello vecchio. E' buio. Al semaforo ci sono io. Lei sullo scooter. E una twingo gialla ocra con due pakistani col turbante. Dò un'occhiata furtiva alla ragazza. Penso. Poi mi dico "no, non credo voglia tirare!". Sta per scattare il verde. Faccio la vaga e attendo una reazione. Aspetto ancora il verde, ma lei scatta prima. Ah, le donne, non sono mai sportive! Dò gas. Molto gas. La supero. Inizia un tratto che porta al raccordo dove puoi raggiungere belle velocità con cavalcavia, discesa e diramazione a destra per ikea e a sinistra verso il raccordo. Sto davanti alla scooterista con un ghigno da centaura. Sento una voce. Mi distraggo. E' la luna in vergine. E' paurosa di suo, ma come scusa mette il costo della benzina e il consumo delle pasticche dei freni appena rifatti, l'usura del motore, l'olio che con quel che costano oggi i frantoi e mi parla anche di certe azioni della Roma in discesa. "Non le dar retta -tuona il mio ascendente pesci- quella è una vigliacca!" Spingo ancora e vedo i fari che s'avvicinano. La luna in vergine si stizzisce. E si mette col muso. Interviene la venere in ariete. Mi dice di non cedere. Che è meglio che ti corrano dietro piuttosto che sei tu a rincorrere. Saturno le dà ragione. Urano sta su un altro pianeta. Ha il cellulare irrangiungibile. La luna in vergine mi parla di certi suoi problemi psicologici: ha cominciato tutta una storia sull'infanzia negata e non so che altra tiritera. Giove che è un pacioccone la prende sotto braccio e sento che le dice qualcosa. E io intanto spingo ma li sento tutti blaterare. Ognuno sta dicendo la sua. Sul cavalcavia la scooterista intanto mi sorpassa e io non so se accelerare ancora o rispondere a tutte quelle chiacchiere da bar. La luna in vergine tira un sospiro di sollievo. Avverte che sto decelerando. Giove intanto ridanciano e giocherellone è tutto preso dal suo hula hop. Saturno mi ringrazia dicendomi che ormai è troppo vecchio per lo stress. E l'ascendente pesci suscettibile e permaloso si ritira in un indecoroso mutismo. Mi fermo prima della rampa verso il raccordo. Mi devono una spiegazione. Tutti s'accordano per eleggere la luna in vergine a loro portavoce. Cominciamo a discutere animatamente. La venere in ariete mi dice che non ho fegato. E che comunque "quella" (la scooterista) aveva il motore truccato. Si sa, l'ariete non demorde mai e non ci sta a perdere. Marte in scorpione mi dice che se l'è legata al dito e che se la rivede le buca le gomme dello scooter. La luna in vergine mi fa capire con molta diplomazia che non ho più l'età e che a quella velocità può esplodere una ruota o si possono rompere i freni o che può esserci una buca che non vedo. Insomma tutte cose razionali alle quali non ho saputo che rispondere. C'era una pizzeria. Li ho portati tutti a cena fuori. E' finita a tarallucci e vino. Ha pagato la luna in vergine. In qualche modo si doveva far perdonare!

Saturday, July 03, 2004

RobbiNud si rivendeva tutto alla cabina qua all'angolo.

Tre cose facevo bene quando lavoravo come art junior: far rider l'art director, comprargli il pranzo e badare alla cancelleria. Ero uscita da scuola pensando alle grandi campagne pubblicitarie, agli slogan che avevano fatto storia, alle immagini che piú mi avevano colpito. Passavo le giornate costringendo mio padre, mia madre e anche una nostra parente ricca a vedere la Notte dei Pubblivori con tutte le pubblicitá del mondo. Erano i tempi in cui ancora pensavo di cambiare il mondo. Non quello politico ché è pura utopia. Peró quello pubblicitario.
Il mio art director era dell'acquario. Come me. Era una battuta dietro l'altra. Lui rideva ed era contento. Io prendevo lo stipendio. Mi divertivo. Mi voleva sempre accanto. Io seduta al suo fianco mentre lui, sghignazzante dietro il suo schermo quindici pollici di uno dei primi macintosh, impaginava idee dentro immagini e parole dentro slogan. Non mi potevo spostar mica da quella sedia lí. Né potevo dirgli: io 'sta cosa la vedrei bene qui. Per lui bastava che sfornassi battute. Ho fatto strada in quell'agenzia. Son passata di grado il giorno che per puro caso gli ho fatto scoprire l'alimentari. Fin ad allora il mio art director aveva buttato soldi e fegato negli intrugli avariati del bar vicino al portone. Con me che gli portavo il panino ha potuto constatare che risparmiava di grosso. Il fegato non so. Non ha mai saputo che con i suoi soldi prendevo il solito panino con la mortadella per lui accompagnato da acqua liscia e una bella rosetta con il sandaniele per me con cocacola e kinderino incluso. Una volta ho scialato e ci ho fatto uscire il panino anche per Anna la centralista e per Maria la segretaria di un avvocato del secondo piano. Ero frustrata e in qualche modo lui doveva pur pagarla. Contenti di me, lui e il direttore suo coetaneo decisero di promuovermi affidandomi tutto il reparto cancelleria. Una svolta. Sapete cosa vuol dire per me avere sotto il naso colle da sballo, pennarelli a punta grossa, taglierini olfa, attasch, matite dalla zero due alle zero dodici, scatole di carandache, scatole di tutte le gradazioni di stabilo boss, post it gialli, rosa, verdini a quadri, a righine e anche a pois? Un godimento pari all'entrata in pasticceria. Ho cominciato a vendere tutto al mercato nero. Alzavo belle cifre. Meglio dello stipendio tanto che mi comprai il game boy e anche un bel pigiama da ospedale per mia madre. Ero brava. Va riconosciuto. Non ho mai fatto una campagna pubblicitaria né ho mai creato lo slogan che m'avrebbe fatto diventare ricca. Certo è che lí dentro ero la piú creativa, fatevelo dire. Almeno nell'arrotondare.

Tuesday, June 29, 2004

Questa l'ho letta sulla porta del bagno degli uomini sulla Roma Fiumicino.

Che ti devo dire. Quando m'affeziono, io ci tengo alle cose. Ho un paio di calzoni. Della nike. Erano verde militare o giú di lí. Li ho comprati credo quattro o cinque anni fa. Ne ho cercati altri dello stesso tipo. Ma pare che quelli fossero unici. Fatti solo per me. Non ne ho piú trovati in giro. Ho cercato dio sa quanto ma ho trovato solo tute di ogni colore, braghe da mare, calzoni da tennis, ma mai un paio simile per mandare i miei in pensione. Li tengo lí che neanche un figliolo terrei meglio. Fanno divisa. La mia divisa. Chi mi conosce e riesce a frequentarmi per piú di un anno si ricorda piú dei miei calzoni verdi che di me. M'hanno accompagnata estate dopo estate per cinque anni. Hanno sofferto con me e sono stati felici per me. Sono stati al mare. In collina. Forse anche in montagna, ora non ricordo. A trovar mia madre all'ospedale. A trovar mio padre al palaeur. A trovare Angela al cimitero. Hanno venduto con me la mia macchina rossa. E comprato con me il mio scooter fatto a rate. Hanno macinato chilometri. Sono stati sul Gran Sasso e anche a Napoli, in Sardegna e a Tenerife, in Grecia anche sui cammelli nel deserto. Hanno giocato a calcio e a frisbee sotto un sole di quaranta gradi e un po'. I miei calzoni ormai scoloriti hanno fatto preventivi per lavoro. E guadagnato. Han pagato le tasse e pure l'Iva. Navigato dentro a internet e anche fuori di casa. Hanno rubato un pattíno e l'hanno mollato quasi affondato nelle acque del mare di Anzio. Han visto persone passare e persone rimanere. Erano con me quando ho tradito. Erano con me quando sono stata tradita. Erano al concerto di Lorenzo e anche a quello di Renato. Hanno visto amicizie finire. E nascere nuove conoscenze. Sogni svanire e speranze rifiorire.
I miei calzoni si sono comportati sempre bene. Lo debbo ammettere. Se devo affrontare una cena nella quale so che saró a disagio, indosso sempre quei calzoni scoloriti per rassicurarmi. Sono belli i miei calzoni verdi, di un verdone quasi girgio. Con tasche larghe e la chiusura lampo. Hanno una stoffa che mica ne trovi in giro. S'asciuga subito ed è sempre fresca.
I miei calzoni devi dargli del voi. Io stessa devo prenderli con le pinze. E non so mai che succederá. Se non li indosso per qualche giorno, s'offendono. E la sera mi tocca perdere sempre due o tre ore di tempo, prima di cena, per raccontargli tutto quello che mi è successo. A volte mi perdonano. A volte no. Come tutti. Non so di che segno siano. Ma so che ci tengono molto a me. Ci sono cose a cui è bello affezionarsi e ritrovarle nell'armadio anno dopo anno come la coperta di Linus. Quello che non capisco è come mai quando esco e non li indosso, torno a casa e c'é sempre il ventilatore acceso, la tivvú su rete4 e il vasetto della nutella mezzo finito?

Sunday, June 27, 2004

Requiem di periferia.

Erano le nove e un Rex ha tuonato per il quartiere. No. Non era il Requiem, ma Mauro, l'ex ladrone che fa il camionista, che chiamava a gran voce il suo cane sotto le mie finestre. E poi e' intervenuta Rosalba con i suoi quattro cani nani odiosi come lei e poi un certo Franco che chiamava shana, un simil doberman tutto dinoccolato e stortarello. Ho aperto gli occhi e li ho maledetti. Loro animali e i loro cani. Loro e i gatti randagi a cui danno il cibo per scaricarsi le coscienze. Ora mentre scrivo sto facendo tuonare io, il Rex del Requiem e il quartiere s'é zittito. Tra una traccia e l'altra solo la voce di Patrizia che ha gridato: la messa e' finita andate in pace. Era meglio quando qui abitavano i veri ladroni. E non queste mezze calzette che non sono piú ne' carne ne' pesce. I ladroni, quelli veri, vanno rispettati. Lavorano di notte e di giorno dormono e qui fino a qualche anno fa, la mattina, c'era un silenzio tombale, come il condono. Quelli sí che erano tempi. Ho sempre avuto il mito del ladrone. Gran bel mestiere. Sará che io me li raffiguro come i personaggi de I soliti ignoti, tipo Capannelle e Vittorio Gassman e Manfredi e Toto'. Ma mi fanno simpatia piu' di queste quattro zecche "spuzzolose" tutte telefonini, ignoranza e i loro cani fintoricchi. La verita' é che il mio sogno é sempre stato quello di non essere cio' che sono, cioe' quella che si puo' definire una "brava ragazza". Mi sarebbe piaciuto vivere la notte in giro per le bische. Il mio mito segreto e' quello dello spaccone. Quello che vive alla giornata senza porsi piú di tanti problemi. Quello che gira per sale con i dollari in tasca a sfidare tutti quelli che abboccano. Quella si' che sarebbe stata la mia vera aspirazione. Le corse con le macchine. E le sale piene di fumo che non vedi da qui a lí con le mani sporche dell'azzurro dei gessetti e del bianco del borotalco per far scivolare meglio la stecca. Mandare in buca quante piú palle sia possibile con quei tiri caramboleschi di chi è del mestiere per far rimanere tutti a bocca aperta, anche la cassiera cieca e il barista sordo. E invece son qui seduta con vicino questa luna in vergine che non mi molla mai e il mio senso di responsabilitá con cui giornalmente faccio a lotta, perdendo sempre. E l'unica trasgressione che mi concedo per assomigliare un poco al mio mito sono i tatuaggi che porto addosso, chiudendo per sempre il mio sogno di vita dentro cassetti disordinati e zeppi di follie e cose insensate. E ora son qui con questa tastiera in tedesco che devo dirle sempre e il ciddí che è finito. Finalmente c'è silenzio nel quartiere. Credo che Mozart li abbia stesi tutti. Sarebbe contento, se glielo dicessi. Credo che sarebbe anche venuto a giocare con me a biliardo, tra una sonata e l'altra. E m'avrebbe anche battuto. Ho 'sta sensazione addosso.

Thursday, June 24, 2004

Ai box Franca, la vicina, fa la Principessa Carolina.

Quando non ho niente da fare mi metto sullo stradone che porta al mio quartiere accovacciata sul muretto con su scritto "cè ghevara?" e guardo passare le macchine. Abito in periferia ma non so perché vedo sfrecciare certi macchinoni da far invidia ai saloni di ginevra e di stoccarda e anche al salone di casa di mia madre. ogni volta m'immagino di rivivere il gran premio di montecarlo e nella testa mi son tracciata una specie di circuito virtuale. Lo stradone potrebbe essere una sorta di traguardo con a destra la marana dove potrebbero mettere i paddock e a sinistra vicino lo scarico delle fogne potrebbero stazionare le postazioni per le delle riprese tivvù. Lo stradone porta alla curva del Casino (senz'accento chè mica siamo a montecarlo!), dove, se si corre in notturna, ci son tutti i fuocherelli di certe donne o travestiti, ora non saprei. Poi si passa alla chicane del Tabaccaio della Svociata, aperto ventiquattro ore su ventiquattro, che porta al tratto dell'Hotel Mirabbò (una camera ottanta euro). Dopodichè c'è il sottopasso da fare ad altissima velocità se si vuole uscir vivi che immette sulla variante delle Piscine, quelle comunali (dove i bambini fanno a gara a dorso e a stile con le pantegane migliori del quartiere: pare che una di loro sia stata ammessa addirittura alle regionali). Dalle Piscine si arriva alla cabina della Rascà (dove si fermano i macchinoni di cui sopra a fare acquisti particolari) che porta diretto e di filato in galera o di nuovo sul rettifilo dei box. Io mi metto lì e li vedo passare tutti. Uno era primo fin dall'inizio ma alle Piscine ha forato su un ago di siringa. Peccato, la macchina mica era male. Forse gliel'avevano "imprestata".

Wednesday, June 23, 2004

Tira più una bestemmia del Baffo che una di Vieri.

Se apriamo i giornali o sentiamo i tiggì da qui alla fine degli europei si sentirà solo parlare dello sputo di totti e della squalifica, di vieri e del suo ginocchio, di del piero e dell'uccellino che bevono acqua anziché giocare a calcio, di cassano che si farà anche se ha le spalle strette, di trapattoni e dei suoi probabili successori, del due a due truffa e della bulgaria che ha fatto il catenaccio, di beckham e di quanto è bello, di zizou e dei suoi dribbling, delle scarpe nike fatte più per sponsorizzare che per giocare, del caldo opprimente e della pioggia insistente, del rigore che a volte c'era e a volte non c'era, di berlusconi e di cosa ci faccia al governo (berlusconi tanto c'entra sempre in queste discussioni), dei mondiali dell'82 e di bearzot, della lite tra vieri e buffon e dei giornalisti che ci sguazzano dentro, dell'italia che era la favorita, degli arbitri che sono cornuti (anche questo è il luogo comune preferito dai tifosi), e di quando c'era Lui che tutto andava meglio, di una rondine che non fa primavera e che oramai si passa dal freddo al caldo senza più mezze stagioni.
Una cosa è passata inosservata ai più: ma la bestemmia di vieri in prima serata l'ha vista nessuno o è solo un frutto della mia fantasia anticlericale?

Melting Pot.

Ho la t-shirt marcata N.Y. Il casco spagnolo. Lo scooter giapponese. Il tatuaggio tibetano. Le scarpe americane, forse fatte nelle Filippine. I calzoni svedesi. I calzini inglesi. La collanina nigeriana. Il braccialettino indiano. Il portatile tedesco con tastiera in tedesco. L'orologio svizzero. Il cervello cosmopolita. Cosa rimane. Ah, sì! L'anima? Fate un'offerta.

Sunday, June 20, 2004

Non c'e' piu' religione.

Sono andata in chiesa. Sai quando pensi che hai bisogno di un miracolo e per caso ti trovi davanti ad una chiesa che conosci bene e allora, malgrado il tuo non credere in niente, ci vuoi vedere un segno del destino, una coincidenza che sei certa portera' qualcosa di buono?. Ero in questa chiesa legata a molti ricordi. Sono entrata per rispetto. Mi son anche fatta il segno della croce per rispetto. Anche se credo di averlo fatto male tanto che mi sono imbrogliata con le mani che sembravo quegli omini che con le bandierine fanno i segni agli aerei per indicare loro la strada. In passato il bello di entrare in chiesa per me era quello di accendere i ceri a chi non c'e' piu'. Avevo la mia lista che partiva da mia nonna e poi passava per mio nonno e per la mia madrina mezza santa e mezza no e per zia dina e poi per senna e mia martini e river phoenix e nik novecento e alfredino rampi. Andavamo nelle chiese con mia madre ad accendere ceri, candelotti, qualche volta rubavamo anche qualche candela che' i poveri si sa come son fatti: non si sa mai nella vita, tutto puo' servire. Ieri ero in questa chiesa. E non so perche' mi son sentita di accedere un cero. Ho pensato, hai visto mai che l'anima di qualcuno ci metta una mano sulla testa e ci faccia ragionare un po': l'acquario e' un segno molto fantasioso e spera molto nel miracolo e nella risoluzione delle cose con un semplice sim sala bim, ma soprattutto e' un segno che delega molto agli altri nella risoluzione dei grandi problemi. Detto tra noi io non delego niente a nessuno ma lo faccio per loro (le anime di cui sopra), per tenerle impegnate: altrimenti che avrebbero da fare tutto il giorno se non ascoltare con aria annoiata le chiacchiere della Madonna che racconta di quella volta che Gesu' ha trasformato i pesci in pani e tutti ad applaudire che e' venuto giu' il teatro. Insomma mi son detta: accendiamo a scrocco un po' di ceri che magari ci arriva un po' di protezione dai piani alti. Mi avvicino ai candelotti e due vecchie secolari con l'aria arcigna mi guardano come a dire: questa come minimo e' una scomunicata. Niente da fare coi candelotti, me ne vado con aria di sufficienza in un'altra nicchia e mi accorgo che ci son le lucette a elettricita'. Niente da fare neanche li': 'sti preti si sono proprio modernizzati. Un tempo c'era il pulsantino e tu bastava che ne spingessi uno per far illuminare il tuo cero elettronico e poi facevi l'offerta. Oggi prima devi pagare e poi s'illumina il ceretto che vogliono loro, come nelle slot machine. Non avevo spicci in tasca. Sono uscita fuori e ho fatto l'elemosina. Un signore che conoscevo mi ha dato venti centesimi, ma non mi ha riconosciuta. Son tornata dentro e ho infilato i venti centesimi nella fessurina contenta e felice che di li' a poco si sarebbe accesa almeno mezza lucetta e mezza anima, forse la meno impegnata, si sarebbe accorta di noi. Niente da fare. Credo che sotto l'euro non s'accenda niente. Ho imprecato. Con maggior soddisfazione giacche' ero in chiesa. Nessun morto mi ha messo una mano in capo e neanche ai miei familiari da quello che so. Si vede che lassu' preferiscono passare le giornate ad ascoltare la Madonna & company. Che ti devo dire. Quelli son tutti raccomandati!