Thursday, August 19, 2004

Grazie Lisbeth!


Peccato per i fiori che appassiscono in luogo solitario senza che nessuno
ne abbia mai conosciuto colore e profumo.
Peccato per le perle che giacciono in fondo al mare e per i sentimenti
che la giovinezza dissipa.
Peccato per i sogni che si struggono nel tempo, per le offerte che
non sono gradite.
Peccato per i desideri che sono rimasti insoddisfatti, per i canti che non
hanno chi li ascolta.
Peccato per il coraggio che non giunge a un cimento.
Peccato per i cuori che non trovano sostegno.
A. Asnyk

A te
Mariemarion e a te Pupa offro questo bellissimo passo di Adam Asnyk poeta polacco del 1800 cantore del cosmo e del creato.

A settembre mi tocca tatuarmi un domatore.

Vado al mare e poiché è la prima volta cerco di andarci nelle prime ore del mattino visto che sono bianca immacolata e quasi catarifrangente. Mi spoglio e m'assale una leggera brezza che rende il caldo sopportabile, anzi quasi piacevole tanto che non m'accorgo che sto per cuocermi a puntino. Mi sdraio sull'asciugamano bianco che se non fosse per il costume rosa farei "pandant". Passa mezz'ora e sento una gran botta. Qualcosa m'aggredisce la gamba. Di soprassalto alzo lo sguardo e penso a un insetto, ma non vedo niente. Poi di nuovo uno scossone al polpaccio. M'alzo come una pazza e vedo il drago. Il drago che ho tatuato s'è ribellato alla calura. Mi scappa dalla gamba e mi tocca rincorrerlo per tutta la spiaggia. Con quello che è costato, non posso farmelo scappare. Che scena, mi hanno detto, sembravo rocky che rincorre la gallina. Sto correndo come una matta a destra e a sinistra e mi scappa anche la tigre dall'avambraccio. Dice che ci pensa lei a riprendere il drago. Giá immagino la scena del mio povero drago nelle fauci della tigre quando i delfini mi strattonano e mi tirano verso l'acqua. Cerco di correre in direzione opposta ma niente, quelli spingono sulla caviglia e debbo dire nell'acqua alta ho fatto la mia porca figura. Tra una pinnata e l'altra vedo che dalla spiaggia scappano tutti. Il drago sta sprigionando fiamme alte e rosse. La tigre sta attaccando un cane di un cieco che faceva il bagno. Anche i gechi di Escher che avevo sul collo del piede se ne sono andati: sono sotto un ombrellone con una coppia di svedesi e giocano a tresette vincendo pure tra l'altro. Intanto io continuo a delfinare come maicol felps. E sulla battigia c'è il putiferio: la tigre ha sbranato tre persone. Il bagnino ha chiamato i pompieri ché il mio drago ha bruciato tutti i capanni e una parte delle cabine. Riesco a calmare i delfini ed esco dall'acqua. Un dolore atroce mi colpisce la spalla. Il pegaso sta scalciando. Neanche poggio lo sguardo che quello mi sfugge. Con un gesto repentino lo blocco e gli monto in sella. Cavalco verso il drago e riacciuffo anche la tigre. Offro la rosa tatuata al drago che la brucia con una fiammata e placo i delfini. Richiamo all'ordine tutti i gechi e riesco anche a riprendermi la coccinella che s'era posata sulla spalla di un marocchino che vendeva bandane e ciddí. Chi manca all'appello? Il sole del polpaccio destro: lo ritrovo sotto l'ombrellone dell'ingegnere che fa compagnia al Sole24ore fresco di stampa. Riacciuffo pure quello. Preparo la sacca. Me ne vado piú di corsa che di fretta visto che giá mi vogliono far pagare tutti i danni. La sera li ho puniti tutti: a letto senza cena, ho detto loro con molta fermezza. Solo la tigre ha mangiato. Quella ancora mi intimorisce. Ma io non glielo dico.

Saturday, August 14, 2004

CSI scena del crimine. Puntata pilota.

Non so neanche che ora fosse. L'una le due le tre. Ho sentito un gran rumore fuori e aprendo gli occhi ho visto la mia camera illuminata a giorno da un faro. Eccoli, ho pensato tutta insonnolita. Gli extraterrestri sono venuti a predermi per farmi fare un giro nell'universo e nei suoi dintorni. Piombo giú dal letto e infilo due cose al volo nella sacca, quella buona dei viaggi importanti. Porto anche la macchinetta digitale: hai visto mai che posso vendermi le foto a novella duemila e diventarci pure famosa. Col fiatone e un po' di nostalgia apro la serranda. Luci stroboscopiche blu che volteggiano nell'aria m'accecano all'istante. Un faro è puntato sul mio palazzo e credo m'abbia fatto anche un rx al torace e alla dentatura tutta. Un sacco di gente é in pigiama. I ragazzini sono mezzi addormentati. Er marana é col pitbull cattivo al seguito. E mandingo con la maglietta nuova nuova della rizla. Rinsavisco e con tutta la razionalitá che si puó avere nel pieno della notte dopo essere stati svegliati di soprassalto capisco che gli extraterrestri avevano qualche altro impegno e che c'è ben altro nell'aria. Mi sporgo meglio e m'accorgo che due finestre piú in lá esce un fumo nero disgustoso e puzzolente. M'allarmo per un secondo. Penso che il palazzo possa esplodere da un momento all'altro. Ma la pigrizia di vestirmi mi blocca. Tanto ci sono i vigili del fuoco che hanno giá domato l'incendio. Guardo meglio e vedo un sacco di guardie con la pistola in mano. Gente spaventata. Tutti che parlottano. Uno che urla. Il matto, dicono. Era depresso, dice Anna la trasteverina. Ha dato fuoco a tutto. Ma l`hanno salvato. Cerco tra la folla di gente di vedere se c'é Grissom e la sua squadra che son venuti ad analizzare la scena del crimine. Niente. Solo un'autoambulanza che continua a far girare quella luce che illumina ora l'albero selvatico di pesche, ora la jeep del calabrese, ora l'abete mezzo sbilenco, ora la mia faccia affacciata alla finestra. Quando illumina me, sorrido e faccio ciao ciao con la manina. Forse c'è anche canale cinque e qualcuno potrebbe vedermi in televisione. Intanto le guardie immobilizzano l'incendiario dopo non so quanto tempo e quante urla. Lo sedano, credo. Lo portano via in barella. Poi l'autoambulanza con la sua luce blu se ne va via. A poco a poco s'allontanano tutti. Come allo stadio la domenica, come alla fine di un concerto, come dopo un pranzo di matrimonio. Ognuno con la sua versione da raccontare: chi ha chiamato per primo i pompieri. Chi ha visto per primo le fiamme. Chi è sceso per primo giú in strada. Chi ha aiutato le guardie nella cattura. Del depresso non parla nessuno. Come non se ne parlava prima, del resto.

Wednesday, August 11, 2004

Solo con tutti. C.B.

La carne copre le ossa
e ci mettono dentro
una mente e
qualche volta un'anima
e le donne spaccano
i vasi contro i muri
e gli uomini bevono troppo
e nessuno trova quello
giusto
ma continuano a cercare.

non c'è nessuna
possibilitá:
siamo tutti intrappolati
in un destino
singolare.

Nessuno trova mai
quello giusto.
gli immondezzai della cittá sono pieni
i robivecchi sono pieni
i manicomi sono pieni
gli ospedali pieni
i cimiteri pieni

nient'altro
si riempie.

Wednesday, August 04, 2004

Matrioska.

Compongo il numero. "Benvenuto nel nuovo servizio abbonati. Il servizio è disponibile dal lunedi al venerdi dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 19.30. Se è un cliente Tal de' Tali la chiamata è gratuita. Se è un cliente aziendale digiti 1, se chiama da rete fissa digiti 2, se è un cliente residenziale digiti 3 ".
Col cervello in fase di liquefazione come il sangue nell'ampolletta di San Gennaro, spingo 1 e attendo. Ricomincia la solfa: "Se desidera trasmetterci dei dati digiti 1, se desidera fare richiesta dati digiti 2, se desidera il dettaglio chiamate digiti 3, se desidera parlare con un operatore digiti 4".
Alla parola operatore, mi brillano gli occhi neanche alla vista di Padre Pio che fa il miracolo.
"Quella" ricomincia: "Se desidera sospendere il servizio, digiti 1; se desidera fissare un appuntamento digiti 2, se desidera altre informazioni digiti 3".
Completamente imbambolata sul da farsi, spingo il 3: "Se desidera parlare con un operatore per chiedere informazioni digiti 1, se desidera parlare con un operatore per invitarlo a cena digiti 2, se desidera parlare con un operatore per sfogarsi dei suoi problemi digiti 3, se desidera solo un operatore digiti 4".
Mi butto alla cieca e spingo 1: "Se è un cliente abbonato da più di tre anni digiti 1, se è un cliente che deve abbonarsi digiti 2, se è un cliente del dottor Galano digiti 3".
Facendo mente locale sul nome del mio medico di base, spingo 1 e attendo: "Se desidera avere un prestito a interessi zero da non restituire mai cambi spacciatore, se desidera fare tredici al lotto vada a Lourdes, se desidera andare in vacanza gratis a costi zero e senza passare dal via c'è un Cim poco lontano da casa sua".
Esterrefatta, metto giù la cornetta e impreco. Squilla il telefono e rispondo. E' l'operatore che mi invita a cena. Accetto. Ma paga lui.

Cronache dal di qui.

Siamo tutti più poveri quest'anno. La città ancora non s'è svuotata come al solito. Sarà per la luna in vergine che sta sempre lì a fare i conti della serva, ma mi sembra che siano ancora tutti ai loro posti di lavoro. Qui e in giro non ha ancora chiuso nessuno. Il raccordo, sera e mattina, è strapieno di macchine come nel resto dell'anno. A parte i politici tutti abbronzati e curati e i giocatori che affollano i bilionaire vari, mi chiedo chi sia andato già in ferie quest'anno. Vedo un sacco di gente che stringe la cinghia così forte che stenta a respirare. Ma Lui, malgrado gli sghignazzi del resto del mondo, ci dice che va tutto bene. Che siamo in ripresa. Che siamo ai livelli degli altri. Non mi sembra. Io sono ancora qui malgrado ieri sera fossi invitata al compleanno di Charlotte di Monaco. Clara è ancora aperta malgrado la cena dai Conti Vanzetti. Franco l'alimentari vende pane a file lunghissime di persone. Anche Pio il ciabattino è al suo posto di comando risuolando e ribattendo tacchi e suole. Non parliamo di Diego il fabbro che malgrado due bimbi sta ancora aspettando l'incentivo governativo sul secondo figliolo nato da poco. Ma Lui ci dice che va tutto bene. Che siamo in netta ripresa. Che siamo ai livelli degli altri. Le auto però affollano ancora tutti i parcheggi. L'università brulica di ragazzi. Via del corso è intasata come nei giorni natalizi e i negozianti sono tutti lì a sfruttare anche l'ultimo minuto per racimolare due lire in euro. Sono aperti solarium e centri estetici. Dai tiggì si vede Ostia piena di file chilometriche che neanche fosse la Costiera amalfitana. Ma Lui ci dice che va tutto bene. Che siamo in netta ripresa. Che siamo ai livelli degli altri. Accontentiamoci di quello che dice Lui. Forse parla della nostra ricchezza interiore. E poi non specifica bene chi siano gli altri ai cui livelli siamo in pari. Forse l'Argentina? Sarà, ma tutta 'sta gente che non parte alla fin fine fa pure compagnia. Ci ritroviamo tutti al bar a sognare terre lontane e a lamentarci del governo ladro, dell'iva e dell'inps e che l'euro ci ha rovinati a tutti e che il Lupo l'hanno ammazzato come un cane e che a Cogne c'è un matto in pigiama taglia extra-small che ammazza bambini per dar la colpa alla Franzoni. Ma tanto Lui ci dice che va tutto bene. Che siamo in netta ripresa. Che siamo ai livelli degli altri. E noi facciam finta di credergli tra una risata e l'altra, una stretta di cinghia e una pacca sulla spalla. Siamo ricchi dentro, noi. Chissà che non ci tassino pure lì!

Monday, August 02, 2004

Ritratto di famiglia.

E' caduto un passerotto dall'albero, ieri mattina. L'ho visto là tutto solo nella radura in preda a quei gattacci randagi che scartano il salame e la mortadella ma adorano uccelli e merli. Son scesa quasi in mutande stravolta e con le cioce che quasi inciampavo. Per difenderlo da me s'è fatta sotto tutta la famiglia dei suoi parenti al gran completo: padre con ringhio fischiettante, madre dal piumaggio argentato, lo zio cieco e la nonna che viene da una famiglia di passeri per bene. Ma io non volevo fargli del male, ho cercato di spiegar loro. L'ho portato a casa. Mi guardava con quel certo non so che. Chissà che voleva. Fermo non ci stava così l'ho messo in una scatola. Non si fermava neanche lì: eppure era una scatola Nike, mica cotica. Certo è che sull'albero di fronte alle mie finestre non ce lo potevo rimettere. Non sapendo che fare l'ho adagiato su un vaso di citronella contro le zanzare sul davanzale. Sono andata a mettermi le scarpe e i calzoni chè avevo paura si sarebbe buttato di nuovo di sotto. Non mi andava si scendere ancora in desabiglè! Son tornata in cucina e ho fatto un balzo degno di carl lewis prima maniera. Tutti i passeri del vicinato avevano invaso la casa. Lo zio cieco si stava facendo due uova in cucina. Al bacon, mi ha detto. Soffre d'anemia. La madre, scocciata, mi ha fischiettato qualcosa non so in che lingua. Per rispetto li ho lasciati soli. Per tutto il pomeriggio son dovuta stare relegata in camera. Ho letto quasi tutto bukowski e già che c'ero ho scritto le mie memorie. Ho stirato sette camicie. E ho lavato anche il bagno. Distrutta mi sono diretta in cucina verso le otto per prepararmi un boccone. Loro avevano già apparecchiato. Il piccoletto era sul suo seggiolone. La nonna cuciva non so che tutina di lana. Lo zio cieco era sempre alle prese con le sue due uova. Al bacon. Svolazzavano per tutta casa. Liberi come se fossero in cielo aperto. Mi sono sentita di troppo. Sono uscita. E li ho sentiti sghignazzare felici appena chiusa la porta. Ho girato tutta roma più volte. Chissà a che ora dormono i passeri, mi son detta. Verso le due, stravolta e senza cena, ho messo la chiave nella toppa. Silenzio. Entro e vengo invasa da un odore di sigaro cubano. In salone c'erano dieci passerotti, cinque intorno al tavolo che giocavano a poker. Lo zio cieco stava vincendo. Mi sono unita a loro. La posta era abbastanza alta. La nonna, grande giocatrice, ha rilanciato. Non avevo granchè, in mano. Cip, ho detto io. Ho perso. Ma lo zio cieco barava. Credo.

Tuesday, July 27, 2004

Attenti al lupo.

Camminavo lilla lalla con la moto quando due in divisa mi fanno accostare. Documenti, prego. Non li avevo, come al solito. Non li porto mai con me, tanto che se mi succede qualcosa mi devono riconoscere dagli innumerevoli tatuaggi. Il libretto, prego, insistono loro. Non ho neanche quello. Mi danno una rapida occhiata. E chiamano la centrale o non so chi, forse la moglie o l'amante di uno dei due. Conosce il Lupo, dice uno di loro. Mo' chi è 'sto lupo, penso tra me e me. Lei dov'era tra le quattro e le cinque del 24 luglio? E tra le due e le tre del 21 luglio? Rispondo che non mi ricordo e che non so chi sia 'sto lupo. Intanto uno dei due ferma anche una vecchina ultraottantenne con l'apparecchio acustico nell'orecchio destro e scarpe ortopediche. Anche per la vecchina solita trafila. Documenti prego. Conosce il Lupo? Dov'era tra le quattro e le cinque del 24 luglio? E tra le due e le tre del 21 luglio? Vedo che la vecchia se la cava meglio di me. Il Lupo, dicono loro a bassa voce, non è lei. Rimangono i sospetti su di me che sono in moto e senza documenti. Dico loro che sono una ragazza. Loro non ci credono. Il Lupo ne sa una più del diavolo in quanto a travestimenti, rispondono loro. La vecchina riparte a gran velocità. Saranno le scarpe ortopediche? Io rimango lì ammirata. Arriva una chiamata. Hanno avvistato il Lupo nella campagna romana. Mi lasciano andare. Sì, effettivamente lei è una ragazza, dicono loro. Mi danno i soliti ammonimenti di rito. Riparto in prima che la moto salticchia pure. Non ci ho preso la mano, ancora. Sento ululare. Sarà la vecchina?




Friday, July 23, 2004

Riveduto e corretto. Visto si stampi.

Sabato sono andata a fare shopping chè non avevo più niente da mettermi. Mi son buttata giù dal letto prestissimo e ho dato appuntamento a Carlotta all'edicola all'angolo dove subito subito ho acquistato un bel paio di infradito firmate parah regalo di Max. Ho mollato le mie scarpe vecchie e spuzzolose vicino al cassonetto del vetro che s'è pure avvicinato un barbone e m'ha guardato male. Con Gioia regalavano il pareo azzurro e con Gente la magliettina a costine che volevo già da tanto. Ho comprato pure Novella 2000 perché regalava il materassino a pois e ci posso fare il bagno al largo come chi ha la barca e con Donna Moderna ho finalmente trovato quel bel borsone finto militare che mi servirà per andare ad Ornano Grande a ferragosto alla sagra dei fagioli e le costarelle. Il costume? Era in omaggio sia con Oggi che con Eva Tremila. Ho scelto quello di Oggi chè è meno scosciato e mi ci sento più a mio agio. Con Sorrisi e Canzoni ho comprato i racchettoni per giocare sulla spiaggia ma la pallina la davano in regalo con CentoCose e così ho comprato pure quello. Famiglia Cristiana mi ha dato in omaggio un bel paio di occhiali da sole di quelli con lenti sessuo-fobiche che quando li metti vedi pure la Madonnina piangere. Per finire ho comprato Cosmopolitan per quel bel paio di braccioli colorati che li posso regalare a Patrick visto che arriva pure il suo compleanno. Solo una cosa mi lascia perplessa: ma col pignone zincato che regalava InSella che ci faccio?

Wednesday, July 21, 2004

Sarà stato il Cogn-ato?

Quando la sera in tivvù non fanno niente, dopo le nove ci incontriamo tutti alla cabina per passare qualche ora al fresco. C'è Patrizia con il figlio al guinzaglio e il cane nel passeggino, c'è Mauretto il venditore ambulante, c'è Mauro il ladrone, Antonio che la madre fa le pulizie e Claudio che lavora nei bagni del metrò, Vittorio che fa il barista e Katia che lavora da ikea. Ogni tanto passa in macchina a cento all'ora Er marana che alza un venticello niente male e noi per un po' "rifiatiamo". La moda di questi giorni alla cabina è quella delle scommesse. Scommettiamo su tutto ma non sul calcio che è già una scommessa vincere. Riguardo la Franzoni come quotazioni diamo la Franzoni come assassina uno a dieci. Cinque a cinque che è stato il marito. Sette a dieci che è stata l'amica psicologa. Sei a uno che è stato il il figlioletto piccolo. Dieci a uno che si è trattato di suicidio. Ora alla cabina aspettiamo che Taormina ci "illumini" con nuove rivelazioni. Patrizia, che per un periodo ha "frequentato" un avvocato di settantotto anni con il mal di cuore, ha detto che non è da escludere che potrebbero esseri stati anche Erika o Omar durante l'ora d'aria. Io ho puntato dieci euro sul maggiordomo. Lo sanno anche i sassi che i maggiordomi di solito se ne vanno in giro per Cogne con i zoccoli e il pigiama della Franzoni!



Monday, July 19, 2004

L'omino delle serrande s'è fatto l'aiutante.

Il più delle volte mi sento inadeguata. Sento che non appartengo a nessun posto. Se mi guardo da fuori mi vedo strana. Persino stupida con le mie battute. Financo immatura. Non ho una buona visione di me anche se inforco gli occhiali da vista. Eppure non sembra: mi mostro spavalda per non sembrare impaurita. A volte combattiva per non mostrare il fianco. Spesso simpatica per non lasciarmi intravedere dentro. Contenta anche se dentro piango. Forte anche se ho paura. Positiva anche se vedo il nero tetro senza neanche una sfumatura. E' una lotta continua tra l' essere e l' apparire. E per non pesare in giro cerco sempre di apparire e poco di essere. E' difficile farsi accettare. Ancor di più accettarsi per chi ha amor proprio. Facendo un sunto, non ho un buon rapporto con me stessa. Anzi, direi che mi parlo e mi rispondo a giorni alterni. In certi giorni, come oggi, mi ignoro. Mi vesto senza chiedermi il parere. Non mi guardo neanche allo specchio. E se butto l' occhio allo specchio che ho qui davanti al pc, non mi saluto neppure. Non è facile sopportarsi: la convivenza dentro se stessi a volte è difficile. Tutti che parlano e nessuno che dice le cose come stanno. A volte vorrei uscirmene dal corpo e chiudere le imposte dell' anima e della mente. Andarmene in giro senza meta. Vagare nell' aria senza una ragione precisa. Fluttuare come un pesce. Ma il pesce fluttua? Mi sento inadeguata e anche ignorante. Lo so, è un post un po' strano. Chi gli va lo legga. Chi non gli va, no. Non fa un piega!



Thursday, July 15, 2004

E' proprio vero: la gente "portano" jella!

"Salve...buonasera chiamo per l'annuncio su portaportese..."
"Quale annuncio, scusi?"
"Quello per il Monster. È venduto?"
"No..."
"Di che anno è? Quanti chilometri ha fatto? Che colore è? Sei unico proprietario? Si può vedere?"(domando a raffica senza prendere neanche fiato visto che chiamo su un cellulare)
"Va bene per te domani mattina? io sto dalle parti di...ok allora alle dieci!".
"Grazie ciao"
"Ciao".

Non dormo la notte. Vado all'appuntamento. Mi vesto anche bene per l'occasione: ho messo su anche la cravatta. Giro la curva e lo vedo. Bello. Nero. Già da lontano sentivo la sua vocina che mi chiamava: "Pupaaaa...sono qui...compramiiii!"
Parlo col tizio. Uno importante, tra l'altro. Il monster era di una ragazza di padova. Lui ci ha viaggiato pochissimo. Dò un'occhiata alla meno peggio chè io di motori non so neanche dove va l'olio per friggere. Però mi dò un tono da futura motociclista. Lo accende e il cuore comincia a palpitarmi, le orecchie si ringalluzziscono tutte come quando sentono il dolce richiamo di Clara, la barista. Non m'importa più di niente, in quel momento. Il prezzo è buono. Non m'importa neanche che non ho soldi e che devo ancora vendere lo scooter. Penso tra me: lo compro. Dico a lui: io lo comprerei. Serve un acconto, gli chiedo. "Ma no, mi dice convinto, a me basta anche una stretta di mano. Come si faceva un tempo. Io ho una sola parola!"
Mi convince. Me ne vado e non faccio altro che pensare a quel rumore nelle mie orecchie.
Mi comincio a muovere: m'informo del passaggio di proprietà, trovo compratori per lo scooter, mi faccio fare preventivi da tutte le compagnie assicurative d'italia e provincia. Sto per vendere lo scooter. E mi chiama lui. Penso che mi debba dare un appuntamento per l'indomani. No, mi vuol solo comunicare che ha venduto la mia moto. Mi dice che ha chiamato per correttezza.

Reazioni.

Reazione da marte in scorpione: la prossima volta con la stretta di mano, impiccatici!
Reazione da lacrima di coccodrillo: mamma aveva ragione. Non dovevo dirlo in giro chè qui la gente "portano" tutti jella!
Reazione da pensiero positivo: meglio così, si vede che non doveva andare.
Reazione da chi ci ripensa come i "cornuti": era meglio che gli davo cento euro.
Reazione da luogo comune: non ci sono più le strette di mano di una volta come non ci sono più le mezze stagioni e i cibi hanno tutto un altro sapore.

A.A.A. Cercasi Ducati Monster 600. Prezzo da concordare. Esclusi perditempo e strette di mano.

Sunday, July 11, 2004

Poi dice che l'acquario é bugiardo.

Ho un'amica. Quando esco con lei e con altre persone, non so mai come devo comportarmi. Mi fa il lavaggio del cervello senza neanche l'ammorbidente e comincia una storia lunga una quaresima: se c'è Matteo, ricordati che io sto con Luca. Se c'è Luca ricordati che io non lavoro dove lavoro ma dove tu sai. Se c'è Linda ricordati che io non sto piú con Matteo e neanche piú con Luca. Se c'è Alfredo ricordati di dirgli che io non parlo piú con Linda. Se c'è Francesco io non ho l'etá che ho ma cinque anni di meno. Insomma cerco sempre di evitare le uscite con lei anche perché in quanto a gaffes non ne risparmio mai una. Pochi giorni fa la mia amica ha fatto una cena per il suo compleanno. Una dramma. Per prepararmi adeguatamente ha cominciato a darmi ripetizioni circa la sua vita giá da natale. Sono andata alla sua festa con gli appunti scritti anche sulle mani e mi ripetevo: dunque Matteo non sta piú con Luca, Linda non lavora dove lavora lei, Alfredo è morto, Francesco s'è fatto frate e la mia amica? Non mi andava di farle fare brutta figura e cosí sono stata zitta tutta la sera ché tra l'altro poi io le feste le odio pure. Mi sono messa in un angoletto e ripassavo a mente, sbirciando ogni tanto gli appunti sulle mani. Non s'è avvicinato nessuno. Hanno creduto che fossi snob o apatica, non so. Solo sul finire della festa, s'è avvicinato Matteo e mi ha chiesto da quanto conoscessi la mia amica. "Quale amica, scusa?", ho risposto senza esitazioni.

Friday, July 09, 2004

C'è un dottore in sala?

Quando ho aperto l'attività, cinque anni fa circa, passavo le giornate guardando il telefono. Sembravo uno di quegli attorucoli americani che han fatto l'audizione e passano il tempo chiusi in casa aspettando una chiamata. Il primo squillo, ancora lo ricordo, mi ha provocato un sussulto con battiti bel oltre i cento e sudori freddi. Non mi andava di rispondere subito, cosi' ho lasciato squillare. Una, due, tre volte: "Multimedia pubblicità, buongiorno..." ho detto con fare molto professionale.
"Che c'è l'Avvocato Patalaro?". Ho risposto che aveva cambiato numero. Per alcuni mesi le uniche telefonate che ricevevo erano per l'Avvocato Patalaro. Ero frustrata e anche giù di morale. Avevo paura di rispondere. Finchè un giorno necessità fa virtù, chiama una signora per l'avvocato. Stava divorziando, poveretta. E mi ha chiesto un consiglio. Da quel giorno lì ho cominciato ad esercitare a tutti gli effetti. Ho comprato un taglièr grigio fumo di londra e una ventiquattrore di mucca pazza. Ho dibattuto tante cause tra le quali una per l'uccisione di un mulo da soma stressato per il lavoro. Ho difeso anche un albanese sorpreso a rubare fiori sulla tomba della moglie. Credo li portasse all'amante turco. Le parcelle m'hanno fatto campare per un bel po', finchè non son scemate le telefonate. L'avvocato ha avvertito i suoi clienti. Io ho perso tutta la clientela e ho cominciato a fare il mio lavoro, purtroppo. Ricordo quei momenti con nostalgia. L'altro giorno ho risposto al telefono e cercavano un dottore. Ho già comprato lo stetoscopio e l'apparecchio per misurare la pressione. Hai visto mai!

Thursday, July 08, 2004

Non parlate al conducente.

Sono le dieci e mezza e il semaforo è rosso. Sto di fronte all'entrata di cinecittà da dove escono i divi del cinema e i nuovi divi televisivi. S'accosta uno scooter come il mio. Solo che è il modello vecchio. E' buio. Al semaforo ci sono io. Lei sullo scooter. E una twingo gialla ocra con due pakistani col turbante. Dò un'occhiata furtiva alla ragazza. Penso. Poi mi dico "no, non credo voglia tirare!". Sta per scattare il verde. Faccio la vaga e attendo una reazione. Aspetto ancora il verde, ma lei scatta prima. Ah, le donne, non sono mai sportive! Dò gas. Molto gas. La supero. Inizia un tratto che porta al raccordo dove puoi raggiungere belle velocità con cavalcavia, discesa e diramazione a destra per ikea e a sinistra verso il raccordo. Sto davanti alla scooterista con un ghigno da centaura. Sento una voce. Mi distraggo. E' la luna in vergine. E' paurosa di suo, ma come scusa mette il costo della benzina e il consumo delle pasticche dei freni appena rifatti, l'usura del motore, l'olio che con quel che costano oggi i frantoi e mi parla anche di certe azioni della Roma in discesa. "Non le dar retta -tuona il mio ascendente pesci- quella è una vigliacca!" Spingo ancora e vedo i fari che s'avvicinano. La luna in vergine si stizzisce. E si mette col muso. Interviene la venere in ariete. Mi dice di non cedere. Che è meglio che ti corrano dietro piuttosto che sei tu a rincorrere. Saturno le dà ragione. Urano sta su un altro pianeta. Ha il cellulare irrangiungibile. La luna in vergine mi parla di certi suoi problemi psicologici: ha cominciato tutta una storia sull'infanzia negata e non so che altra tiritera. Giove che è un pacioccone la prende sotto braccio e sento che le dice qualcosa. E io intanto spingo ma li sento tutti blaterare. Ognuno sta dicendo la sua. Sul cavalcavia la scooterista intanto mi sorpassa e io non so se accelerare ancora o rispondere a tutte quelle chiacchiere da bar. La luna in vergine tira un sospiro di sollievo. Avverte che sto decelerando. Giove intanto ridanciano e giocherellone è tutto preso dal suo hula hop. Saturno mi ringrazia dicendomi che ormai è troppo vecchio per lo stress. E l'ascendente pesci suscettibile e permaloso si ritira in un indecoroso mutismo. Mi fermo prima della rampa verso il raccordo. Mi devono una spiegazione. Tutti s'accordano per eleggere la luna in vergine a loro portavoce. Cominciamo a discutere animatamente. La venere in ariete mi dice che non ho fegato. E che comunque "quella" (la scooterista) aveva il motore truccato. Si sa, l'ariete non demorde mai e non ci sta a perdere. Marte in scorpione mi dice che se l'è legata al dito e che se la rivede le buca le gomme dello scooter. La luna in vergine mi fa capire con molta diplomazia che non ho più l'età e che a quella velocità può esplodere una ruota o si possono rompere i freni o che può esserci una buca che non vedo. Insomma tutte cose razionali alle quali non ho saputo che rispondere. C'era una pizzeria. Li ho portati tutti a cena fuori. E' finita a tarallucci e vino. Ha pagato la luna in vergine. In qualche modo si doveva far perdonare!