quando non ho niente da fare mi metto in finestra. guardo fuori e passo il tempo. in finestra puoi conoscere la vita delle persone. chi stende i panni puliti giá alle otto di mattina e chi li ritira poco dopo. chi porta il cane a spasso e chi il pupo in giro. ogni tanto qualcuno mi guarda e mi saluta e io faccio sempre finta di essere indaffarata. sgrullo la tovaglia della sera o cerco con lo sguardo qualcuno che mi ha citofonato. i ragazzi alla panchina parlano della roma e della lazio, ruttano quasi come me e fumano ogni genere di cose comprese le radici dell'albero dove fa i bisogni il cane del marana. le ragazzine cominciano a sculettare presto. sono bambine che ho visto crescere: oggi sono donne in miniatura tutte cellulari e gridolini isterici. i piccoletti ti chiedono sempre che ore sono. maria si ferma e parla del marito che non c'è piú e per fortuna, dice lei: la picchiava col giornale come faceva con rocki, il loro cane. maria pesa quasi cento chili. va in giro con lo stesso vestito a fiori d'estate e d'inverno. credo sia povera. o forse solo pigra. poi c'è anna che lavora alla mensa e ha un figlio che starei ore a guardarlo. lui è fidanzato a casa, è un bravo ragazzo e pure fedele. cosí mi rifaccio con un tipaccio che sembra bukowski. è un po' sdendato e quando chiama il figlio lo senti a tre portoni di distanza. non so cosa faccia nella vita. forse lavora di notte o forse lo mantiene la moglie che fa le pulizie da ikea. lo guardo e lo trovo un tipo tosto, un duro che, ogni volta che mi saluta, io arrossisco. è un onore essere salutati da lui. e anche dal mandingo, il ras del quartiere. passa un sacco di vita qua sotto: donne incinte che sperano nel contributo dello stato. uomini allegri senza speranza. drogati o solo emarginati. ladri e guardie. vittorio poi è tutto un programma. mi chiama da sotto e mi parla di ciclismo e di coppi e bartali e tra un ricordo e l'altro mi chiede sempre una sigaretta. faccio carte false per rimediargliela. io che neanche fumo. poi c'è franca la vicina che sta sempre all'erta e sa tutto di tutti. lei peró non s'impiccia. qui c'è ancora questa regola. maura strilla e sbraita. ha gli occhi storti e sembra la figlia del conte mascetti. mi dá pena guardarla. mi chiede della garbatella lei che non è stata neanche a ostia. crede che la vita sia fuori da questo posto. chi glielo spiega che la vita è dentro di noi? il pezzo forte è patrizia. saluta tutti ma disprezza tutti. credo sia una balorda. se a natale le mandano la tredicesima si comprerá la lavatrice. chiede sempre qualcosa a qualcuno compresa me. una volta lo yogurt per il pupo, una volta l'aglio, una volta i punti della spesa, una volta dieci euro. lo fa con nochalance. e tu rimani lí come un ebete e mentre pensi non sai cosa risponderle. di solito faccio finta che squilla il telefono e poi a fine giornata faccio i conti di quanto ho perso stando affacciata. o quanto ho guadagnato. dipende dai punti di vista.
Saturday, November 13, 2004
Wednesday, November 10, 2004
Mi hai ispirato un post.
Andavo di corsa stamattina ma due chiacchiere con la portiera ce le ho scambiate. Poverina, mi sembra così sola. È dura la vita che fa. Io mi sento una regina al suo confronto. Lei viene da qualche paese della polonia che già solo la parola mi fa intirrizzire dal freddo e mi darei fuoco all'istante. M'ha sconcertato che, neanche mi sono fermata, ha incominciato con tutta una trafila di lamentele sul governo e su berlusconi che ha rovinato l'italia e sulla legge dell'immigrazione che è ingiusta e che si stava meglio quando si stava peggio (pensavo che 'sta cosa fosse tipicamente italiana) e poi ha aggiunto anche tutta una solfa sul buco dell'ozono e che non esistono più le mezze stagioni e che con l'inverno lei si gela e scricchiola tutta. Tra me e me ho detto: ma perché questa qui non se ne torna al Paese suo, ma poi, a guardarla bene, m'ha fatto pena e ho cercato di farle vedere il bicchiere mezzo pieno; le ho detto che qui in Italia la gente è in fondo in fondo brava gente e le ho ricordato dei campi di concentramento che sarò pure ignorante ma mi sa che dalle sue parti ce ne sono molti e pure famosi. Le ho detto che bene o male qui il clima non è così rigido. Che in autunno roma è tutta uno spettacolo con colori che vanno dal rosa confetto al rosso aranciato e che a due metri abbiamo anche il mare, sporco ma pur sempre mare. Mi sentivo veramente come il dottorMorelli che ha una parola per tutti. Lei tuttavia è rimasta sulle sue: è proprio tutta d'un pezzo 'sta portiera qua. Boh, ho pensato, saranno questi qui del nord che non danno tanta confidenza. In mio salvataggio è arrivata una chiamata sul cellulare tanto più che la conversazione s'era fatta imbarazzante per via della mancanza di argomentazioni da contrapporre alle sue lamentele. Sono schizzata in macchina e, per paura di farle male, l'ho accostata delicatamente, la "portiera" polacca, ma lei non s'è scomposta. Anzi le piace molto il suo lavoro. Meglio che fare la ruota di scorta, ha aggiunto. E chi può darle torto?
Thursday, November 04, 2004
Il melone d'inverno: un zsucchero.
S'è squadrato mercurio. Dice mamma che entrerà anche marte in scorpione. E che ci saranno nuove energie. E così mi convinco che andrà tutto bene. E che avrò nuova forza. Mica capita tutti giorni che mercurio ti si squadra: è una di quelle occasioni che oggi ho messo su i calzini puliti. Che poi se proprio vogliamo andare ad analizzare non so neanche come sto. La prima sensazione è che mi sembra di galleggiare. Di non sentire niente. Di essere come quei pugili che hanno appena preso un gancio e che al centro del ring non sanno se le stelline che vedono sono il tilt del biliardino o i lampeggianti di qualche auto in doppia fila. Ho tremila e una sensazioni dentro, emozioni che s'alternano sulla mia faccia, sulla mia pelle, nei miei occhi con estrema velocità ma in modo causale. Ho pianto a La vita che vorrei. Ho riso per aver rubato un cero al cimitero. E pensavo alla faccia di mia nonna contenta per quel gesto e per aver ricevuto un candelotto sottratto alla statua di gesù. Provo rabbia e serenità nello stesso istante. Amore, odio, affetto, sincerità, orgoglio, saggezza, pazzia m'escono dal cuore in random, senza più filtri, senza trovare ragioni dettate dalla ragione. Ho chiuso con della gente. Penso che le nostre vite vadano avanti nonostante la nostra indole che rimane sempre quella, come la morale della Girella. Ci creiamo un Personaggio, ma poi alla fine siamo quel che siamo. Ci si modifica. Si cerca di imbellettarsi l'anima alla meno peggio. Ma nel profondo si rimane quel che si è. Sono persino serena in tutto questo. O comunque questa decisione fa parte della sensazione di galleggiamento. Quindi non so ancora come sto. Penso a quanto razionalmente si può padroneggiare se stessi, ma poi, in una giornata qualunque, qualcosa ti sfugge di mano e ti riveli per quello che sei sempre stato: un nessuno qualsiasi che s'arroga il diritto di entrare nelle vite delle persone con la grazia di un panzer faust ai tempi della guerra. Un nessuno qualsiasi. Potrebbe essere il titolo di questo post. Tra l'altro non posso non pensare alla Mazzantini. Non riuscivo a dormire, l'altra notte. Ho sfogliato, violentando me stessa, qualche pagina di Non ti muovere. E chi s'è mosso? Non mi sono scollata dall'idea che m'ero fatta: che porci, cani e nessuni qualsiasi scrivono libri e fanno film. E oggi sono sempre più convinta che andrò a piedi a Montichiari. E cercherò Aldo Busi per valli e per monti. E gli dirò quanto lo amo. E che è un Grande. E che fa bene a sentirsi un dio, Lui può. E che tra lo Scrivere e il vomitare parole alla rinfusa c'è una differenza abissale (ma Lui lo saprà già). E che i ragazzi non avendo più un background culturale di spessore ingurgitano qualsiasi cagata faccia moda, compresa la posologia dell'aspirinetta C e il libro che sto scrivendo a 6 mani con Franca la vicina e con Clara la barista su Penelope e il suo ragno che tessono tele di giorno e guardano la tele di notte. Credo che poi alla fin fine ognuno debba avere il posto che merita. Quindi la Mazzantini vicino al velodromo ce la vedo bene. Fatto sta che, a parte parlare di marti e di mercuri, di nessuni e di Grandi, non so bene il senso di queste parole. Non c'è un vero filo logico, come nella vita del resto. Ma son certa che dopo il libro su Penelope farò anche un film: pupa, vita e opere. Che dici: sarà un po' pretenzioso?
Tuesday, October 26, 2004
Una strana presenza.
Uno dei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie e ken, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Il lavello d'acciaio era una di quelle modernità che ti sentivi ricco e famoso come nei telefilm. Ricordo che la domenica c'erano delle file lunghe chilometri a casa di Delia, la nostra vicina, per ammirare questo prodigio della cucina così strano e sfacciatamente luminoso. Io rimanevo estasiata e rifacevo sempre la fila due o tre volte, insieme ai parenti di frattamaggiore, neanche avessi di fronte la venere di Milo o la Nike di Samotracia. I figli di Delia facevano tutti gli smorfiosi con me. E io non potevo competer con loro se non sfoderando le mie doti d'affarista vendendo al cancello della palazzina fumetti, figurine doppie e oggetti che rubavo a mio padre (oggi te lo posso dire, papà: ti ho venduto anche quelle spille colorate con su scritto una roba strana tipo CCCP).
Qualche giorno fa una disgrazia a casa mia: il lavello di porcellana ha tirato gli ultimi. Mi ha mollato alle tre e mezzo di un venerdi notte allagando la cucina e parte del salone, facendo correre gli scarafaggi di qua e di là e soprattutto costringendomi a lavare per terra chè eran mesi che non lo facevo. Nonostante il danno, non so perché non ero molto arrabbiata: mi sono ricordata improvvisamente di quelle bellissime domeniche a casa di Delia e così ho avuto la brillantissima idea di coronare questo sogno segreto seppur alla veneranda età di qualche anno dopo. Ho girato in lungo e in largo in cerca di un lavello d'acciaio da incasso. L'ho trovato. L'ho ordinato e soprattutto ora lo posseggo. Ho chiamato subito Franca che, per l'occasione, si è portata dietro anche i suoi due cani ma non so perché mi ha guardato con aria preoccupata. Così, non paga della reazione di franca, ho invitato qualche amico a casa. Ho acceso tutte le luminarie più disparate. Ho comprato candele e candelotti che neanche a SantaMariainVia. Ho proiettato il faretto del quadro buono sul lavello e ho acceso anche la luce della cappa. Lui tutto felice ha fatto la sua porca figura. Ci sono stati complimenti a iosa da parte di tutti. Per la prima volta mi sentivo come Delia. La serata è stato un successone. Avevo i lacrimoni agli occhi. E il lavello mi guardava con aria soddisfatta. Il problema è stato il giorno dopo quando ho dovuto lavare i piatti: ho scoperto che un lavello in acciaio richiede una cura che neanche un figlio dai 0 a 12 anni. La prima sera ho passato più tempo ad asciugare tutte le goccioline dalla prima all'ultima che non a docciarmi, sistemare il letto, cucinare, mangiare e portare giù il cane della signora anna. Ogni movimento sbagliato in cucina, per Lui diventa una tragedia. Ti guarda con quell'aria severa e ti ammonisce se lo lasci senza cure. La mattina ho paura anche a farmi il caffè giacchè Lui è già pronto con i conti della spesa e la calcolatrice per sanare il bilancio della casa: dice che spendo troppo in saponi, pizza e in gas. Pare che ai suoi tempi i piatti si lavassero con l'acqua fredda e non capisce tutto questo spreco di acqua bollente. Non parliamo poi di quando devi scolare la pasta. Devi chiedergli l'autorizzazione a procedere, aprire l'acqua fredda per non sbollentarlo, non far arrivare le gocce bollenti sulle guarnizioni, sciacquare subito la vaschetta chè Lui è allergico anche all'amido della pasta. Un vero sacrificio. E pensare che uno dei miei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Non so se stasera mi va di affrontarlo. Sono molto restìa: e se gli portassi dei fiori?
Qualche giorno fa una disgrazia a casa mia: il lavello di porcellana ha tirato gli ultimi. Mi ha mollato alle tre e mezzo di un venerdi notte allagando la cucina e parte del salone, facendo correre gli scarafaggi di qua e di là e soprattutto costringendomi a lavare per terra chè eran mesi che non lo facevo. Nonostante il danno, non so perché non ero molto arrabbiata: mi sono ricordata improvvisamente di quelle bellissime domeniche a casa di Delia e così ho avuto la brillantissima idea di coronare questo sogno segreto seppur alla veneranda età di qualche anno dopo. Ho girato in lungo e in largo in cerca di un lavello d'acciaio da incasso. L'ho trovato. L'ho ordinato e soprattutto ora lo posseggo. Ho chiamato subito Franca che, per l'occasione, si è portata dietro anche i suoi due cani ma non so perché mi ha guardato con aria preoccupata. Così, non paga della reazione di franca, ho invitato qualche amico a casa. Ho acceso tutte le luminarie più disparate. Ho comprato candele e candelotti che neanche a SantaMariainVia. Ho proiettato il faretto del quadro buono sul lavello e ho acceso anche la luce della cappa. Lui tutto felice ha fatto la sua porca figura. Ci sono stati complimenti a iosa da parte di tutti. Per la prima volta mi sentivo come Delia. La serata è stato un successone. Avevo i lacrimoni agli occhi. E il lavello mi guardava con aria soddisfatta. Il problema è stato il giorno dopo quando ho dovuto lavare i piatti: ho scoperto che un lavello in acciaio richiede una cura che neanche un figlio dai 0 a 12 anni. La prima sera ho passato più tempo ad asciugare tutte le goccioline dalla prima all'ultima che non a docciarmi, sistemare il letto, cucinare, mangiare e portare giù il cane della signora anna. Ogni movimento sbagliato in cucina, per Lui diventa una tragedia. Ti guarda con quell'aria severa e ti ammonisce se lo lasci senza cure. La mattina ho paura anche a farmi il caffè giacchè Lui è già pronto con i conti della spesa e la calcolatrice per sanare il bilancio della casa: dice che spendo troppo in saponi, pizza e in gas. Pare che ai suoi tempi i piatti si lavassero con l'acqua fredda e non capisce tutto questo spreco di acqua bollente. Non parliamo poi di quando devi scolare la pasta. Devi chiedergli l'autorizzazione a procedere, aprire l'acqua fredda per non sbollentarlo, non far arrivare le gocce bollenti sulle guarnizioni, sciacquare subito la vaschetta chè Lui è allergico anche all'amido della pasta. Un vero sacrificio. E pensare che uno dei miei più grandi desideri della mia infanzia, dopo la piscina di vero cloro per barbie, il 45 giri di nikka costa e il dolceforno, era il lavello d'acciaio. Non so se stasera mi va di affrontarlo. Sono molto restìa: e se gli portassi dei fiori?
Saturday, October 23, 2004
dice..ma tu chi sei veramente?
E' ancora buio fuori. sono le sei e sono in piedi. esco a fare due passi: si fa per dire visto che prendo la macchina per sgranchirle un po' le ruote. mi dirigo verso l'autogrill per fare colazione; che poi colazione è una parola grossa: ho ancora tutto sullo stomaco, pranzo di ieri compreso. la cittá è giá in movimento e vista dall'alto dei pensieri sembra un grande formicaio dove tutti corrono chi di lá, chi di qua. il camion dell'immondizia che di solito sento sbuffare dal mio letto è giá qui fuori all'opera. mi chiedo cosa faccia tutta questa gente in giro a quest'ora del mattino. me lo chiedo e scordo subito la domanda. è ancora buio fuori. e ho ancora il buio dentro. il mio cappuccino è bollente. mi soffermo sui libri: i soliti cellofanati da classifica che stanno lí in bella mostra per essere distrattamente comprati da gente distratta. compro novella 2000 e Chi, il top delle letture da bagno. comincio la mia dose mattutina di starnuti che sembro un tubercoloso allo stadio finale. come al solito non ho mai abbastanza fazzoletti e finito quello che porto dietro (sempre lo stesso incartapecorito da anni) comincio a pulirmi il naso con la manica della maglietta, con la felpa e via via con tutto quello che mi trovo intorno spargendo, ad ogni fragoroso starnuto, bacilli e malattie come il santo padre dispensa con la mano saluti e benedizioni. mi sento tanto il papa! è ancora buio fuori. e in me non c'è luce. tu chi sei veramente è una domanda che è piú facile rispondere al telefono o al citofono. Elle scrive che le metto soggezione per via del mio essere saggia. io non so cosa sono. ogni giorno mi sveglio con un pensiero diverso. sará per via del buio? non sono saggia. non sono buona. non sono neanche cattiva. forse non sono niente ma con dei buoni propositi per costruirci sopra qualcosa. ho un sacco di difetti che cerco di nascondere dietro quest'aria da brava ragazza. ma non sono neanche una brava ragazza. il buio m'acceca. e mi vedo piena di paure e piena di problemi. mi mette a disagio la gente, per esempio. mi piace stare in gruppo ma mi piace stare sola. mi piace viaggiare ma non mi piace mettermi in viaggio. mi piace lavorare ma sto meglio se non lo faccio. e in questa schizofrenia dell'anima arrivi anche a chiederti tu chi sei veramente. non metto freni al mio essere. metto barriere nel farmi capire. e intanto uno spiraglio di luce s'è affacciato in questo cielo nuovoloso. ed è l'alba. meglio il tramonto, peró. i saggi veri ti dicono che le risposte arriveranno quando meno te lo aspetti. io non voglio nessuna risposta. e forse non voglio neanche sapere chi sono veramente. perché spiegare chi si è veramente è stoppare una crescita, fermare un processo di evoluzione e rinchiudersi dentro una categoria ben definita. dice...tu chi sei veramente. eccheneso! spiegamelo tu.
Wednesday, October 20, 2004
Non so se odio più i gatti o le zanzare.
Ho trovato un metodo per tenermi in forma. E' gratuito, stimola il movimento di braccia e gambe senza troppo sforzo, tiene allenato l'occhio e il campo visivo. Uccido zanzare. E mica quelle zanzarine secche secche, denutrite e lente che c'erano un tempo, quando qui intorno era tutta campagna. Da qualche tempo girano dei veri e propri fenicotteri neri puntinati di bianco che quando si fermano agli incroci lasciano passare anche le vecchine uscite dalla posta con la pensione. Io due o tre di loro le tengo qui per rispondere al telefono, per aprire la porta e per far credere a berlusconi che ha creato un milione di posti di lavoro e che la finanziaria sta andando benone. Le altre le uccido. Ho una tecnica infallibile che ho adottato dopo aver visto varie volte L'ultimo samurai con tom cruise. Lascio andare tutte le energie e libero la mente. Apro il terzo occhio e colpisco senza neanche vedere. Debbo dire che le prime volte è stato un po' traumatico, tanto che più di un cliente mi ha trovato che mi sbracciavo a caso come i vigili a piazza venezia. Ora colpisco senza guardare. Spiaccico zanzare a destra e a manca. Riesco a colpire anche alle spalle senza girarmi. Ho un media di dieci quindici zanzare al dì, escluse le due o tre che lavorano qui e che qualche volta m'aiutano a colpire. Ho dei bicipiti così pronunciati che neanche avessi lavorato anni e anni in palestra. Ho sviluppato così i riflessi che quando la sera scatta il verde al semaforo io sono già a casa davanti a gerry scotti. Ho aperto così il terzo occhio che riesco a vedere sky senza decoder e clara senza vestiti. E poi mi sento in forma, c'e' da dirlo. Mi sento come quei grandi cacciatori alla hemingway che col cappello in testa e la divisa color sabbia se ne vanno nell'africa lontana a cacciare leoni e tornano con teste ruggenti a forma di trofeo. Anch'io ho dei trofei. Tengo le testine delle zanzare appese al muro con uno spillo. Ogni tanto le guardo e mi sento un mostro. Ma solo ogni tanto. A proposito ora avrei da fare: splash!
Friday, October 15, 2004
Così.Tanto per dire.
Sono un cincinino pigra, lo riconosco. Non ho grandi difetti nel senso che non bevo, non fumo, non uso sostanze lesive al cervello, non vado in chiesa, amo la mamma, pago le tasse, faccio attraversare le vecchine sulle strisce come i bravi boy scout, non abbandono mai gli animali sulle autostrade, tutt'al più li cedo a famiglie bisognose, mi riempio la bocca con quel tanto di buonismo che basta e con quel poco di psicologia da romanzo rosa per far scena. Sono pigra, lo so. E' uno di quei pochi lati di me che mi piacciono un sacco. Faccio parte di quella schiera di sognatori come Troisi che spera di veder muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero. Mi sposto in macchina anche per fare il giro dell'angolo e se posso evito anche quello. Essere pigri è un lavoro. A volte stressante. Decidere di alzarsi dal letto il sabato mattina mi costa così tante energie cerebrali che poi ho bisogno di riposare tutto il giorno, domenica compresa. Non sono di quelle persone che fanno jogging, tennis, squash, beach volley, corrono a scuola d'inglese a pranzo, al corso di ceramica la sera e al corso notturno di origami. Mi basta quel che so. Nuotare senza affogare, dare due calci al pallone senza neanche spostare i piedi, giocare molto bene a tennis alla play station, camminare da qui a lì tanto per dimostrare coram populo che ho le gambe e per di più lunghe. Sono pigra e non me ne vergogno. Anzi odio quelli che si dannano l'anima per riempirsi la vita di impegni. Io non voglio impegni. Mi mettono in crisi le decisioni, le scadenze, il prendere appuntamento anche per la serata stessa. Ci vediamo se ci incontriamo, preferibilmente dentro una casa, chè fuori è stressante. Potrei guardare giornate intere lo schermo nero della tivvù in attesa che il telecomando si sintonizzi sul mio programma preferito. Faccio il minimo indispensabile per non farmi atrofizzare i muscoli. Alleno il cervello, a volte, quando non mi costa fatica. Credo nel motto: volere è potere. Sono della corrente di pensiero che sostiene che quello che la mente vuole, la mente fa; così sto educando gli elettrodomestici in casa perché se la sbrighino da soli. Guardo la lavatrice e le dò le istruzioni per il suo uso: ogni tanto per aiutarla accantono i panni sporchi bianchi da quelli colorati. Forse qualche risultato l'ho ottenuto. Stamattina m'ha portato il caffè a letto. Ma per il lavaggio dei panni sporchi ancora è lunga, però!
Tuesday, October 12, 2004
Nel mio quartiere.
Il grande evento del mio palazzo (a parte quando vengono le guardie per qualcuno ai domiciliari) è la riunione straordinaria di condominio. Non siamo come quei palazzi del centro con un amministratore che, una volta al mese o giù di lì, organizza una riunione dove tutti si scannano, parlano male del vicino e della moglie del vicino e si rovinano il fegato ma il giorno dopo buongiorno e buonasera in ascensore. Al mio palazzo non ci salutiamo mai perché siamo tutti "ignoranti" ma sinceri. La riunione viene indetta quando accade qualche calamità soprannaturale tipo quando qualcuno brucia "per caso" il portone con relativi citofoni e cassette della posta, quando si vuol fare la spia su eventuali appartamenti vuoti da occupare o quando ci si vuol mettere d'accordo su chi chiama quelli delle fogne perché veronica, la ragazza del terzo piano, oltre agli assorbenti usati qualche volta e "sbadatamente" butta nel vater anche i panetti di ascish. I nostri appuntamenti straordinari sono scanditi dalla musica soave dell'autoradio del Marana che pompa a intervalli regolari. L'ultimo successo che ci propina nelle ore più insolite e assurde della giornata tipo alle due del pomeriggio o alle otto di sera è "Vai Girardengo vai grande campione..." una canzone del novantacinque ma che dalle nostre parti va ancora per la maggiore. Il marana è un personaggio tutto da vedere: un occhio di vetro perso in una rissa e un figliolo in tutto spicciato a lui tranne che per l'occhio di vetro. L'altra sera ci siamo visti giù nell'androne per metterci d'accordo su chi avrebbe ridipinto i muri e le scale fino al quinto piano. Damiano, il calabrese, non parla mai. Forse si vergogna del dialetto. Ma non lo guardare mai per storto. Ha il coltello a serramanico sempre pronto. Patrizia scende con tutta la prole: un figliolo di due anni, il cane di tre e due subumane che non hanno né arte né parte però son buone buone e non si lamentano mai. L'egiziano del quarto piano non parla la nostra lingua. Però non si tira indietro quando deve pagare. La suora è il pezzo forte del palazzo. Ha il velo blu e non so a quale ordine appartenga. Ha paura che i vandali le entrino in casa. M'hanno raccontato che in salone tiene persino la farina sparsa per terra per controllare eventuali orme di estranei. Pare sia matta. Certo però è furba. Abbiamo trattato un sacco d'argomenti durante l'ultimo incontro: la pittura delle scale, la colletta per l'ascensore e per i citofoni, abbiamo sparlato di veronica visto che era assente e l'argomento clou è stata la notizia che la ragazza del figlio di franca è incinta. Sono partite le scommesse su chi fosse il padre: io punto su Pisellino. Il calabrese dice che non è stato lui. E ti credo, c'era la moglie davanti!
Mi hanno eletto capogruppo e così ho raccolto tutti i soldi che oggi ho perso alla slot machine di clara. Ho pianificato i lavori per le scale ma, per prender tempo, gli ammollato una tiritera su quanto costa la vernice a tempera e sul fatto che agli smorzi non si risparmia più come una volta, gli ho comunicato anche il costo della manodopera e gli ho tirato su anche tutta una storia sugli ammortizzatori sociali che mi sentivo quasi come Siniscalco. Alla parola ammortizzatori s'è svegliata una delle due subumane: dice che allo sfascio del cognato me li può rimediare lei sottocosto. Verso le nove ci siam salutati chi per un impegno chi per un altro: io dovevo vedere ER.
Stamattina scendendo ho incontrato il calabrese. Non m'ha salutato. Io neanche. Mi rispetta di più,così.
Mi hanno eletto capogruppo e così ho raccolto tutti i soldi che oggi ho perso alla slot machine di clara. Ho pianificato i lavori per le scale ma, per prender tempo, gli ammollato una tiritera su quanto costa la vernice a tempera e sul fatto che agli smorzi non si risparmia più come una volta, gli ho comunicato anche il costo della manodopera e gli ho tirato su anche tutta una storia sugli ammortizzatori sociali che mi sentivo quasi come Siniscalco. Alla parola ammortizzatori s'è svegliata una delle due subumane: dice che allo sfascio del cognato me li può rimediare lei sottocosto. Verso le nove ci siam salutati chi per un impegno chi per un altro: io dovevo vedere ER.
Stamattina scendendo ho incontrato il calabrese. Non m'ha salutato. Io neanche. Mi rispetta di più,così.
Sunday, October 03, 2004
Rimango sempre la stessa ragazza acqua e sapone.
capita che una mattina come tutte le mattine ti svegli e accendi il computer e, neanche fosse il giorno della befana, trovi delle sorprese che non ti aspettavi. capita che apri la posta e anziché trovarci le solite quattro e mail scarcagnate come quella dell'ufficiale giudiziario della tiscali che ti cerca per vecchie bollette arretrate e mai pagate, o quella della casa di preghiera di suor Mariapia che parla solo di santi e di dio, o l'e mail che ogni santa volta vuole "enlargiare" il tuo penis, capita che ti spuntino dal nulla delle lettere un po' strane. capita che queste mail ti avvertano che sei stato nominato (anche se non fai parte del cast del grande fratello) nella blogosfera e che un tale luca s'è appropriato di un tuo post che ti vergognavi anche a postare.
il sogno della mia vita, lo confesso, è sempre stato quello di fare l'investigatore. quando c'è da scoprire gli altarini di qualcuno sono sempre la prima ad essere disponibile e a prestare la mia opera anche senza retribuzione, tanto che una volta, per aiutare un'amica, ho dovuto seguire in piena notte una persona che, accortasi da subito di essere seguita, m'ha fatto fare il giro del colle oppio quattro volte e alla fine mi ha offerto anche un cordiale al bar delle guardie. in ricordo di quei giorni, comunque, mi sono messa alla ricerca di questo luca. ho fatto un giro tra i blog dove il post è stato anche postato e brillantamente commentato. avevo le lacrime agli occhi e le mani tutte sudaticce per tanto onore dato che i miei accessi giornalieri sono cosí scarsi che shinystat mi ha anche citato in giudizio per la cattiva pubblicitá che gli faccio. Ho messo al lavoro mio padre, pensionato, che ogni giorno ad ogni ora clicca per due o tre volte sul mio blog e anche la vicina di casa della zia di franca che clicca nella stessa modalitá peró ad ore alterne rispetto a mio padre (sennó shinystat lo capisce!). insomma non ho ancora risolto l'arcano. quello che posso fare peró é ringraziare fin d'ora luca o chi per lui, chiedendogli se oltre a mandare in giro i miei pezzi, puó provvedere anche a saldare i conti della tiscali e a passare in erboristeria per comprarmi il propoli e la vitamina C ché, data la folla qui sotto per via di questo post, non me la sento proprio di affrontare i fotografi!
il sogno della mia vita, lo confesso, è sempre stato quello di fare l'investigatore. quando c'è da scoprire gli altarini di qualcuno sono sempre la prima ad essere disponibile e a prestare la mia opera anche senza retribuzione, tanto che una volta, per aiutare un'amica, ho dovuto seguire in piena notte una persona che, accortasi da subito di essere seguita, m'ha fatto fare il giro del colle oppio quattro volte e alla fine mi ha offerto anche un cordiale al bar delle guardie. in ricordo di quei giorni, comunque, mi sono messa alla ricerca di questo luca. ho fatto un giro tra i blog dove il post è stato anche postato e brillantamente commentato. avevo le lacrime agli occhi e le mani tutte sudaticce per tanto onore dato che i miei accessi giornalieri sono cosí scarsi che shinystat mi ha anche citato in giudizio per la cattiva pubblicitá che gli faccio. Ho messo al lavoro mio padre, pensionato, che ogni giorno ad ogni ora clicca per due o tre volte sul mio blog e anche la vicina di casa della zia di franca che clicca nella stessa modalitá peró ad ore alterne rispetto a mio padre (sennó shinystat lo capisce!). insomma non ho ancora risolto l'arcano. quello che posso fare peró é ringraziare fin d'ora luca o chi per lui, chiedendogli se oltre a mandare in giro i miei pezzi, puó provvedere anche a saldare i conti della tiscali e a passare in erboristeria per comprarmi il propoli e la vitamina C ché, data la folla qui sotto per via di questo post, non me la sento proprio di affrontare i fotografi!
Wednesday, September 29, 2004
Un ponte per...la follia.
Ho deciso che mi prenderò un anno sabbatico. Ne ho bisogno. Mi farò un bel giretto in iraq con la mia amichetta del cuore. Voglio giocare alla pace nel mondo chè la sera risiko m'ha un po' stancato. Se sarò fortunata verrò rapita e il mondo al completo si mobiliterà per me, si faranno fiaccolate nelle città più importanti (compresa Pomona) e i politici si occuperanno della mia storia e anche mauriziocostanzosciò e mariadefilippi mi dedicheranno puntate su puntate dei loro programmi. Tutti penseranno che sarò morta o che starò dentro un tugurio col cappio al collo o in una gabbia con le catene ma io in realtà starò bene come un papa. I miei carcerieri saranno gentili, ne sono sicura, e si preoccuperanno di ciò che voglio mangiare e se vado al bagno chè con 'sti cibi arabi divento sempre stitica. I miei rapitori non saranno i soliti carcerieri, di quelli che mettono il catenaccio alla porta e ti tengono al buio e ti staccano pure mezzo orecchio o al brutto ti sgozzano; no, saranno delle persone fantastiche, mi prepareranno il panierino per il viaggio di ritorno e mi chiederanno anche perdono: che bello! Credo che questa vacanza mi farà veramente bene. Se sarò fortunata ingrasserò pure un chiletto che con tutto 'sto lavoro di volontariato che faccio dicono tutti che sono sciupata. Anche il presidente della repubblica parlerà di me la sera a cena con franca e il papa pregherà per me nelle laudi mattutine. Insomma andare in iraq, signori miei, lo consiglio a tutti. È meglio che andare a sharm el shaik chè l'ultima volta la cammellata notturna nel deserto non m'è piaciuta più di tanto. Quando tornerò ringrazierò questo popolo fantastico che è il popolo iracheno. Dice che laggiù qualcuno è morto. Mah? Sarà...starei attenta però a tutti questi allarmismi. Saranno le solite voci di corridoio!
Sunday, September 19, 2004
Touch Down!
Un proverbio indiano dice che per conoscere una persona devi camminare nei suoi mocassini, mio padre aggiungeva che per giudicare una persona devi vederla mangiare a tavola. Io nel mio piccolo dico che devi anche vederne il comportamento al bar. Io e lei. Ci guardiamo da lontano come in quei duelli al sole, quelli che vedi nei film dove sparano tutto il tempo e vanno a cavallo. Cercando di non perderla, io dribblo due vecchie incartapecorite con la borsetta stretta in mano e lei inciampa in un guinzaglio di un cane abbandonato. Continuiamo a fissarci e intanto il bar s'avvicina. Con uno scatto da centista scarto due che fumano e che parlottano e infilo l'entrata del bar. Sono prima e lei seconda. Mi guadagno la cassa avanzando tra i tavolini stracolmi di gente che fa colazione. Ordino il caffè. Ma prendere un caffè al bar nelle ore di punta è più arduo che fare il record di aderenza migliorata battendo maiorca e jacquesmaiòl insieme. Il bancone di solito è occupato da frotte di gente che, incoscienti di quello che avviene alle loro spalle, continuano a chiacchierare del più e della roma finchè non han bevuto l'ultima goccia di cappuccino, spazzolato l'ultima briciola di cornetto e dato anche una sbirciatina nel piattino delle mance per vederne l'entità. Io mi incavolo al bar. Sempre. Primo perché sono una persona educata e invece vorrei essere un'ignorante di periferia di quelli che ti fucilano con un sguardo, che sbraitano, urlano, sgomitano e stanno sempre e comunque davanti. Secondo perché ho una voce esile esile e di solito il barista non mi sente anche perché sto ancora parcheggiata in quinta fila dietro a quelle vecchine sorde dai capelli azzurrini che mi spiegassero che ci fanno al bar alle otto e mezza, ai garagisti con la tuta da meccanico e le mani unte di grasso e dietro pure quelle quattro finte lavoratrici ministeriali che al bar ci pernottano pure e ci arrotondano la vita e il punto vita. C'è chi mi spintona di qua e chi di lá. E io non vedo altro che fauci spalancate e occhi goduriosi che gustano finte prelibatezze ignorando gli altri e ció che ne consegue. In quel momento li odio. Li odio tutti. E gli auguro che quelle leccornie gli vadano di traverso e che il cappuccino gli faccia salire cosí tanto i trigliceridi da rovinare loro e le loro prossime generazioni. Riflettendo sulla figura dei dietologi e sulla loro inutilitá in certi frangenti, noto che il barista mi ha degnato di uno sguardo. Urlo. Urlo anche se odio urlare e mi sento violentata in quel momento. Ma il barista notoriamente sordo e distratto non capisce. La gente incurante continua a spalancare fauci. A inghiottire cibo che sembra non mangi da un'eternitá. Guadagno metri come nel football americano. Tra gomitate riesco persino ad arrivare al bancone. Touch down! S'è fatta quasi la mezza. Che dici, ordino anche un panino?
Wednesday, September 15, 2004
Che ci faccio qui, disse quel tale.
Ho ricevuto delle e mail che mi dicono che scrivo poco. Clara insiste perché scriva qui sul blog. Anzi in questi giorni mi sta corteggiando alla grande con panini e cocacole perché io la nomini: ha infatti annunciato a "popolo e comune" di amatrice che c'è un blog aperto solo per lei con tutte le sue battute che poi in realtà son le mie.
Ma io sto in crisi. In crisi di parole. In crisi con me stessa e con il lavoro che faccio. In crisi con quello che sono. Sforzati, dicono. Come se si trattasse di mangiare dopo una grande inappetenza, come se si trattasse di salire su una scala pur soffrendo di vertigini, come se si trattasse di uscire a piedi con il temporale, i tuoni e i lampi. Non ho parole. E quelle che ho o che ho avuto mi sembrano inutili. Stupide. Vuote. Sterili. Non ho battute da fare. Non ho racconti finti o veri che siano. Non ho niente dentro e questo è quello che risuona e che rimbomba come un boato: non sentire niente. Non sentire niente per nessuno. Non sentire caldo, freddo, fame o sonno, gioia o dolore. Non avere sensazioni. Non avere speranze. Accettare la vita, così come viene. Non riconoscersi in nessun posto e non riconoscere nessun posto. Chi mi vede in foto, mi dice che sembro un'indiana. Se vado in tunisia mi chiamano araba. E se vado in sardegna mi scambiano per una sarda. Dicono che ho certi gesti di mio padre. Ma il carattere di mia madre. L'intelligenza di mia nonna. La mentalità manageriale di mio nonno. I difetti di mio zio. E la scaltrezza di chi non so bene. Mi guardo allo specchio e vedo tutti. Tutti dentro. Ma non vedo chi sono. Che voglio. Non vedo niente che un agglomerato di gente che mi affolla l'anima e mi tira da una parte e dall'altra. Chi sono io? Sono preda degli umori senza trovare una stabilità. Sono preda delle paure anche le più stupide. Delle angosce. Delle gelosie. Devo migliorarmi e vorrei migliorarmi ma più mi sforzo e più affondo nel baratro dell'essere comune. Uguale a tutti pur essendo diversa. Poi capita che mi stufo anche a leggermi così. E la finisco qui. Clara sarà delusa. I cittadini di amatrice pure. Se ne faranno una ragione. Come per tutto e per tutti.
Ma io sto in crisi. In crisi di parole. In crisi con me stessa e con il lavoro che faccio. In crisi con quello che sono. Sforzati, dicono. Come se si trattasse di mangiare dopo una grande inappetenza, come se si trattasse di salire su una scala pur soffrendo di vertigini, come se si trattasse di uscire a piedi con il temporale, i tuoni e i lampi. Non ho parole. E quelle che ho o che ho avuto mi sembrano inutili. Stupide. Vuote. Sterili. Non ho battute da fare. Non ho racconti finti o veri che siano. Non ho niente dentro e questo è quello che risuona e che rimbomba come un boato: non sentire niente. Non sentire niente per nessuno. Non sentire caldo, freddo, fame o sonno, gioia o dolore. Non avere sensazioni. Non avere speranze. Accettare la vita, così come viene. Non riconoscersi in nessun posto e non riconoscere nessun posto. Chi mi vede in foto, mi dice che sembro un'indiana. Se vado in tunisia mi chiamano araba. E se vado in sardegna mi scambiano per una sarda. Dicono che ho certi gesti di mio padre. Ma il carattere di mia madre. L'intelligenza di mia nonna. La mentalità manageriale di mio nonno. I difetti di mio zio. E la scaltrezza di chi non so bene. Mi guardo allo specchio e vedo tutti. Tutti dentro. Ma non vedo chi sono. Che voglio. Non vedo niente che un agglomerato di gente che mi affolla l'anima e mi tira da una parte e dall'altra. Chi sono io? Sono preda degli umori senza trovare una stabilità. Sono preda delle paure anche le più stupide. Delle angosce. Delle gelosie. Devo migliorarmi e vorrei migliorarmi ma più mi sforzo e più affondo nel baratro dell'essere comune. Uguale a tutti pur essendo diversa. Poi capita che mi stufo anche a leggermi così. E la finisco qui. Clara sarà delusa. I cittadini di amatrice pure. Se ne faranno una ragione. Come per tutto e per tutti.
Tuesday, September 07, 2004
Il giubbotto.
E chi ci avrebbe mai creduto. Ho imparato tardi a guidare la moto e tra l'altro non sono neanche 'sto grande pilota. Quando mi voglio prendere in giro dico che faccio le curve sul cavalletto. Mi piacciono le due ruote ma a dovuta distanza: sará colpa della luna in vergine che da buona pigra ama le comoditá e la sicurezza. Sto trattando in questi giorni sul prezzo di un giubbotto di pelle usato. Nuovo no, a causa delle finanze post vacanziere. Ne ho provato uno, l'altro giorno. La ragazza, gentile e molto fiduciosa, mi ha detto di indossarlo con la moto per vedere se aderiva bene. Lei chissá di quali prodezze ha pensato fossi capace. Ho indossato il giubbotto nero rosso e bianco con protezioni da vero bikers e ho acceso la moto che, ringalluzzita da tale magnificenza e probabilmente non riconoscendomi cosí bardata, s'è impennata tutta. Impaurita ma con molta dignitá ho girato di corsa la chiave per spegnerla. Mio dio! come si permette, ho detto tra me e me. Andare su una ruota, io che ho paura anche delle due ruote. Ho riprovato ad accendere con molta circospezione e tenendo il piede sul freno e la mano sulla frizione. S'è accesa senza impennate; ho provato ad ingranare la prima e a dare un gas leggero come se l'episodio di prima non m'avesse neanche toccato. Ho fatto un bel sorriso alla ragazza del giubbotto che mi guardava tutta speranzosa di vedere chissà cosa. Un rombo enorme e sinistro è uscito dal motore. Uno stridío di gomme e una partenza che allo starter del gran premio di occhenaim avrei lasciato dietro rossi, biaggi e anche maicol felps. Per fortuna che all'incrocio con la piazza non passava nessuno. Subito il motore è salito su di giri. Ho girato a destra verso il Palladium e ho toccato col ginocchio per terra tanto che mi son giocata i pantaloni buoni della prima comunione. In pochi secondi ero a cento, centodieci, centoventi, centotrenta sulla salita vicino l'ospedale. Ho pensato: vabbé, perlomeno il pronto soccorso è vicino. Poi ho chiuso gli occhi come se la cosa non mi riguardasse piú. Altra curva in discesa stavolta, altro ginocchio buono partito. La moto continuava ad andare come posseduta. Al primo giro della garbatella ho battuto tutti sul tempo e ho visto clara al bar sventolare qualcosa di simile a un paio di mutande a puá da uomo. Al secondo giro, ho preceduto una cinquecento rossa truccata e una bmw della polizia che inseguiva due extracomunitari neri su una vespa argentata. Al terzo giro si è formato un capannello di gente con le classiche trombette da stadio e con striscioni e cartelli che data la velocitá e la miopia non sono riuscita a leggere. Poi, all'angolo tra la piazza e il parrucchiere di roberta è finita la benzina. Appiedata e un po' sconvolta ho riportato la moto al suo posto. Mi sono tolta di corsa il giubbotto di pelle nero rosso e bianco con protezioni da vero bikers e l'ho restituito alla ragazza mettendole come scusa che con la velocitá si gonfia troppo. Credo che per quest'inverno potrei ritirar fuori dall'armadio quel vecchio spolverino grigio finto militare. Mi va un po' corto di braccia, ma almeno non m'ha mai fatto brutti scherzi!
Moglie e buoi dei paesi tuoi.
Gente strana quella che va in vacanza. O forse sono solo strana io. Siamo partiti in sei, quest'anno. Ho pensato che un po' di sano svago e di riposo mi avrebbero fatto bene. La casa era piuttosto isolata e fuori il paese, senza schiamazzi e molto tranquilla. Siamo arrivati tutti stanchi, quasi distrutti dal viaggio in moto quindi non ho badato al fatto che per la prima sera andassimo a letto quasi al tramonto. Ho dato la colpa alla stanchezza, mica ad altro. La prima mattina ho aperto gli occhi svegliata da un gran botto. S'era chiusa la porta del bagno vicino la mia camera. Ho guardato l'ora: le otto meno dieci. Credo di aver imprecato. Si, ho imprecato e di brutto. Prima ho pensato che qualcuno fosse andato semplicemente in bagno. Ma poi un odore di caffè m'ha invaso di colpo le narici e come il cane di Pavlov ho spalancato gli occhi cercando di capire chi maledetto s'aggirasse per la casa a quell'ora indecente. Esco dalla stanza e trovo la sorpresa. Erano tutti in piedi indaffarati e giá pronti in costume. Ero contenta di essere in vacanza, cosí la situazione non mi è pesata piú di tanto. O forse avevo solo la luna buona quella che calma anche le belve piú feroci. Parlavano tutti e tutti insieme: parlavano delle spiagge da visitare, del giro in barca da fare, parlavano di cibo per il pranzo, parlavano addirittura dei programmi per il giorno dopo e della cena per la sera e della spesa e del porceddu che va assolutamente assaggiato e della seadas che è buonissima col mirto. Ho fatto finta di niente, ho pensato che fossero solo entusiasti per quel viaggio cosí avventuroso. Il secondo giorno stessa storia. Rumore dello sciacquone alle sette e un quarto stavolta. Esco dalla stanza e c'era già chi preparava panini con avanzi di spezzatino della sera prima e l'insalata. Ho pensato alla pazzia criminale. Non la mia, naturalmente. Ho dato la colpa ai bioritmi e dentro di me ho scusato tutti dicendo che forse per ambientarsi ci vogliono un po' di giorni. Il quarto giorno erano le sei e mezza e c'era giá gente in piedi. Avevano preso i cornetti, che cari! Non li ho mangiati, ovviamente, visto che col primo rutto di caffè di solito mi vien su la cena della sera prima e se sono sfortunata anche il pranzo di due giorni prima. Il quinto giorno, un silenzio strano. Esco dalla stanza e rimango lí allibita e intontita con i miei calzoncini rossi da giocatore di basket e la maglietta bucata UsaforAfrica. Erano giá tutti pronti per la gita in barca, chi con le pinne, chi con la maschera per i fondali marini, chi con i braccioli e la ciambella perché non sa nuotare, chi con l'olio solare al cocco che di prima mattina non lo auguro neanche a bin laden. Ho pensato alla follia quella vera, non la mia neanche stavolta. Ho pensato che cerchiamo la pace tutto l'anno e poi facciamo di tutto per non trovarla. Ho pensato che sto invecchiando e che l'anno prossimo mi chiuderó su una montagna a fare il "romito" come dice Eduardo. Gente strana quella che va in vacanza. L'ultimo giorno ho messo la sveglia alle tre e cinque. Per non lasciare roba in frigo ho fatto una specie di frittata con tutto quello che c'era: otto uova vecchie, una cipolla tutta ingiallita che non odorava neanche più, tre funghi sciampignón, due ravanelli, tre olive con noccíolo e anche cinque wurstell di pollo. Ho pulito tutta casa e ho preparato le valigie di tutti. Per accontentare il mio marte in scorpione in cerca di vendetta immediata li ho svegliati alle quattro e tre quarti e siamo arrivati alla nave sette ore prima, che ancora albeggiava. Non vedevo l'ora di tornarmene a casa. Per riposarmi, ovviamente.
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